[Libri] “Una piccola bestia ferita” e “L’amica americana” di Margherita Oggero – Mondadori (2004-2005)

Sono dilungato in precedenza nel commentare le caratteristiche dei vari personaggi de “La collega tatuata” di Margherita Oggero, giallo d’esordio venato d’umorismo piemontese, con protagonista una “profia” di lettere appassionata di indagini poliziesche che trova il modo di collaborare alla soluzione dei casi dell’affascinate commissario Gaetano Berardi.

Passo quindi direttamente ad accennare le trame dei successivi due libri della stessa serie, tutti ambientati nella mia bella Torino.

Una piccola bestia ferita

“Una piccola bestia ferita” è il secondo della serie.

Karin Levrone è una bella diciottenne, disinibita, viziata e a arrogante. Un giorno non rientra a casa e tutto fa pensare ad un rapimento A coinvolgere la “profia” nella vicenda è il fratello minore Cristian, un quindicenne goffo e impacciato che la ragazza ha sempre trattato con sufficienza. La vicenda si rivela assai pericolosa e ne fa le spese il fidanzatino della ragazza, implicato nel rapimento.

Devo dire che gli ingredienti per un buon giallo ci sono tutti. Tuttavia la narrazione si sofferma in modo un po’ troppo accentuato sulle vicende familiari e sulle pastoie burocratiche dell’ambiente scolastico, relegando ai due ultimi capitoli, a mio avviso in modo un po’ troppo frettoloso, lo sviluppo e la soluzione dell’intrigo noir.

Non arrapa più di tanto, ma la lettura è comunque piacevole e non manca qualche siparietto vivace e divertente.

Mio gradimento ***

L'amica americana

“L’amica americana” è il terzo episodio della serie.

La professoressa Camilla Baudino – dice la presentazione del libro –  ha messo da tempo gli occhi su una villetta sempre chiusa, nel cuore della città ma con un piccolo rigoglioso giardino. Sa che non se la potrà mai permettere, ma quando scopre che la casa è in vendita non resiste alla tentazione e chiede. La venditrice è simpatica, intelligente, una potenziale amica: Dora. Tra le due nasce un’amicizia, profonda, esclusiva. Finché la vita delle due amiche subisce un doloroso, imprevedibile scarto. E la professoressa si ritrova ben presto nel cuore di un giallo, che questa volta la vede coinvolta in prima persona.

Sì perché Dora sarà vittima di un terribile incidente e morirà travolta da un tram una mattina in cui è a passeggio tra la folla con Camilla, che, nominata inaspettatamente ereditiera della bella casa, diventa la principale indiziata.

In questo episodio il contenuto giallo è decisamente più consistente ed anche ben strutturato.

Compare anche un nuovo curioso personaggio un po’ fuori di testa: l”Indistruttibile”. «Sono indistruttibile, indistruttibile!» gridava l’uomo con l’impermeabile grigio troppo lungo saltando giù dal marciapiede in mezzo alle macchine che avanzavano incolonnate nel traffico del mattino. Inchiodate brusche, stridio di freni, finestrini che si abbassavano, imprecazioni, bestemmie. Qualche volta ci scappava un tamponamento leggero con cocci di fanaleria sparsi sull’asfalto e guidatori inferociti che si scaraventavano fuori dall’abitacolo. Ma lui, mentre si scatenava il concerto rabbioso dei clacson, aveva già scantonato a destra o a sinistra ed era ormai impossibile raggiungerlo.

Ma sarà proprio lui a dare una mano alla nostra prof per risolvere il caso e togliersi dai guai.

Non manca anche qualche aspetto stuzzichino, con Camilla sempre più tentata dalle attenzioni del bel commissario Gaetano.

Umorismo, sentimento e suspense.

Mio gradimento ****.

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , , | 4 commenti

[Libri] “La santa degli impossibili” di Daria BIgnardi – Mondadori (2015)

La santa degli impossibili

No, non mi ha emozionato e devo dire che con questo suo “La santa degli impossibili”  Daria Bignardi,  mi ha un po’ deluso.

E’ la storia di una donna – dice la presentazione – che ha perso il filo del suo destino.
Mila è stata una bambina amata e luminosa, una ragazza solitaria: oggi è la moglie di Paolo e la madre di Maddi e dei gemelli, una donna che ha perso il filo del suo destino. Un giorno cede a un impulso segreto, e si ritrova in ospedale. Qui incontra Annamaria, un’insegnante laica che, come le suore, ha fatto voto di povertà, castità e obbedienza. Tramite lei Mila torna in contatto con una figura straordinaria della sua infanzia, santa Rita, la santa degli impossibili, che ha attraversato i secoli con la forza della sua testimonianza: quella di una donna che – a nome di tutte le donne – riuscì a volare oltre ogni ostacolo grazie alla potenza magica di una passione inestinguibile.
Un personaggio – prosegue la presentazione – inquieto, pieno di contraddizioni, segnato da un bisogno di trascendenza inespresso eppure capace di cogliere l’amore del mondo che silenziosamente ci può salvare.

Sarà, può essere, ma il breve racconto di questa storia (appena 108 pagine, troppo poche per un tema così difficile), che si sviluppa con il ricorso alle tre voci narranti di Mila, Maddi e Paolo, mi è apparso un po’ disarticolato, e poco incisivo e concludente.

Ben lontano dal buon ritmo e dalle emozioni de “L’amore che ti meriti “ che tanto positivamente mi aveva sorpreso.

Mio gradimento **.

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , | 2 commenti

[Libri] “Biancaneve deve morire” di Nele Neuhaus – Giano (2011)

Biancaneve deve morire

Indubbiamente un buon thriller (i consigli di Mariella sono sempre preziosi).

“Biancaneve deve morire” è il primo di una serie di gialli di Nele Neuhaus con protagonisti Pia Kirchoff, commissaria di polizia,  e il suo capo Oliver von Bodenstein.

Siamo a Altenhain, in Germania, una piccola cittadina dell’Assia.

Dieci anni trascorsi in una cella a scontare una pena per omicidio, dieci lunghi anni, e poi finalmente arriva l’agognato giorno in cui il cancello del penitenziario di Rockenberg si chiude alle spalle di Tobias Sartorius. Il mondo, si sa, non aspetta a braccia aperte chi esce di prigione. Per Tobias la meta è perciò obbligata: Altenhain, il piccolo borgo tra i monti del Taunus, dove da tre generazioni i suoi esercitano l’onorato mestiere di osti al Gallo d’Oro, la trattoria del paese. Il ritorno al villaggio natale si rivela, però, subito per il figlio dei Sartorius un inferno peggiore di quello patito tra le mura del penitenziario. La madre è andata via di casa, l’appartamento paterno è in rovina, la trattoria chiusa. Di suo padre, poi, un uomo un tempo vitale e sicuro di sé, rimane solo un’ombra. Ogni oggetto, infine, della casa rimanda a quella sera d’estate di dieci anni prima in cui Laura Wagner e Stefanie Schneeberger scomparvero. Tutti gli indizi avevano allora indicato lui, il ragazzo dell’oste Sartorius, come il colpevole. Tobias non ricorda nulla di quella sera, solo che aveva bevuto con gli amici e che amava perdutamente Stefanie, la ragazza con i lunghi capelli neri e la bocca rossa come Biancaneve, per la quale aveva lasciato Laura. La rabbia e la delusione del ritorno probabilmente svanirebbero, se le cose non precipitassero con sorprendente rapidità. Quasi contemporaneamente alla ricomparsa di Tobias, infatti, uno scheletro umano torna improvvisamente alla luce…

La trama è ben costruita e la narrazione è avvincente. Sono forse solo un po’ troppi i personaggi, peraltro tutti ben caratterizzati,  e il rischio è quello di perdersi nel mare dei nomi tedeschi e degli intrecci di parentela. Ma la narrazione è ricca di suspense, con molti colpi di scena. Si dilunga un po’ in un “finale nel finale”, comunque a sorpresa.

Mio gradimento ****

Nele Neuhaus

Nele Neuhaus è nata in Germania nel 1967. Della coppia Oliver von Bodenstein e Pia Kirchoff, in Italia sono stati pubblicati: “Biancaneve deve morire” (Giano 2011),”Ferite profonde” (Giano 2012), “La donna malvista” (Giano, 2012) e “Chi semina vento” (Giano, 2013), “Lupo cattivo” (Giano, 2014)

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato | 4 commenti

[Libri] “Il segreto degli angeli” di Camilla Läckberg – Marsilio (Maggio 2015)  

il segreto degli angeli

Bello, molto, al livello della miglior Camilla Läckberg. E’ “Il segreto degli angeli“ e, per una volta riporto una recensione non mia. E’ di Antonio Strepparola per Mondadoristore.it

Camilla Läckberg ritorna con l’ottavo caso (di dieci, ma due sono ancora in corso di traduzione. n.d.r.) della coppia di detective formata Patrik Hedström e Erica Falck, una squadra vincente che conferma, nel successo di pubblico e nell’aspettativa che suscita ogni loro nuova avventura, quanto ormai questa serie sia entrata nei cuori dei lettori.

Il segreto degli angeli ha tutte le caratteristiche che amiamo di più nei gialli ambientati nella “tranquilla” località balneare di Fjällbacka. Durante la Pasqua del 1974 una famiglia scompare dalla loro casa su un’isola idilliaca al largo della costa della Svezia. La tavola è apparecchiata, ma la casa è deserta, a parte la piccola Ebba di appena un anno. Il caso è rimasto un mistero mai dimenticato dalla comunità locale ma ora, dopo molti anni, Ebba è tornata sull’isola. Lei e il marito si stanno riprendendo dalla perdita del loro bambino e hanno in programma di ricominciare qui una nuova vita ristrutturando la casa. Dopo pochi giorni dall’inizio dei lavori, però, un incendio distrugge parzialmente la casa riportando alla luce segreti di un passato che sembrava sepolto. Patrik comincia a indagare a fondo, e Erica, che già da tempo si era interessata alla scomparsa della famiglia Elvander e all’abbandono della piccola Ebba, non può fare a meno che mettersi al suo fianco. Ben presto si troveranno sulle tracce di un assassino che non si fermerà davanti a nulla pur di avvolgere nella nebbia crimini che affondano le loro radici nel tempo. 

Come ogni crime story di Camilla Läckberg, la forza del libro è nel mistero che viene svelato gradualmente fino alla rivelazione finale, con una scrittura nitida e coinvolgente che sa come infiammare l’attesa del lettore. Grazie al largo e puntuale successo che accoglie ogni romanzo della scrittrice svedese, possiamo a buon diritto dire che il cielo è sempre più noir sopra la Scandinavia.

Di mio non posso che confermare che le quattrocentoottantadue pagine, nonostante i molti personaggi da memorizzare, scorrono via veloci con un ritmo incalzante. Ha commentato l’amica Mariella: “sto leggendolo e l’ho quasi finito,  ma vorrei che non finisse mai”. E il finale è a sorpresa.

Mio gradimento ****/*****

I precedenti della Läckberg, tutti sul mio blog: La principessa di ghiaccio (2010), Il predicatore (2010), Lo scalpellino (2011), L’uccello del malaugurio (2012), Il bambino segreto (2013)La sirena (2014), e Il guardiano del faro.

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Le 5 stelline, Libri letti | Contrassegnato , , | 11 commenti

[Libri] “Il giallo di Ponte Vecchio ” di Letizia Triches – Newton Compton (2014)

Il giallo di ponte vecchio

Non è male, ma non mi ha eccessivamente entusiasmato questo romanzo di Letizia Triches : “Il giallo di Ponte Vecchio”.

Siamo nel mondo dell’arte a Firenze in una vicenda che vede come principali protagonisti

  • tre amici di lunga data Giuliano Neri, restauratore di quadri, Lapo Treschi, giudice istruttore, Guido Faggi, pittore,
  • Alma Landi, moglie di Giuliano,
  • Paolo Sarti e Fabio Bechi, due giovani restauratori, dei quali Giuliano si è preso a cuore il futuro, preparandoli per un concorso impegnativo,
  • e un quadro del cinquecento, un superbo esempio di pittura manierista, attribuito a Rosso Fiorentino.

La città è turbata da una serie di efferati delitti, senza legami precisi tra loro, che toccano il mondo della prostituzione, con un assassino non lascia tracce. Deve esserci un particolare che sfugge, qualcosa che è sotto gli occhi di tutti e che nessuno riesce ancora a vedere. Del caso si occupa Lapo Treschi, il giudice istruttore amico di Giuliano che a questi si rivolge facendo affidamento sulla sua abilità nel ritrovare nelle tele indizi anche minuscoli e scandagliare ogni dettaglio fino a scoprire i misteri che si celano dietro un’opera.

Neri è impegnato nel restauro del Rosso Fiorentino. Verrà a capo di un misterioso enigma che il dipinto nasconde e risolverà il mistero degli omicidi che puntualizzeranno il corso delle indagini.

Gli ingredienti per un buon giallo ci sono tutti e l’idea di un restauratore che usa il intuito e capacità professionali per indagare sugli omicidi di un serial killer non è male. Anche la soluzione degli enigmi è abbastanza originale, tuttavia qualcosa non mi ha convinto. Forse una narrazione un po’ troppo fredda, senza spunti leggeri, tutta alla terza persona singolare dell’indicavo presente, che dà, sì, immediatezza alle situazioni, ma che alla fine è un po’ stancante, forse una soluzione basata su un movente debole, un po’ cerebrale.

Va beh, ci riproveremo magari con la prossima avventura al Campo de’ Fiori.

Per questa: mio gradimento ***.

Letizia Triches è nata e vive a Roma. Docente e storico dell’arte, ha pubblicato numerosi saggi sulle riviste «Prometeo» e «Cahiers d’art». È autrice di vari racconti di genere giallo-noir. Con la raccolta Tris di quadri ha vinto la prima edizione (2010) del Premio Chiara, sezione inediti. Il suo romanzo Verde napoletano (Pendragon) è stato tra i semifinalisti del Premio Scerbanenco 2009. Tra le altre sue opere, ricordiamo Giallo in Trastevere (Pendragon, 2010). Il suo racconto “Guardami morire” appare nell’antologia Delitti di Capodanno, del 2014 per Newton Compton. Per la serie “Un’indagine di Giuliano Neri” oltre a Il giallo di Ponte Vecchio ha pubblicato nel 2015 Quel brutto delitto di Campo de’ Fiori 

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , | 2 commenti

[Libri] “La collega tatuata” di Margherita Oggero – Mondadori (2003)

La collega tatuata

Questo, se vi è sfuggito in passato, non perdetevelo una seconda volta. E’ “La collega tatuata”, il primo della serie di romanzi di Margherita Oggero (Torino, 18 Marzo 1940) che hanno come protagonista e voce narrante la simpatica “profia” di lettere Camilla Baudino, un’ironica e brillante quarantenne, colta, informata, curiosa, leggermente frustrata, con il vezzo delle indagini poliziesche che, peraltro, riesce a condurre con grande spirito d’osservazione, intuito, capacità deduttive e, non ultimi, con una serie di pettegolezzi delle amiche.

Camilla ama i cani, il suo è Potti, un bassotto che adora. I cani ti scodinzolano anche se te ne sbatti del politically correct, se giudichi una scemata il new age, se rifiuti di frequentare chi chiama i bidelli operatori scolastici, i secondini agenti di polizia carceraria, gli ospedali strutture sanitarie eccetera. I cani non parlano non scrivono non rilasciano interviste alla tivù – non ancora – e in questo sta oggi la loro affidabilità..

Ha un marito, Renzo, utile per portare e andare a prendere la bambina a scuola, quando non la dimentica,  che odia le verdure lesse al punto da chiamarle “merdure” e la “fettina alla professoressa”, quella schiaffata nella padella antiaderente con un rametto di rosmarino, niente condimento e una gran puzza per tutta la casa, nonostante la cappa aspirante a due velocità.

La figlia, Livietta, di otto anni, è una bambina super cinica e super spassosa in grado di tenere testa a tutti:  «Lo sai mamma cos’ha fatto oggi Alice?» attaccò Livietta alla prima cucchiaiata di minestrina.
«Cos’ha fatto?»
«Ha fatto due palline dal naso e le ha appiccicate sul mio banco.»
«Si chiamano caccole. E tu?»
«Io ne ho fatte tre e le ho appiccicate sul suo.[..] Io non le trovo schifose, le fanno tutti. Quando sono in macchina da soli gli uomini le fanno sempre. Le donne no, come mai?»
«Le donne sono meno sozzone e visto che sei una donna potresti smettere di farle anche tu.»
«Io non sono una donna ma una bambina e le faccio solo quando nessuno mi vede. Meno stamattina ma non avevo cominciato io.»
Con Livietta era difficile aver l’ultima parola.

Lo scenario è quello della Torino “portieria” cara a Cesare Pavese, dove è facile venir a saper tutto di tutti, e il palcoscenico è quello di un istituto tecnico, il  Fibonacci, con tutte le sue incongruenze e contraddizioni, a partire dalla preside, madama Buonpeso o più concisamente Bipi ,che già dall’anno prima la preside  che era stata avvertita che nella scuola c’era un discreto giro di droga, hascisc marijuana ed ecstasy come in tutte, ma probabilmente anche eroina – e lei non ci aveva creduto. Madama era una geniale filosofa napoletana e in qualità di erede di Spaventa e di Croce aveva elaborato una personale teoria della conoscenza, in base alla quale la realtà non è che la proiezione sensibile dello schema interpretativo dell’osservatore e pertanto se nel suo schema mentale la droga nell’istituto non era contemplata, nell’istituto la droga non c’era punto e basta. Vedi don Ferrante con la peste.

«Io» diceva orgogliosa sporgendo il davanzale delle tette «conosco i miei studenti uno per uno (una balla, erano quasi mille) e passo il mio tempo a osservarli giorno dopo giorno dentro e fuori della scuola (doppia balla: se ne stava perlopiù sprangata nel suo ufficio – la luce rossa fuori della porta a scoraggiare i postulanti – a giocare a campo minato sul computer o a consultare siti di araldica su Internet) e so con certezza ASSOLUTA che nell’istituto Fibonacci la droga non è mai entrata e non entrerà mai, dico MAI.»

Infatti.

I carabinieri erano arrivati poco dopo le nove con tanto di sirena e lampeggianti, avevano dribblato le proteste presidenziali espresse in vibrato stampatello maiuscolo e avevano dato inizio a una perquisizione capillare, con i loro bellissimi cani antidroga [..]e la roba era saltata fuori: quello che si pensava e quello che si temeva più qualche dose imprevista di coca.

Cocaina addirittura, roba da figli di papà, da fighetti e squinzie collinari, inaspettata nelle tasche di questi smandrappati che piangono miseria e si strappano i capelli ogni volta che gli consigli un libro da diecimila lire.

E poi, ah già dimenticavo,  c’è anche una discreta trama gialla, con tanto di bel commissario affascinante e tentatore, dove la vittima è Bianca De Lenchantin, una ricca, bellissima e un po’ snob professoressa di inglese che odia i cani, e per questo è una “stronza”,  sposata con un uomo più vecchio, più brutto ma anche molto più benestante di lei .che non aveva certo sposato per passione, perché Eros è bendato ma non deficiente e le frecce non le scocca alla cazzo di cane.

A voi, buon divertimento.

Mio gradimento ****

Margherita Oggero (Torino, 22 marzo 1940) è una scrittrice e insegnante italiana.

Il suo primo romanzo, pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore nel 2002, è La collega tatuata (da cui è stato tratto il film Se devo essere sincera, di Davide Ferrario, con Luciana Littizzetto).

L’anno successivo esce, sempre per Mondadori, Una piccola bestia ferita, seguito da L’amica americana (ancora Mondadori) e Così parlò il nano da giardino, edito da Einaudi.

Nel 2007 esce nelle librerie Qualcosa da tenere per sé, a cui nel 2008 seguono Orgoglio di classe. Piccolo manuale di autostima per la scuola italiana e chi la frequenta, Il rosso attira lo sguardo. Quattro stagioni di relazioni pericolose Torino, l’ora blu edito da Gribaudo e Risveglio a Parigi Arnoldo Mondadori Editore.

Nel 2011 è uscito il suo primo giallo per bambini L’amico di Mizù, edito da Notes edizioni.

Nel 2012 pubblica Un colpo all’altezza del cuore, proseguendo le vicende della professoressa Camilla Baudino dopo cinque anni dall’ultimo libro della serie.

È la creatrice dei racconti che hanno ispirato la serie televisiva Provaci ancora prof con Veronica Pivetti. (da Wikipedia)

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , | 7 commenti

[Libri] “Momenti di trascurabile felicità” di Francesco Piccolo – Einaudi (2010)

Trascurabile felicità

Dopo  aver già parlato del più recente “Momenti di trascurabile infelicità” di Francesco Piccolo, pubblicato da Einaudi nel 2015, non mi dilungherò più di  tanto nel presentare anche il precedente “Momenti di trascurabile felicità”, dello stesso autore, pubblicato nel 2010.

Il canovaccio dei due libri è identico:  una raccolta di  piccole storie, pensieri e riflessioni, aneddoti di fatti e situazioni che punteggiano la nostra vita quotidiana e che, ad essere anche un po’ bastardi dentro, ci regalano qualche piccola gioia di vivere.

Qualche esempio:

Quando mia moglie si fa la doccia, sta più di un’ora a regolare l’acqua, e arriva in un punto precisissimo in cui se sposta il regolatore di un millimetro a sinistra l’acqua diventa bollente, e se lo sposta di un millimetro a destra diventa gelata.

            In quel momento, quando ha compiuto uno sforzo sovrumano per avere la temperatura proprio al punto giusto, e il vapore annebbia gli specchi e fa della stanza da bagno un nido di tepore, finalmente si infila sotto la doccia.

            In quel preciso momento io, lo giuro, involontariamente, ma con una scansione dei tempi perfetta, giro la manopola di un lavabo, in cucina o nell’altro bagno o chissà dove, e sotto la doccia l’acqua diventa improvvisamente pochissima e ghiacciata. So che lei si sta schiacciando in un angolo del box perché non ha il coraggio di chiudere per poi ricominciare da capo la regolazione, e soprattutto perché pensa che durerà soltanto un attimo, sta tirando dentro tutti i muscoli senza riuscire a evitare gocce assassine, e urla, urla a squarciagola «chiudi i, chiudi i i ».

            Se sento – perché con due getti d’acqua e le porte chiuse potrei anche non sentire; ma se sento quelle urla, mi rendo immediatamente conto e chiudo tutto.

            Dopo, quando esce dalla doccia e avanza verso di me con gli occhi spiritati, io mi meraviglio, e la prima cosa che faccio è negare: giuro che non ricordo di aver aperto il rubinetto dell’acqua calda, lo giuro solennemente. Soltanto dopo un interrogatorio lungo e stressante, ammetto la colpa.

            Ma giuro che mi ero dimenticato che stava facendo la doccia, altrimenti non l’avrei mai fatto.

-.-

Entro in un negozio di scarpe, perché ho visto delle scarpe che mi piacciono in vetrina. Le indico alla commessa, dico il mio numero, 46. Lei torna e dice: mi dispiace, non abbiamo il suo numero.

            Poi aggiunge sempre: abbiamo il 41.

            E mi guarda, in silenzio, perché vuole una risposta.

            E io, una volta sola, vorrei dire: e va bene, mi dia il 41.

-.-

Poi ci sono alcune altre cose che non mi dovrebbero piacere ma mi piacciono.

            Mi piace comprare in estate tutti i giornali rosa per guardare le tette e i culi delle donne famose. Devo dire che mi piace guardare solo quelle che riconosco – così come mi succedeva quando leggevo Playboy, da ragazzino, e non avevo nessun interesse per la playmate del mese, nonostante fosse bellissima e audace e con un corpo perfetto; preferivo un po’ del seno di Iva Zanicchi, di Maria Rosaria Omaggio, le nudità anche pudiche di quelle che riconoscevo. Il resto mi sembra troppo generico.

            Mi piacciono le risse per strada, soprattutto quando sono due automobilisti che scendono dalle macchine insultandosi e poi si picchiano selvaggiamente. Mi piace se ci sono le mogli che si insultano.

            Mi piace sentire i clacson che suonano indispettiti, prima uno dopo l’altro poi tutti insieme, mentre ce ne stiamo imbottigliati nel traffico e il tempo se ne va via  senza poterci fare niente, e allora accendo la radio, fumo una sigaretta e penso ad alcune cose stupide della vita. E comincio a suonare il clacson anch’io.

            Mi piace annusare lo smog mentre corro zigzagando sul motorino e so che sto respirando l’irrespirabile e non ho nessuna voglia di cambiare le cose.

            Mi piace passeggiare la domenica mattina e non comprare mai né una mela, né le arance, né un bonsai, né un fiore, né le uova di Pasqua – niente che possa aiutare le ricerche per qualsiasi cosa, e niente che possa mettermi la coscienza a posto.

            Mi piace fermare la macchina in seconda fila per bere un caffè al bar, e se cominciano a suonare il clacson incazzati perché la devo spostare, finisco il caffè, mi pulisco con il tovagliolino di carta, pago alla cassa, poi esco e chiedo scusa alzando una mano; poi metto in moto e vado via.

            E poi, se sul ‘autostrada c’è un ingorgo a molti chilometri dal prossimo casello, dico con convinzione e senza rendermene conto questa frase, ogni volta: «Speriamo che sia un incidente», perché penso che se si tratta di un incidente, dopo un po’ si ricomincia a correre.

Centotrentaquattro pagine scritte in modo scorrevole, accattivante, per strappare qualche sorriso…… il ché di questi tempi non mi sembra comunque poco. Posso solo aggiungere che tra i “momenti di trascurabile felicità” e quelli di “trascurabile infelicità” ho preferito i secondi, ma forse solo perché li ho letti per primi.

Mio gradimento ***

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , | 4 commenti

[Libri] “Zia Antonia sapeva di menta” di Andrea Vitali – Garzanti (2011)

Zia-Antonia

Letto tutto d’un fiato in un solo pomeriggio. E’ “Zia Antonia sapeva di menta”, un breve (147 pagine) ma gustosissimo romanzo con spruzzate di giallo e di commedia degli equivoci, di Andrea Vitali, pubblicato da Garzanti qualche anno fa.

Siamo a Bellano, il piccolo comune sul lago di Como caro all’autore, negli anni ‘70

Lei è Zia Antonia, una vecchietta colpita da una forte artrosi che la costringe a letto, e lui è Ernesto, il premuroso nipote che  si è preso cura di lei, dapprima accogliendola nelle propria casa e poi andando a farle visita tutti i giorni nella casa di riposo nella quale, un po’ per pudore e un po’ per non essergli di troppo peso, ha voluto ritirarsi.

Ernesto ha un fratello, Antonio, che della zia non ha mai voluto saperne: gli interessano invece, e molto i soldi e le donne comei Augusta Peretti, una trentacinquenne ossigenata e vogliosa, figlia del salumiere.

Un giorno, nella camera di zia Antonia, Ernesto avverte un forte sapore di aglio che copre integralmente il piacevole e fresco aroma diffuso dalle mentine di cui zia Antonia si sazia ed è particolarmente golosa.

Suor Speranza, la superiora della Casa di Riposo lo rassicura: nel minestrone che ha distribuito ai pazienti l’aglio non l’ha fatto mettere di certo: «Aglio, cipolle, rape, ravanelli e porri sono verdure indigeste che non diamo mai agli ospiti della casa!»

Ma l’odore dell’aglio c’è, e c’è soprattutto un problema che assilla zia Antonia, rinchiusa in un ostinato mutismo e nel rifiuto di mangiare.

E’ questo lo spunto di un racconto che vede alternarsi sulla scena una serie di coloriti e azzeccati personaggi, tutti splendidamente caratterizzati: suor Aspasia, miope dalla nascita con una forte cataratta bilaterale, ma un udito finissimo, il dottor Fastelli, medico della casa di cura, il prevosto del paese, il dottor Sansicario, direttore della locale Banca del Credito Orobico e molti ancora.

Ne risulta un arguto e divertente ritratto ironico di certe umane bassezze, con un finale a sorpresa, piacevole anche se dovuto ad un espediente forse un po’ troppo semplicistico.

Ma se non cercate la luna in fondo al pozzo, è un libro che vi regalerà qualche ora di gradevole relax e vi permetterà magari d ironizzare su qualche personaggio del vostro mondo reale.

Mio gradimento ***/****.

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , | 6 commenti

[Libri] ”Ombre sul lago” di Giovanni Cocco e Amneris Magella – Guanda (2013)

Ombre sul lago

Ha avuto un buon successo di critica e me l’ha proposto l’amica Mariella, ma mi aspettavo qualcosa di più da questo ”Ombre sul lago”, un giallo di 316 pagine, di Giovanni Cocco e Amneris Magella, pubblicato da Guanda un paio d’anni fa.

Questa la presentazione:

Sulle montagne sopra il lago di Como, durante i lavori di costruzione di una nuova strada verso il confine svizzero, vengono alla luce dei resti umani. A chi appartengono? Quale identità si nasconde dietro la misteriosa sigla K.D. ritrovata su un portasigarette d’argento? E come è coinvolta in tutto questo la potente famiglia Cappelletti, trincerata nella sua villa e nel suo immenso giardino? L’indagine è affidata al commissario Stefania Valenti, quarantacinquenne, separata, con una figlia di undici anni, ostacolata perché donna, ma molto più determinata e in gamba di tanti suoi colleghi maschi. Tra svolte che si succedono come in un dispositivo a orologeria, sempre accompagnate dal vento leggero di Breva, le ricerche affondano a poco a poco nel passato, quando sulle rive del lago transitavano clandestinamente persone e cose: contrabbandieri, disertori, partigiani, agenti segreti, membri della Gestapo, ebrei in fuga, e quadri, oggetti preziosi, denaro. Perché è qui, ben nascosta, che c’è la soluzione del caso…

 Lo sviluppo del romanzo è quello di un tipico cold case, dove la protagonista, una brava e determinata Stefania Valenti, si trova a scavare nel passato di tre famiglie, in un periodo buio della storia italiana, ricercando documenti e  interrogando persone su fatti avvenuti molti anni prima che nessuno vuole più ricordare.

La Valenti suscita simpatia ed empatia, la storia è ben scritta, credibile, e si sviluppa logicamente, con un buon ritmo. Tuttavia:

  • pur essendo interessante l’ambientazione nelle valli del Comasco, la descrizione dei luoghi e delle bellezze del lago si dilunga qua e là in un eccesso di particolari di non grande interesse;
  • l’avvio del romanzo è piuttosto lento, in particolare con troppe pagine dedicate alla descrizione dei ruderi del cascinale dove vengono rinvenuti i resti e alcuni oggetti della vittima;
  • la storia della protagonista con Luca Valli è fatta di lunghe conversazioni, passeggiate e soste nei caffè in riva al lago, e risulta veramente all’acqua di rose;
  • l’ostracismo e le mille difficoltà interposte da tutti, superiori della Valenti compresi, allo sviluppo delle indagini, avrebbero fatto pensare ad un altro tipo di finale.

Con tutto questo, comunque, un romanzo piacevole, da leggere per un buon relax.

Mio gradimento ***, con un grazie a Mariella per la segnalazione.

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , | 2 commenti

[Libri] “Sezione omicidi” e “Contro ogni evidenza” di Gianni Simoni, TEA (2013-2014)

E con questi due li ho letti tutti. Parlo della serie “Commissario Lucchesi”, di Gianni Simoni, gialli dedicati alle traversie esistenziali del suo protagonista principale, il problematico commissario Andrea Lucchesi, italiano di colore.

Ho già accennato nel post precedente alle caratteristiche generali della serie che si ritrovano anche in questi due romanzi. Mi limito quindi a riportare l’indicazione delle trame, con le mie considerazioni di gradimento.

sezione omicidi

“Sezione omicidi”  –  (Giugno 2013 – 269 pagine)

La presentazione:

Per Andrea Lucchesi incomincia una nuova vita: da ispettore della Sezione Furti e Rapine è stato promosso a commissario della Sezione Omicidi. Ma insieme con la promozione arrivano i guai, le responsabilità e soprattutto i rospi difficili da digerire. Senza contare che alla Omicidi si trova a scontrarsi ogni giorno con un’umanità spesso mediocre e violenta oltre l’immaginabile: tre casi di omicidio, tre donne uccise con ferocia e determinazione, tre vittime a cui rendere giustizia. Ma anche la vita privata non gli riserva belle sorprese: la figlia adolescente, sua unica vera ragione di vita, sembra sfuggirgli di mano; i fantasmi del passato, carichi di dolore e colpe, non lo abbandonano mai; e le donne del presente sono per lui universi incomprensibili e pericolosi, dai quali fuggire. Come sempre ad Andrea Lucchesi restano solitudine, rabbia, paura… Ma ancora una volta c’è una donna al suo fianco, che, nonostante il pessimo carattere che lo contraddistingue, lo ama abbastanza da volerlo salvare da se stesso: la bella e brava ispettrice Lucia Anticoli, compagna d’indagini insostituibile, ma anche presenza silenziosa e indispensabile nei giorni bui che lo attendono.

Per me, in breve:

Contro:

  • Un po’ troppo voyeuristiche, per questo genere di romanzi, le descrizioni dei tre casi di omicidio,
  • un finale un po’ così, così, del caso principale, quello della donna sulla quarantina, seno rifatto, rossa naturale che viene ritrovata nuda distesa supina su un plaid di cachemire nelle vicinanze del parco Solari di Milano, senza documenti e senza alcuna traccia degli abiti che indossava.

Pro:

  • Trama semplice, ma intrigante;
  • Ottimi i dialoghi,
  • Credibili e ben caratterizzate la figure della figlia, Alice, della fedele ispettrice Lucia Antinoli, e della l’anziana (vent’anni più di lui), ma ancora avvenente neuropsichiatra Marion Kenneth.

Mio gradimento ***/****

Contro ogni evidenza

“Contro ogni evidenza”  (Marzo 2014, 218 pagine)

Milano. Una mattina, in un affollato ufficio postale del centro, entrano due uomini armati di pistola e a volto coperto: doveva essere una banale rapina, ma ci scappa il morto. Il commissariato competente, quello di piazza San Sepolcro, chiama la Omicidi, che manda il suo elemento migliore, il commissario Andrea Lucchesi. Ma a questi è sufficiente porre qualche domanda ai testimoni per fiutare odore di marcio: quella della rapina, secondo lui, è stata solo una copertura, per nascondere un vero e proprio assassinio. Così, contro ogni evidenza, decide di intraprendere un’indagine per omicidio premeditato. Un’indagine ostacolata però dai colleghi, desiderosi di chiudere in fretta un caso che altrimenti sarebbe troppo facile, dai testimoni, che in troppi hanno motivo di mentire, e dallo stesso Lucchesi che, col suo carattere impossibile e il suo pericoloso attaccamento all’alcol, ancora una volta riesce a finire in pasto alla Disciplinare. Sarà la bravissima ispettrice Lucia Anticoli a portare avanti il caso in sua vece, e a salvarlo da se stesso…

Per me, in breve:

Contro:

  • Troppo insistito il ricorso al bereda parte di Lucchesi
  • Conclusione affrettata del caso Magnocavallo, poco convincente, ancorché marginale.
  • Sgradevole, gratuita e poco pertinente l’annotazione finale riguardante la ex moglie, Adele.

Pro:

  • Breve, semplice ma trama ben strutturata
  • Scrittura diretta, immediata, senza fronzoli

Mio gradimento ***/****

La serie: Piazza San Sepolcro, Il filosofo di via del Bollo, Sezione Omicidi,  Contro ogni evidenza, Omicidio senza colpa.

-.-

Memo: nella categoria Libri :

– I miei precedenti post
– La tabella di riepilogo.
– Le mie cinque stelline

Pubblicato in Libri letti | Contrassegnato , , , | 2 commenti