[Libri] “Delitto con inganno” di Franco Matteucci – Newton Compton Editori (febbraio 2017, 252 pag.)

Delitto con inganno

E’ questa la quinta avventura della serie Ispettore Santoni, che non conoscevo e che mi è stata segnalata da Mariella, che, come sempre, ringrazio.

Così la presenta l’editore:

È un inverno molto freddo e nevoso a Valdiluce. L’ispettore Santoni si trova a dover indagare su un evento accaduto una quindicina di anni prima e che all’epoca sconvolse la cittadina. La drammatica vicenda costringe l’ispettore, assistito dal fedele Kristal Beretta, a recuperare notizie su come avvennero i fatti, ma anche a ripercorrere la sua storia privata, dato che all’epoca era un adolescente innamorato proprio della bellissima Clara Meynet, la ragazza al centro del crimine. La giovane è scomparsa in circostanze mai chiarite, e non è stata più ritrovata. Durante le indagini, nonostante una certa ritrosia degli abitanti a collaborare, una serie di coincidenze riportano alla luce elementi che convincono l’ispettore ad avventurarsi nelle viscere del monte Sassone, luogo ameno e minaccioso dimenticato da decenni, attraverso un dedalo di tunnel, gallerie e cunicoli che nascondono spaventosi misteri. La selvaggia e potente natura dei luoghi, protettrice di un macabro segreto, testimonia che la verità è rimasta sepolta per anni sotto una fitta coltre di neve, ghiaccio e paura…

Diciamo che è stata una scoperta piacevole, mio gradimento da tre a quattro stelline (***/****), anche se la storia mi è parsa altamente improbabile e il colpevole spunta fuori improvvisamente, come un fungo, proprio all’ultimo.

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Franco Matteucci è autore e regista televisivo, vive e lavora a Roma. Ha collaborato con Tonino Guerra. Ha debuttato quindi in Rai come regista. E’ stato inoltre tra i collaboratori di Renzo Arbore per la trasmissione “L’altra domenica”. Per due volte ha superato la selezione per il Premio Italia ed è stato premiato a Umbriafiction e a Treviso cartoon. Ha scritto i romanzi “La neve rossa” (premio Crotone opera prima 2001), “Il visionario” (finalista al premio Strega 2003, premio Cesare Pavese 2003 e premio Scanno 2003), “Festa al blu di Prussia” (premio Procida Isola di Arturo – Elsa Morante 2005), “Il profumo della neve” (finalista al premio Strega 2007), “Lo show della farfalla” (finalista al Premio Viareggio – Repaci 2010), “Il suicidio perfetto” (Newton Compton 2013). I suoi libri sono stati tradotti in diversi Paesi. (Fonte: IBS)

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[Libri] “Una ragazza bugiarda” di Ali Land – Newton Compton Editori (30 marzo 2017, 351 pag.)

Una ragazza bugiarda

Angosciante, sconvolgente,  tormentoso. E’ “Una ragazza bugiarda”, romanzo  di Ali Land, una scrittrice inglese esordiente, laureata in Psicologia, che ha trascorso dieci anni lavorando negli ospedali e nelle scuole di Regno Unito e Australia.

La protagonista Annie è una ragazzina di quindici anni che ha visto la madre uccidere, nel tempo, nove bambini nella stanza battezzata “Il parco  giochi”.

Otto gradini. Altri quattro.
La porta sulla destra.
Il parco giochi.
È così che lo chiamava.
Dove si facevano giochi malvagi
e il vincitore era sempre lo stesso.
Quando non era il mio turno, lei mi faceva guardare.
Un buco nella parete.
E poi mi chiedeva: che cosa hai visto, Annie?
Che cosa hai visto?

Il nono era un suo amico, Daniel, e lei l’ha denunciata. Ora ha un nuovo nome, Milly, e vive insieme ad una nuova famiglia: Mike, la moglie Saskia e la figlia, Phoebe, ma il pensiero del processo che si avvicina, nel quale sarà chiamata come testimone, non le dà tregua.

Perdonami quando ti dico che sono stata io. Sono stata io a parlare.

Il detective. Un uomo gentile, con un bel pancione tondo. All’inizio era incredulo. Poi ho tirato fuori dalla borsa la salopette macchiata. Così piccola.

L’orsacchiotto sul davanti era tutto schizzato di sangue. Avrei potuto portarne anche altre, ne avevo tante tra cui scegliere. Lei non ha mai saputo che le conservavo.

Il detective si è spostato sulla poltrona. Un rapido scatto in avanti. Del suo corpo e del suo istinto.

La sua mano. Ho visto che tremava mentre prendeva il telefono. Vieni, ha detto. Devi ascoltare. L’attesa silenziosa prima che arrivasse il suo superiore. Sopportabile, per me. Non così tanto per lui. Centinaia di domande che gli martellavano nella testa. Sta dicendo la verità? Non può essere, no? Impossibile. Così tanti? Tutti morti? Certo che no.

Ho raccontato di nuovo tutta la storia. E poi di nuovo. Era sempre la stessa. A essere diverse erano le facce che mi guardavano, le orecchie che mi ascoltavano. Ho detto loro tutto.

Be’.

Quasi tutto.

 Anche adattarsi ai ritmi e alle abitudini della nuova famiglia è molto più complicato di quanto avesse pensato. Mike, che inizialmente aveva richiesto l’affidamento di Milly sperando di poterla aiutare, è sopraffatto dai suoi impegni di psicoterapeuta. Saskia riesce a malapena a gestire la figlia naturale, e non è in grado di occuparsi anche di quella adottiva. Phoebe ha reagito malissimo all’arrivo di Milly: è sempre di malumore, vorrebbe che se ne andasse e, per rivalsa, comincia a maltrattarla, spalleggiata dalle amiche. Milly si sente isolata e in cerca di sostegno. Avrebbe assoluto bisogno di qualcuno che le desse ascolto: ci sono segreti che riguardano i crimini di sua madre, di cui sa molto di più di quanto non abbia confessato. Eppure nessuno sembra disposto a farlo…

Ha il fascino e la suspense delle storie angoscianti: da tre a quattro stelline (***/****) il mio gradimento, ma non leggetelo se temete le storie troppo tormentose.

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[Libri] “L’amore addosso” di Sara Rattaro – Sperling & Kupfer (21 marzo 2017, 240 pag.)

l'amore addosso

Sara Rattaro scrive magnificamente bene; le sue storie toccano i sentimenti, fanno riflettere e anche questo “L’amore addosso” mi ha tenuto incollato alle sue pagine, dalla prima all’ultima, Ma, questa volta, con un po’ di delusione.

L’inizio è intrigante. Giulia è sulla spiaggia con il suo amante, Federico, sposato e padre di due figli, quando lui si sente male. Chiama un’ambulanza e lo accompagna in ospedale. Qui viene a sapere che è appena stato ricoverato anche suo marito, Emanuele,  vittima di un incidente stradale, mentre era alla guida dell’auto con una bella biondina seduta accanto. E’ una situazione alquanto imbarazzante. Giulia si trova a far la parte di quella che riceve i ringraziamenti della moglie di Federico per averlo soccorso e non sa come spiegare a sua sorella di non essere stata rintracciabile per essere informata dell’incidente del marito.

E’ il destino, con la sua ironia, – dice l’editore – che ha scelto proprio quel giorno per fare entrare in collisione le due metà della sua vita: da una parte, quella in cui è, o sembra, una moglie fortunata e una figlia devota; dall’altra, quella in cui vive di nascosto una passione assoluta e sfugge al perbenismo di sua madre – alle ipocrisie, ai non detti, a una verità inconfessabile. Una verità che perseguita Giulia come una spina sotto pelle; un segreto che fa di lei quell’essere così tormentato e unico, luminoso e buio; un vuoto d’amore che si porta addosso come una presenza ingombrante, un caos che può soltanto esplodere. Perché l’amore è una voce che non puoi zittire”.

Giulia è una donna irrisolta, ricca di slanci e contraddizioni. La Rattaro la dipinge magistralmente nel contesto di “una storia – prosegue l’editore – potente e sincera, che parla di famiglia e amore, amicizia e desideri inafferrabili. Una storia che mette a nudo gli alibi dietro cui ci nascondiamo per paura di ferire o essere giudicati, le bugie che diciamo per amore ma che solo un amore vero potrà poi perdonare. L’amore addosso è un romanzo in cui è la nostra stessa vita a raccontarsi tra le pagine e le emozioni ci arrivano dritte al cuore.”

Ma c’è un ma: non sono riuscito ad amarla. Troppo complessa e lontana, forse, dal mio modo di pensare. Troppo vecchio io?

Tre sole stelline (***), per questa volta, ma la Rattaro rimane una delle mie scrittrici preferite.

SARA RATTARO è nata a Genova nel 1975. Laureata in Biologia e in Scienze della Comunicazione, ha lavorato come informatore farmaceutico prima di dedicarsi completamente alla sua grande passione, la scrittura. È già autrice di cinque romanzi, accolti con grande successo da librai, lettori e critica, e tradotti in nove lingue: Sulla sedia sbagliata, Un uso qualunque di te, Non volare via (Premio Città di Rieti 2014), Niente è come te (Premio Bancarella 2015 e per me cinque  stelline (*****), Splendi più che puoi (Premio Rapallo Carige 2016).

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[Libri] “Un piccolo favore” di Darcey Bell – Rizzoli (marzo 2017, 347 pag.)

Un piccolo favore

“Un piccolo favore” è il romanzo d’esordio di Darcey Bell, una scrittrice americana, nata nel 1981, che vive a Chicago.

E’ un thriller psicologico che mette a nudo le complesse personalità di due giovani donne, Stephanie ed Emily, tra le quali, da un anno, da quando cioè i due figli di cinque anni, Nicky e Miles, si sono incontrati sui banchi di scuola,  pare essere nata  una profonda amicizia.

Tutto ha inizio – dice la presentazione del libro qui adattata – con un piccolo favore tra madri. «Puoi passare tu a prendere Nicky?» chiede Emily a Stephanie. E Stephanie, mamma di Miles, è felice di essere utile all’amica e di sentirsi in qualche modo importante per lei. Quel giorno però Emily non tornerà a prendere suo figlio e non risponderà né alle telefonate, né ai messaggi dell’amica. Stephanie, preoccupata, smarrita, si avvicinerà col tempo all’affascinante marito della sua amica, Sean, e si prenderà cura di lui e del bambino. Poi, un giorno, la notizia. Un corpo è stato ritrovato nelle acque del lago, e la polizia conferma: si tratta di Emily. Suicidio, il caso è chiuso. Ma è davvero così? In realtà niente è come sembra, e si scoprirà che dietro l’amicizia, l’amore, o anche la semplicità di un piccolo favore, si nascondevano  una mente subdola e un disegno perverso e diabolico.

Bello, intrigante, avvincente. Anche se ho letto giudizi molto contrastanti soprattutto, credo, a causa di un finale che esce decisamente dagli schemi ed è molto lontano da quello che ci si aspetta (ma spesso nella vita reale è proprio così), a me è piaciuto molto. Quattro stelline (****)

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E brava Schiavone

F. Schiavone

Non è impresa da poco conquistare ancora a 37 anni  un trofeo WTA (l’ottavo in carriera).

Ce l’ha fatta ieri Francesca Schiavone a Bogotà. Complimenti e….. perché no,  al prossimo!

 

 

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[Libri] “La giostra dei criceti” di Antonio Manzini – Sellerio Editore (2017, 336 pag.)

La giostra dei criceti

Sull’onda del successo della serie Rocco Shiavone in tv, Antonio Manzini ritorna nelle librerie con  questo “La giostra dei criceti” che era già stato pubblicato dieci ani fa da Einaudi e conquista immediatamente le prime posizioni nelle classifiche delle vendite settimanali.

Dico subito che con Rocco Schiavone ha ben poco a che vedere e che per me è stato una grossa delusione.

Dice l’editore:

Con un ritmo implacabile, tra commedia, noir e thriller, una galleria di personaggi senza speranza intrecciano le loro esistenze in un girone infernale ambientato tra Tor Tre Teste e l’Agro pontino, specchio di un Paese che sembra avere perduto la nozione più elementare di umanità. Dagli alti burocrati che sognano un complotto delirante per risolvere drasticamente il problema delle pensioni, ai piccoli criminali presi in un meccanismo senza scampo, a un impiegato Inps che si crede un giustiziere, tutti cercano di fare la pelle all’altro, pur di fare un passo in più nella giostra dei criceti.

E in realtà tratta due storie. La prima di quattro balordi malavitosi della periferia romana, a cui se ne aggiungono via via altri, alle prese con un colpo in banca che ha fruttato una bella somma e che i quattro tirano ad accaparrarsi ciascuno per intero fregandosi l’un l’altro. La seconda è la storia di alcuni alti papaveri che per risolvere il problema pensionistico del nostro paese non trovano di meglio che eliminare fisicamente i pensionati.

Filo comune delle due vicende è il tentativo di rappresentare le storie in chiave grottesca. Le trame gialle, tuttavia, mal si addicono al grottesco e il ricorso al romanesco raramente aggiunge colore e non rende simpatico alcuno dei personaggi di questo libro.

Una sola stellina di mio gradimento (*), dunque, con l’augurio  di ritornare presto ad una nuova avventura del nostro tenero e burbero vice questore dallo spinello facile.

Con tanti auguri di Buona Pasqua a tutti Voi.

pasqua

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[Libri] “La scelta decisiva” di Charlotte Link – Corbaccio (2017, 432 pag.)

La scelta decisiva

Dice l’editore:

Il nuovo thriller di Charlotte Link, un’autrice da 30 milioni di copie vendute nel mondo

Cosa succede quando, nel momento sbagliato, ti trovi nel posto sbagliato?

«Charlotte Link è una maestra del thriller e una scrittrice di grande talento.» KRIMI

Simon sognava di trascorrere le vacanze di Natale con i figlie e la sua compagna in un tranquillo paesino nel sud della Francia. Ma a quanto pare il sogno è destinato a non realizzarsi: i figli gli comunicano che hanno tutt’altri progetti, e la compagna lo abbandona all’ultimo momento. Ciononostante Simon decide di partire da solo, finché, lungo la strada, incontra una giovane donna, Nathalie: disperata, senza soldi, senza documenti non sa dove andare e Simon le dà un passaggio e d’impulso le offre di ospitarla nella casa che ha affittato. Non sa che questa sua decisione lo farà precipitare in un incubo e in un mondo le cui tracce, macchiate di sangue, conducono fino in Bulgaria e a una ragazza di nome Selina che cercava una vita migliore ma che ha trovato l’inferno. Selina riesce a sfuggire ai suoi aguzzini ma la sua vicenda si intreccerà in modo drammatico e inaspettato ai destini di Simon e Nathalie a mille chilometri di distanza…

 La narrazione è avvincente anche se, all’inizio si fa un po’ di fatica a memorizzare tutte e vicende e tutti i personaggi. Le pagine scorrono comunque via veloci fino ad un finale che mi è parso, però,  un po’ scontato e irrealistico.

 Mio gradimento tre stelline (***).

 Charlotte Link (Francoforte, 1963) è una delle più affermate scrittrici tedesche. Di lei segnalo,  in particolare,  “Nobody”.

 

 

 

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[Libri] “Chi ha spostato il mio formaggio?” di Spencer Johnson – Sperling & Kupfer (2000. 112 pag.)

Chi ha spostato il mio fornaggio

Sono capitato per caso su questo libricino che mi ha riportato indietro di oltre trent’anni, quando l’azienda in cui lavoravo ci costringeva a partecipare a corsi di management (fortunatamente sempre brevi) indetti per la più parte da famosi e costosi consulenti provenienti da oltre oceano.

Non mi hanno mai troppo convinto, ma qualcosa di buono c’è sempre stato. Così come in questa favoletta che fa parte, appunto, di quel filone. Dice l’editore:

… Una storiella breve, densa di significati e insegnamenti, che fa comprendere ai lettori l’importanza e il valore del cambiamento, della flessibilità e dell’apertura al nuovo.

Nasofino e Trottolino sono topolini, Tentenna e Risolino sono gnomi grandi come topolini. Tutti e quattro vivono nel “Labirinto” e sono alla ricerca di un “Formaggio”, che li nutra e li faccia vivere felici.

Il “Formaggio” è la metafora di quello che vorremmo avere dalla vita: un lavoro soddisfacente e appagante, una bella relazione d’amore, tranquillità economica. Il “Labirinto” è il mondo in cui cerchiamo quello che desideriamo: l’azienda in cui lavoriamo, la famiglia, la comunità in cui viviamo. I personaggi devono fronteggiare dei cambiamenti inattesi, uno di loro affronta il mutamento con successo e scrive sui muri del Labirinto quello che ha imparato dalla sua esperienza. E proprio queste parole saranno lo spunto per scoprire come gestire il cambiamento, per subire meno stress e avere più successo nel lavoro e nella vita.

Il libricino vale qualche riflessione. E’ già di per sé molto breve, ma se non volete farvi impallare oltre misura limitatevi alla lettura della seconda sezione, intitolata, appunto, La storia di «Chi ha spostato il mio formaggio?»

Mio gradimento: due stelline (**)

Spencer Johnson è autore anche di numerosi altri libri di successo, tra cui cinque della serie One Minute (The One Minute Sales Person [trad. it. L’One Minute per vendere. Sperling & Kupfer, Milano 1986], The One Minute Mother, The One Minute Father, One Minute For Yourself (trad. it. Un minuto tutto per me, Frassinelli. Milano 19861 e The One Minute Teacher), Yes or No, una guida al processo decisionale, la celebre serie per l’infanzia Vaiues Tales™. oltre al libro strenna da sempre in testa alle classifiche, The Precious Present.

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[Libri] “Carta Bianca” di Carlo Lucarelli – Sellerio (1990, 132 pag.)

Carta bianca

 

E’ il primo libro della serie il commissario De Luca, di Carlo Lucarelli

La trama:

Aprile 1945. Negli ultimi giorni della repubblica di Salò, un omicidio dei quartieri alti apre a chi indaga squarci suI mondo dei gerarchi, su un traffico finanziario-spionistico tra il regime e i nazisti, sulla corruzione di una classe dirigente dai giorni contati. E a poche ore dal crollo finale, il commissario De Luca scopre una torbida verità e, nella confusione e la paura, è chiamato a una scelta. Carta bianca è un racconto giallo a pretesto, in cui è il fascismo pretesto per la trama poliziesca e per quella caratteristica interrogazione morale in cui il giallo confluisce. Dittature e totalitarismi si prestano infatti a quelle situazioni di precarietà del diritto in cui la malinconia, connaturata a chi investigando fruga nelle vite, diventa l’ultimo rifugio del senso di giustizia.

Il mio gradimento: tre stelline (***).  Amo poco, in generale i romanzi ambientati in quel triste periodo storico del nostro Paese. Come giallo non è malaccio.

Carlo Lucarelli (Parma, 1960), scrittore di racconti e romanzi che uniscono il gusto dell’inchiesta storica alla ingegnosa tessitura di trame gialle e noir, è anche ideatore e conduttore di trasmissioni televisive e sceneggiatore. Dai romanzi con il commissario De Luca è stata tratta una serie televisiva.

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[Libri] “Intrigo italiano” di Carlo Lucarelli” – Einaudi (Gennaio 2017 -216 pag.)

intrigo-italiano

Il libro:

“C’è stato un omicidio a Bologna, una città coperta di neve in cui i tram scampanellano sulle rotaie e la gente affolla i ristoranti per i tortellini di Natale: la bella moglie di un professore universitario è stata annegata nella vasca da bagno del trappolone, l’appartamento da scapolo del marito. Il Servizio vuole sapere chi è stato, e per questo c’è bisogno di un cane da tartufi come De Luca, che sembra finalmente trovarsi alle prese con un’indagine da giallo classico, fatta di indizi, tracce, impronte e orari. Ma non è cosí, naturalmente. Perché anche nell’incidente d’auto in cui un paio di mesi prima è morto il marito professore – dongiovanni, esistenzialista e appassionato di jazz – c’è qualcosa di molto strano. E cosí De Luca, assistito da un giovane agente del Servizio incaricato sia di aiutarlo che di spiarlo, si ritrova in un’indagine ambigua e pericolosa, dove quello della vita è soltanto uno – e neppure il peggiore – dei rischi che corre. Alla fine, dopo essersi innamorato di una giovanissima cantante di jazz meticcia e bravissima – la Dorothy Dandridge bolognese – il cui passato di mondina e staffetta partigiana è l’esatto opposto del suo, e dopo essere sopravvissuto a un attentato dalle gravi conseguenze, De Luca sarà costretto a scegliere se seguire il suo vecchio cuore di cane da caccia o quello nuovo, di cane bastardo”.

Carlo Lucarelli

E’ con questo romanzo che Carlo Lucarelli decreta il ritorno del commissario De Luca,…

… appena richiamato in servizio dopo cinque anni di quarantena e – continua la presentazione  del libro – non gli occorre troppo tempo per mettere in fila le tante cose che non tornano. Da lunedí 21 dicembre 1953 a giovedí 7 gennaio 1954, con in mezzo Natale ed Epifania, mentre la città intirizzita dal gelo scopre le luci e le musiche del primo dolcissimo consumismo italiano, tra errori, depistaggi, colpi di scena il mosaico dell’indagine, scandita come un metronomo, si compone.[…] Lucarelli ha saputo evocare una Bologna che non avevamo mai visto cosí. E ha saputo tessere il piú imprevedibile, misterioso e divertente romanzo, dove la verità profonda di un’epoca che non è mai interamente finita emerge nei sentimenti e nella lingua dei personaggi.

Dico subito che il libro non mi ha pienamente conquistato, forse anche perché non ho letto i precedenti. Ma è proprio “l’intrigo italiano” che non mi ha convinto, così come non mi hanno convinto le meccaniche dei due incidenti stradali che costituiscono il punto di partenza e di arrivo dell’intera vicenda.

Per me non più di tre stelline (***), ma devo anche dire, per contro, che il libro ha ottenuto un considerevole successo di critica e pubblico, entrando ad occupare le posizioni alte delle attuali classifiche di vendita.

Questi i precedenti casi: Carta Bianca (1990), L’estate torbida (1991) e Via delle Oche (1996)

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Memo – nella categoria Libri:  I miei precedenti postLa tabella di riepilogo,  Le mie cinque stelline.

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