[Libri] ”Sangue e neve” di Jo Nesbø – Einaudi [2015]

Sangue e neve

E’ in libreria da un paio di settimane, fresco di stampa, ed ha già scalato le classifiche di vendita.

E’ ”Sangue e neve”,  l’ultimo successo di Jo Nesbø, all’estero pubblicato anche  con lo pseudonimo di Tom Johansen.

Siamo a Oslo nel gelo invenale del 1977. Olav, il protagonista, è un “liquidatore” di persone,  un killer con un cuore d’oro e un debole per le donne. E’ dislessico e di sé dice: «non riesco a guidare piano, sono tenero come il burro, mi innamoro con troppa facilità, perdo la testa quando mi arrabbio e sono una frana in aritmetica. Ho letto un po’ di tutto, ma so poco o niente che mi potrebbe tornare utile. E scrivo piú adagio di quanto cresca una stalattite. Uccido per lo più il genere di uomini che se lo merita e non devo fare calcoli complicati.»

L’ambiente è quello del mondo della criminalità in lotta per il controllo del mercato della droga.

Olav riceve l’incarico di uccidere Corinne, la moglie infedele di un boss, ma, ahimè, Corinne è troppo bella e Olav sceglie, invece, di ucciderne l’amante. Sarà un grosso errore …

Questo l’intrigo base del thriller che, per la verità, non mi ha troppo entusiasmato: non amo i toni troppo forti e la figura di Olav mi è parsa molto contraddittoria. Peraltro il racconto ha un buon ritmo e il vantaggio della brevità, solo 142 pagine.

Qui, leggi_il_primo_capitolo, sul sito della Einaudi, potrete trovare il primo capitolo .

Mio gradimento *** 

[Aggiornamento: A pag. 2 il commento di Antonio D’Orrico per La Lettura del 26 Aprile]

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[Libri] “Omicidio senza colpa” di Gianni Simoni – (TEA 2015)

Omicidio senza colpa

Il commissario Lucchesi è il protagonista della serie che si affianca a quella dei Casi Petri e Miceli, entrambe frutto della fantasia di Gianni Simoni (un ex magistrato ora in pensione, noto per aver condotto quale giudice istruttore alcune delicate indagini in materia di criminalità organizzata, di eversione nera e di terrorismo).

Luigi Lucchesi è un personaggio particolare: figlio di padre italiano e madre eritrea è il primo commissario di colore della nostra letteratura gialla. Solitario, scontroso, ha un problema cardiaco per il quale è stato già operato. Nonostante questo si sottopone a ritmi di lavoro forzati, non dorme quasi mai, mangia quando capita, si consola bevendo e fumando contro i pareri dei medici e non riesce ad avere una vita sentimentale stabile.

“Omicidio senza colpa” lo vede impegnato su due fronti: il caso si un vecchio professore da tempo in pensione, vedovo e solo, trovato impiccato nel salotto di casa sua e quello di un ragazzino malconcio, con l’aria impaurita, lo sguardo sfuggente e lividi sulle braccia, appoggiato al muro di un palazzo del centro di Milano mentre chiede l’elemosina con un cappellino appoggiato a terra.

Due casi diversi, ma accomunati dal fatto che entrambe le vittime, un vecchio e un bambino, sono esseri soli, privi di ogni affetto, deboli e, per questo, vulnerabili.

Lo aiutano nello svolgimento delle indagini, e il loro contributo sarà determinante, la gelosissima ma devota ispettrice Lucia Anticoli, con la quale Lucchesi intrattiene una relazione, e una ex fiamma, l’ispettrice Claudia Gregori.

“Omicidio senza colpa” è il quinto e più recente episodio della serie del commissario Lucchesi e, purtroppo, non ho letto alcuno dei precedenti. Questo verosimilmente condiziona il mio giudizio sulla caratterizzazione dei personaggi che non mi sembra sufficientemente approfondita, ma anche la conclusione dei due casi, soprattutto quella del bambino, non mi sembra sufficientemente realistica.

Il mio gradimento per questo libro a sé stante, dunque, si ferma alle prime tre stelline, ma la lettura delle 241 pagine è stata scorrevole e piacevole e mi riprometto di ritornare su qualche precedente episodio.

Dello stesso autore in edizione TEA:

  • I casi di Petri e Miceli
    Un mattino d’ottobre
    Commissario domani ucciderò Labruna
    Lo specchio del barbiere
    La morte al cancello
    Pesca con la mosca
    Il ferro da stiro
    Chiuso per lutto
    Troppo tardi per la verità
  • Le indagini del commissario Lucchesi
    Piazza San Sepolcro
    Il filosofo di via del Bollo
    Sezione Omicidi
    Contro ogni evidenza
    Omicidio senza colpa

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[Libri] “Momenti di trascurabile infelicità” di Francesco Piccolo – Einaudi (2015)

Momenti di trascurabile infelicità

E’ in testa nelle classifiche settimanali di vendita il nuovo libro di Francesco Piccolo, “Momenti di trascurabile infelicità”, che fa seguito al precedente “Momenti di trascurabile felicità” pubblicato nel 2010. E’ una raccolta di aneddoti, piccole storie, pensieri e riflessioni, con cui l’autore ci ricorda in modo ironico e garbato come la nostra vita sia punteggiata da piccoli straordinari momenti unici che magari sul momento ci deludono, ci mettono in imbarazzo, ci intristiscono, ma che a saperli prendere, possono essere vissuti con allegria e appartengono di diritto alla gioia di vivere.

Ne riporto qualche esempio val più di mille parole di commento.

 Sono andato a prendere mio figlio Andrea ad atletica. Mi ha raccontato che Beatrice gli ha detto che Ludovica è innamorata di lui. Allora mentre aspettavano di correre lui si è voltato di scatto verso Ludovica e le ha chiesto: ma tu mi ami? E Ludovica ha detto: sì.

Andrea ha cinque anni.

Anche Ludovica.

(E anche Beatrice).

Quando ho detto ad Andrea, dopo averlo rivestito, che dovevamo andare via, lui mi ha mostrato Ludovica e ha detto: lei è quella innamorata di me. Davanti a Ludovica. Che mi ha guardato per dire: è così, hai problemi? Io ho detto, per dare la giusta importanza alla cosa: va bene, mi sembra carino, adesso però dobbiamo andare. E ho aperto il suo giaccone con decisione per fargli infilare le braccia. Ma Andrea ha detto che dovevo aspettare perché loro si dovevano dare un bacio sulla bocca. Ludovica mi ha guardato per dire: è così, hai problemi?

In questo caso, sì, avevo problemi.

Ero molto imbarazzato, e indeciso se urlare aiuto!, per far accorrere tutti gli altri genitori; se far finta di non conoscerli; oppure adottare una linea pedagogica un po’ più reazionaria e spiegargli che non si fa; o ancora più reazionaria, e picchiarli. O prima spiegargli che non si fa e poi picchiarli. O picchiare almeno mio figlio, che era più legittimo.

Sì, ho problemi. Hanno cinque anni, e non si possono dare i baci sulla bocca. E io non so come spiegarglielo. Anzi, più precisamente: loro si possono dare tutti i baci sulla bocca che vogliono, che sia giusto o no per la loro età.

Ma non devono dirlo.

E soprattutto non devono dirlo a me.

E soprattutto non devono dirlo prima!

Al limite, si baciano e poi me lo dicono, così non posso farci più niente.[….]

-.-

Nelle ore successive a un lutto familiare, quindi in un momento di infelicità seria, per tutti, anche per lei, mia figlia mi ha chiesto un po’ imbarazzata (ma solo un po’): papà, mi faresti la ricarica?

-.-

Il fatto di non sapere se la luce del frigorifero, quando l’hai chiuso, si spegne veramente.

-.-

Quando le persone ti tengono aperto il portone, mentre stai scendendo le scale, perché ti hanno sentito. Ti aspettano, per gentilezza. E tu devi metterti a correre, mentre stavi scendendo tranquillamente. Poiché ti stanno facendo una cortesia, devi correre per non farle aspettare.

E comunque, in generale, tutte le persone che, essendo gentili, ti costringono a essere più gentile di loro.

-.-

Una donna che ti piace molto vuole fare un esempio di uomo che si scoperebbe. Comincia a pensare, a dire: tipo…

E tu speri che dica: insomma, uno come te.

E non lo dice. Non lo dice mai.

Premesso che il successo editoriale di questo piccolo libro mi sembra eccessivo devo ammettere che le 140 pagine del testo si leggono volentieri e costituiscono un sano relax,  condito da simpatia e ironia, che non può essere che il benvenuto in questa vita piena di guai.

Mio gradimento ***/**** stelline.

L’autore

Francesco Piccolo (Caserta, 12 Marzo1964) è uno scrittore e sceneggiatore. Per Einaudi ha pubblicato: La separazione del maschio (2008), Momenti di trascurabile felicità (2010) e Il desiderio di essere come tutti (2013), premio Strega 2014. Negli Einaudi Tascabili sono stati riproposti: Storie di primogeniti e figli unici (2012),Allegro occidentale (2013) e L’Italia spensierata (2014).

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[Libri] “Doppio delitto al Grand Hotel Miramare. Le indagini del commissario Berté” di Emilio Martini – Time Crime (2015)

Doppio-delitto-al-gran-hotel-miramare

“Doppio delitto al Grand Hotel Miramare” è il quarto volume della serie del “Commissario Bertè” di Antonio Martini (pseudonimo, pare, di  due sorelle Elena e Michela Martignoni che scrivono a quattro mani).

E’ un giallo di stile tradizionale.

Nella notte di Pasqua, in una suite di un elegante albergo a Lungariva, un immaginario paesino di mare della riviera ligure, probabilmente ispirato a Santa Margherita,  una coppia di amanti – il commercialista e la segreteria della contessa Van der Meer, vedova di un magnate dei diamanti che alloggia stabilmente al Grand Hotel, è stata freddata a colpi di pistola. Dove ricercare l’assassino? Tra i molti clienti dell’hotel che trascorrono le vacanze in riviera? Tra i familiari o gli ex amanti delle vittime? Oppure indagando sugli affari della contessa, una donna ormai anziana ma ancora affascinante con molti segreti…

Svolge le indagini il commissario Luigi Berté, amante della buona cucina e delle belle donne. E’ alto circa 1,85, pesa 90 chili, porta i capelli lunghi che lega a formare una coda e ama scrivere racconti noir che nessuno poi leggerà. E’ stato trasferito da Milano a Lungariva con un provvedimento disciplinare: qui, in attesa di trovare una sistemazione definitiva, si è sistemato nella pensione di Marzia, una bella donna un poco sovrappeso che con il passare dei giorni trova sempre più piacente e interessante. Peccato che sia sposata.

Berté interloquisce spesso con la propria coscienza che non gliene lascia passare una.

Un esempio:

La Marzia gli versò un’altra tazza di caffè bollente dalla brocca appoggiata sul tavolino.
«Marzia…» disse lui prendendole una mano e sentendosi avvampare.
«Dimmi, Luigi.»
«Se tu dovessi vedere delle foto… cioè, il questore ha mandato dei rinforzi da Genova e io sto collaborando con una collega che si chiama Mariella…»
Excusatio non petita da pirla.
«È quella bionda e carina?» chiese lei.
«Sì,» ammise Berté «ma guarda che lei è sposata…»
Frase infelice.
Si accorse di aver fatto una gaffe. Non era forse sposata anche la Marzia?

Come detto è un giallo di stile classico, con qualche spruzzata di simpatia. La trama non è particolarmente intricata né originale, ma è accattivante e le duecento cinquanta  pagine si leggono con piacere. Non mancano, poi, anche i sapori stuzzichini della buona tavola ligure, focacce e olive taggiasche in primo piano. Valgono da sole mezza stellina in più.

Mio gradimento ***/****

Dello stesso autore e serie: “La regina del catrame”, “Farfalla nera” e “Chiodo fisso”.

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[Libri] “Venere privata” di Giorgio Scerbanenco – Garzanti (1966)

venere_privata

Giorgio Scerbanenco, è stato un giornalista, scrittore e saggista italiano di origine ucraina.

Nato a Kiev il 28 luglio 1911 da padre ucraino e madre italiana, è morto a Milano nell’ottobre del 1969, all’apice del suo successo, in seguito ad un arresto cardiaco.

Alla sua memoria è dedicato il Premio Scerbanenco, il più importante premio italiano per la letteratura poliziesca e noir

Scrittore di incredibile prolificità e versatilità, – leggo – Scerbanenco ha spaziato magistralmente in ogni campo della narrativa di genere: western, fantascienza, letteratura rosa, ma fu con il giallo che raggiunse una discreta fama, fino ad essere da taluni indicato come uno degli scrittori più importanti di questo genere. Non vi è dubbio, infatti, che sia da considerare tuttora il maestro ideale di tutti i giallisti italiani, almeno a partire dagli anni settanta. I suoi romanzi riletti oggi appaiono (al di là di alcune trovate ‘ad effetto’ e delle trame talvolta semplicistiche), anche come uno spaccato umano e amaro dei nostri anni ’60, che rivelano una Italia difficile, contraddittoria, persino cattiva, ansiosa di emergere ma disincantata, certo lontana dalla immagine edulcorata e brillante che spesso viene data degli anni del boom economico(1).

“Venere privata” è il primo romanzo della quadrilogia (2) che ha come protagonista Duca Lamberti, un giovane medico radiato dall’Ordine e condannato a tre anni di carcere per aver praticato l’eutanasia ad una vecchia signora, malata terminale. Uscito di prigione e tornato in libertà, viene assunto da Pietro Auseri, un ricco ingegnere milanese, per aiutare il figlio Davide a risollevarsi dalla spirale dell’alcolismo in cui è caduto nell’ultimo anno.

Ben presto Duca capisce che alla radice del problema del giovane dev’esserci un forte trauma psichico: Davide, infatti, si ritiene  responsabile della morte di Alberta Radelli, una giovane prostituta occasionale,  trovata morta dietro ad una siepe , con i polsi tagliati, a Metanopoli nell’interland milanese. Sembra un caso di suicidio ma la polizia non ha mai trovato alcun oggetto tagliente accanto alla vittima.

E’ questo l’inizio  di una vicenda che vede Duca Lamberti collaborare con la questura di Milano, in particolare con il commissario di origini sarde Luigi Càrrua, e riuscire a fare giustizia ma a modo suo e  a caro prezzo..

E’ un libro che ci porta nel mondo sadico e spietato della criminalità organizzata, gli industriali del lenocinio, nell’Italia difficile, cattiva e contraddittoria degli anni sessanta, ancor oggi, purtroppo, d’attualità.

E’ un romanzo da leggere, dal quale nel 1970 è stato tratto l’omonimo  film con la regia di Yves Boisset.

Mio gradimento ****

  • (1) Fonte Wikipedia.
  • (2) Compongono la quadrilogia di Duca Lamberti “Venere privata” (1966), “Traditori di tutti” (1966), “I ragazzi del massacro” (1968), e “I milanesi ammazzano al sabato”(1969), tutti editi da Garzanti.

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[Libri] “Il passato è una bestia feroce” di Massimo Polidoro – Piemme (2015)

Il passato è una bestia feroce

Decisamente un buon thriller, uno di quelli, ormai sempre più rari, che tengono incollati pagina dopo pagina con l’ansia di sapere come va a finire.

E’ “Il passato è una bestia feroce”, giallo d’esordio di Massimo Polidoro, uno scrittore giornalista peraltro già affermato e specializzato nei misteri dell’insolito e del paranormale. E qui, questa sua preparazione si vede tutta.

Il protagonista della storia è Bruno Jordan, un giornalista di cronaca nera che un giorno riceve una busta senza mittente con dentro una busta più piccola, di colore rosa.

“La osservai perplesso, aveva fiorellini e fate stampate sui bordi in quello stile Holly Hobbie che andava tanto di moda quando i Duran Duran erano gli idoli delle ragazzine. Il mio nome, Bruno Jordan, era scritto con un inchiostro blu, sbiadito. La calligrafia era infantile, rotonda e con piccoli cuoricini al posto dei puntini sulle “i”.

L’aveva scritta Monica trent’anni prima, quando, entrambi tredicenni, erano compagni di scuola e di giochi.

Il francobollo era nuovo, con l’importo in euro, e il timbro riportava 26 gennaio. Tre giorni prima. Anche l’anno era giusto: 2015. La bustina rosa, invece, aveva un vecchio francobollo da duecento lire, commemorativo del centenario della morte di Garibaldi, e un timbro che riportava luglio 1982.

Lessi l’indirizzo sotto il mio nome: via Vittorio Veneto 32, Verazzano. La mia vecchia casa. Perché non l’avevano spedita là? L’appartamento c’è ancora, anche se non ci vive nessuno. E invece l’avevano mandata al giornale.

Non ebbi tempo di farmi altre domande perché ciò che lessi dopo dissolse ogni altro interrogativo. Tenevo in mano il secondo foglio e fissavo incredulo la firma in fondo alla pagina. Monica Ferreri. Non poteva essere.

Pensai a un caso di omonimia, a una coincidenza o al brutto scherzo di qualche idiota, ma più guardavo quella lettera e più mi rendevo conto che la calligrafia sembrava proprio la sua.

Monica Ferreri era quasi stata la mia fidanzatina in terza media e sarebbe potuta diventarlo nell’estate del 1982. Se non fosse stato per quell’11 luglio. Tutti ricordano che quella sera l’Italia vinse i mondiali di calcio in Spagna, la festa per le strade, i bagni nelle fontane, la gioia di Pertini… Quasi nessuno invece rammenta che quella stessa sera una ragazzina di tredici anni scomparve nel nulla e di lei non si seppe più niente. Quella ragazza era Monica e ora, trent’anni dopo, ricevevo una sua lettera che sembrava provenire dritta dritta dall’oltretomba.

 E’ così che il nostro protagonista, Jordan, ritorna sui luoghi dell’infanzia e si trasforma in un autentico detective, dando vita ad un thriller d’azione con personaggi tutti ben caratterizzati   e molti colpi di scena, taluni magari anche un po’ troppo rocamboleschi (specie nel finale), ma tutti ben architettati e tra loro conseguenti.

Dice l’autore:

Scrivere un thriller è qualcosa di molto diverso dai libri che ho scritto finora e se ho deciso di cimentarmi con esso è stato solo dopo anni di preparazione, dopo avere letto centinaia di romanzi simili e dopo averne studiato con cura costruzioni, struttura, ritmi, stili, linguaggi e così via. Ho dovuto trovare la sintonia giusta […]

E c’è perfettamente riuscito.

Un thriller che non può mancare per gli amanti del genere, ma non solo: su una spazzolata di noir non mancano le pennellate di rosa e un tocco di amarcord.

Mio gradimento ****/*****. Un romanzo a cui ne seguiranno certamente altri.

Nota: Massimo Polidoro  è uno scrittore, giornaliste Segretario nazionale del CICAP (Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale), è stato docente di Metodo scientifico e Psicologia dell’insolito all’Università di Milano-Bicocca. E’autore di oltre 40 libri e centinaia di articoli pubblicati su Focus e numerose altre testate. Per Piemme ha pubblicato tra gli altri: Grandi misteri della storia (2002), Gli enigmi della storia (2003), Grandi gialli della storia (2004),Titanic. Un viaggio che non dimenticherete (2012), Rivelazioni (2014) . È stato conduttore e consulente scientifico della trasmissione di Rai 2 Eva. Attualmente conduce con Federico Taddia Big Bang! Un viaggio nei misteri su DeA Kids.

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[Libri] “La sposa giovane” di Alessandro Baricco – Feltrinelli (2015)

 La sposa giovane

E’ fresco di stampa, è già ai primissimi  posti delle classifiche di vendita, ma io non son riuscito a leggerlo tutto.

E’ “La sposa giovane” di Alessandro Baricco.

Avendone interrotto la lettura a pagina 60 (delle 183 totali) vi propongo, per una volta, una recensione non mia: quella di Lorenzo Mondo per Tuttolibri del 20 Marzo 2015.

Come definire il romanzo La Sposa giovane di Alessandro Baricco? Un apologo surreale, un resoconto tra filosofico e libertino, una capricciosa, audacissima storia d’amore? O, più semplicemente, il cimento di un Narratore (quello inventato da Baricco) che tende a esorcizzare con la scrittura le sue ossessioni?

Ci troviamo nel primo scorcio del Novecento, dentro il palazzo di una facoltosa, stravagante famiglia.

Il Padre si presenta cauto nei gesti e nei movimenti perché afflitto da una «inesattezza del cuore», la Madre conserva i tratti opulenti di una bellezza che ha trasmesso alla Figlia sciancata, lo Zio appare immerso in un sonno che tutto registra ma dal quale si riscuote soltanto per brevi intervalli. Buon ultimo il Figlio, che si trova in Inghilterra per accudire all’azienda tessile del casato. Sui suoi cerimoniali bizzarri vigila scrupolosamente il servitore Modesto, che ama esprimersi, ricorrendo «all’apparato laringeo», con variati colpetti di tosse.

In questo ambiente dall’aria vagamente britannica, fa la sua apparizione la Sposa giovane.

Proviene da una terra selvaggia e feroce, ed è stata promessa tanto tempo fa al Figlio assente.

Modesto si affretta a informarla sugli umori dei Signori: hanno paura della notte (perché in famiglia si muore abitualmente di notte); detestano l’infelicità (perché ruba tempo alla gioia); rifiutano i libri (perché la vita basta a se stessa). La Sposa giovane consuma il suo tempo nell’attesa del Figlio, prigioniera di un fascinoso e insieme crudo incantesimo.

E’ la Madre a istruirla con sfrontatezza sull’arte della seduzione e sui piaceri irrinunciabili del corpo.

Mentre sorprendiamo il Padre a rimuginare oscuri pensieri: vuole «rimettere in ordine il mondo», beninteso quello circoscritto della famiglia, e manifesta l’acuto desiderio di morire alla luce del sole. Non osta a queste aspirazioni, e forse aiuta a chiarirle, il fatto che un giorno porti la Sposa giovane a visitare un bordello: dove si è rivelato, in un intreccio di nascita e morte, il destino della famiglia.

Non diremo come si concluderà la lunga attesa della ragazza, dove incontrerà il suo promesso, liberandosi da sortilegio e follia. Indugiamo piuttosto sulla figura dello Zio, che acquista nella parte conclusiva del racconto una poetica rilevanza.

Si lascia strappare infatti dalla Sposa giovane il senso del suo ininterrotto torpore. Un giorno ha ricevuto in dono dalla donna amata un libriccino che, visibilmente usato, conservava una dedica struggente. Perduta quella donna, prese a riflettere  sul fatto che quel libriccino, passato in diverse mani, non conservasse traccia di tante sofferenze e passioni. L’indifferenza, la «neutralità» delle cose, lo fece sprofondare in una perenne stanchezza: «Nel comportamento delle cose si impara un fenomeno che vale un po’ per tutto. Mi creda, è lo stesso per i luoghi, le persone, perfino i sentimenti, addirittura le idee».

Il tratto più singolare di questo romanzo consiste nella voce narrante che lascia spazio, senza stacchi evidenti, a quella dei personaggi (passando ad esempio dalla terza alla prima persona) in un processo di immedesimazione e, nello stesso tempo, di psichica dissociazione. Come afferma il Narratore in una blanda dichiarazione di poetica, è un procedimento che non ubbidisce a motivazioni tecniche od estetiche: «…semplicemente io non riuscivo a sentire quelle frasi se non facendole scivolare in quel modo, come se il solido appoggio di una voce narrante chiara e distinta fosse qualcosa a cui non credevo più, o che era diventato per me impossibile apprezzare. Una finzione per cui avevo perso l’innocenza necessaria ». Qui vale più che mai la considerazione che il linguaggio e lo stile sono parte decisiva di una storia. E’ come se i personaggi, scappati di mano, sentissero l’urgenza di raccontarsi, e di raccontare indirettamente le pulsioni inconfessabili del loro autore. Dove l’artificio, che esige con le sue complicazioni lettori avvertiti e solerti, finisce per tradire una pena segreta.

Da parte mia aggiungo soltanto che in questa storia tutto mi è parso sforzato, artefatto, innaturale, appositamente studiato e, quindi, palloso. E anche quello scivolare tra la prima e la terza persona della voce narrante, per quanto apprezzabile, non sempre ha colto nel segno.

Non so se ne riprenderò la lettura.

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Benvenuta Primavera !

JAPAN-WEATHER-CULTURE

Leggo su Il Post. it:

Il primo giorno di primavera è oggi 20 Marzo 2015.

Il primo giorno di primavera del 2015 – cioè l’equinozio di primavera – è l’evento astronomico da cui si fa cominciare la stagione della primavera. Avviene negli ultimi minuti di venerdì 20 marzo (esattamente alle ore 23:45 italiane). L’inizio della primavera, determinato dalla rivoluzione della Terra, non arriva ogni anno lo stesso giorno e molti sono abituati a pensare che invece la stagione cominci sempre il 21 marzo, giorno di San Benedetto da Norcia.

Spesso si ritiene infatti che le stagioni cambino il 21 del mese, ogni tre mesi: e che la primavera inizi il 21 marzo. Ma le stagioni non sono determinate per convenzione, e la dichiarazione del loro avvio è una tradizione culturale che è conseguenza di un evento astronomico ben preciso che capita quattro volte nel corso dell’anno: agli equinozi (due) e ai solstizi (altri due), istanti precisi che la costruzione dei nostri calendari “muove” nell’arco di alcune decine di ore ogni anno. E per tutto questo secolo, l’equinozio sarà il 20 marzo, con qualche eccezione per il 19 (nella tarda serata). La primavera astronomica tornerà a cominciare il 21 marzo solo nel 2102. [….]

(L’articolo completo qui su Il Post.it)

BENVENUTA, allora, Primavera!

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Do you speak english?

expo 2015

All’ EXPO 2015 parrebbe di no.

Ahi, ahi… se il buongiorno si vede dal mattino….

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Insaziabile Belen

belen-e-stefano

Un po’ di gossip: pare che sia giunta al capolinea, come era prevedibile, la love story tra Stefano e Belen.

Lei avrebbe dichiarato:

guizzi

Guizzi?

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