[Libri] “La Sconosciuta” di Camilla Grebe – Einaudi (2017 – 372 pag.)

La sconosciuta

Il libro:

Il lato oscuro della passione in un romanzo dove la violenza dei sentimenti e l’intrigo poliziesco non lasciano scampo.

Jesper Orre, capo di una grande catena di abbigliamento, è il classico uomo dei sogni: torbido, affascinante, di classe. Emma Bohman, commessa in uno dei negozi del marchio, è innamorata di lui. La sua relazione con il ricco manager, però, si interrompe presto, ed Emma comincia anche a sentirsi minacciata. Pochi giorni prima di Natale, nell’elegante villa di Orre viene ritrovato il cadavere senza nome di una ragazza; del padrone di casa non c’è traccia. Dove è finito? Ma soprattutto, chi è la vittima?

Del caso si occupano l’agente Peter Lindgren e la psicologa criminale Hanne Lagerlind-Schön; i due, che hanno già lavorato insieme, non avevano nessuna voglia di incontrarsi di nuovo.

Con La sconosciuta Camilla Grebe mette a punto un congegno perfetto che si addentra nelle stanze piú inquietanti della psiche umana, genera tensione e sconvolge.

Da leggere. Da tre a quattro stelline (****)

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Camilla Grebe è nata nel 1968 a Älvsjö, nei pressi di Stoccolma. Dopo i romanzi scritti a quattro mani con la sorella Åsa Träff e con Paul Leander-Engström, grazie a La sconosciuta, venduto in 20 paesi, ha raggiunto il successo internazionale

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[Libri] “La rete di protezione” di Andrea Camilleri – Sellerio (25 Maggio 2017 – 304 pag.)

 La rete di protexzione 

Questa la recensione di Thriller Café:

Andrea Camilleri non si ferma e, dopo aver festeggiato il suo centesimo libro con L’altro capo del filo, ecco che pubblica, sempre per Sellerio, La rete di protezione, un romanzo che offre al commissario Montalbano l’occasione di misurarsi con il mondo della Rete, dimostrando di sapersi destreggiare nella selva dei social network anche senza l’aiuto dell’esperto di informatica del commissariato di Vigata, Agatino Catarella.

Ne La rete di protezione lo spunto per avviare la narrazione è dato dall’arrivo di una troupe che vuole girare una fiction ambientata nel 1950 e ben presto, accanto ai consueti protagonisti dell’universo di Camilleri, è evidente che in questo caso diventino importanti anche i media vecchi e nuovi.
Spazio quindi a Internet e computer e vale la pena citare almeno un passo, affascinante quanto efficace, dalla nuova fatica letteraria dell’autore di Porto Empedocle:

Salvuzzo si misi alla scrivania, addrumò lo schermo del PC e con ’na vilocità ’mpressionanti per Montalbano che l’osservava ’nfatato, raprì icone come finestre, le chiuì, scrissi, arrispunnì, addimannò, mentri che liggiva i messaggini sul tilefono e ne componiva la risposta, arrivaro soni, rumori, parole mentre che smanettava sui tanti apparecchi diversi che tiniva sul tavolo. Faceva cento cose tutte ’nzemmula, adoperando le dita con la stissa liggirizza delle gamme di un ballerino”.

Ma perché si arriva a questo punto? Cosa spinge le forze dell’ordine di Vigata a salpare nel mare elettronico in cerca di indizi e prove? Cerchiamo di scoprirlo dando un’occhiata alla sinossi de La rete di protezione.

Vigata sta vivendo un momento molto particolare che interrompe la tranquillità della cittadina: una troupe sta girando una fiction ambientata negli anni Cinquanta e, al fine di arrivare alla maggiore verosimiglianza possibile, la produzione italo-svedese ha pensato di chiedere l’aiuto dei cittadini, invitando gli abitanti a cercare vecchie foto e filmini d’epoca.

Sollecitato dalla richiesta, l’ingegnere Ernesto Sabatello recupera delle pellicole che suo padre ha girato con un metodo particolare: l’uomo ha scelto di riprende un muro, all’apparenza appartenente a qualche casa di campagna, ogni 27 marzo, dal 1958 al 1963. Il risultato non sembra essere molto interessante, non appaiono persone e non accade, a prima vista, nulla.

L’ingegnere, non sapendo bene cosa fare di quella serie di filmati, consegna il tutto a Montalbano che, affascinato, comincia a indagare e, pian piano, scopre alcune crepe nel muro e svela una storia di sangue appartenente a molti anni fa. Ma proprio mentre il commissario comincia ad avvicinarsi alla verità, ecco che Vigata è scossa da un fatto inaudito.

Alcuni uomini armati penetrano nella scuola media, per la precisione nella classe III B e, dopo aver minacciato i presenti, scappano esplodendo alcuni colpi di pistola. C’è chi pensa immediatamente a un atto di terrorismo, ma Montalbano comincia subito a guardare molto più vicino, nella scuola stessa e, per cercare di far luce sul fatto, si immergerà in quel mondo per lui alieno composto da Facebook, Twitter, blog e varie altre realtà che animano la Rete.

Aggiungo solo una considerazione: è sorprendente come Camilleri riesca sempre a trattare con garbo situazioni e personaggi. Mi è piaciuto molto. Quattro stellline (****) belle piene.

Aggiornamento

Ed è con piacere che riporto quest bella “pagella” di Antonio D’Orrico per La Lettura del Corriere della sera del 23 luglio.

La pagella:  Andrea Camilleri – La rete di protezione –  Sellerio.

voto: Il solito.

Eccellenza italiana (garantisce Clinton). Andrea Camilleri è uno scrittore professionista amato dai lettori (in Italia e all’estero) e primatista delle classifiche. Ispiratore, con Montalbano, di una serie tv che registra il boom di audience in prima visione e in replica. Il birraio di Preston, il più felice, teatrale e musicale dei suoi romanzi storici, è uno dei libri preferiti da Bill Clinton. L’ex presidente americano lo disse, a cena, all’allora presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi e chiese di poterlo incontrare. Cosa mai successa a nessun vincitore dello Strega (nemmeno quando c’era Nixon). La rete di protezione è, in ordine di tempo (2015), la prima inchiesta di Montalbano dettata dall’autore a causa dei suoi problemi agli occhi, ma niente è cambiato rispetto alle inchieste «scritte». Anzi. Per l’originalità dello spassoso e metalinguistico— come direbbero i critici laureati—spunto iniziale; per gli sviluppi inattesi del personaggio di Mimì Augello; per il delicato trattamento del segreto (a volte tragico) patto che lega spesso i fratelli gemelli, questo romanzo, scritto nell’ombra, sta serenamente accanto alle sue massime e luminose imprese narrative. Andrea Camilleri, per usare il linguaggio di moda, è un’eccellenza del Paese. Ha sfatato una maledizione nazionale. Quella descritta da Umberto Saba con sette parole pesanti come macigni: «La letteratura italiana sono secoli di noia». E Clinton, che non è proprio il tipo da annoiarsi, deve averlo capito meglio di tutti. Eppure c’è chi muove a Camilleri accuse destituite di ogni fondamento (che nicchia sulla mafia, che fa politica). È un tipico comportamento italiano. Allora faccio anche io l’italiano e ritiro le dimissioni irrevocabili dalla rubrica (che avevo dato la puntata scorsa per protesta contro la pochezza dei testi presenti in classifica), per assegnare il solito 10 (di cui ha qui l’esclusiva) ad Andrea Camilleri, maestro, scrittore, gentiluomo di 91 anni e senza mai uno sbadiglio (record mondiale?).

 

 

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[Libri] “Un investigatore dal fiuto infallibile” di Stefania Molinari – Editrice La Scuola (1995 – 192 pag.)

Un investigatore infallibile

 

E un giallo, per ragazzi e l’autore lo presenta così:

“Il protagonista di questi cinque racconti gialli sono io, Oreste, un giovane e brillante investigatore privato, alle prese con casi complicatissimi e misteriosissimi. Sono certo che li leggerai d’un fiato, anche se, modestamente, non credo che arriverai alla soluzione prima di me…”

Sono cinque, tutti incruenti,  gli episodi nei quali Oreste si trova ad emulare i suoi idoli: il tenente Colombo  e Sherlock Olmes:

  1. Hanno rapito poldo! (n.d.r. Poldo è un pesce rosso!)
  2. Il teatro delle muse è in pericolo!
  3. Grosso guaio al «drago d’oro»
  4. Chi ha rubato il «cypripedium maculato»? ((n.d.r. un’orchidea)
  5. Aggiudicato!

Ma si legge proprio volentieri: tre stelline (***)

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[Libri] “Il respiro della Laguna” di Alberto Ongaro – Piemme (2016 – 203 pag.)

Il respiro della laguna

Il libro:

Damiano Zaguri, capo della squadra Anticrimine di Venezia, viene svegliato in piena notte: in fondamenta San Trovaso un uomo è stato ucciso, un neonato – suo figlio – rapito dalla culla. All’apparenza non vi è alcun movente: la famiglia è abbiente ma non ricca, impensabile un riscatto, né si può immaginare un regolamento di conti. Il padre del bambino è stato ammazzato per sbaglio: se non avesse sorpreso il rapitore, ne sarebbe uscito incolume. Indagando fra gli informatori della malavita nella Baia del Re, Zaguri segue le tracce del criminale e dei suoi mandanti: è una corsa contro il tempo, e una personalissima sfida con un suo lontano antenato, Signore di Notte nella Venezia del Seicento, che si lasciò sfuggire i colpevoli della sparizione del piccolo erede di una contessa. A mettere Zaguri sulla giusta strada sarà un talismano, non unico elemento magico in una Venezia nebbiosa e palpitante, la cui laguna, secondo un’antica leggenda, sembra in grado di esprimere funesti presagi ingrossando le sue acque.

Un buon giallo in una Venezia insolita. Da tre a quattro stelline (***/****) e un grazie a Mariella per la segnalazione.

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Alberto Ongaro vive a Venezia, la sua città da sempre. Ma nella sua vita avventurosa, che l’ha visto per molti anni inviato speciale per L’Europeo, ha viaggiato in tutto il mondo e soggiornato a lungo in America del Sud e in Inghilterra. Narratore, giornalista, sceneggiatore di fumetti (a lungo collaboratore e intimo amico di Hugo Pratt), è autore di diversi romanzi, tra cui La taverna del Doge Loredan e La partita, premiato con il Super Campiello nel 1986.

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[Libri] “Viaggiare in giallo” di Autori vari – Sellerio 2016, 320 pag.

Viaggiare in giallo

 

Ne parla molto bene Antonio D’Orrico con questa pagella per La Lettura:

“I gialli dell’antologia Sellerio funzionano come gialli e anche come racconti umoristici”

Voto a «Viaggiare in giallo»: 8,5 (di gruppo)

I gialli dell’antologia Sellerio, appuntamento fisso della nostra editoria (dieci raccolte dal 2011 a oggi), funzionano come gialli. Questo è ovvio, direte voi. Nient’affatto, spesso i racconti gialli lasciano proprio a desiderare in quanto tali.

Invece qui funziona il delitto nella camera chiusa (il più classico degli schemi) proposto da Manzini e declinato a bordo di un treno Frecciarossa. Funziona un’altra location tradizionale nel genere come la nave da crociera nel racconto di Malvaldi. Funziona la Praga dove Savatteri ambienta un intrigo internazionale che riesce a rimanere tale nonostante la presenza fortemente localistica di Peppe Piccionello e della sua t-shirt blu con la scritta: «Sky of Sicily. Non serve abbonamento né decoder». Funziona l’isola misteriosa quasi alla Verne che appare foscamente nella storia di Recami. Funziona la Brianza un po’ latinoamericanizzata alla Gadda di Robecchi. E funziona, infine, nel caso affidato a Petra Delicado, la gita autarchica di Alicia Giménez-Bartlett sull’autobus di linea Girona-Barcellona.

Ma siccome un giallo non è mai solo un giallo, i gialli della scuola Sellerio funzionano anche come racconti umoristici. Di solito, parlando di quest’antologia nelle sue varie puntate, sceglievo alla fine il giallo più bello. Stavolta, in omaggio alla componente umoristica, vorrei scegliere la battuta o la scena più divertente. Per me vince Savatteri quando, a un certo punto del suo racconto, porta il suo protagonista in un cosiddetto non-luogo e ironizza sui tic intellettuali progressisti. «Mi aggiro per il centro commerciale: se fossi bravo quanto Francesco Piccolo potrei tirarci fuori un libro molto ironico, molto disincantato e molto di sinistra sul nomadismo delle tribù meridionali nei templi del consumismo decadente. Magari qualcuno me lo pubblicherebbe, però ci dovrei mettere almeno tre citazioni di Pasolini».

Mi spiace. Questo tipo di libro non mi ha quasi mai convinto. I brevi racconti gialli non riescono quasi mai a creare una vera suspense e i contorni umoristici, quasi sempre ridondanti rispetto alle trame gialle, sembrano forzature. Anche questa  volta mi pare che sia proprio così. Salverei solo il pezzo della Giménez-Bartlett.

Per me solo due stelline (**) , ma devo precisare che di questi tempi non devo essere nel mio mood migliore.

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[Libri]  “Il cane che parla” di Giorgio Scerbanenco – Sellerio 2011 – 228 pag.

Il cane che parla

“Il cane che parla” è il quinto romanzo di una serie che ha per singolare protagonista,  Arthur Jelling, un timido archivista capo della polizia di Boston al quale vengono, però, anche assegnati i casi che richiedono particolari capacità psicologico-investigative.

Qui è impegnato in un classico: l’omicidio sul treno. Scatta il segnale di allarme, il treno in corsa si arresta in una zona coperta da una fitta vegetazione e quando un tale si affaccia al finestrino per vedere che cosa sia successo, viene colpito a morte da due colpi sparatigli al volto e alla gola. La vittima è Aroldo Banner, un poeta scrittore che, con un gruppo di amici e colleghi di lavoro, è in viaggio di ritorno dopo essere stato ospite, per un soggiorno di piacere, dell’editore Marino Grant. Sono con lui il vice direttore della Nuova Stampa, Dady Dadies, col cane Ciannell, il giornalista Carlo Svedensson, l’editore Tom Fharanda e la scrittrice Fiorella Garrett.

E’ superfluo dire che nel corso delle indagini, a dispetto delle apparenze, emergeranno motivi d’odio reciproco tra i vari personaggi e Arthur Jelling dovrà sbrogliare una bella matassa.

Il giallo, come ho detto, è di tipo classico. Ha un bell’intrigo e tutti i personaggi possono essere il colpevole che, però, viene smascherato solo nelle ultimissime pagine. E’ stato pubblicato per la prima volta da Mondadori nel 1942 e tutta la serie Arthur Jelling risale all’inizio degli anni ’40. Soffre forse solo un po’ dei mali dell’età.

Mio gradimento: tre stelline (***).

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[Libri] “Delitto con inganno” di Franco Matteucci – Newton Compton Editori (febbraio 2017, 252 pag.)

Delitto con inganno

E’ questa la quinta avventura della serie Ispettore Santoni, che non conoscevo e che mi è stata segnalata da Mariella, che, come sempre, ringrazio.

Così la presenta l’editore:

È un inverno molto freddo e nevoso a Valdiluce. L’ispettore Santoni si trova a dover indagare su un evento accaduto una quindicina di anni prima e che all’epoca sconvolse la cittadina. La drammatica vicenda costringe l’ispettore, assistito dal fedele Kristal Beretta, a recuperare notizie su come avvennero i fatti, ma anche a ripercorrere la sua storia privata, dato che all’epoca era un adolescente innamorato proprio della bellissima Clara Meynet, la ragazza al centro del crimine. La giovane è scomparsa in circostanze mai chiarite, e non è stata più ritrovata. Durante le indagini, nonostante una certa ritrosia degli abitanti a collaborare, una serie di coincidenze riportano alla luce elementi che convincono l’ispettore ad avventurarsi nelle viscere del monte Sassone, luogo ameno e minaccioso dimenticato da decenni, attraverso un dedalo di tunnel, gallerie e cunicoli che nascondono spaventosi misteri. La selvaggia e potente natura dei luoghi, protettrice di un macabro segreto, testimonia che la verità è rimasta sepolta per anni sotto una fitta coltre di neve, ghiaccio e paura…

Diciamo che è stata una scoperta piacevole, mio gradimento da tre a quattro stelline (***/****), anche se la storia mi è parsa altamente improbabile e il colpevole spunta fuori improvvisamente, come un fungo, proprio all’ultimo.

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Franco Matteucci è autore e regista televisivo, vive e lavora a Roma. Ha collaborato con Tonino Guerra. Ha debuttato quindi in Rai come regista. E’ stato inoltre tra i collaboratori di Renzo Arbore per la trasmissione “L’altra domenica”. Per due volte ha superato la selezione per il Premio Italia ed è stato premiato a Umbriafiction e a Treviso cartoon. Ha scritto i romanzi “La neve rossa” (premio Crotone opera prima 2001), “Il visionario” (finalista al premio Strega 2003, premio Cesare Pavese 2003 e premio Scanno 2003), “Festa al blu di Prussia” (premio Procida Isola di Arturo – Elsa Morante 2005), “Il profumo della neve” (finalista al premio Strega 2007), “Lo show della farfalla” (finalista al Premio Viareggio – Repaci 2010), “Il suicidio perfetto” (Newton Compton 2013). I suoi libri sono stati tradotti in diversi Paesi. (Fonte: IBS)

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[Libri] “Una ragazza bugiarda” di Ali Land – Newton Compton Editori (30 marzo 2017, 351 pag.)

Una ragazza bugiarda

Angosciante, sconvolgente,  tormentoso. E’ “Una ragazza bugiarda”, romanzo  di Ali Land, una scrittrice inglese esordiente, laureata in Psicologia, che ha trascorso dieci anni lavorando negli ospedali e nelle scuole di Regno Unito e Australia.

La protagonista Annie è una ragazzina di quindici anni che ha visto la madre uccidere, nel tempo, nove bambini nella stanza battezzata “Il parco  giochi”.

Otto gradini. Altri quattro.
La porta sulla destra.
Il parco giochi.
È così che lo chiamava.
Dove si facevano giochi malvagi
e il vincitore era sempre lo stesso.
Quando non era il mio turno, lei mi faceva guardare.
Un buco nella parete.
E poi mi chiedeva: che cosa hai visto, Annie?
Che cosa hai visto?

Il nono era un suo amico, Daniel, e lei l’ha denunciata. Ora ha un nuovo nome, Milly, e vive insieme ad una nuova famiglia: Mike, la moglie Saskia e la figlia, Phoebe, ma il pensiero del processo che si avvicina, nel quale sarà chiamata come testimone, non le dà tregua.

Perdonami quando ti dico che sono stata io. Sono stata io a parlare.

Il detective. Un uomo gentile, con un bel pancione tondo. All’inizio era incredulo. Poi ho tirato fuori dalla borsa la salopette macchiata. Così piccola.

L’orsacchiotto sul davanti era tutto schizzato di sangue. Avrei potuto portarne anche altre, ne avevo tante tra cui scegliere. Lei non ha mai saputo che le conservavo.

Il detective si è spostato sulla poltrona. Un rapido scatto in avanti. Del suo corpo e del suo istinto.

La sua mano. Ho visto che tremava mentre prendeva il telefono. Vieni, ha detto. Devi ascoltare. L’attesa silenziosa prima che arrivasse il suo superiore. Sopportabile, per me. Non così tanto per lui. Centinaia di domande che gli martellavano nella testa. Sta dicendo la verità? Non può essere, no? Impossibile. Così tanti? Tutti morti? Certo che no.

Ho raccontato di nuovo tutta la storia. E poi di nuovo. Era sempre la stessa. A essere diverse erano le facce che mi guardavano, le orecchie che mi ascoltavano. Ho detto loro tutto.

Be’.

Quasi tutto.

 Anche adattarsi ai ritmi e alle abitudini della nuova famiglia è molto più complicato di quanto avesse pensato. Mike, che inizialmente aveva richiesto l’affidamento di Milly sperando di poterla aiutare, è sopraffatto dai suoi impegni di psicoterapeuta. Saskia riesce a malapena a gestire la figlia naturale, e non è in grado di occuparsi anche di quella adottiva. Phoebe ha reagito malissimo all’arrivo di Milly: è sempre di malumore, vorrebbe che se ne andasse e, per rivalsa, comincia a maltrattarla, spalleggiata dalle amiche. Milly si sente isolata e in cerca di sostegno. Avrebbe assoluto bisogno di qualcuno che le desse ascolto: ci sono segreti che riguardano i crimini di sua madre, di cui sa molto di più di quanto non abbia confessato. Eppure nessuno sembra disposto a farlo…

Ha il fascino e la suspense delle storie angoscianti: da tre a quattro stelline (***/****) il mio gradimento, ma non leggetelo se temete le storie troppo tormentose.

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[Libri] “L’amore addosso” di Sara Rattaro – Sperling & Kupfer (21 marzo 2017, 240 pag.)

l'amore addosso

Sara Rattaro scrive magnificamente bene; le sue storie toccano i sentimenti, fanno riflettere e anche questo “L’amore addosso” mi ha tenuto incollato alle sue pagine, dalla prima all’ultima, Ma, questa volta, con un po’ di delusione.

L’inizio è intrigante. Giulia è sulla spiaggia con il suo amante, Federico, sposato e padre di due figli, quando lui si sente male. Chiama un’ambulanza e lo accompagna in ospedale. Qui viene a sapere che è appena stato ricoverato anche suo marito, Emanuele,  vittima di un incidente stradale, mentre era alla guida dell’auto con una bella biondina seduta accanto. E’ una situazione alquanto imbarazzante. Giulia si trova a far la parte di quella che riceve i ringraziamenti della moglie di Federico per averlo soccorso e non sa come spiegare a sua sorella di non essere stata rintracciabile per essere informata dell’incidente del marito.

E’ il destino, con la sua ironia, – dice l’editore – che ha scelto proprio quel giorno per fare entrare in collisione le due metà della sua vita: da una parte, quella in cui è, o sembra, una moglie fortunata e una figlia devota; dall’altra, quella in cui vive di nascosto una passione assoluta e sfugge al perbenismo di sua madre – alle ipocrisie, ai non detti, a una verità inconfessabile. Una verità che perseguita Giulia come una spina sotto pelle; un segreto che fa di lei quell’essere così tormentato e unico, luminoso e buio; un vuoto d’amore che si porta addosso come una presenza ingombrante, un caos che può soltanto esplodere. Perché l’amore è una voce che non puoi zittire”.

Giulia è una donna irrisolta, ricca di slanci e contraddizioni. La Rattaro la dipinge magistralmente nel contesto di “una storia – prosegue l’editore – potente e sincera, che parla di famiglia e amore, amicizia e desideri inafferrabili. Una storia che mette a nudo gli alibi dietro cui ci nascondiamo per paura di ferire o essere giudicati, le bugie che diciamo per amore ma che solo un amore vero potrà poi perdonare. L’amore addosso è un romanzo in cui è la nostra stessa vita a raccontarsi tra le pagine e le emozioni ci arrivano dritte al cuore.”

Ma c’è un ma: non sono riuscito ad amarla. Troppo complessa e lontana, forse, dal mio modo di pensare. Troppo vecchio io?

Tre sole stelline (***), per questa volta, ma la Rattaro rimane una delle mie scrittrici preferite.

SARA RATTARO è nata a Genova nel 1975. Laureata in Biologia e in Scienze della Comunicazione, ha lavorato come informatore farmaceutico prima di dedicarsi completamente alla sua grande passione, la scrittura. È già autrice di cinque romanzi, accolti con grande successo da librai, lettori e critica, e tradotti in nove lingue: Sulla sedia sbagliata, Un uso qualunque di te, Non volare via (Premio Città di Rieti 2014), Niente è come te (Premio Bancarella 2015 e per me cinque  stelline (*****), Splendi più che puoi (Premio Rapallo Carige 2016).

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[Libri] “Un piccolo favore” di Darcey Bell – Rizzoli (marzo 2017, 347 pag.)

Un piccolo favore

“Un piccolo favore” è il romanzo d’esordio di Darcey Bell, una scrittrice americana, nata nel 1981, che vive a Chicago.

E’ un thriller psicologico che mette a nudo le complesse personalità di due giovani donne, Stephanie ed Emily, tra le quali, da un anno, da quando cioè i due figli di cinque anni, Nicky e Miles, si sono incontrati sui banchi di scuola,  pare essere nata  una profonda amicizia.

Tutto ha inizio – dice la presentazione del libro qui adattata – con un piccolo favore tra madri. «Puoi passare tu a prendere Nicky?» chiede Emily a Stephanie. E Stephanie, mamma di Miles, è felice di essere utile all’amica e di sentirsi in qualche modo importante per lei. Quel giorno però Emily non tornerà a prendere suo figlio e non risponderà né alle telefonate, né ai messaggi dell’amica. Stephanie, preoccupata, smarrita, si avvicinerà col tempo all’affascinante marito della sua amica, Sean, e si prenderà cura di lui e del bambino. Poi, un giorno, la notizia. Un corpo è stato ritrovato nelle acque del lago, e la polizia conferma: si tratta di Emily. Suicidio, il caso è chiuso. Ma è davvero così? In realtà niente è come sembra, e si scoprirà che dietro l’amicizia, l’amore, o anche la semplicità di un piccolo favore, si nascondevano  una mente subdola e un disegno perverso e diabolico.

Bello, intrigante, avvincente. Anche se ho letto giudizi molto contrastanti soprattutto, credo, a causa di un finale che esce decisamente dagli schemi ed è molto lontano da quello che ci si aspetta (ma spesso nella vita reale è proprio così), a me è piaciuto molto. Quattro stelline (****)

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