[Libri] “Arabesque” di Alessia Gazzola – Longanesi (13/11/2017, 349 pag.)

Arabesque

 

Rieccola la nostra cara Alice Allevi, già specializzanda in medicina legale ed ora Specialista a pieno titolo.

La attende – dice la presentazione – la luminosa (forse) e accidentata (quasi sicuramente) avventura della libera professione. Ma la libertà tanto desiderata ha un sapore dolce amaro: di nuovo single dopo una lunga storia d’amore, Alice teme di perdere i suoi punti di riferimento. Tutti tranne uno: l’affascinante e intrattabile Claudio Conforti, detto CC, medico legale di comprovata professionalità e rinomata spietatezza. Quando le capita il suo primo incarico di consulenza per un magistrato, Alice si rimbocca le maniche e sfodera il meglio di sé. Al centro del caso c’è una donna di 45 anni, un tempo étoile della Scala e oggi proprietaria di una scuola di danza. In apparenza è deceduta per cause naturali. Eppure, Alice ha i suoi sospetti e per quanto vorrebbe che le cose, per una volta almeno, fossero semplici, la realtà è sempre pronta a disattenderla. Perché, grazie alla sua sensibilità e al suo intuito, Alice inizia a scoprire inquietanti segreti nel passato della donna, legati all’universo – tanto affascinante quanto spietato e competitivo – del balletto classico…

Commenta Marco Malvaldi (TTL – La Stampa): «I romanzi di Alessia Gazzola sono, per me, un bel cartoccio di patatine fritte cucinate a regola d’arte, croccanti e dorate, che dalla prima all’ultima pagina ti regalano una bella bolla di problemi altrui di cui impicciarti con l’implicita autorizzazione di chi te li racconta.»

Ed è così. Non sai se stai leggendo un libro giallo con screziature di rosa o un libro rosa con screziature di giallo ma la lettura e sempre assai piacevole. Quattro stelline (***) il mio gradimento.

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Alessia Gazzola, medico chirurgo specialista in medicina legale, è nata nel 1982 a Messina. “L’allieva” (2011) è stato il romanzo d’esordio della fortunata serie che ha per protagonista la simpaticissima Alice Allevi. Ne hanno fatto seguito Un segreto non è per sempre (2012), Sindrome da cuore in sospeso (2012), Le ossa della principessa (2014), Una lunga estate crudele (2015) e Un po’ di follia in primavera (2016). Li trovate tutti sul mio blog.

Dai romanzi è stata tratta la serie tv   con Alessandra Mastronardi e Lino Guanciale, ed è già in produzione una seconda stagione. Dice la Gazzola:  «Sento di dover ringraziare tutti, ma proprio tutti gli interpreti della serie L’allieva per aver dato volto, voce, espressioni e tutta un’identità ai miei personaggi, così perfetta che adesso non può fare a meno di influenzarmi. Ed è bellissimo!»

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[Libri] “La donna di ghiaccio” di Robert Bryndza – Newton Compton (217, 374 pag.)

la donna di ghiaccio
Bello, avvincente. Numero 1 in Inghilterra. Oltre 1 milione e mezzo di copie vendute Tradotto in 27 Paesi.

TRAMA: Il corpo congelato. Occhi spalancati e labbra socchiuse. Come se fosse morta mentre era sul punto di parlare… Quando un ragazzo scopre il cadavere di una donna sotto una spessa lastra di ghiaccio in un parco di Londra, la detective Erika Foster viene subito incaricata dell’indagine sull’omicidio. La vittima, giovane, ricca e molto conosciuta negli ambienti della Londra bene, sembrava condurre una vita perfetta. Ma quando Erika comincia a scavare più a fondo tra le pieghe nascoste della sua esistenza, trova degli strani punti di collegamento tra quell’omicidio e l’uccisione di tre prostitute, assassinate secondo un macabro e preciso rituale. Ma chi era veramente la ragazza nel ghiaccio? Quali segreti nascondeva? Il ritratto che ne dà la famiglia corrisponde alla verità? Erika ha l’impressione che tutti gli elementi a cui si aggrappa nel corso delle ricerche le scivolino via dalle dita, ma è cocciuta, determinata e disposta a qualunque cosa pur di arrivare a capire che cosa si cela dietro quella morte violenta…

Ho letto giudizi molto contrastanti, ma a me è piaciuto molto: avvincente. Non mancano qualche esagerazione e qualche ingenuità, ma gliele possiamo perdonare. Per me 4 stelline (****) belle piene.

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Robert Bryndza ( 1979 Lowestoft ) è uno scrittore e sceneggiatore britannico contemporaneo che vive in Slovacchia. Dopo anni dedicati alla scrittura, si è conquistato una fama incredibile con questo suo thriller d’esordio,

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[Libri] “Il treno per Tallin” di Arno Saar (alias Alessandro Perissinotto) – Mondadori (2016, 166 pag.)

La neve sotto la neve.png

Il libro:

E’ notte, la neve cade fitta quando il treno proveniente da San Pietroburgo fa il suo ingresso nella stazione di Tallinn, capolinea. Bastano venti minuti perché dei passeggeri rimangano solo le impronte sulla neve; uno però è ancora a bordo, accasciato in una poltrona di prima classe, una bottiglia di liquore accanto a sé. Morto. È Igor Semenov, un uomo d’affari russo. Il caso è delicato e viene affidato al commissario di polizia Marko Kurismaa, che con i russi ha un conto in sospeso. E non è il livore di tanti estoni nei confronti del popolo che fino a pochi anni prima li dominava: è un dolore tutto personale.

Marko ha il fascino dell’uomo tormentato, il fisico asciutto dell’ex sciatore di fondo e il rigore di chi nella vita si è dovuto conquistare tutto. In più, nasconde qualcosa.

In altri tempi, Marko ha avuto la presunzione di saper distinguere al primo colpo la verità dalla menzogna. Ora è più cauto, forse più saggio, la nostalgia della giovinezza lo punge sempre più spesso e i dubbi sono quotidiani compagni d’indagine: da dove viene la tristezza che rende opaco lo sguardo di Olga, la giovane e bella moglie della vittima? Quanto è pericoloso l’uomo che qualche giorno prima è stato visto attaccare briga con Semenov?

Arno Saar ci guida sulle tracce dell’assassino lungo le strade della gelida Tallinn, tra i vicoli della città vecchia, i locali alla moda delle ex zone industriali e gli squallidi quartieri dell’architettura sovietica. Un’ambientazione originale e suggestiva, un protagonista complesso e affascinante, una galleria di personaggi indimenticabili e un impeccabile congegno narrativo: Il treno per Tallinn è un romanzo straordinario e Arno Saar, pseudonimo di un importante scrittore italiano, sa procedere col passo spedito del giallista e la ricchezza di prospettiva del romanziere di classe

In realtà Arno Saar altro non è che lo pseudonimo di Alessandro Perissinotto, come ci  rivelerà lui stesso con il secondo libro con il commissario Kurismaa,  La neve sotto la neve, che ho già commentato in passato.

Nemmeno questo è’ un giallo mozzafiato, ma è ben congegnato e ben narrrato. Anche questo meriterebbe da tre a quattro stelline, che però arrotondo a quattro (****)  per avermi spalancato la finestra su quest’angolo di mondo e sui retaggi di un passato segnato profondamente da cinquant’anni anni di occupazione sovietica, dal 1940 al 1991, durante i quali migliaia di cittadini estoni, sospettati dalle autorità sovietiche di voler l’indipendenza, venivano schedati, controllati e spiati dalla polizia segreta che provvedeva sistematicamente ad arrestarli e deportare in Siberia.

 

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[Libri] “Dopo tanta nebbia” di Gabriella Genisi – Sonzogno (201, 204 pag.)

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Rieccola! La commissaria più arrapata del sud.

Così l’editore:

Lolita Lobosco è stata promossa questore e deve trasferirsi a Padova. Ma gli inizi non sono facili: l’ambiente si rivela più intollerante del previsto, la nebbia confonde i pensieri e mortifica i capelli, l’orizzonte d’acqua di Bari è troppo lontano per curare la solitudine. Anche il lavoro stenta a decollare, e poi, con i nuovi colleghi, proprio non riesce a legare. Solo grazie all’aiuto e ai consigli di Giancarlo Caruso, affascinante vicequestore di origini siciliane, le cose migliorano, mentre un caso di bullismo – la scomparsa, nell’omertà generale, di un ragazzo da uno dei licei più in vista della città del Santo – mette a dura prova il talento investigativo di Lolì. Dopo tanto freddo, intorno e nell’anima, la commissaria più bella del Mediterraneo riesce finalmente a farsi richiamare nella sua amata Puglia, dove pure l’attende un mistero da risolvere: una sensuale arpista è stata massacrata in un appartamento. I sospetti sono tanti, ma c’è uno strano testimone… Alle due estremità della penisola, tra panzerotti e pettole di Natale, la passionale poliziotta barese torna a ricercare la verità, sui luoghi di delitti efferati e nel fondo stropicciato del proprio cuore.

Mio gradimento da tre a quattro stelline (***/****).  Le due vicende thriller narrate non passeranno alla storia del giallo, ma Lolita è troppo accattivate con quel suo essere calda donna del sud che così spiega: “Facevo i conti con un’emozione  imprevista che continuava a crescere ogni volta che lo incontravo. Dove mi avrebbe portato questo sentimento non avrei saputo dirlo. Noi donne del Sud siamo concrete e passionali, poco portate per gli amori platonici forse a causa del retaggio delle nostre nonne, spesso con i mariti lontani. In guerra, per mare, nelle Americhe. Avevamo già dato, ecco. Invece noi donne nuove, figlie o nipoti di quelle, volevamo sentire le carezze addosso, non solo per lettera”.

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Il personaggio del commissario Lolita Lobosco, è  protagonista di sei precedenti romanzi di Gabriella Genisi, pubblicati da Sonzogno e tutti sul mio blog: La circonferenza delle arance, Giallo ciliegia, Uva noir, Gioco pericoloso, Spaghetti all’Assassina e Mare nero.

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[Libri] “Pulvis et umbra” di Antonio Manzini – Sellerio (2017, 416 pag.)

“Pulvis et umbra” di Antonio Manzini

Così l’editore:

«“Perché non vieni più?”. “Perché il vento cambia, Rocco. Io lo so. Anche tu lo sai”». Dice Antonio Manzini che i suoi romanzi li immagina, non semplicemente come una serie, ma come i «capitoli di un libro più grande» sul vicequestore Rocco Schiavone.

Ad ogni episodio, mentre fruga tipicamente svogliato e vigile nel freddo di Aosta, il vicequestore con le sue Clarks entra anche in un pezzo ignoto del suo passato. Di modo che il caso criminale diventa un passaggio esistenziale. Un affondo psicologico dentro di sé avvolto in un’inchiesta di polizia.

In Pulvis et umbra due trame si svolgono in parallelo. Ad Aosta si trova il cadavere di una trans. A Roma, in un campo verso la Pontina, due cani pastore annusano il cadavere di un uomo che porta addosso un foglietto scritto. L’indagine sul primo omicidio si smarrisce urtando contro identità nascoste ed esistenze oscurate. Il secondo lascia un cadavere che puzza di storie passate e di vendette. In entrambi Schiavone è messo in mezzo con la sua persona. E proprio quando il fantasma della moglie Marina comincia a ritirarsi, mentre l’agente Caterina Rispoli rivela un passato che chiede tenerezza e un ragazzino solitario risveglia sentimenti paterni inusitati, quando quindi la ruvida scorza con cui si protegge è sfidata da un po’ di umanità intorno, le indagini lo sospingono a lottare contro le sue ombre. Tenta di afferrarle e gli sembra che si trasformino in polvere. La polvere che lascia ogni tradimento.

 

Mio gradimento da tre a quattro stelline (***/****). Manzini è un asso della narrativa ma questa volta le storie non sono molto convincenti. Troppo romanesco, inoltre, per i miei gusti, sorry.

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[Libri] “L’uomo che inseguiva la sua ombra” di David Lagercrantz – Marsilio (2017, 495 pag.)

L'uomo che inseguiva la sua ombra

Ritorna Lisbeth Salander!

Così l’editore:

L’aver portato alla luce un intrigo criminale internazionale, mettendo in mano al giornalista investigativo più famoso di Svezia lo scoop del decennio, non è bastato a risparmiare a Lisbeth Salander una breve condanna da scontare in un carcere di massima sicurezza. E così, mentre a Mikael Blomkvist e a Millennium vanno onori e gloria, lei si ritrova a Flodberga insieme alle peggiori delinquenti del paese, anche se la cosa non sembra preoccuparla più di tanto. È in grado di tener testa alle detenute più spietate – in particolare una certa Benito, che pare avere l’intero penitenziario ai suoi piedi, guardie comprese –, e ha altro a cui pensare. Ora che è venuta in possesso di informazioni che potrebbero aggiungere un fondamentale tassello al quadro della sua tortuosa infanzia, vuole vederci chiaro. Con l’aiuto di Mikael, la celebre hacker comincia a indagare su una serie di nominativi di un misterioso elenco che risveglia in lei velati ricordi. In particolare, quello di una donna con una voglia rosso fiammante sul collo. Nella sua inestinguibile sete di giustizia, Lisbeth rischia di riaccendere le forze oscure del suo passato che ora, in nome di un folle e illusorio bene più grande, quasi sembrano aver stretto un’alleanza per darle di nuovo la caccia. Come un drago, quello stesso drago che ha voluto tatuarsi sul corpo, per annientare i suoi avversari Lisbeth è pronta a sputare fiamme e a distruggere il male con il fuoco che brucia dentro tutti quelli che vengono calpestati.

Ho letto giudizi molto contrastanti su questo nuovo libro di che, come già  si propone di dar seguito alla trilogia di Millenium di Stieg Larson

«I fan della geniale hacker punk Lisbeth Salander e dell’agguerrito giornalista investigativo Mikael Blomkvist non rimarranno delusi: i due sono sopravvissuti intatti al passaggio autoriale, più intriganti che mai» – The New York Times

«Nelle mani di Lagercrantz, Lisbeth Salander rimane l’antieroina più enigmatica e affascinante della letteratura» – Financial Times

A me il libro non è dispiaciuto, da tre a quattro stelline (***/****), ma è troppo forzato e Lisbeth è, come dire, meno genuina,  rispetto al passato..

David Lagercrantz (Solna, 4 settembre 1962) è uno scrittore e giornalista svedese. Sta cercando di dare continuità alla trilogia Millenium di Stieg Larsson: nel 2015  ha pubblicato “Quello che non uccide” e ora, questo “L’uomo che inseguiva la sua ombra” aggiunge un quinto capitolo.

 

 

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[Libri] “La fioraia del Giambellino” di Rosa Teruzzi – Sonzogno (2017, 174 pag.)

La fioraia del Giambellino

La trama:

Avvicinandosi il tanto atteso giorno delle nozze, Manuela, ragazza milanese romantica e un po’ all’antica, sogna di realizzare il suo desiderio più grande: essere accompagnata all’altare dal padre. Il problema è che lei quel genitore non l’ha mai conosciuto e non sa chi sia. È un segreto che sua madre ha gelosamente custodito, e che per nulla al mondo accetterebbe di rivelare. Stanca delle continue liti in famiglia per ottenere la confessione cui tanto tiene, a Manuela non resta che cercare aiuto altrove. Così bussa alla porta del vecchio casello ferroviario, dove abitano tre donne assai originali, sulle quali ha letto qualcosa in una pagina di cronaca nera: la poliziotta Vittoria, tosta e non proprio un modello di simpatia, sua madre Libera, fioraia con il pallino dell’investigazione, e la nonna Iole, eccentrica insegnante di yoga, femminista e post hippie. Sono tre donne diversissime, spesso litigiose, con il talento di mettersi nei guai ficcando il naso nelle faccende altrui. Saranno proprio loro, dopo le iniziali esitazioni, ad andare alla ricerca del misterioso padre. Le tracce, come in una caccia al tesoro di crescente suspense, le condurranno in giro per Milano e nei paesini della Brianza, a rivangare l’oscuro passato della madre di Manuela, custodito nei ricordi e nelle omertà di chi l’ha conosciuta da giovane. E a mano a mano che si avvicineranno alla soluzione del caso, si troveranno di fronte al dilemma: rivelare la scabrosa verità, oppure no?

Per me tre stelline (***), ma ho letto commenti entusiastici. Un buono spunto, quello della ragazza in cerca di un padre che la mamma le ha sempre tenuto segreto, ma uno sviluppo della trama con poca suspense. Inoltre non mi ha convinto la figura troppo border line della nonna.

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Rosa Teruzzi (1965) vive e lavora a Milano. Ha pubblicato diversi racconti e tre romanzi. Esperta di cronaca nera, è caporedattore della trasmissione televisiva Quarto grado, in onda su Retequattro. Per scrivere si ritira sul lago di Como, in un vecchio casello ferroviario, dove colleziona libri gialli. Per Sonzogno, nel 2016 ha pubblicato La sposa scomparsa. Questo è il secondo volume della serie che vede come protagoniste le tre investigatrici milanesi.

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[Libri] “Tutto vero” di Alessandro Depegi – Fontana Edizioni (2014, 144 pag.)

Tutto vero

E’ il libro di un amico blogger, Alessandro Depegi , in arte quarchedundepegi

E’ un medico. Ha lavorato come anestesista nella Medicina Accademica poi, come dice lui, dopo venti anni di sala operatoria, ha abbandonato la corsia ospedaliera per dedicarsi completamente alla medicina naturale.

Nelle vesti del protagonista, Leandro, ci racconta le sue esperienze di vita garantendoci che è “Tutto vero”. Il libro si sviluppa in una serie di racconti che – precisa – anche se così potrebbe sembrare, non sono e non vogliono  essere in polemica con la medicina accademica; non vogliono assolutamente far pensare che la medicina accademica sia inutile o superata, vogliono solo far capire che, oltre ai dettami dell’Università, esistono anche altre stupende realtà da prendere in considerazione.

Confesso che non è il genere di libro che prediligo, ma è piuttosto interessante e, pur se è vero che ai libri degli amici non si attribuiscono stelline,  ve lo raccomando.

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Alessandro Depegi (Genova Pegli, 1936) è da considerare – dice -pensionato, ma ancora interessato a tutto ciò che potrebbe alleviare le sofferenze senza produrre troppi danni. Non è mai stato scrittore, ma tiene con cura un proprio blog quarchedundepegi e – aggiunge – più diventa “giovane”, meno sopporta i soprusi, le ingiustizie e le sofferenze ”gratuite” della gente.

 

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[Libri] “La legge del baccalà” di Nicoletta Retteghieri – Frilli Editori (2016, 250 pag.)

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E’ proprio simpatico questo secondo episodio con la Berta, un’intraprendente settantenne con il buzzo per le indagini.

Così l’editore:

Il quieto settembre loanese viene spezzato da un evento drammatico e teatrale: il cadavere della proprietaria di un negozio per animali viene ritrovato su un balcone di Palazzo Doria, sede del Comune. Il maresciallo Marmotta non ha un compito facile: deve scoprire, oltre al movente, anche come la vittima possa essere finita in un posto apparentemente così inaccessibile. Per sua (s)fortuna, collaboreranno alle indagini la cocciuta settantenne Berta Riccardi, il suo fascinoso ma sfigato figlio Davide Traverso e l’amico giornalista e palloniforme Marco Castello. Attorno a loro, una variegata umanità che parte da una ex fiamma olandese di Davide, passando da un cugino scroccone ed anticonvenzionale, per approdare ad un mondo caleidoscopico di metallari di provincia. Osserva tutti il gerbillino Roddy, sorridendone con la sua bonaria arguzia da roditore.

Sullo sfondo la Loano post-vacanziera, archiviata la leggerezza del periodo balneare, si trova alle prese con inspiegabili delitti cui volge la propria attenzione, mai dimenticando la semplicità dei gesti, la familiarità dei luoghi e la genuinità dei piatti della tradizione, siano essi più elaborati oppure cibo da strada, come i cartocci pieni di deliziose frittelle di baccalà.

Che dire? La trama gialla non è niente male  ed è carina la vicenda rosa di contorno che inizia con l’improvviso arrivo a Loano di Britte, un’olandesina “sicuramente molto, molto bella, ma anche molto, molto incinta”, con la quale Davide aveva avuto un’avventuretta da una botta e via, otto mesi prima, ad Amstrerdam.

Da tre a quattro stelline (***/****) il mio gradimento.

L’ha preceduto “L’importanza delle acciughe” ed è un  peccato se  non ci sarà un seguito. Così, infatti, ci dice l’autrice:

Cari lettori, lo so che siete esaltati e state dicendo “La Berta è tornata!”, ed in effetti pare che sia proprio così. Può darsi – e lo spero – che tornerà tante altre volte sulla pagina scritta; il problema è che non tornerà mai più nella mia vita.

Anna Maria Bianca Berta Siccardi, mia mamma, a cui mi ero ispirata per creare la protagonista dei miei romanzi gialli, nel frattempo ha pensato bene di esplorare altre dimensioni, e così, una mattina di marzo del 2013, è andata a curiosare nei pascoli del Cielo, come si suol dire.

Avevo già iniziato questo secondo romanzo della serie e vi confesso che ho avuto il dubbio di piantarlo lì, pensando che lei non l’avrebbe mai letto. Poi mi sono detta che invece sarebbe stato un bel modo di farla ancora vivere, e poi chi lo dice che non lo leggerà? Ci sarà ben pieno di librerie dall’altra parte, altrimenti che ci andremmo a fare?
Ciao, mamma; mi manchi, ma non credere di esserti salvata con la fuga; di me non ti liberi mica così come se niente fosse.

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Nicoletta Retteghieri, genovese, laureata in lingue straniere, è appassionata gastronoma ed enigmista, ed ha scritto poesie e racconti, in particolare di genere thriller. Con lo pseudonimo di Draky svolge l’attività di cantautrice. Ha lavorato in radio ed in campo musicale ha preso parte a numerosi spettacoli e inciso i CD “Landemer” e “Violino Violento”.

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[Libri] “La neve sotto la neve” di Alessandro Perissinotto  – Mondadori (Agosto 2017 – 250 pag.)

La neve sotto la neve

 

Ha un doppio merito questo giallo di Alessandro Perissinotto: quello di avermi presentato la complessa psicologia di Marko Kurismaa, un commissario brillante e ruvido, dall’animo gentile ma pieno di spigoli, con bel team di collaboratori e soprattutto con l’intrigante Kristina Lupp , e quello di avermi  portato per mano per le strade e i quartieri di Tallinn, la capitale dell’Estonia, della quale non conoscevo praticamente nulla.

La trama, in breve:

A Tallinn, la zona dei vecchi baraccamenti di Kopli è terra di nessuno; spacciatori, squatter e delinquenti di ogni tipo ne hanno fatto il loro regno. Qui viene ritrovato, disteso su un vecchio divano, abbandonato all’aperto, il cadavere nudo di una splendida ragazza che i trentacinque centimetri di neve, caduta nella notte, hanno completamente ricoperto. Non sarà la sola donna ad essere assassinata e la caccia al colpevole sarà una corsa contro il tempo che cercherrà di evitare altre vittime.

Nel romanzo lo sviluppo delle indagini è ben congegnato ed avvincente. Non ci sono spettacolari colpi di scena ma la narrazione è precisa e gradevole. Meriterebbe da tre a quattro stelline, che arrotondo a quattro per avermi spalancato la finestra su quest’ angolo di mondo sino ad ora da me praticamente sconosciuto. Val  la pena di smanettare un po’ sui numerosi siti internet e non Vi mancheranno le piacevoli sorprese.

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“La neve sotto la neve” non è il primo episodio della serie commissario Kurismaa. In precedenza Alessandro Perissinotto aveva già pubblicato, sotto lo pseudonimo di Arno Saar,  “Il treno per Tallinn” (Mondadori 2016) con gli stessi protagonisti. Nel complesso sono quattordici i romanzi pubblicati da questo autore , finalista al Premio Strega 2013 con “Le colpe dei padri”. Questi i romanzi trattati su questo blog. Nel 2017 ha anche pubblicato “Quello che l’acqua nasconde” (Piemme), che mi sembra piuttosto interessante.

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