[Libri] “La promessa”di Jussi Adler-Olsen – Marsilio (1 settembre 2016, 571 p.)

 

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“La promessa” è il sesto thriller della serie di Jussi Adler-Olsen dedicata alla “Sezione Q” della  polizia di Copenhagen che si occupa  di casi irrisolti rimasti per anni in archivio.

Questa la presentazione dell’editore:

La consueta pennichella mattutina di Carl Morck nel seminterrato della centrale di polizia di Copenaghen viene bruscamente interrotta dalla telefonata di un collega di Bornholm, la più orientale delle isole danesi. Da diciassette anni l’ispettore Christian Habersaat cerca senza successo di far luce sulla morte misteriosa di una ragazza, che gli apparve allora su una strada di campagna, appesa a testa in giù tra i rami di un albero. La Sezione Q, specializzata in casi irrisolti, è la sua ultima speranza. Burbero e svogliato come al solito, l’ispettore Morck è riluttante ad accollarsi un nuovo caso. Ma quando, poche ore dopo, lo stesso Habersaat muore in circostanze drammatiche, si sente in dovere di precipitarsi nella remota isola del Mar Baltico insieme ai suoi due stravaganti assistenti, Rose e Assad. In quel luogo lontano dal mondo, la Sezione Q al completo dovrà indagare su personaggi dalla volontà d’acciaio e dalle incredibili doti manipolatorie, disposti a tutto pur di raggiungere i loro fini e difendere i loro interessi. Sette dai riti esoterici, guru carismatici e ragazze troppo ingenue: l’immersione della squadra più anticonformista dell’intero corpo di polizia nelle acque torbide di un’inchiesta costellata di misteri e false tracce porta alla luce il marcio ben dissimulato della società danese contemporanea

Il libro ha avuto un buon successo di critica e pubblico, è nelle classifiche dei libri più venduti in Italia e all’estero e sarà presto oggetto di una trasposizione televisiva prodotta negli Stati Uniti.

Devo dire tuttavia che non mi ha conquistato appieno.

Purtroppo non ho prima letto i precedenti libri della serie e, pur apprezzandoli, probabilmente mi son venuti a mancare gli agganci per godere appieno degli aspetti psicologici dei tre protagonisti del romanzo: l’ispettore Carl Mørck con la segretaria Rose e l’autista Assad.

La trama è ben costruita e la narrazione (571 pagine, tante), un po’ lenta all’inizio, si sviluppa con un buon crescendo di suspense nel finale, ma francamente mi sento poco attratto, per non dire che mi si rizzano tutti i peli sulla pelle, quando mi trovo a leggere, seppur in modo critico, di discipline e sette esoteriche.

Mio gradimento, in conclusione: tra le tre e le quattro stelline (***/****).

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Jussi Adler-Olsen ha esordito con la serie della «Sezione Q» guidata da Carl Mørck nel 2007 ed è uno degli autori danesi di gialli più venduti nel mondo. I suoi libri, tradotti in più di 37 paesi, hanno conseguito importanti riconoscimenti internazionali, tra cui il Premio Harald Mogensen, il Deutscher Krimipreis, il Glass Key (il premio per la letteratura di genere più importante della Scandinavia) e il Gyldne Laurbær (il più prestigioso riconoscimento letterario all’opera di un autore in Danimarca). In Italia Marsilio ha pubblicato La donna in gabbia (2011), Battuta di caccia (2012), Il messaggio nella bottiglia (2013), Paziente 64 (2014), L’effetto farfalla (2015) e La promessa (2016).

(A cura di Wuz.it)

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[Libri] “La cattedrale del mare” di Ildefonso Falcones – TEA (2007), 642 pag.

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Me l’ha segnalato l’amica Mariella con la precisazione: “E’ uno dei libri più belli che ho letto”. Non ha tutti i torti.

Così lo presenta l’editore:

Barcellona, XIV secolo. NeI cuore dell’umile quartiere della Ribera gli occhi curiosi del piccolo Arnau sono catturati dalle maestose mura di una grande chiesa in costruzione. Un incontro decisivo, poiché la storia di Santa Maria del Mar sarà il cardine delle tormentate vicende della sua esistenza. Figlio di un servo fuggiasco, nella capitale catalana Arnau trova rifugio e quella sospirata libertà che a tutt’oggi incarna lo spirito di Barcellona, all’epoca in pieno fermento: i vecchi istituti feudali sono al tramonto e mercanti e banchieri in ascesa, sempre più influenti nel determinare le sorti della città, impegnata in aspre battaglie per il controllo dei mari. Intanto l’azione, dell’Inquisizione minaccia la già non facile convivenza fra cristiani, musulmani ed ebrei… Personaggio di inusuale tempra e umanità, Arnau non esita a dedicarsi con entusiasmo al grande progetto della “cattedrale del popolo”. E all’ombra di quelle torri gotiche dovrà lottare contro fame, ingiustizie e tradimenti, ataviche barriere religiose, guerre, peste, commerci ignobili e indomabili passioni, ma soprattutto per un amore che i pregiudizi del tempo vorrebbero condannare alle brume del sogno…

Aggiunge la recensione di IBS:

… Falcones scrive un romanzo che segue le orme dei feuilleton ottocenteschi: personaggi le cui azioni sembrano non concludersi mai, capitoli che spesso si chiudono nel momento cruciale dell’azione, l’eterna lotta tra il bene e il male, fame, ingiustizie e tradimenti, roghi di eretici e salvataggi all’ultimo minuto, amori focosi e sincere amicizie… Un libro che sta a metà tra Il conte di Montecristo e I pilastri della terra con un protagonista che, personificazione dell’essenza catalana, si oppone con tutte le forze alle circostanze avverse. Attorno a lui, un corollario di personaggi straordinari: Joan, suo “fratello” acquisito, dall’intelligenza acuta; il moro Guillem, genuino emblema del talento allo stato puro; Abraham, l’ebreo solerte con il suo popolo e la sua città; e i personaggi “crudeli”, come il cupo signore feudale di Navarcles, il miserabile Grau, la perfida Elionor e lo spietato inquisitore che getterà Arnau in una segreta dell’Inquisizione. 
La costante contrapposizione tra il bene e il male e tra l’autentico spirito catalano e ciò che non ne fa parte costituisce il nucleo profondo di un racconto che si legge con avidità. Un romanzo in cui avventura e sentimento si uniscono alle vicende di un uomo e della sua città, protagonisti di un’avventura corale, sullo sfondo delle luci e delle ombre di un Medioevo dal fascino innegabile.

Anche a me è piaciuto molto. La storia è avvincente, ricca, forse fin troppo, di riferimenti a fatti storici dell’epoca: un tuffo in pieno Medioevo che ci fa capire come fosse importante, in quegli anni,  non nascere dalla parte sbagliata.

Per me quattro stelline (****) e un ringraziamento a Mirella per la segnalazione.

E’ stato pubblicato, nello scorso mese d’Agosto, un seguito a questo romanzo col titolo “Gli eredi della Terra”. Sono anche dello stesso autore “La mano di Fatima” (2009) e “La regina scalza” (2013), tutti editi da Longanesi.

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[Libri] “L’importanza delle acciughe – Delitti a Loano” di Nicoletta Retteghieri – Fratelli Frilli Editori (2012), 240 p.

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Piuttosto carino, anche se come giallo lascia un po’ a desiderare.

Così lo presenta l’editore:

E’ giugno. La Loano pre-vacanziera è turbata da un delitto apparentemente assurdo. Sul greto del Nimbalto viene ritrovato il cadavere sgozzato di un libraio di Pietra Ligure: sarà solo il primo di una serie.
A risolvere il mistero contribuiranno il naturale talento investigativo e la tenacia di un’insolita coppia: la battagliera vedova settantenne Berta Riccardi e suo figlio, l’agente immobiliare Davide Traverso, con il prezioso, involontario aiuto del gerbillo della Berta, Roddy, un topolino del deserto ghiotto di baci di dama.
Il tutto condito da humour e dal leitmotiv delle acciughe, che richiamano profumi e sapori della tradizione rivierasca ponentina.

Aggiunge l’autrice:

Il personaggio principale, la Berta, ESISTE! Sì, con qualche variante, beninteso, ed il suo vero nome è, per la precisione, Anna Maria Bianca Berta Siccardi. Chi è, volete sapere?
Nientemeno che mia mamma. Grazie, mamma, per l’ispirazione; spero che il romanzo ti piacerà e che non ti scandalizzerai troppo…
Io sono genovese per nascita, crescita, ed attuale dimora, ma mia mamma e tutte le generazioni prima di lei sono di Loano. E ho passato interminabili estati, a Loano, a volte anche rompendomi le palle, diciamolo, ma ho imparato ad amarla, a conoscerla.
Questo romanzo è quindi un tributo, un segno di affetto e – perché no? – un tentativo per farla conoscere a chi ancora non c’è stato.

La scrittura è scorrevole e accattivante, anche per il linguaggio fuori dai canoni letterari (“Fuori dal portone dello stabile aveva scorto la coppia interessata. La tipa della coppia era una che non si dimentica. Una strafiga della Madonna”). Il racconto ha un buon ritmo, ma la soluzione del giallo è un po’ improvvisata.

Letto sotto l’ombrellone strappa più di un sorriso.

Mio gradimento tre stelline abbondanti (***+). Da non perdere per gli amanti di Loano.

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Nicoletta Retteghieri, genovese, laureata in lingue straniere, usa lo pseudonimo di Draky per svolgere la sua attività di cantautrice. Appassionata gastronoma ed enigmista, ha scritto poesie e racconti, in particolare di genere thriller, ha lavorato in radio ed in campo musicale ha preso parte a numerosi spettacoli e inciso i CD “Landemer” e “Violino Violento”.

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[Libri] “La ragazza nel parco” di Alafair Burke — PIEMME 2016, 324 pag.

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Dal sito dell’editore:

Quando Olivia Randall, avvocato newyorchese, viene svegliata da una telefonata, non ha idea di chi sia la ragazzina che, dall’altro lato della cornetta, la implora di aiutarla. Ma basta un nome a farle capire. Jack Harris. Il famoso scrittore, padre della ragazzina, accusato di omicidio e ora in cella, in attesa di processo. Jack Harris è un nome che dice troppe cose a Olivia: perché Jack e Olivia hanno un passato. Un vecchio amore finito male vent’anni prima. Un amore di cui lei porta ancora dentro i segni e forse la colpa di aver lasciato che le cose andassero come sono andate. Di fronte alla richiesta della figlia di Jack, Olivia sa che non ha altra scelta. Aiuterà Jack. A costo di lasciare che lui dia sfogo a una vendetta tenuta a bada per tutti questi anni.

Jack non ha un alibi, non ha testimoni, e non ha un motivo plausibile per essere dov’era quando qualcuno ha fatto fuoco nel parco, ammazzando tre persone. E ben presto Olivia sarà costretta a chiedersi se Jack sia davvero innocente, e non la stia manipolando…

Bestseller in America, La ragazza nel parco è un buon thriller psicologico, ma, a mio avviso, non all’altezza dei migliori.

La scrittura è facile e scorrevole, tuttavia il continuo richiamo a fatti di vent’anni prima e ai sensi di colpa che ne sono derivati, rende in certi momenti un po’ pesante la lettura. Il finale è a sorpresa, ma non del tutto imprevedibile.

Mio gradimento, comunque, da tre a quattro stelline (***/****).

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L’autrice, Alafair Burke (1969), è un avvocato penalista, con una grande esperienza di processi. E’  figlia del noto giallista James Lee Burke. Dicono di lei:

  • «Alafair Burke conosce le luci e le ombre di New York come nessun’altra.» Michael Connelly
  • «Con i romanzi della Burke siete in buone mani, e i suoi personaggi femminili sono sempre fortissimi.»
  • Gillian Flynn, autrice di Gone Girl. L’amore bugiardo
  • «Una delle migliori autrici di thriller oggi in circolazione.» Dennis Lehane, autore di Mystic River.

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[Libri] “Uno stupido errore” di Elda Lanza – Salani 2016, 227 pag.

UNO STUPIDO ERRORE (UNO)

UNO STUPIDO ERRORE (UNO)

Giulia, Alessandro e Nicola si conoscono e si frequentano sin dalle scuole elementari. Giulia, 22 anni, è una bella ragazza, fin tropo disinvolta. All’Università frequenta Lingue pensando ad un futuro da hostess. Ha un sogno segreto, quello di fare la cantante. Alessandro ne è da sempre innamorato e i due progettno il matrimonio. E’ di famiglia benestante, eccelle come giocatore di golf, ma ha un carattere debole e insicuro. Nicola è il bulletto del gruppo, molto sveglio e intraprendente, frequenta ingegneria e ha il sogno di volare. Da tempo ha una piccante relazione clandestina con Giulia che, nonostante Alessandro, contraccambia..

Una mattina, verso le ore otto,  mentre i genitori di Giulia sono a Roma, Nicola si reca a casa della ragazza sapendo di trovare, come al solito, la porta di casa accostata e la ragazza che lo attende nuda, appena uscita dalla doccia. Ma questa volta la trova nuda, sì, ma tra le braccia di Alex che, in un impeto di gelosia, l’ha uccisa con un paio di forbici appuntite piantandogliele nel cuore.

Per salvare l’amico Nicola ricorre ad uno stratagemma che consentirà ad entrambi di proclamare la propria innocenza e di essere creduti. Le indagini della polizia brancoleranno nel buio e gli inquirenti seguiranno le tracce di un misterioso individuo che aveva promesso alla ragazza un provino per un’importante trasmissione televisiva.

Sarà Max Gilardi, l’avvocato incaricato dalla madre di Giulia, ad intuire come sono andate veramente le cose. Ma si troverà a dover combattere con la propria coscienza di uomo e di avvocato

E’ un libro che oltre a proporci un’intrigante trama gialla si propone l’ambizioso obiettivo di fari riflettere sul tema: La giustizia è davvero perfetta?

Personalmente, però,  ho trovato un po’ deboli i profili psicologici dei principali personaggi nonché  la consistenza realistica dei fatti narrati. Tuttavia la scrittura è piacevole e accattivante. Lascia un po’ d’amaro in bocca l’inconsueto finale..

Tre stelline (***), in sintesi,  il mio gradimento

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E’ questo il sesto romanzo di Elda Lanza (Milano, 1924) giornalista, scrittrice ed esperta di comunicazione, nota al grande pubblico come prima presentatrice della televisione italiana. Fa seguito a Niente lacrime per la signorina Olga (Salani 2012), Il matto affogato (Salani 2013), Il venditore di cappelli (Salani 2014), La bambina che non sapeva piangere (Salani 2015)  La cliente sconosciuta (Salani 2015)

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[Libri] “Semina il vento” di Alessandro Perissinotto – Piemme 2011, p. 275

Semina il vento

 

Bellissimo e disperante.

E’  “Semina il vento” di Alessandro Perissinotto, la storia di un amore bello, profondo, delicato, che si trova a dover affrontare i pregiudizi, gli stereotipi, il  fanatismo religioso e l’intolleranza della gente per il “diverso”.

Siamo a Parigi. Lui, Giacomo Musso, è un maestro elementare italiano che organizza  mostre scientifiche per bambini e arrotonda le entrate facendo il cameriere part-time.

Lei, Shirin Tofigh, è una splendida ragazza di origine iraniana laureata, raffinata, atea, disinibita e indipendente. E’ nata a Parigi dove i genitori si sono trasferiti fuggendo dall’Iran a seguito della rivoluzione islamica di Komehini (il padre era uno dei medici di corte dello scià, la madre dentista), due anni prima che nascesse.

Tra i due nasce un amore bello, profondo, delicato che cresce di giorno in giorno finché, dopo il matrimonio, decidono di trasferirsi in Italia, nel piccolo paese dove  Giacomo è nato e dove li aspetta la casa di famiglia: per lui vuol dire riscoprire le proprie radici, per lei, trovare quelle che non ha mai avuto.

Ma, purtroppo, non saranno al riparo dall’odio indotto dal fanatismo delle religioni, dall’arroganza del potere e dall’intolleranza di  persone non sempre in buona fede.

Dice Giacomo:

“Gli anni passano a plotoni di mille e noi siamo ancora lì a scannarci sui segni, a issare croci e mezzelune, a morire per la conquista o la reconquista. Ci uccidiamo per il diritto di appiccicare sul muro due pezzi di legno disposti a croce o per il diritto di coprire i capelli con un pezzo di tessuto, ci uccidiamo per un muro pieno di buchi su cui pregare, credendo che Dio sia in quei sassi. È la nostra tradizione, diciamo, e la tradizione ci assolve da ogni colpa, la sua difesa ci autorizza a ogni crudeltà. I segni sono idoli, sono il vitello d’oro; se davvero credessero nel loro Dio, si ricorderebbero del vitello d’oro”.

Ed è Giacomo che, rinchiuso nel reparto di massima sicurezza di un carcere del nord Italia, con “Sulle labbra, la dichiarazione di innocenza; tra le mani, il giornale che ritrae in prima pagina il corpo senza vita di sua moglie”, ci racconta in prima persona questa storia.

Una storia che ci toccherà il cuore  e  ci farà riflettere su un tema delicato e sulle nostre convinzioni.

La scrittura del romanzo  è lineare, semplice e scorrevole. Non è un giallo ma ne ha la struttura e pagina dopo pagina aumenta l’attesa per quello che sarà l’imprevedibile finale.

Mio gradimento da quattro a cinque stelline (****/*****)

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Sono di Alessandro Perissinotto (Torino,1964):

Opere principali

  • Al mio giudice* (Premio Grinzane Cavour, 2005 – Premio Letterario Chianti, 2006) (2005)
  • Per vendetta, Rizzoli (2009)
  • Semina il vento*, Piemme (2011)
  • Lo sguardo oltre l’orizzonte, Banca del Piemonte Editore (2011)
  • Le colpe dei padri, Piemme (2013) secondo classificato al Premio Strega
  • Coordinate d’oriente, Piemme (2014)

I noir storici

  • L’anno che uccisero Rosetta, Sellerio (1997)
  • La Canzone di Colombano, Sellerio (Premio Fedeli, 2001) (2000)
  • Treno 8017, Sellerio (2003)

Le indagini di Anna Pavesi

  • Una piccola storia ignobile*, Rizzoli (Premio Camaiore di Letteratura Gialla, 2006) (2006)
  • L’ultima notte bianca*, Rizzoli (2007)
  • L’orchestra dei Titanic*, Rizzoli (2008)

(*)  commentati su questo blog

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[Libri] “Camilla e il rubacuori” di Giuseppe Pederiali – Garzanti (2010) 313 pag.

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E’ questo il quarto e ultimo thriller  della serie dedicata da Giuseppe Pederiali alla sua Camilla Cagliostri, ispettore di polizia in quel di Modena.

Qui l’avvenente e spregiudicata protagonista (anche nella vita privata) è alle prese con un killer rubacuori nel vero senso della parola, poiché è solito asportare il cuore delle sue vittime dal loro torace. Sono inizialmente due le ragazze oggetto del folle sadismo di questo insospettabile killer, ma altri casi ne seguiranno. Tutti della stessa mano e con lo stesso movente?

Ce lo svelerà l’intraprendente Camilla, nonostante che il nuovo questore, la bolognese Caterina Bergonzini, cerchi di rimetterla in riga a suon di ordini di servizio.

Questo il succo di un romanzo che mi è parso, per la verità, non trascendentale, dove le varie vicende si intrecciano in modo, come dire?, un po’ arruffato, ma con un gran finale a sorpresa (nell’ambito di un finale più scontato).

Mio gradimento, quindi, da tre a quattro stelline (***/****)

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Giuseppe Pederiali (Finale Emilia, 16 luglio 1937 – Milano, 3 marzo 2013) ha esordito come narratore alla fine degli anni Sessanta e si è affermato con la trilogia Le città del diluvio (1978), Il tesoro del bigatto (1980), La compagnia della selva bella(1983). È autore di romanzi ambientati durante il fascismo e di numerosi racconti per ragazzi. I suoi libri sono tradotti in Germania, Inghilterra, Russia, Francia, Ungheria, Grecia e Giappone. Garzanti ha pubblicato con successo i suoi gialli di Camilla Cagliostri ( “Camilla nella nebbia” , 2003; Camilla e i vizi apparenti, 2004; Camilla e il Grande Fratello, 2005; Camilla e il Rubacuori, 2010), la riproposta di Marinai (2003), le raccolte di racconti L’osteria della fola (2002, Premio Chiara, Premio Dessì) e Il paese delle amanti giocose (2006), i romanzi  La vergine napoletana (2009, Premio Alessandro Manzoni per il romanzo storico), Il ponte delle sirenette (2011),L’amore secondo Nula (2012). Nel 2010 ha vinto il Premio Pico della Mirandola per la sua carriera di scrittore. Scomparso a Milano nel marzo 2013, Il monastero delle consolatrici è il romanzo inedito cui teneva particolarmente e in suo ricordo, Garzanti lo ha pubblicato postumo. E’ anche l’autore de Il sogno del maratoneta (2008),  biografia romanzata del maratoneta Dorando Pietri che ho commentato qui.

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[Libri] “La moglie bugiarda” di Susan Crawford – PIEMME(Maggio 2016) – 312 pag.

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Non è niente male questo “La moglie  bugiarda” – titolo originale: The pocket wife –  romanzo d’esordio della scrittrice americana Susan Crawford.

Così lo presenta la casa editrice:

Dana Catrell pensava di sapere tutto della sua vicina Celia: nel quartiere elegante dove vivono, nella sonnolenta provincia americana, sembrano non esserci segreti e tutti conoscono tutti. Fino al giorno in cui Celia viene trovata morta in casa sua, uccisa con un vaso molto pesante. Lo stesso giorno in cui Dana ha passato l’intero pomeriggio a casa della povera Celia, bevendo decisamente un po’ troppo.
Celia doveva confidarle un segreto, per questo l’aveva chiamata. Un segreto che ora Dana, per colpa dell’alcol e degli psicofarmaci di cui spesso fa uso per tenere a bada l’ansia, non riesce a ricordare.
Ma quando il detective Jack Moss comincia a indagare, quella memoria che non torna diventerà la cosa più importante, se Dana non vuole essere la sospettata numero uno. Peccato che suo marito Peter non l’aiuti affatto: specie quando Dana trova nel suo telefono un numero registrato come “C.”, che risponde alla segreteria telefonica di Celia…
Incerta se credere alla propria, inaffidabile mente, al suo istinto, o ai sospetti che si fanno strada dentro di lei, Dana cercherà di ritrovare la verità di quel pomeriggio, e quel segreto che Celia doveva confidarle: sapendo che ciò che scoprirà potrebbe rovinare per sempre la sua vita. E il suo matrimonio.

E’ un thriller alla Hitchcock a forte contenuto psicologico dove la parte del leone la fanno i tormenti di Dana, una giovane donna con forti disturbi psichici,  che viene  a trovarsi nella necessità di capire che cosa sia realmente successo in quel dannato  pomeriggio del quale ha solo spezzoni di confusi ricordi e il dubbio di aver ucciso la sua amica in un incontrollate eccesso d’ira sotto i fumi dell’alcool. Non l’aiuta di certo il marito infedele, Peter, che sembra aver tutto l’interesse a spingerla negli abissi della latente  follia. Troverà la soluzione dell’enigma, Jack Moss, un poliziotto con tanti problemi, a sua volta, ma anche con un buon intuito e  tanto buon senso. Non mancheranno i colpi di scena e un buon finale a sorpresa.

Avvincente, incuriosisce  sin dalle prime pagine. Un difetto? Qualche ripetizione di troppo, ma il mio gradimento è di quattro stelline (****).

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Rio 2016. L’apertura dei giochi

Frz40 Sport

rio 2016

Non so quanto riuscirò a raccontare di queste mie (probabilmente) ultime Olimpiadi, ma qualcosa, giorno per giorno la voglio dire. O almeno ci voglio provare.

La prima è un augurio all’Italia: forza ragazzi e ragazze, siamo tutti con voi.

La bandiera

La seconda è un grazie all’organizzazione per il bel gesto di aver scelto di far accender la fiaccola olimpica a uno sfortunato atleta ai più pressoché sconosciuto o dimenticato: Vanderlei Cordeiro de Lima. Chi è costui? E’ il maratoneta che, ad Atene 2004, era in testa alla maratona quando, al km 35, uno squilibrato irlandese gli si buttò addosso. Lui ripartì, ma la concentrazione era andata. Finì terzo, dietro all’italiano Baldini e al nordamericano Keflezighi. L’ovazione del Panathinaiko fu una consolazione parziale. Quella del Maracanã forse ha chiuso la ferita.

La fiaccola

E adesso avanti con le gare. A domani, con le prime medaglie.

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[Libri] “7-7-2007” di Antonio Manzini – Sellerio Ed. (Lug. 2016) – 384 pag.

7-7-2007

E’ in libreria dai primi di Luglio è subito balzato al primo posto delle classifiche settimanali di vendita ottenendo importanti consensi da  parte di pubblico e critica ( a pag. 2, qui,  ad esempio, potete trovare la recensione di Ermanno Paccagnini per “La Lettura” del 25/ 7/2016).

Dico subito che mi è piaciuto, ma senza stravedere.

E’ il sesto volume della serie Rocco Schiavone e l’indagine questa volta riguarda l’assassinio di due ragazzi di buona famiglia venutisi a impelagare in una  vicenda più grande di loro. Ma il vero scopo è quello di far luce sul passato del protagonista, lo “scorbutico, maleducato, sgualcito sbirro che abbiamo conosciuto nei precedenti romanzi”,  trasferito da Roma ad Aosta non certo per meriti professionali.

Occorre dunque fare un passo indietro nel tempo e risalire all’estate 2007, quando, a Roma, Rocco  mise sulle tracce “del figlio di puttana che ha accoltellato due ventenni alla base del cranio”. Qui lo ritroviamo con la moglie, la dolce Marina, e con un matrimonio in crisi perché lei scopre di quali magagne Rocco sia stato capace per arrotondare le entrate, spesso in combutta con i poco raccomandabili amici di sempre Sebastiano, Furio e Brizio,.

Rocco verrà a capo della vicenda, ma il prezzo da pagare sarà altissimo.

La storia intrigante ed è narrata con grande abilità nel descrivere e delineare gli aspetti psicologici dei vari personaggi, Marina è deliziosa, Seba, Furio e Brizio sono tre simpatici poco  di buono (anche se  il romanesco abbonda), Rocco è un abile poliziotto e un affettuoso marito innamorato,  ma devo dire che ho trovato eticamente un po’  troppo “personale” il suo concetto di giustizia.

Per questo mezza stellina di gradimento in meno: da tre a quattro  (***/****) solamente.

(*) Antonio Manzini (Roma 1964) , attore, sceneggiatore, regista, è autore di numerosi racconti e romanzi. Sono della serie Rocco Schiavone: Pista nera (2013), La costola di Adamo (2014), Non è stagione (2015), Era di maggio (2015) e Cinque indagini romane per Rocco Schiavone (2016), tutti Sellerio Editore, che ho comentato QUI

In autunno Rai Due ne produrrà una serie televisiva con Marco Giallini e Isabella Ragonese.

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