[Libri] “Avrò cura di te” di Massimo Gramellini e Chiara Gamberale – Longanesi (2014)

Avrò cura di te

Sono ormai quattordici settimane, da prima di Natale, che “Avrò cura di te” è ai primissimi posti delle classifiche di vendita. Un grosso successo commerciale  dovuto, indubbiamente, alla firma dei due co-autori: Massimo Gramellini e Chiara Gamberale.

Ma è tutto meritato? A me pare francamente eccessivo.

La storia è semplice, anche intrigante:

  • Gioconda detta Giò – dice la presentazione – ha trentacinque anni, una storia familiare complicata alle spalle, un’anima inquieta per vocazione o forse per necessità e un unico, grande amore: Leonardo. Che però l’ha abbandonata. Smarrita e disperata, si ritrova a vivere a casa dei suoi nonni, morti a distanza di pochi giorni e simbolo di un amore perfetto, capace di fare vincere la passione sul tempo che passa: proprio quello che non è riuscito al matrimonio di Giò. La notte di San Valentino, festa che lei ha sempre ignorato, Giò trova un biglietto che sua nonna aveva scritto all’angelo custode, per ringraziarlo. Con lo sconforto, ma anche il coraggio, di chi non ha niente da perdere, Giò ci prova: scrive anche lei al suo angelo. Che, incredibilmente, le risponde. E le fa una promessa: avrò cura di te. [..]

Ne nasce uno scambio epistolare nel quale la penna della Gamberale tratteggia la figura di lei, Gioconda, e Gramellini si cala nei panni di Filemone, l’angelo custode (“Filemone come il marito nella  favola di Ovidio – dice a Gioconda – che realizzò il tuo sogno di un amore senza limiti. Giunti al termine della vita, Filèmone e Bauci, la sua sposa, chiesero a Giove di morire come avevano vissuto: insieme. Il dio li esaudì, trasformando la loro capanna di fango in un santuario e gli anziani coniugi in due alberi posti a guardia del tempio. Accomunati dalla stessa ombra e dalla stessa luce”).

Dei due personaggi il più gradevole è lei: fresca, vivace, istintiva, incasinata, problematica e contraddittoria, in puro stile Gamberale; lui è il mentore, il consigliere, la guida ma è soprattutto piuttosto noioso, scontato, in puro stile posta del cuore. Ma nel complesso non è male e ha anche una svolta a sorpresa. Non un pilastro della letteratura, ma un prodotto da considerare in chiave natalizia, così come probabilmente è stato concepito. Con il vantaggio della brevità.

Mio gradimento ***.

Qualche chicca:

  • L’amore perfetto non esiste. Quello reale è la somma di tante imperfezioni.
  • Trovarsi rimane una magia, ma non perdersi è la vera favola.
  • Tutti abbiamo un dolore da attraversare, ma molti si rifiutano di intraprendere il viaggio e altri tornano indietro o si fermano a metà del guado. Perdono tempo a fissare il passato. Esiste un solo modo per attraversare il dolore. Accettarlo e andare oltre. Serve un atto di fede nella vita. La ricompensa sarà l’isola del tesoro: la scoperta di una parte sconosciuta di se stessi.
  • Mi ha sempre colpito l’atteggiamento delle donne nei confronti dell’amore. Si tratta di un atto di fede incondizionato che difendete da ogni minaccia, compresa quella dell’evidenza. Disposte a qualcosa di ancora più spericolato che perdonare il vostro compagno: illudervi che possa cambiare. Quando investite la vostra vita in un uomo, non importa in quali disastri vi coinvolga: li sopporterete con stoicismo. Ma, appena smettete di credere in quella storia, vi si spegne la luce dagli occhi, il vostro cuore fa uno scatto e diventa una trappola. E non esiste rimonta possibile per il maschio. Nemmeno se comincia a offrirvi le cose che prima vi negava. Perché la «voi» di prima era un’altra donna.

Buona lettura.

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , | Lascia un commento

[Libri] “Se chiudo gli occhi” di Simona Sparaco – Giunti (2014)

Se chiudo gli occhi

Dal libro:

Il giorno in cui sei ricomparso nella mia vita ero al lavoro. Facevo la commessa in un negozio di fotografie al terzo piano di un centro commerciale. Un cubicolo, lungo e stretto, dove il sole era sostituito da una decina di faretti alogeni e bastava un interruttore per farlo sorgere. [..]

A un certo punto ho sollevato lo sguardo, l’ho spinto fino alla soglia del negozio, e ti ho visto.

Eri invecchiato e dimagrito, e avevi un sorriso incerto, nient’altro che una curva dimessa delle labbra. Come fossi anche tu l’immagine cristallizzata di una fotografia. [..] e ti vedevo avvicinarti al banco, con la faccia un po’ più gonfia e il corpo che invece pareva quasi prosciugato.

Poi hai aperto bocca e hai detto semplicemente: «Ciao» come se non ci vedessimo da qualche giorno. Ma erano trascorsi quattro anni, e l’ultima telefonata risaliva a tre Natali prima.

Non so quali pensieri si agitassero nella tua mente, sentivo invece qualcosa che premeva dentro di me, sotto lo sterno, e che si faceva sempre più appuntito e insopportabile. Ho chinato il capo, fissando lo sguardo sulle mie mani ferme sopra il banco.

Avevo smesso di fantasticare su un tuo ritorno e non avevo più nessun copione da seguire.

«Vai via» ti ho detto in un sussurro. ….

Sono questi alcuni passaggi dell’incipit di “Se chiudo gli occhi” di Simona Sparaco, pubblicato da Giunti a fine 2014.

Lei, la voce narrante, è Viola, lui Oliviero, suo padre.

Viola ha trent’anni, una figlia di quattro, una vita incolore dietro un’apparente normalità. Vive a Roma, veste abiti una taglia troppo grande,  ha un impiego che è lontano dalle sue aspirazioni, un bravo ragazzo per marito, col quale, però, l’amore forse non c’è mai stato.

Oliviero è un artista, uno scultore di successo, ma un pessimo padre. Ha lasciato la madre di Viola quando lei stava per nascere. Da allora ha rivisto la figlia pochissime e fugaci volte. Questa volta è tornato per chiederle di fare insieme un viaggio di qualche giorno nelle Marche, a Montemonaco, sui Monti Sibillini.

«..  dove sono nato. È un mondo antico, pieno di leggende. Magico. Le donne che appartengono a quei luoghi» mi disse «sentono e vivono diversamente. Sono loro le sibille. Sensitive, veggenti o semplici matriarche. Donne come la tua bisnonna, che era una conciaossa e che sapeva vedere oltre le cose. È nella loro terra che stiamo andando.»

Viola è titubante, prevenuta, ma accetta.

Anche se mi detestavo per aver ceduto – dice -, sapevo che cosa mi aveva spinto ancora una volta ad assecondarlo. Era stato il bisogno di guardarlo negli occhi, di cercare, nel suo sguardo, il padre che avevo conosciuto da bambina.

E sarà nella magia di quei luoghi, nella luce avvolgente del paesaggio innevato, nelle parole di Nora, un’anziana veggente, che i due si ritroveranno e per Viola inizierà una nuova vita.

Confesso che bisogna fare un certo sforzo per calarsi nel mondo di Viola e Oliviero e per credere alle facoltà di veggenza delle sibille, ma il romanzo è scritto in modo stupendo e, alla fine, chiudi gli occhi e ti lasci ammaliare scopri che  questo racconto è dolce e pieno d’atmosfera.

Mio gradimento ****

Qualche chicca:

  • Come tutti i genitori era stato una risposta quando ero bambina, ed era diventato una domanda appena mi ero fatta donna.
  • Oggi che ho conosciuto il senso d’irresponsabilità che sprigiona un sentimento come il nostro. Come il tuo. E che ho capito che l’amore è un equilibrio instabile, che oscilla tra libertà e compromesso, e che chi ama cammina potente e traballante lungo un sentiero sottile e sempre incerto, ma senza mai voltare lo sguardo a chiedersi quale altra strada avrebbe potuto prendere.
  • Il paese, così innevato, sembrava un disegno a matita su un cartoncino bianco. Ma era animato da un viavai di macchine e persone. ..L’indomani si sarebbe svolta la processione in onore di san Sebastiano, m’informò mio padre, e il paese era animato dai preparativi. C’era chi discuteva dei costumi secenteschi che avrebbe indossato, dei cavalli che avrebbero partecipato alla festa con i loro cavalieri. Alcune strade sarebbero state chiuse al traffico dalle dieci all’ora di pranzo, fino al banchetto a base di vincotto e salsiccia che la comunità avrebbe offerto ai presenti davanti alla chiesa di Santa Maria in Casalicchio.
  • Credimi, Viola, chi possiede il dono della semplicità, non può essere posseduto da nessun’altra ricchezza
  • Per le cose speciali, vale sempre la pena aspettare.
  • Credi solo in quello che vedi. Il fatto che tu sia l’unico a vederlo, non vuol dire che non esista.

Buona lettura.

(*) Simona Sparaco, scrittrice e sceneggiatrice, è nata a Roma 35 anni fa. Nel 2009 ha pubblicato il romanzo Lovebook e, nel 2010, Bastardi senza amore. Nel 2013 è uscito per Giunti Nessuno sa di noi, un bestseller ristampato in 15 edizioni, vincitore del Premio Roma e finalista al Premio Strega.

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , | Lascia un commento

[Libri] “L’ arte di correre sotto la pioggia” di Garth Stein – Piemme (2009)

L'arte di correre sotto la pioggia

“L’ arte di correre sotto la pioggia” è un romanzo di Garth Stein pubblicato il 1º gennaio 2008 negli Stati Uniti, best-seller del New York Times per 40 settimane, tradotto in 28 lingue ha venduto oltre un milione di copie nel mondo.

E’ la storia di Danny e del suo cane Enzo, che del romanzo è la voce narrante. Dice:

  • Adoro guardare la TV, soprattutto i documentari del National Geographic, e sono ossessionato dai pollici opponibili. Amo il mio nome, lo stesso del grande Ferrari, anche se d’aspetto non gli assomiglio per niente. Però, come lui, adoro le macchine. So tutto: i modelli, le scuderie, i piloti, le stagioni… Me lo ha insegnato Denny.
    Denny è come un fratello per me. Per sbarcare il lunario lavora in un’autofficina, ma in realtà è un pilota automobilistico, un asso, anche se per ora siamo in pochi a saperlo. Perché lui ha delle responsabilità: deve prendersi cura della sua famiglia e di me, perciò non può dedicarsi interamente alle gare. Eppure è un vero campione, l’unico che sappia correre in modo impeccabile sotto la pioggia.
  • Denny è bravo quanto Ayrton Senna. Solo che non lo vede nessuno perché lui ha delle responsabilità. Ha sua figlia Zoë, sua moglie Eve, e poi ha me. E abita a Seattle quando invece dovrebbe abitare altrove. E ha un lavoro.
    Ma certe volte, quando va via, torna con un trofeo, me lo mostra e mi racconta delle sue corse, di come ha brillato in pista, di come ha fatto vedere a tutti gli altri piloti, a Sonoma o in Texas o sul circuito del Mid-Ohio, cosa vuol dire guidare sul bagnato.

E di correre in modo impeccabile sul bagnato Danny ne avrà molto bisogno, non solo in pista, ma, soprattutto  sotto la pioggia di avversità che gli pioveranno addosso.

Dirà Enzo:

  • Il vero eroe è imperfetto. La vera prova per un campione non è riuscire a trionfare, ma piuttosto a superare gli ostacoli, meglio se creati da lui stesso, che gli impediscono di trionfare.
  • Perdere la corsa non è un disonore, il solo disonore è non correre per la paura di perderla.
  • Una gara non si vince mai alla prima curva, ma alla prima curva capita spesso di perderla.
  • Non mollare mai perché la macchina andrà dove andranno gli occhi

E a sé stesso:

  • Vivere ogni giorno come se fosse stato strappato alla morte, ecco cosa vorrei. Gioire della vita come ne gioiva Eve. Liberarsi del peso, dell’ansia, del tormento quotidiano. Per dire sono vivo, sono una meraviglia, io sono. Io Sono. Ecco qualcosa a cui aspirare. Quando, dopo la morte, sarò una persona, è così che vivrò la mia vita.

Il romanzo è  una tenera favola narrata in modo semplice ed efficace, a tratti spassoso e a tratti commovente, molto commovente.  Come tutte le favole,  ha qualche forzatura di troppo (la storia della zebra, ad esempio), ma se amate i cani  e parlate loro guardandoli negli occhi, non perdetevelo.

Mio gradimento ****

Nota: Un “grazie” a Marisa, che con la sua recensione mi ha fatto ritrovare questo libro.

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , | 4 commenti

[Libri] “Gli anni al contrario” di Nadia Terranova – Einaudi (2015)

Gli anni al contrario

Ho scoperto “Gli anni al contrario”, romanzo d’esordio di Nadia Terranova* (Messina, 1978)  grazie a questo tweet di Christian Rocca **:

tweet

E’ “la storia - dice la presentazione - di un uomo e una donna che si amano, ma sono incapaci di sopravvivere all’utopia di un mondo da salvare. Soprattutto, sono incapaci di salvarsi”

Siamo a Messina nel 1977, il tempo è quello degli anni politici del riflusso e della lotta armata.

Lei è Aurora, secondogenita di quattro maschi e due femmine. Nell’istituto religioso dove il padre, direttore del carcere cittadino e conosciuto in città come il fascistissimo, mandava le figlie femmine a diplomarsi, le suore la indicavano come alunna modello per le ribelli e indisciplinate. Marchiata da lodi tanto antipatiche, Aurora veniva esclusa dai gruppi e dalle comunelle delle compagne. Non le piaceva il muro che le suore le avevano alzato intorno, eppure perfino a quelle condizioni si sentiva meno sola che in famiglia.

Lui è Giovanni Terzogenito di un avvocato comunista, era arrivato dopo una di quelle notti maliziose che a volte si improvvisano fra coniugi di mezza età. [..] Un bambino difficile, sottolineavano gli insegnanti, infastiditi, più che dalle sue introversioni, dalla propria incapacità di comprenderle. [..] A undici anni rubò la prima sigaretta dalla giacca del padre e cominciò a fumare conquistandosi l’ammirazione e il rispetto dei coetanei; alle medie lasciò perdere il calcio, in cui non si era mai distinto. Rubò slogan facili alla televisione e parole marxiste ai libri di casa, decise che la politica gli interessava e provò a guardare da vicino quella che faceva suo padre. Saltava la scuola per andare nella sezione dove l’avvocato era tesserato con tutti gli onori, ma trovò solo un cenacolo di vecchi signori che tutto facevano tranne che preparare la rivoluzione. Detesta quel vecchio «comunismo che odora di sconfitta», e crede nella rivoluzione.

I due si incontrano all’università, scocca la scintilla e lei rimane quasi subito incinta.

Ne consegue un matrimonio riparatore che entrambi, peraltro, desiderano onde affrancarsi dalle rispettive famiglie.

Nasce Mara, hanno una casa in miniatura pagata dai genitori, ma la vita in comune si rivela subito molto più difficile del previsto.

Lei è troppo presa dagli impegni di mamma e non riesce a dedicarsi allo studio quanto vorrebbe; lui è troppo preso dagli ideali rivoluzionari e non riesce ad essere né un buon compagno, né un buon padre.

Dopo aver fatto l’amore litigavano. Aurora non riusciva a dire a Giovanni quanto le mancava, Giovanni non riusciva a spiegarle la propria inquietudine. Avrebbe dovuto ammettere che si erano sposati senza sapere nulla di ciò che volevano, che la nascita della figlia l’aveva fatto sentire inchiodato, avrebbe dovuto raccontare le notti passate sognando di fuggire da entrambe e diventare un eroe, un vincente, e allora lei avrebbe chiesto come mai, se erano quelli i suoi sogni, aveva voluto sposarla, perché aveva desiderato Mara, e lui non avrebbe saputo risponderle, perché per quanto assurde e contraddittorie tutte queste cose erano vere, e tutte insieme.

Dirà Giovanni:

«Non abbiamo mai usato lo stesso dizionario. Parole uguali, significati diversi. Dicevamo famiglia: io pensavo a costruire e tu a circoscrivere; dicevamo politica: io ero entusiasta e tu diffidente. Io combattevo, tu ti rifugiavi. Se non ci fosse stata Mara ci saremmo persi subito, ma almeno non avremmo continuato a incolparci per le nostre solitudini. Quando penso agli anni trascorsi mi sembra che siano andati tutti al contrario».

Si sgretola il matrimonio e, con l’affievolirsi del vento del riflusso, si sgretolano anche i miti e i sogni rivoluzionari. Resta solo un profondo vuoto che Giovanni cercherà di colmare nel modo sbagliato.

E qui mi fermo per non rivelare troppo.

E’ un romanzo ben scritto, breve (144 pagine) ma molto intenso. Da non perdere.

Mio gradimento quattro stelline ****.

(*) Nadia Terranova (1978) è nata a Messina e vive a Roma. Tra i suoi libri, Bruno. Il bambino che imparò a volare (Orecchio Acerbo 2012, illustrazioni di Ofra Amit) che ha vinto il Premio Napoli e il Premio Laura Orvieto ed è stato tradotto in Spagna. Collabora con «IL Magazine» e «pagina99». Questo è il suo primo romanzo.

Qui trovate un’interessante intervista con l’autrice.

(**) Christian Rocca scrive su Il Foglio di Giuliano Ferrara, Il Sole 24 ore, Vanity Fair ed è il direttore della rivista IL, inserto mensile del quotidiano Il Sole 24 Ore. Il suo blog è : “Camilloblog.it

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , | 4 commenti

[Libri] “La verità e altre bugie” di Sascha Arango – Marsilo (2015)

La verità e altre bugie

E’ il giallo del momento e diciamo che è un giallo particolare, uno di quelli in cui finisci per fare il tifo per l’assassino, che pure è un tipaccio da detestare, un inguaribile millantatore, opportunista, egoista, cinico, crudele, ma dotato di una buona dose di humor e di inventiva.

Lui, l’assassino, è Henry Hayden, il protagonista di “La verità e altre bugie”, romanzo d’esordio di Sascha Arango ,  55 anni, di professione sceneggiatore in Germania, nato da madre tedesca e padre colombiano.

Henry Hayden ha un passato oscuro: la sua infanzia, termina a nove anni con la sparizione della madre e la caduta dalle scale del padre; non ha mai brillato negli studi eppure a 35 anni  ha firmato romanzi che hanno venduto oltre dieci milioni di copie. Il primo romanzo, dal titolo Frank Ellis, Henry lo aveva trovato avvolto in una carta da forno, sotto il letto di Martha, mentre, afflitto da una martellante emicrania, cercava il suo calzino sinistro per uscire di soppiatto da una stanza sconosciuta, come gli capitava spesso.

«La letteratura non mi interessa» dichiarava Martha sull’argomento, «io voglio solo scrivere.»

A parte Henry, soltanto Martha sapeva che lui non aveva scritto neppure una singola parola di quei romanzi.

E lui l’aveva sposata e ci pensava direttamente a pubblicare i romanzi spacciandosi per l’autore.

 Il problema è Henry aveva un’amante, Betty, nel frattempo rimasta incinta. Liberarsi di Betty o di Martha, la gallina d’oro. La scelta è ovvia ma……

 Qui mi  fermo e non vi dico più nulla.

Il thriller ha ricevuto molti consensi da parte della critica:

  •  «Il romanzo più bello che leggerete nel 2015. L’ha scritto Sascha Arango, debuttante assoluto» Antonio D’Orrico, Sette – Corriere della Sera
  • «Raramente mi capita di essere pienamente convinta di un romanzo, soprattutto se è un thriller. Ma La verità e altre bugie è un page-turner» Brunella Schisa, Il Venerdì di Repubblica
  • «Per la critica il miglior esordio della stagione. Molto applaudito, Arango ci dà il ritratto di un bugiardo perfetto» Ranieri Polese, Corriere della Sera
  • «Henry Hayden è la più affascinante incarnazione del male dai tempi di Mr. Ripley di Patricia Highsmith» Die Welt,.

A mio gusto si tratta un buon prodotto, con un bell’intrigo e molti i colpi a sorpresa; ho trovato un po’ debole il finale e mi pare che questo peana d’elogi sia un po’ eccessivo.

Una lettura comunque interessante. Mio gradimento ***/****  (A Voi il giudizio finale).

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , | 4 commenti

[Libri] “Un nido di vipere per il commissario Cataldo” di Luigi Guicciardi – Piemme (2003)

nido di vipere

Non posso dire che l’amica Mariella83 non ci sappia fare nello scovare e propormi la lettura di giallisti italiani.

E’ questa la volta di Luigi Guicciardi (Modena, 1953),  ricercatore di storia contemporanea e docente di italiano e latino al liceo scientifico Tassoni, creatore del personaggio del commissario Cataldo, un detective di casa nostra con tanta umanità. Ho scelto “Un nido di vipere per il commissario Cataldo”, il quarto episodio di una serie di una quindicina di romanzi dedicata, appunto, a tale protagonista.

E’ un ottimo giallo di tipo tradizionale, con pochi personaggi ben caratterizzati e un bell’intrigo che trova soluzione solo nel finale.

  • Siamo a Modena, in una notte d’inverno con un grosso temporale. Un ladro si intrufola nella prestigiosa villa della famiglia Ranucci, editori di ricercati libri d’arte e noti collezionisti di preziosissimi libri antichi, una delle più in vista della città. Il custode della villa vede il ladro accanto alla cassaforte, impugna una Beretta 98, gli spara un colpo e l’uomo si accascia a terra. Si tratta, a sorpresa, di Luigi Ginestra, il 28enne fidanzato di Patrizia Ranucci, 23 anni studentessa in lettere.  Arriva la polizia e scopre che ad uccidere il Ginestra è stato, però, un secondo colpo di pistola, sparato da una Smith & Wesson 38, nella stessa stanza.
  • Partono le indagini e il commissario Cataldo non ci metterà molto a capire di essere capitato in un ginepraio dove tutti, nella famiglia Ranucci, hanno qualche cosa da nascondere, un vero e proprio, insomma, nido di vipere ….

Mio gradimento per questo romanzo ****, quattro stelline, con la promessa di leggerne ancora altri della stessa serie.  Grazie Mariella.

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , | 2 commenti

[Libri] “Una lunga estate crudele” di Alessia Gazzola (Longanesi, 2015)

Una lunga estate crudele

Sì lo confesso: sono anch’io una “pollastrella” che si si è innamorata dei casi in salsa chick lit* di Alessia Gazzola.

Una lunga estate crudele” è il quinto della serie con protagonista Alice Allevi, una specializzanda di medicina legale sempre più sentimentalmente incasinata, con l’hobby dell’attività investigativa.

Dice la presentazione:

 Alice ha ormai imparato a resistere a tutto. O quasi a tutto. Da brava allieva, resiste alle pressioni dei superiori, che le hanno affidato la supervisione di una specializzanda… proprio a lei, che fatica a supervisionare se stessa! E lo dimostra anche la sua tortuosa vita sentimentale. Alice, infatti, soffre ancora della sindrome da cuore in sospeso che la tiene in bilico tra due uomini tanto affascinanti quanto agli opposti: Arthur, diventato l’Innominabile dopo troppe sofferenze, e Claudio, il medico legale più rampante dell’istituto, bello e incorreggibile, autentico diavolo tentatore.

Il nuovo caso al quale Alice si dedica col commissario Calligaris è quello del ritrovamento dello scheletro di un giovane attore teatrale, scomparso venticinque anni prima. Il cadavere mummificato viene rinvenuto in una specie di cripta con accesso segreto nei sotterranei di un piccolo teatro, seduto sul suolo polveroso, con le spalle appoggiate alla parete, la testa reclinata all’indietro, le braccia di fianco al tronco. In mano un pezzo di carta con alcune parole di Molto rumore per nulla.La porta è chiusa a chiave dall’esterno ed è stato necessario forzare la serratura, non essendo stata ritrovata la chiave….

Come giallo non è male, il contenuto chick è simpatico ed accattivante, la scrittura è semplice e piacevole. «Il ritmo del libro – dice La Repubblica – è quello di sempre: divertente, vivace e con la giusta dose di suspense.»

Cosa si può volere di più per qualche ora di relax?

Mio gradimento, dunque, quattro stelline ****.

Dello stesso autore, in precedenza: alessia gazzola

(*)Nello slang statunitense, chick è un termine informale per “ragazza” derivato da chicken (“pollastrella”); lit è l’abbreviazione di literature(“letteratura”).

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , | 2 commenti

[Libri] “La relazione” di Andrea Camilleri – Mondadori (2015).

la-relazione-andrea-camille

“La relazione”, ovvero l’Andrea Camilleri che non ti aspetti.

Niente a che vedere con il classico Montalbano, niente a che vedere con  altri libri di cui ho parlato su questo blog: “Donne”, “La pensione Eva” o “Il diavolo, certamente”.

E, benché il libro occupi, da qualche settimana, i primi posti nelle classifiche di vendita,  la sorpresa non è stata entusiasmante.

Questa la presentazione in quarta di copertina:

Mauro Assante è, prima di ogni altra cosa, un uomo serio: ha sempre lavorato con scrupolo estremo, guadagnandosi incarichi di crescente responsabilità nell’istituzione in cui presta servizio, l’authority preposta al controllo della trasparenza delle banche italiane. Si è sposato tardi, con la sola donna che sia riuscita ad aprire una breccia nel suo temperamento ombroso, e ha un figlio piccolo, che trascorre i mesi estivi con la madre, in montagna.

Questa estate Mauro si trattiene in città perché gli è stato affidato il compito di stilare una relazione particolarmente delicata su di un istituto bancario che con ogni probabilità verrà commissariato in seguito alla sua ispezione.

Ma proprio durante queste solitarie giornate di lavoro, nella sua prevedibile esistenza iniziano ad aprirsi minuscole crepe.

Dimentica aperta la porta di casa, riceve una telefonata beffarda, si convince di essere seguito da un uomo in motorino. Soprattutto, riceve la visita di una meravigliosa ragazza che evidentemente ha sbagliato indirizzo. Strano, ci dev’essere stato un errore. Ma dalla vita di Mauro Assante gli errori erano sempre stati banditi; così come sarebbe bandito il batticuore che invece lui prova quando, poche sere dopo, rincontra per caso quella stessa ragazza bionda…

L’estate avanza, le temperature aumentano, la stesura della relazione si fa più complessa e con essa l’ansia di consegnare tutto senza sbavature, senza condizionamenti. Mauro non può fare a meno di incamminarsi lungo il sentiero scivoloso di un’altra relazione: ancor più segreta, infinitamente più appassionata, terribilmente pericolosa.

In un crescendo hitchcockiano di indizi, ombre, piccole crepe quotidiane che lasciano intravvedere un baratro vertiginoso, Camilleri dà vita a un romanzo ad altissima tensione, tutto giocato sul sottile confine che separa la verità dall’apparenza, la giustizia dal torto – l’onestà dalla perdizione.

La relazione burocratica e quella tra un uomo e una donna finiscono per intrecciarsi, come la paura e il desiderio, in un romanzo più che mai attuale ma che è al tempo stesso la parabola senza tempo di un uomo solo di fronte a un compito più grande di lui, di un uomo onesto circondato dalla invisibile ragnatela della corruzione.

Siamo così di fronte, dunque, ad un intreccio tipo spy story, dove il protagonista viene braccato e messo alle corde affinché non riesca a compiere il suo incarico. Una buona suggestione, ma lo sviluppo del racconto lascia troppo presto indovinare chi manovra dietro le quinte e la vittima della macchinazione appare troppo ingenua, arrivando ad un finale scontato, privo di suspense. Si riabilita un po’ il successivo l’epilogo, lasciando, peraltro molte domande aperte.

C’è chi dice che la vicenda sia stata ispirata da un fatto realmente accaduto in questo nostro malato Paese, che “l’authority preposta al controllo della trasparenza delle banche italiane” sia la Banca d’Italia e che Mauro Assante sia un suo funzionario. E allora il libro sarebbe un atto di denuncia contro certo malcostume. Potrebbe anche essere, ma mi pare, in questo caso, troppo debole e poco circostanziato.

Insomma, al di là di una buona scrittura, peraltro non all’altezza del miglior Camilleri, mi sembra che il tutto finisca con essere né zuppa né pan bagnato. Ha il vantaggio della brevità: 177 pagine.

Mio gradimento **/***.

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , | 6 commenti

[Libri} “La tentazione di essere felici” di Lorenzo Marone – Longanesi (2015)

La tentazione di essere felici

“La tentazione di essere felici” (268 pag.) è uno straordinario romanzo di  Lorenzo Marone (Napoli, 1974), con uno straordinario protagonista:  Cesare Annunziata

Cinico, burbero, scontroso, ruvido, egoista eppure è adorabile.

Cesare ha settantasette anni ed è vedovo da cinque, per settantadue anni e centoundici giorni ho gettato nel cesso la mia vita. Poi ho capito che era giunto il momento di usare la considerazione guadagnata sul campo per iniziare a godermela sul serio.

Ha due figli affermati: Sveva, avvocato,  sempre imbronciata, sempre di fretta e con la testa al lavoro. Il contrario di me oggi, insomma, ma forse molto simile al me di una volta. Penso sia una donna infelice, solo che con il sottoscritto non ne parla. Forse lo faceva con la madre. Io sono inadatto ad ascoltare gli altri. E Dante, gallerista omosessuale che ha fatto outcoming con tutto il mondo meno che con lui, che, peraltro ne è certo:  raggiungo Dante che sta parlando a un gruppetto di quattro persone che lo ascolta con attenzione. Ogni tanto si gira verso il quadro alle sue spalle e indica un particolare. È gay, c’è poco da fare. Non capisco perché se ti piace l’uccello devi muoverti e gesticolare come un deficiente. Le donne non hanno simili atteggiamenti.

Ed è  tempo di bilanci Quando si arriva alla mia età, è inevitabile un bilancio della propria vita, di quello che si è fatto e si è perso, degli sbagli commessi, delle opportunità svanite. Siccome, però, a me i bilanci non sono mai piaciuti, ho evitato ed evito tuttora di farne. Tanto, hai voglia a dire, se mi buttassero sulla terra altre dieci volte, compirei sempre il medesimo percorso e cozzerei di continuo contro gli stessi scogli. La maggior parte di noi è come le formiche, segue una strada già tracciata.

Non ha mai amato veramente Caterina, la moglie, e ha avuto molte donne che restano pur sempre, a mio parere, uno dei motivi principali per cui vale la pena vivere. Ne ho avute molte: belle e brutte, simpatiche e odiose, buone e canaglie. E non ne ho amata nessuna quanto le uniche tre che non sono riuscito ad avere. Si sa, una cosa goduta, che sia un’auto, una casa, un lavoro, persino una donna, si consuma come cera sul fuoco. Mai ci si abituerà, invece, a qualcosa che non si ha.

E’ sempre stato insoddisfatto del suo lavoro Ho fatto il ragioniere per quarant’anni. Il lavoro è stato per me un qualcosa di secondario, come una musica da ascoltare in sottofondo. La mia vita era altro, i figli, le amanti, gli amori impossibili, gli amici e i sogni che rimanevano sempre sogni e si trasformavano, negli anni, in rimpianti. Eppure, ora lo so, non si può trattare il lavoro come una cosa da tenere in disparte, perché in disparte il lavoro non ci resta. Non avrei commesso molte delle stupidaggini con le quali tentavo di dare un senso all’esistenza se avessi avuto un lavoro avvincente. [..]Per una vita intera ho tentato di sfuggire a un lavoro sedentario e ho fallito. Per una vita intera ho scalciato credendo di potermi sottrarre a un destino che sembrava volermi intrappolare. Ho fallito. Per una vita intera ho cambiato più volte strada pur di non finire a fare il ragioniere. Ho fallito.

Ora il tempo scorre con Francesco, il nipotino, Eleonora l’anziana gattara che vive sullo stesso pianerottolo, e Marino, il vecchio amico di sempre che abita al piano sotto.

Frequenta Rossana, una prostituta: una vecchia amica conosciuta un po’ di tempo fa, quando girava per le case a fare iniezioni. [..] Veniva ogni mattina presto, mi pungeva le chiappe e se ne andava senza dire una parola. Poi iniziò a trattenersi per un caffè, infine riuscii a convincerla a infilarsi sotto le mie coperte. A pensarci oggi, non fu poi molto difficile. Solo dopo un po’ capii che la pseudo infermiera non era rimasta estasiata dal mio sorriso, quando con espressione seria esclamò: «Tu sì simpatico e sei pure un bell’uomo, ma io tengo un figlio da aiutare!»

E poi c’è lei, Emma, la bella trentenne con gli occhi tristi della porta accanto, che subisce le violenze del compagno senza trovare il coraggio ribellarsi. «Mio marito mi ammazzerà prima o poi» esordisce Emma guardandomi dritto negli occhi, tanto che mi risulta difficile sostenerne lo sguardo. La sua voce afona e priva di vita stona con l’aspetto giovanile che, nonostante tutto, si porta appresso. «Lo ha detto a qualcuno? Ai suoi genitori, a un’amica?» «No, in città non ho nessuno, e comunque non lo confesserei mai, la gente giudica.»

E’ un romanzo agro dolce, irritante, commovente, ironico, con tante pillole di saggezza e tanta umanità.

Duecentottanta pagine che si leggono tutte d’un fiato. Mio gradimento ****

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , | 13 commenti

[Libri] ”Pista nera” . “La costola di Adamo” , “Non è stagione” di Antonio Manzini – Sellerio (2013-2014-2015 rispettivamente)

antonio-manzini

Antonio Manzini (Roma, 1964) è un attore, sceneggiatore, regista, scrittore italiano autore, tra gli altri, dei tre romanzi, “Pista Nera” (2013), “La costola di Adamo” (2014) e “Non è stagione” (2015), tutti Sellerio Editore Palermo, che hanno per protagonista il commissario, o meglio, come lui chiede di essere chiamato, il vicequestore  Rocco Schiavone.

E se si incomincia a leggerne uno (grazie a Mariella per la segnalazione), si è fatti e non si può far a meno di leggerli tutti e tre…., nell’attesa di un quarto.

Sì perché Rocco Schiavone, è davvero un personaggio particolare.

“Nasce a Trastevere – così  la recensione di IBS.it –  da una famiglia di operai, negli anni Sessanta, quando il quartiere era alla ribalta non per il turismo ma per i frequenti omicidi.  I suoi amici più cari sono diventati ladri o spacciatori mentre lui, di malavoglia, è entrato in polizia. Negli anni ha avuto una condotta di vita pessima: è diventato un corrotto, un poliziotto disonesto, amante della bella vita e potenzialmente violento.  Con la morte della moglie anche il suo rapporto con le donne è degenerato: infedele e maleducato, non si è mai lasciato coinvolgere da alcuna storia e ha sviluppato una visione cinica dell’amore.  [..] l trasferimento di Schiavone ad Aosta è stato un trasferimento punitivo, la cosa peggiore che gli potesse capitare: da buon romano non concepisce di vivere fuori dalla sua città e nutre un odio profondo per il gelo e la neve che si ostina a combattere con un paio di Clarks ai piedi.  Per cercare di alleviare la sua insofferenza, al mattino prima di iniziare a lavorare, si aiuta fumando uno spinello di marijuana, erba che aveva sequestrato a dei ladri e che in parte aveva rivenduto.  Rocco è l’antitesi del commissario irreprensibile, però ha talento. Ogni caso è, per lui, “l’ennesima rottura di coglioni di decimo grado” Ė un uomo pieno di difetti ed eticamente scorretto e nel suo lavoro utilizza per lo più metodi fuorilegge, ma ha una sua morale di fronte alle ingiustizie contro i più deboli e soprattutto ha un ottimo intuito investigativo. Non è un brav’uomo ma non si può non fare il tifo per lui, forse per la sua forte antipatia verso i luoghi comuni che ci circondano o forse perché il lettore non può far altro che empatizzare con il protagonista nonostante i suoi errori.

Detto questo, meritano un breve cenno i suoi più stretti collaboratori, tutti ben caratterizzati: la Caterina Rispoili, una giovane e brava ispettrice con le curve al posto giusto, l’agente Italo Pierron, l’unico insieme alla Rispoli, degno di stare in polizia, la coppia di agenti alla Stanlio e Olio, D’Intino / Deruta, il Questore Andrea Costa, domus delle conferenze stampa con i “giornalai”, come lui chiama i giornalisti, l’autoptico Fumagalli che parla con i cadaveri e per lui non c’é niente di meno erotico di un corpo nudo , il capo della scientifica Farinelli dalla moglie splendida mentre lui è un cesso.

Di ciascuno dei tre romanzi accenno più sotto alla trama, aggiungendo che la narrazione è coinvolgente, ha ritmo e, a tratti, è spassosa. I dialoghi sono credibili. Non mancano i colpi di scena e la  soluzione dei casi è legata a particolari inizialmente trascurati (e anche a qualche coincidenza particolarmente fortunata – un po’ troppo, in qualche caso, ma glielo perdoniamo).

Difficile dire quale ho preferito, forse l’ultimo, con un finale inatteso e amaro, che, peraltro,  lascia aperte le porte a successivi racconti.

Per tutti quattro stelline (****).

Le presentazioni:

PISTA NERA

”Pista nera” di Antonio Manzini – Sellerio 2013 pp. 275.

Semisepolto in mezzo a una pista sciistica sopra Champoluc, in Val d’Aosta, viene rinvenuto un cadavere.

Sul corpo è passato un cingolato in uso per spianare la neve, smembrandolo e rendendolo irriconoscibile. Poche tracce lì intorno per il vicequestore Rocco Schiavone da poco trasferito ad Aosta: briciole di tabacco, lembi di indumenti, resti organici di varia pezzatura e un macabro segno che non si è trattato di un incidente ma di un delitto.

La vittima si chiama Leone Miccichè. È un catanese, di famiglia di imprenditori vinicoli, venuto tra le cime e i ghiacciai ad aprire una lussuosa attività turistica, insieme alla moglie Luisa Pec, un’intelligente bellezza del luogo che spicca tra le tante che stuzzicano i facili appetiti del vicequestore. Davanti al quale si aprono tre piste: la vendetta di mafia, i debiti, il delitto passionale. Difficile individuare quella giusta, data la labilità di ogni cosa, dal clima alle passioni alla affidabilità dei testimoni, in quelle strette valli dove tutti sono parenti, tutti perfettamente a loro agio in quelle straricche contrade, tra un negozietto dai prezzi stellari, un bar odoroso di vin brulé, la scuola di sci, il ristorante alla mano dalla cucina divina.

LA COSTOLA DI ADAMO

“La costola di Adamo” di Antonio Manzini – Sellerio 2014  pp. 240

Una donna, una moglie che si avvicinava all’autunno della vita, è trovata cadavere dalla domestica. Impiccata al lampadario di una stanza immersa nell’oscurità. Intorno la devastazione di un furto. Ma Rocco non è convinto. E una successione di coincidenze e divergenze, così come l’ambiguità di tanti personaggi, trasformano a poco a poco il quadro di una rapina in una nebbia di misteri umani, ambientali, criminali.

  Per dissolverla, il vicequestore Rocco Schiavone mette in campo il suo metodo annoiato e stringente, fatto di intuito rapido e brutalità, di compassione e tendenza a farsi giustizia da sé, di lealtà verso gli amici e infida astuzia. Soprattutto, deve accettare di sporgersi pericolosamente verso il mondo delle donne, a respirare il carattere insinuante, continuo, che assume la violenza quand’è esercitata su di loro.

NON è STAGIONE

“Non è stagione” di Antonio Manzini  – Sellerio pp. 317.

I Berguet, ricca famiglia di industriali valdostani, hanno un segreto, Rocco Schiavone lo intuisce per caso. Gli sembra di avvertire nei precordi un grido disperato. È scomparsa Chiara Berguet, figlia di famiglia, studentessa molto popolare tra i coetanei. Inizia così per il vicequestore una partita giocata su più tavoli: scoprire cosa si cela dietro la facciata irreprensibile di un ambiente privilegiato, sfidare il tempo in una corsa per la vita, illuminare l’area grigia dove il racket e gli affari si incontrano. Intanto cade la neve ad Aosta, ed è maggio: un fuori stagione che nutre il malumore di Rocco. E come venuta da quell’umor nero, un’ombra lo insegue per colpirlo dove è più doloroso.

Il terzo romanzo della serie di Rocco Schiavone, Non è stagione, è un noir di azione. Ma è insieme il vivido ritratto di un uomo prigioniero del destino. Un personaggio tragico, complesso e consapevole.

Buona lettura

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , , | 6 commenti