E bravo Giannelli

27ago Giannelli Il Corriere

Dal Corriere del 27 Agosto 2015.

Sì, sì, sorridiamoci pure su, ma intanto….

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A Sara Rattaro il premio Bancarella 2015

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Non posso dirvi con che gioia ho appreso questa notizia:

“A Sara Rattaro il premio Bancarella 2015”

L’autrice di “Niente è come te” vince il premio dei librai per un voto, davanti a Simona Sparaco

Vittoria per un voto di Sara Rattaro (77 preferenze), autrice di Niente è come te (Garzanti), davanti a Simona Sparaco. L’edizione 2015 del premio Bancarella va dunque all’autrice genovese. Al terzo posto Enrico Ianniello (74 voti); poi Paolo Roversi (50), Giulio Massobrio (39) e Mallock (33).

 “Sono incredula, provo una gioia grandissima – ha detto Sara Rattaro, in lacrime, al momento della proclamazione.  Ancora qualche anno fa non pensavo di fare la scrittrice, figuriamoci di vincere un premio tanto importante. E’ un riconoscimento che ho vinto insieme ai protagonisti del mio libro, quei padri e quelle madri che devono sempre dimostrare con tenacia di volere bene ai loro figli”.

Soddisfazione anche nelle parole di Gianni Tarantola, presidente della Fondazione Città del libro, ente organizzatore della manifestazione: “Non era facile portare a casa un’edizione tanto complessa, in un periodo difficile, duro, che mette alla prova i librai indipendenti, le case editrici e tutti coloro che si occupano di cultura. Siamo contenti di essere riusciti nel nostro intento. Il premio Bancarella è una solida realtà che si è ritagliata uno spazio importante. Vogliamo continuare a farlo con tutte le nostre forze”.

Sara Rattaro è nata e cresciuta a Genova, dove si è laureata con lode in Biologia e Scienze della comunicazione. Nel 2010 esce per un piccolo editore il suo primo romanzo, Sulla sedia sbagliata. Nel 2011 scrive il suo secondo romanzo, Un uso qualunque di te. Il suo primo romanzo pubblicato con Garzanti è stato Non volare via.

(Dalla Redazione de Il Libraio  20.07.2015)

Del libro ho parlato qui, aprendo il commento con «Bello, bellissimo, mi ha preso il cuore», per concludere con: « Bello, commovente fino alle lacrime, scritto con semplicità, non perdetevelo. Per me cinque stelline (*****)».

Non posso che essere felice, adesso, per questo premio.

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[Libri] “La ragazza del treno” di Paula Hawkins – Piemme (Luglio 2015)

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Diciamo che con il caldo record di questo Luglio l’essere riuscito a leggere con attenzione questo libro non è una premessa da poco. “La ragazza del treno”,  romanzo d’esordio di Paula Hawkins(1),  è certamente un thriller molto particolare, con qualche sfumatura alla Psyco di Alfred Hitchcock.

Così lo recensisce Sara De Angelis su letteraturahorror.it 

«TRAMA – Rachel è una donna sola, tradita dal marito (7ormai ex) e con il vizio dell’alcol. Ogni mattina prende lo stesso treno per Londra, unico momento della giornata in cui evade dalla sua opprimente vita. Lungo il tragitto fantastica sulla vita degli abitanti delle case che incontra e sulla loro perfetta vita. In particolare le sue attenzioni si concentrano su una coppia che ai sui occhi appare lo stereotipo della coppia ideale, perfetta, bella e felice. Jess e Jason (cosi li chiama Rachel) vivono a pochi passi dall’abitazione in cui Rachel viveva con Tom, ex marito, dove ora vive Tom con la sua nuova moglie Anna (l’allora amante) e la piccola figlia. Tutto procede come sempre, ogni giorno uguale al precedente e al successivo, fino a che in uno dei suoi viaggi Rachel non vede Jess sulla veranda di casa che bacia un uomo che non è Jason.
Da questo momento tutto precipita e Rachel, spinta dalla disperazione e dall’alcol, nel cuore della notte va da Tom. I suoi ricordi si fanno confusi e nei punti cruciali assenti, ma proprio quella notte Megan (questo è il vero nome di Jess) scompare senza lasciare traccia. Rachel sente il dovere di aiutare le indagini, ma non contenta decide di indagare per conto suo, analizzando i fatti in modo tutt’altro che oggettivo e spingendosi fino ad incontrare con una bugia il marito di Megan.
A intervallare la narrazione di Rachel, spesso disperata e confusa, sotto gli effetti dell’alcol, c’è quella di Megan, antecedente di un anno degli eventi narrati e che prosegue fino al giorno della scomparsa, in cui pian piano emergono segreti oscuri del suo passato e del suo presente. Inoltre ci sono brevi parti in cui a parlare è Anna, attuale moglie di Tom, ex marito di Rachel, che con il procedere dei giorni si rende conto che anche nel rapporto tra lei e Tom c’è qualcosa di strano.
COMMENTO — Il libro è molto bello per la caratterizzazione dei personaggi, per l’analisi impietosa dell’animo umano e per le descrizioni dettagliate del vortice della vita quotidiana. All’interno del libro emergono molti messaggi, alcuni a carattere femminista, molti che riguardano la vita di coppia (soprattutto vista in modo negativo) e sui vizi (come l’alcol) visti come evasione dalla realtà e dal dolore.
Il thriller in se è inoltre molto particolare perché ad indagare non è un personaggio esperto e del mestiere ne tantomeno una persona razionale e sobria, cosa che da al lettore una visione distorta della situazione narrata, mescolando immagini deliranti a frammenti di lucidità. Superata la metà del libro si riesce a percepire però un tono stridente nella descrizione della perfezione delle coppie e per un lettore attento e abituato ai thriller il “colpevole” risulterà piuttosto scontato. Tuttavia il libro si caratterizza per non essere un semplice thriller quindi questa banalità finale risulta essere solo un piccolo neo nella complessità della narrazione

Il  libro, pur ricevendo critiche miste,  è un successo editoriale internazionale che ha venduto più di due milioni di copie e presto avrà anche una trasposizione cinematografica.

«Se i detrattori – aggiunge thrillercafe.it – appuntano il suo successo al traino di Gone Girl L’amore bugiardo – che, fra romanzo e film, ha proposto atmosfere e situazioni più o meno simili, chi ha invece amato La ragazza del treno ne elogia la scrittura asciutta, ricca di periodi brevissimi che evitano sovra-aggettivazione e subordinate troppo complicate.

Probabilmente parte del fascino di questo romanzo è da cercarsi anche nella protagonista, tutto sommato particolare e diversa da quelle cui siamo abituati da decenni di letture e, così come vari altri personaggi della storia, non certo simpaticissima.

Diventa quindi un po’ difficile immedesimarsi provare empatia, ma le continue svolte della trama, i cambi di punto di vista (persino troppo frequenti) e le sorprese che vi aspettano lungo le pagine riescono a supplire a questi eventuali difetti.»

A me è piaciuto. Mio gradimento ****

(1) Paula Hawkins è nata e cresciuta in Zimbabwe, dove il padre lavorava come economista. Si trasferisce a Londra nel 1989 all’età di diciassette anni, laureandosi successivamente a Oxford. Lavora per quindici anni nel campo del giornalismo, che abbandona per dedicarsi alla scrittura. Nel 2015 pubblica La ragazza del treno negli Stati Uniti, il suo romanzo d’esordio, che in tre settimane vende 500.000 copie.

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Cose semplici

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Letto oggi su huffingtonpost.it e la Kyra compie 4 anni tra pochi giorni.

“10 cose da imparare dai nostri cani per essere più felici e sani”

Di Liza Zawistowski

Parlerò solo di cani perché le cose che possiamo apprendere dai gatti sono completamente diverse e ci vorrebbe un altro articolo a riguardo. Ho osservato il mio cane (e i cani di altre persone) ed ho scritto alcune cose che loro ci spiegherebbero se potessero parlare e che vorrebbero farci capire. I cani vi direbbero:

  1. Vivi il momento.Non conservo elaborati ricordi del passato e non ho pensieri per il futuro… e va bene così. Ogni giorno è nuovo e diverso, nasconde tante possibilità che non sono “contaminate” dal ricordo delle esperienze passate, a cui spesso gli uomini ricorrono per giudicare i nuovi eventi. Non sono appesantito dalle delusioni vissute e non prevedo il futuro. Prendo ogni giorno come viene. Il momento è l’unica cosa di cui ognuno di noi può essere certo. Rilassati, gioca e divertiti a morderti la coda, se vuoi.
  2. Perdona.Anche se sei stato via tutto il giorno, non hai avuto il tempo per portarmi a spasso o mi hai sgridato, forse avrai ferito i miei sentimenti ma ti perdonerò subito. Sono ancora felice di vederti. Non mi chiedo il motivo delle tue azioni, non le analizzo. Non cerco di capire. Semplicemente, ti perdono. Il passato è alle spalle e il tempo è prezioso. Ogni giorno conta.
  3. Concediti un premio, di tanto in tanto. Ti farà bene.Fa parte del tuo vivere il momento e, in questo modo, puoi dimostrare amore e stima per te stesso e per le persone che ti circondano. Quando mi dai un biscotto, ad esempio, mi ricordo che mi ami e che anche io ti amo. I premi possono anche essere fatti di piccole cose, come passare un po’ di tempo insieme lontani dalla complicata routine della vita.
  4. Prenditi cura di te.Fai un pisolino, un po’ di moto, vai a fare il bagnetto, sottoponiti a controlli regolari, concediti lunghe passeggiate nella natura e goditi la vita senza rimorsi. Ogni giorno, trova il tempo per farlo, così da essere pronto a nuove sfide, proprio come me quando mi diverto ad impaurire il postino. Accogli le nuove opportunità, come conoscere nuovi amici in spiaggia o al parco. Sii la versione migliore di te stesso, insieme a me, così potremo vivere tante giornate felici.
  5. L’atteggiamento è tutto(e contano anche il linguaggio del corpo e il tono della voce). Sono felice quanto torni a casa. Non penso più a quello che è successo durante la tua giornata e la mia. Scodinzolo tutto contento e ti saluto appena apri la porta. Tu mi accarezzi e mi parli con quella vocina che mi piace tanto. A volte, non sei felice quando rientri. Ma poi vedi quanto sono contento e ti rassereni anche tu. Beh, non ringraziarmi. Siamo qui insieme, adesso. Ed è questo che conta.
  6. Fai una passeggiata immerso nella natura.Ci sentiremo meglio entrambi. Io lascerò la mia pipì in giro per ristabilire il mio ruolo nel vicinato e tu potrai notare la bellezza della natura e rilasciare un po’ di stress. Penserai che le anatre nel laghetto sono davvero bellissime e pacifiche, mentre io vorrò avvicinarmi e dar loro la caccia!
  7. Gli abbracci contano(e anche i baci, anche con l’alito “da cane”). Il contatto è importante. Io voglio sedermi e stendermi accanto a te, guardarti negli occhi così che tu sappia quanto ti voglio bene, perché non posso esprimerlo a parole e neanche tanti esseri umani ci riescono. Così te lo dimostrerò.
  8. Conosci i tuoi bisogni reali.Non abbiamo bisogno di molte cose. Io non voglio un altro osso. Voglio quello vecchio, ormai ridotto ad un pezzetto annerito che è rimasto sotto il divano per due mesi. Va bene quello. Non mi serve un collare stravagante. Ne voglio uno semplice, ma che sia in grado di aiutare le persone a riportarmi da te, se mi perdo. E voglio solo giochi che possiamo usare insieme.
  9. Prenditi il tempo per le cose semplici(come stare sul divano insieme). Guarderò tutti i programmi televisivi che vuoi e non c’è neanche bisogno che mostrino altri animali. Quanti tuoi simili farebbero lo stesso? Non significa che non mi piaccia Real Housewives ma ciò che conta per me è starti accanto e sapere che sei felice. È sufficiente. A volte, magari, guarderemo anche Animal Planet e Cesar Milan ( e tu vedrai che ci sono cani molto dispettosi e ti ricorderai di quanto io sia buono).
  10. L’amore è l’unica cosa che conta davvero.Sei vivo, respiri. Mi basta questo. Nessuno di noi è perfetto e va bene così. Il vero amore non vede i difetti. Quando sarò vecchio, la mia vista inizierà a farmi brutti scherzi e il mio pelo sarà un po’ cencioso, so che tu mi amerai lo stesso. Fino alla fine dei miei giorni. E farò lo stesso per te, finché sarò qui e anche oltre.

I cani sembrano aver capito che è necessario concedersi pace e appagamento, gli elementi chiave della felicità. Di certo, in questo, il loro cervello meno sviluppato li aiuta, ma la felicità è davvero molto più semplice di quanto pensiamo. Si nasconde nei semplici eventi della vita, non nei soldi o negli obiettivi che raggiungiamo. E va oltre quello che ci fa stare bene con noi stessi o, al contrario, ci fa sentire in colpa.

Come ha scritto la psicologa Sonja Lyubormisky nel suo “The How of Happiness”, potete essere più felici semplicemente imparando ad esprimere la gratitudine per le cose belle che avete, assaporando le gioie della vita, imparando a perdonare, senza rimuginare troppo. Il “guru” della felicità, il dottor Martin Seligman, afferma: “La vita felice si realizza quando impariamo ad apprezzare i piaceri più semplici, come la compagnia altrui e la natura e a soddisfare i nostri bisogni più immediati”. Gli esperti e i cani sono d’accordo

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[Libri] “Un’indagine al nero di seppia” di Cristina Rava – Fratelli Frilli Editori (2007)

Un'indagine al nero di seppia

Lui è il «dottor Bartolomeo Rebaudengo, commissario di polizia ad Alassio, amena località turistica della riviera ligure ponentina. Lui uomo di Ceva, laboriosa cittadina del basso Piemonte, profondamente cuneese, cresciuto a fette di “raschera”, dolcetto e bagnacauda, con quell’accento così atrocemente piemontese da dissipare qualsiasi dubbio sulla sua provenienza»

Lei, la sua spalla,  è Ardelia Spinola, patologa e provetta esperta di cucina ligure (che lui detesta).

Tra i due il caso di una ragazza trovata «nuda, braccia e gambe aperte, come il disegno dell’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, nessuna ferita sul bel corpo chiaro, a parte il volto tumefatto dallo strangolamento», con cinque candele nere intorno, e il caso di un professore di filosofia del liceo, docente della ragazza, improvvisamente scomparso nella stessa sera dell’omicidio.

Ma soprattutto un piatto di spaghetti al nero di seppia e un piatto di e acciughe con patate gratinate al forno preparati da Ardelia per la prima cena con Bartolomeo.

E’  “Un indagine al nero di seppia” la prima delle indagini del commissario Bartolomeo Rebaudengo di Cristina Rava.

Un buon intrigo giallo, con tutti colori della Liguria, per una lettura molto piacevole.

Mio gradimento ***/****

Cristina Rava (1958) è nata ad Albenga e vive a Cisano, un paese dell’entroterra savonese Dal 2007 al 2010 ha pubblicato con Fratelli Frilli Editori cinque romanzi dedicati al personaggio di Bartolomeo Rebaudengo. “Un’indagine al nero di seppia”,  “Tre trifole per Rebaudengo”,  “Cappon Magro per il commissario”, “Come i tulipani gialli” e “Se son rose moriranno”.  Con Garzanti ha poi pubblicato “Un mare di silenzio” e “Dopo il nero della notte” con protagonista il medico legale «molto speciale» Ardelia Spinola.

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[Libri] “Spaghetti all’assassina” di Gabriella Genisi – Sonzogno (2015)

Spaghetti all'assassina

E’ fresco di stampa questo “Spaghetti all’assassina”, quinta indagine di Lolita Lobosco, commissaria di polizia in quel di Bari,  ma soprattutto femmina verace, impulsiva, passionale del nostro Sud, creata dalla simpatica penna di Gabriella Genisi.

Per cucinare gli spaghetti all’Assassina, il piatto più famoso di Bari, – dice la presentazione del libro – ci vuole la padella in ferro nero che si trova solo nella città vecchia. Ed è proprio lì che sorge il ristorante di Colino Stramaglia, inventore della famosa ricetta. Una mattina di primavera, all’apertura del locale, il grande chef viene trovato morto ammazzato in maniera talmente efferata da far sospettare un torbido movente passionale. Quale grave sgarbo avrebbe commesso l’illustre personaggio per meritare una fine così orrenda? E quanti misteri si celano dietro al mondo sempre più competitivo dell’alta cucina? Fra le persone informate sui fatti, un affascinante cuoco algerino, una spogliarellista brasiliana e un capocameriere con un’aria da becchino uscito da un film western. ….

Fanno, come sempre, da importante corollario le vicende sentimentali di una Lolita sempre alla ricerca del grande amore, ma anche un po’ zoccola, che nel frattempo ha lasciato l’amato Giovannino.

«La cosa finì a schifio pochi giorni prima di San Valentino quando il giovane si recò in un centro commerciale a comprare tre regali tuttuguàl. Che ci vuole pure un poco di fantasia, dico io. Ma certi uomini sono prevedibili come i questurini dei film anni Settanta. E anche Giovanni in questo non faceva difetto.

Ovviamente in mezzo a quei tre regali ci stava pure quello mio. E non mi piaceva neanche, tra le altre cose. Paccottiglia, per fare il paio con i suoi sentimenti.

Sì, ma gli altri due regali per chi erano?

Certo, ci avevo provato a fargli l’interrogatorio ma essendo magistrato non si era fatto fregare. E siccome la verità non è venuta fuori, è stato licenziato senza referenze. L’ho lasciato sì, su due piedi, senza nemmeno stare ad ascoltare le solite bugie. E dopotutto, navòld che si erano lasciati Albano e Romina, ci potevamo lasciare pure noi. 

E poi adesso ho un nuovo caso da risolvere, con l’ultimo morto ammazzato su cui indagare e tutti quanti i riflettori accesi fino a che non consegno l’assassino alla giustizia. Come al solito, voglio dire. Perché di casi irrisolti nel mio curriculum, non ce ne stanno.

Anche se, a voler essere onesti, in questo omicidio non si vede uno spiraglio che sia uno. L’unica cosa sicura è che dai primi accertamenti sul corpo, con Colino Stramaglia dovevano tenercela assai per ridurlo a quel modo.

Non mancano altre vicende personali, tra cui quella dell’amica del cuore, il neo procuratrice capo, Marietta Carrozza alle prese con una gravidanza indesiderata.

E si parla molto di cucina, con il solito corredo finale di ricette stuzzichine.

Il linguaggio è volutamente semplice e colloquiale, marcato da intercalari dialettali.

Un poliziesco soft, come i precedenti, dal colore più rosa che giallo,  ma di gradevole lettura, per qualche ora di piacevole relax.

Mio gradimento ***/****.

Della stessa serie: La circonferenza delle arance (2010), Giallo ciliegia (2011), Uva noir (2012) e Gioco pericoloso (2014).

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[Libri] “Una piccola bestia ferita” e “L’amica americana” di Margherita Oggero – Mondadori (2004-2005)

Sono dilungato in precedenza nel commentare le caratteristiche dei vari personaggi de “La collega tatuata” di Margherita Oggero, giallo d’esordio venato d’umorismo piemontese, con protagonista una “profia” di lettere appassionata di indagini poliziesche che trova il modo di collaborare alla soluzione dei casi dell’affascinate commissario Gaetano Berardi.

Passo quindi direttamente ad accennare le trame dei successivi due libri della stessa serie, tutti ambientati nella mia bella Torino.

Una piccola bestia ferita

“Una piccola bestia ferita” è il secondo della serie.

Karin Levrone è una bella diciottenne, disinibita, viziata e a arrogante. Un giorno non rientra a casa e tutto fa pensare ad un rapimento A coinvolgere la “profia” nella vicenda è il fratello minore Cristian, un quindicenne goffo e impacciato che la ragazza ha sempre trattato con sufficienza. La vicenda si rivela assai pericolosa e ne fa le spese il fidanzatino della ragazza, implicato nel rapimento.

Devo dire che gli ingredienti per un buon giallo ci sono tutti. Tuttavia la narrazione si sofferma in modo un po’ troppo accentuato sulle vicende familiari e sulle pastoie burocratiche dell’ambiente scolastico, relegando ai due ultimi capitoli, a mio avviso in modo un po’ troppo frettoloso, lo sviluppo e la soluzione dell’intrigo noir.

Non arrapa più di tanto, ma la lettura è comunque piacevole e non manca qualche siparietto vivace e divertente.

Mio gradimento ***

L'amica americana

“L’amica americana” è il terzo episodio della serie.

La professoressa Camilla Baudino – dice la presentazione del libro –  ha messo da tempo gli occhi su una villetta sempre chiusa, nel cuore della città ma con un piccolo rigoglioso giardino. Sa che non se la potrà mai permettere, ma quando scopre che la casa è in vendita non resiste alla tentazione e chiede. La venditrice è simpatica, intelligente, una potenziale amica: Dora. Tra le due nasce un’amicizia, profonda, esclusiva. Finché la vita delle due amiche subisce un doloroso, imprevedibile scarto. E la professoressa si ritrova ben presto nel cuore di un giallo, che questa volta la vede coinvolta in prima persona.

Sì perché Dora sarà vittima di un terribile incidente e morirà travolta da un tram una mattina in cui è a passeggio tra la folla con Camilla, che, nominata inaspettatamente ereditiera della bella casa, diventa la principale indiziata.

In questo episodio il contenuto giallo è decisamente più consistente ed anche ben strutturato.

Compare anche un nuovo curioso personaggio un po’ fuori di testa: l”Indistruttibile”. «Sono indistruttibile, indistruttibile!» gridava l’uomo con l’impermeabile grigio troppo lungo saltando giù dal marciapiede in mezzo alle macchine che avanzavano incolonnate nel traffico del mattino. Inchiodate brusche, stridio di freni, finestrini che si abbassavano, imprecazioni, bestemmie. Qualche volta ci scappava un tamponamento leggero con cocci di fanaleria sparsi sull’asfalto e guidatori inferociti che si scaraventavano fuori dall’abitacolo. Ma lui, mentre si scatenava il concerto rabbioso dei clacson, aveva già scantonato a destra o a sinistra ed era ormai impossibile raggiungerlo.

Ma sarà proprio lui a dare una mano alla nostra prof per risolvere il caso e togliersi dai guai.

Non manca anche qualche aspetto stuzzichino, con Camilla sempre più tentata dalle attenzioni del bel commissario Gaetano.

Umorismo, sentimento e suspense.

Mio gradimento ****.

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[Libri] “La santa degli impossibili” di Daria BIgnardi – Mondadori (2015)

La santa degli impossibili

No, non mi ha emozionato e devo dire che con questo suo “La santa degli impossibili”  Daria Bignardi,  mi ha un po’ deluso.

E’ la storia di una donna – dice la presentazione – che ha perso il filo del suo destino.
Mila è stata una bambina amata e luminosa, una ragazza solitaria: oggi è la moglie di Paolo e la madre di Maddi e dei gemelli, una donna che ha perso il filo del suo destino. Un giorno cede a un impulso segreto, e si ritrova in ospedale. Qui incontra Annamaria, un’insegnante laica che, come le suore, ha fatto voto di povertà, castità e obbedienza. Tramite lei Mila torna in contatto con una figura straordinaria della sua infanzia, santa Rita, la santa degli impossibili, che ha attraversato i secoli con la forza della sua testimonianza: quella di una donna che – a nome di tutte le donne – riuscì a volare oltre ogni ostacolo grazie alla potenza magica di una passione inestinguibile.
Un personaggio – prosegue la presentazione – inquieto, pieno di contraddizioni, segnato da un bisogno di trascendenza inespresso eppure capace di cogliere l’amore del mondo che silenziosamente ci può salvare.

Sarà, può essere, ma il breve racconto di questa storia (appena 108 pagine, troppo poche per un tema così difficile), che si sviluppa con il ricorso alle tre voci narranti di Mila, Maddi e Paolo, mi è apparso un po’ disarticolato, e poco incisivo e concludente.

Ben lontano dal buon ritmo e dalle emozioni de “L’amore che ti meriti “ che tanto positivamente mi aveva sorpreso.

Mio gradimento **.

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[Libri] “Biancaneve deve morire” di Nele Neuhaus – Giano (2011)

Biancaneve deve morire

Indubbiamente un buon thriller (i consigli di Mariella sono sempre preziosi).

“Biancaneve deve morire” è il primo di una serie di gialli di Nele Neuhaus con protagonisti Pia Kirchoff, commissaria di polizia,  e il suo capo Oliver von Bodenstein.

Siamo a Altenhain, in Germania, una piccola cittadina dell’Assia.

Dieci anni trascorsi in una cella a scontare una pena per omicidio, dieci lunghi anni, e poi finalmente arriva l’agognato giorno in cui il cancello del penitenziario di Rockenberg si chiude alle spalle di Tobias Sartorius. Il mondo, si sa, non aspetta a braccia aperte chi esce di prigione. Per Tobias la meta è perciò obbligata: Altenhain, il piccolo borgo tra i monti del Taunus, dove da tre generazioni i suoi esercitano l’onorato mestiere di osti al Gallo d’Oro, la trattoria del paese. Il ritorno al villaggio natale si rivela, però, subito per il figlio dei Sartorius un inferno peggiore di quello patito tra le mura del penitenziario. La madre è andata via di casa, l’appartamento paterno è in rovina, la trattoria chiusa. Di suo padre, poi, un uomo un tempo vitale e sicuro di sé, rimane solo un’ombra. Ogni oggetto, infine, della casa rimanda a quella sera d’estate di dieci anni prima in cui Laura Wagner e Stefanie Schneeberger scomparvero. Tutti gli indizi avevano allora indicato lui, il ragazzo dell’oste Sartorius, come il colpevole. Tobias non ricorda nulla di quella sera, solo che aveva bevuto con gli amici e che amava perdutamente Stefanie, la ragazza con i lunghi capelli neri e la bocca rossa come Biancaneve, per la quale aveva lasciato Laura. La rabbia e la delusione del ritorno probabilmente svanirebbero, se le cose non precipitassero con sorprendente rapidità. Quasi contemporaneamente alla ricomparsa di Tobias, infatti, uno scheletro umano torna improvvisamente alla luce…

La trama è ben costruita e la narrazione è avvincente. Sono forse solo un po’ troppi i personaggi, peraltro tutti ben caratterizzati,  e il rischio è quello di perdersi nel mare dei nomi tedeschi e degli intrecci di parentela. Ma la narrazione è ricca di suspense, con molti colpi di scena. Si dilunga un po’ in un “finale nel finale”, comunque a sorpresa.

Mio gradimento ****

Nele Neuhaus

Nele Neuhaus è nata in Germania nel 1967. Della coppia Oliver von Bodenstein e Pia Kirchoff, in Italia sono stati pubblicati: “Biancaneve deve morire” (Giano 2011),”Ferite profonde” (Giano 2012), “La donna malvista” (Giano, 2012) e “Chi semina vento” (Giano, 2013), “Lupo cattivo” (Giano, 2014)

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[Libri] “Il segreto degli angeli” di Camilla Läckberg – Marsilio (Maggio 2015)  

il segreto degli angeli

Bello, molto, al livello della miglior Camilla Läckberg. E’ “Il segreto degli angeli“ e, per una volta riporto una recensione non mia. E’ di Antonio Strepparola per Mondadoristore.it

Camilla Läckberg ritorna con l’ottavo caso (di dieci, ma due sono ancora in corso di traduzione. n.d.r.) della coppia di detective formata Patrik Hedström e Erica Falck, una squadra vincente che conferma, nel successo di pubblico e nell’aspettativa che suscita ogni loro nuova avventura, quanto ormai questa serie sia entrata nei cuori dei lettori.

Il segreto degli angeli ha tutte le caratteristiche che amiamo di più nei gialli ambientati nella “tranquilla” località balneare di Fjällbacka. Durante la Pasqua del 1974 una famiglia scompare dalla loro casa su un’isola idilliaca al largo della costa della Svezia. La tavola è apparecchiata, ma la casa è deserta, a parte la piccola Ebba di appena un anno. Il caso è rimasto un mistero mai dimenticato dalla comunità locale ma ora, dopo molti anni, Ebba è tornata sull’isola. Lei e il marito si stanno riprendendo dalla perdita del loro bambino e hanno in programma di ricominciare qui una nuova vita ristrutturando la casa. Dopo pochi giorni dall’inizio dei lavori, però, un incendio distrugge parzialmente la casa riportando alla luce segreti di un passato che sembrava sepolto. Patrik comincia a indagare a fondo, e Erica, che già da tempo si era interessata alla scomparsa della famiglia Elvander e all’abbandono della piccola Ebba, non può fare a meno che mettersi al suo fianco. Ben presto si troveranno sulle tracce di un assassino che non si fermerà davanti a nulla pur di avvolgere nella nebbia crimini che affondano le loro radici nel tempo. 

Come ogni crime story di Camilla Läckberg, la forza del libro è nel mistero che viene svelato gradualmente fino alla rivelazione finale, con una scrittura nitida e coinvolgente che sa come infiammare l’attesa del lettore. Grazie al largo e puntuale successo che accoglie ogni romanzo della scrittrice svedese, possiamo a buon diritto dire che il cielo è sempre più noir sopra la Scandinavia.

Di mio non posso che confermare che le quattrocentoottantadue pagine, nonostante i molti personaggi da memorizzare, scorrono via veloci con un ritmo incalzante. Ha commentato l’amica Mariella: “sto leggendolo e l’ho quasi finito,  ma vorrei che non finisse mai”. E il finale è a sorpresa.

Mio gradimento ****/*****

I precedenti della Läckberg, tutti sul mio blog: La principessa di ghiaccio (2010), Il predicatore (2010), Lo scalpellino (2011), L’uccello del malaugurio (2012), Il bambino segreto (2013)La sirena (2014), e Il guardiano del faro.

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