[Libri] “La legge del baccalà” di Nicoletta Retteghieri – Frilli Editori (2016, 250 pag.)

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E’ proprio simpatico questo secondo episodio con la Berta, un’intraprendente settantenne con il buzzo per le indagini.

Così l’editore:

Il quieto settembre loanese viene spezzato da un evento drammatico e teatrale: il cadavere della proprietaria di un negozio per animali viene ritrovato su un balcone di Palazzo Doria, sede del Comune. Il maresciallo Marmotta non ha un compito facile: deve scoprire, oltre al movente, anche come la vittima possa essere finita in un posto apparentemente così inaccessibile. Per sua (s)fortuna, collaboreranno alle indagini la cocciuta settantenne Berta Riccardi, il suo fascinoso ma sfigato figlio Davide Traverso e l’amico giornalista e palloniforme Marco Castello. Attorno a loro, una variegata umanità che parte da una ex fiamma olandese di Davide, passando da un cugino scroccone ed anticonvenzionale, per approdare ad un mondo caleidoscopico di metallari di provincia. Osserva tutti il gerbillino Roddy, sorridendone con la sua bonaria arguzia da roditore.

Sullo sfondo la Loano post-vacanziera, archiviata la leggerezza del periodo balneare, si trova alle prese con inspiegabili delitti cui volge la propria attenzione, mai dimenticando la semplicità dei gesti, la familiarità dei luoghi e la genuinità dei piatti della tradizione, siano essi più elaborati oppure cibo da strada, come i cartocci pieni di deliziose frittelle di baccalà.

Che dire? La trama gialla non è niente male  ed è carina la vicenda rosa di contorno che inizia con l’improvviso arrivo a Loano di Britte, un’olandesina “sicuramente molto, molto bella, ma anche molto, molto incinta”, con la quale Davide aveva avuto un’avventuretta da una botta e via, otto mesi prima, ad Amstrerdam.

Da tre a quattro stelline (***/****) il mio gradimento.

L’ha preceduto “L’importanza delle acciughe” ed è un  peccato se  non ci sarà un seguito. Così, infatti, ci dice l’autrice:

Cari lettori, lo so che siete esaltati e state dicendo “La Berta è tornata!”, ed in effetti pare che sia proprio così. Può darsi – e lo spero – che tornerà tante altre volte sulla pagina scritta; il problema è che non tornerà mai più nella mia vita.

Anna Maria Bianca Berta Siccardi, mia mamma, a cui mi ero ispirata per creare la protagonista dei miei romanzi gialli, nel frattempo ha pensato bene di esplorare altre dimensioni, e così, una mattina di marzo del 2013, è andata a curiosare nei pascoli del Cielo, come si suol dire.

Avevo già iniziato questo secondo romanzo della serie e vi confesso che ho avuto il dubbio di piantarlo lì, pensando che lei non l’avrebbe mai letto. Poi mi sono detta che invece sarebbe stato un bel modo di farla ancora vivere, e poi chi lo dice che non lo leggerà? Ci sarà ben pieno di librerie dall’altra parte, altrimenti che ci andremmo a fare?
Ciao, mamma; mi manchi, ma non credere di esserti salvata con la fuga; di me non ti liberi mica così come se niente fosse.

-.-

Nicoletta Retteghieri, genovese, laureata in lingue straniere, è appassionata gastronoma ed enigmista, ed ha scritto poesie e racconti, in particolare di genere thriller. Con lo pseudonimo di Draky svolge l’attività di cantautrice. Ha lavorato in radio ed in campo musicale ha preso parte a numerosi spettacoli e inciso i CD “Landemer” e “Violino Violento”.

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[Libri] “La neve sotto la neve” di Alessandro Perissinotto  – Mondadori (Agosto 2017 – 250 pag.)

La neve sotto la neve

 

Ha un doppio merito questo giallo di Alessandro Perissinotto: quello di avermi presentato la complessa psicologia di Marko Kurismaa, un commissario brillante e ruvido, dall’animo gentile ma pieno di spigoli, con bel team di collaboratori e soprattutto con l’intrigante Kristina Lupp , e quello di avermi  portato per mano per le strade e i quartieri di Tallinn, la capitale dell’Estonia, della quale non conoscevo praticamente nulla.

La trama, in breve:

A Tallinn, la zona dei vecchi baraccamenti di Kopli è terra di nessuno; spacciatori, squatter e delinquenti di ogni tipo ne hanno fatto il loro regno. Qui viene ritrovato, disteso su un vecchio divano, abbandonato all’aperto, il cadavere nudo di una splendida ragazza che i trentacinque centimetri di neve, caduta nella notte, hanno completamente ricoperto. Non sarà la sola donna ad essere assassinata e la caccia al colpevole sarà una corsa contro il tempo che cercherrà di evitare altre vittime.

Nel romanzo lo sviluppo delle indagini è ben congegnato ed avvincente. Non ci sono spettacolari colpi di scena ma la narrazione è precisa e gradevole. Meriterebbe da tre a quattro stelline, che arrotondo a quattro per avermi spalancato la finestra su quest’ angolo di mondo sino ad ora da me praticamente sconosciuto. Val  la pena di smanettare un po’ sui numerosi siti internet e non Vi mancheranno le piacevoli sorprese.

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“La neve sotto la neve” non è il primo episodio della serie commissario Kurismaa. In precedenza Alessandro Perissinotto aveva già pubblicato, sotto lo pseudonimo di Arno Saar,  “Il treno per Tallinn” (Mondadori 2016) con gli stessi protagonisti. Nel complesso sono quattordici i romanzi pubblicati da questo autore , finalista al Premio Strega 2013 con “Le colpe dei padri”. Questi i romanzi trattati su questo blog. Nel 2017 ha anche pubblicato “Quello che l’acqua nasconde” (Piemme), che mi sembra piuttosto interessante.

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[Libri] “Il caso Fitzgerald” di John Grisham – Mondadori (2017 – 276 pag.)

Il caso Fitzgerald

 

Dice la presentazione del libro: Lontano dalle aule dei tribunali e dalle consuete ambientazioni dei suoi legal thriller, John Grisham scrive un mystery godibilissimo, descrivendo con grande sagacia il mondo editoriale, quello dei collezionisti, le librerie indipendenti e le piccole e grandi manie degli scrittori.

E questa è la trama:

È notte fonda quando una banda di ladri specializzati in furti d’arte riesce a penetrare nel caveau della Princeton University rubando cinque preziosissimi manoscritti originali di Francis Scott Fitzgerald, assicurati per venticinque milioni di dollari.

Sembrerebbe un’operazione audace e impeccabile se non fosse per una piccola traccia lasciata da uno dei malviventi. Basandosi su quell’unico indizio l’FBI parte immediatamente alla caccia dei ladri e della refurtiva, impresa che si rivela molto difficile.

Ma chi può avere commissionato un furto così clamoroso? C’è un mandante o si tratta di un’iniziativa autonoma?

Bruce Cable è un noto e chiacchierato libraio indipendente, appassionato di libri antichi che commercia in manoscritti rari. La sua libreria si trova a Camino Island, in Florida, ed è un punto di ritrovo per gli amanti della lettura. Molti scrittori vi fanno tappa volentieri durante i loro tour promozionali. Forse lui sa qualcosa in merito a questa vicenda?

Mercer Mann è una giovane scrittrice che conosce bene quell’isola, dove era solita trascorrere le vacanze con la nonna quando era bambina. Ora è rimasta senza lavoro ed è alle prese con la stesura di un nuovo romanzo che non riesce proprio a scrivere. Chi meglio di lei può essere ingaggiata per indagare da vicino senza destare sospetti sulle misteriose attività di Bruce?

Il mio parere? Chi lascia la strada vecchia per la nuova…. E’ vero: la narrazione  è godibilissima,  il mondo editoriale, quello dei collezionisti, le librerie indipendenti e le piccole e grandi manie degli scrittori sono ben descritti e interessanti, la protagonista Mercer Mann è piacevole, arguta e sufficientemente credibile, l’intrigo non è male, ma mi sono mancati i colpi di scena e i dibattiti in tribunale ai quali il buon Grisham ci aveva abituati.

Tre stelline (***) il mio gradimento, e l’augurio di rivederlo presto alla sbarra della difesa.

John Grisham (1955) è autore di trenta romanzi, un saggio, una raccolta di racconti e sei romanzi per ragazzi, tutti bestseller editi da Mondadori. Le sue opere sono tradotte in quarantaquattro lingue. Vive in Virginia e in Mississippi.

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[Libri] “Ogni cosa è per te” di Ronald H. Balson – Garzanti (2016, 467 pag.)

Ogni cosa è per te

Bello. Letto tutto d’un fiato. La testa funziona ancora.

E‘ un thriller? Una spy story? Un libro storico? Una  love story? Un po’ di tutto questo, ma soprattutto è un libro coinvolgente che ti cattura dalla prima pagina e non ti molla più.

Ci sono gli 88 milioni di dollari di una transazione finanziaria che sembrano volatilizzarsi nel nulla e non mancheranno i cadaveri al contorno.

Ci sono Jack e Alina, i protagonisti di un amore impossibile. Lui ebreo, lei palestinese vivono negli Stati Uniti e dal loro sogno d’amore nasce Sophie. Ma quando tutto sembra andar per  il meglio Alina muore e Sophie, che ormai ha sei anni, viene rapita dal nonno, un facoltoso medico di Hebron con attività nei gruppi terroristici palestinesi.

Jack trova l’aiuto di un’amica di sempre, Mercy, di un investigatore privato sulle tracce degli 88 milioni di dollari, Liam con la sua  Catherine, e, infine, l’affascinante  di Kayla, un agente segreto della CIA.

Sullo sfondo la questione Mediorientale, riassunta in termini  essenziali dall’impero ottomano al presente.,

Non tutto è credibile e non mancano i punti deboli, ma la storia è appassionane e si legge con grande facilità.

Per me quattro stelline belle piene (****) e un grazie a Mariella per la segnalazione.

-.-

Ronald H. Balson, avvocato e docente universitario a Chicago, è anche l’autore del bestseller Volevo solo averti accanto, Premio Selezione Bancarella 2014.

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[Libri] “La bestia nera” di Elda Lanza e “Il dubbio” di Maria Masella

Due letture con un inizio invitante che però, poi, non mi hanno entusiasmato. Brutti voti, dunque, ma con l’età e con gli acciacchi si diventa sempre più esigenti e intransigenti.

La bestia nera.jpg“La bestia nera” di Elda Lanza – Salani (2017, 230 pag.) – inizia con una ragazzina che accusa Dick, il cane di Max Gilardi, di aver azzannato e ucciso un ragazzo in un cortile adiacente ad una strada in cui Max sta passeggiando con il suo cane. Pochi giorni dopo  una bambina viene azzannata ed uccisa da un cane nel parco dove Max Gilardi è solito fare un po’ di jogging mattutino.

Dice la presentazione del libro: è casuale o proprio Gilardi è il fil rouge di una catena di omicidi che sembra collegare un losco faccendiere del porto di Napoli a una facoltosa e rispettabile famiglia borghese? Per smascherare il colpevole, gli toccherà riannodare vecchie vicende dei suoi primi processi, scartare false piste, affrontare i fantasmi della paura. Con Gilardi, anche noi restiamo impigliati nelle maglie di questo giallo, scritto da Elda Lanza con passione, eleganza e ironia.

Che devo dirvi? Io sono proprio rimasto impigliato nelle maglie troppo ingarbugliate di questo giallo. Leggo molte critiche positive da parte dei lettori ma io non riesco ad andare oltre le due stelline (**).  Sarà colpa dell’età che fa brutti scherzi?

 

Il dubbioNon è andata meglio con “Il dubbio” di Maria Masella – Frilli (2004, 216 pag.)

Anche qui l’inizio è intrigante: un uomo è stato ucciso sulle alture di Genova: è il primo di una serie di delitti. Il commissario Mariani indaga ma è turbato da una vicenda privata: tra le carte si un tale suicidatosi nella vasca da bagno ha  trovato una fotografia della moglie, Francesca. Ci possono essere infinite spiegazioni tranquillizzanti ma – dice – “riesco a pensare solo che lei, in qualche modo, sia coinvolta in una brutta storia”.

E, ovviamente non mancheranno i collegamenti fra le due storie, che, peraltro, si ingarbugliano e non poco. Molti hanno commentato: vicenda gialla complessa e intricata.

Io, lo confesso,  mi ci sono perso e non è stata certamente d’aiuto una narrazione in prima persona che richiede una certa attenzione per distinguere i momenti di riflessione da quelli di dialogo. Due sole stelline (**) il mio gradimento personale.

E’ questo il primo libro che leggo di questa affermata scrittrice e “Il dubbio” è il secondo caso della lunga serie dedicata al commissario Mariani, ma evidentemente non sono stato fortunato. O, anche in questo caso è colpa dell’età?

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Maledetta dietrologia

Atletica, Usain Bolt sconfitto negli ultimi 100 m. della sua carriera: arriva terzo, ai mondiali di Londra vince Gatlin.

 

Un bella riflessione di Giulia Zonca per La Stampa del 12/08/2017 a margine della sconfitta di un campione, Usain Bolt, ai mondiali di Atletica Leggera in corso a Londra.

QUANDO IL COMPLOTTO CORRE SULLA PISTA DI ATLETICA.

 Ai Mondiali di Londra dalla sconfitta di Bolt imperversa la teoria dell’inganno.

 di GIULIA ZONCA.

Il sospetto striscia tra le corsie della pista di Londra dove i risultati a sorpresa destabilizzano chi corre e chi guarda. Nemmeno il cronometro placa il bisogno di dietrologia che droga il XXI secolo.

Siamo abituati agli irriducibili convinti di qualsiasi assurdità. Gli aerei non si sono schiantati sulle Torri Gemelle, Lady Diana è stata assassinata, i vaccini uccidono i bambini, Elvis è vivo e Trump è presidente grazie agli hacker. Ma se il dubbio supera un risultato che si può addirittura misurare, significa che il tarlo del complotto ci sta divorando il cervello.

L’atletica si calcola al millesimo, al millimetro. I finalisti scattano e la biomeccanica li insegue, purtroppo a volte la chimica li precede e allora tutti a chiederci quanto vale la gloria. Ogni prestazione straordinaria lascia una scia di perplessità: l’ombra del doping o anche solo l’ansia del tradimento. In questo Mondiale consegnano cataste di medaglie postume ed è lecito farsi delle domande. Però il disincanto ci ha intossicato.

Bolt ha perso e Gatlin lo ha battuto perché ha ancora in circolo l’ormone impazzito. Va bene, difficile digerire che un baro batta il campione che ha reso sexy la velocità.

Solo che il giamaicano è arrivato terzo, pure dietro a Coleman, un ragazzo del 1996 che non ha fatto nulla di male, fino a prova contraria, se non sprintare fino all’argento.

Ancora prima dello start serpeggiavano voci incontrollate su De Grasse, il rivale simpatico, forse tolto di mezzo dallo sponsor, lo stesso di Bolt. Lo avrebbero pagato fortune fin da junior proprio per costringerlo a fingere un infortunio e strapparlo alla gara della vita. Un piano diabolico a lunghissimo termine.

Il chiacchiericcio si sposta dal bar allo spogliatoio. Il povero Wayde van Niekerk, record del mondo dei 400 metri, ovvero uno che meriterebbe rispetto, regge sei turni, vince un oro e un argento e non basta.

Deve pure rispondere a un avversario debilitato dalla gastroenterite che gli rinfaccia il boicottaggio. La federazione internazionale avrebbe estromesso il temibile Makwala, un gigante del Botswana, per promuovere un altro come nuovo Bolt. E devono averla pensata malissimo visto che Van Niekerk è stato poi superato da un turco senza fama e già in debito di fiducia.

I 100 metri sono una truffa, i nuovi campioni, poster da appiccicare sopra uno sport in cerca di eroi. E tanto sono tutti drogati. Elvis è vivo e corre maratone come Forrest Gump.

Forse ci siamo raccontati troppe storie e non sappiamo più goderci nulla di vero. Mastichiamo i cronometri come fossero pop corn davanti a un video alterato dalla nostra stessa mente. A furia di ingoiare fake news siamo diventati allergici alle emozioni vere. Fossero pure di stupore davanti al vincitore sbagliato, al candidato eletto contro il nostro parere, al sindaco che non abbiamo scelto.

Sulla pista come in politica i risultati si possono contare e la storia si può provare. Quel che succede davvero emerge e resta anche se c’è chi insiste a scarabocchiare date e numeri.

Tanti considerano i racconti avvelenati un punto di vista brillante. È solo doping: altera la realtà, non la cambia.

 

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[Libri] “Le molliche del commissario” e “Il paradosso di Napoleone” di Carlo F. De Filippis

 

Sono rispettivamente il primo e il secondo volume di una serie che ha come protagonista Salvatore Vivacqua, un commissario fuori dalle regole “burbero e schivo ma dotato di una mente affilata, di un istinto infallibile e di una empatia unica nei confronti delle vittime”.

Una serie che si preannuncia non male, con qualche limatura da apportare. Ad esempio li ho trovati entrambi un po’ incasinati e non mi piacciono molto, perché poco credibili, gli scontri fisici all’americana.

Contrariamente alla gran parte delle recensioni che ho letto, ho preferito il “le molliche”, più leggero, da tre a quattro stelline  (***/****), rispetto al “paradosso”, un po’ più confusionario, tre stelline (***).

Queste le presentazioni dell’editore:


“Le molliche del commissario” – Giunti (luglio 2015, 336 pag.)

«C’è sempre una mollica, anche piccola, basta avere occhi buoni per trovarla»: è questa la frase che il commissario Vivacqua ripete come un mantra ogni volta che si trova alle prese con un nuovo caso.

Siciliano trapiantato a Torino, con più cicatrici che capelli e un carattere quadrato come la sua stazza, Salvatore Vivacqua – Totò per gli amici – sa bene che dove c’è un delitto c’è sempre anche una traccia che il colpevole si è lasciato dietro. Ma quando viene chiamato d’urgenza nella chiesa della Santissima Trinità, capisce subito che questa indagine gli darà del filo da torcere. Vicino al confessionale è stato rinvenuto il corpo di don Riccardo in una pozza di sangue, il viso sfigurato, una mano quasi staccata. Ma chi può aver massacrato con tanta ferocia un uomo anziano, che a detta di tutti viveva solo per aiutare gli altri e non aveva nemici? Davvero si è trattato del gesto di un folle, come sostiene monsignor Acutis? Dopo una serie di interrogatori serrati, Vivacqua intuisce che quel delitto è solo il tassello di un mosaico molto più oscuro e complesso. Non a caso, nelle stesse ore, il suo vice Santandrea, detto il Giraffone, è alle prese con un secondo omicidio: una ricca musicista morta per soffocamento durante un gioco erotico finito male, o almeno così sembra… Due delitti a breve distanza negli ambienti più insospettabili della Torino bene. E non è finita qui. Per Totò e la sua squadra sarà una settimana di fuoco. Un commissario carismatico e tenace, dai metodi poco ortodossi e dalla grande intelligenza. Un’incursione negli abissi dell’animo umano con quella nota di ironia che è l’unico modo per uscirne vivi.

 

“Il paradosso di Napoleone” – Mondadori (maggio 2017, 308 pag.)

Il commissario Salvatore Vivacqua – Totò per pochi intimi – ama Torino. Per un siciliano come lui non è stato facile il trasferimento, ma presto ha ceduto al fascino della sua città di adozione, “per quel tono di serietà che Torino mette nelle cose, quel senso di dignità, di eleganza, di storia che solo se sei nato nel Sud riesci a capire”. Ma ora sta piovendo da giorni e il capo della Direzione Investigativa non riesce più a sopportare il maltempo non immagina che presto avrà motivi di contrarietà ben più gravi.

Il telefono squilla, all’altro capo del filo c’è il questore, detto il Doge: un omicidio feroce a Carmagnola. La vittima è Pierluigi Paternostro, artista affermato, proprietario di una maestosa tenuta in campagna, ex hippie tutto genio e sregolatezza, ma alla fine un tipo pacifico. Chi poteva odiarlo al punto da massacrarlo in casa sua? Perché lo hanno ucciso? Il medico legale dice che è morto da quattro giorni, un ritardo investigativo pesantissimo.

Il commissario si trova così protagonista di una disperata caccia all’uomo, mentre il numero delle vittime continua a crescere e la pressione delle alte sfere diventa asfissiante. Minacciano di togliergli il caso, poi l’ultimatum: tre giorni per snidare la belva, dopodiché arriveranno altri investigatori. Un’umiliazione insopportabile per Vivacqua.

Per fortuna accanto a lui c’è la sua rodatissima squadra: il mite e analitico Sergio Santandrea, detto il Giraffone, l’atletico Migliorino, il più apprezzato nel lavoro sul campo, e poi Carbone, Patanè… e un ospite speciale, il dottor Meucci, funzionario del Ministero in visita, un romano fanatico di Napoleone, argomento su cui ama intrattenersi con dovizia di aneddoti e interpretazioni storiche.

Chi è l’assassino? Un serial killer, un folle? O un feroce pianificatore che agisce ispirandosi alle raffinate strategie di Sun Tzu? E perché uccide? Che cosa cerca?

Nel frattempo un piccolo dramma si consuma tra le mura domestiche del commissario: Tommy, il setter amatissimo, scompare e tutta la famiglia si mette sulle sue tracce, reclamando la partecipazione del capofamiglia, sempre più ossessionato dall’indagine.

In un succedersi incalzante di rivelazioni e colpi di scena, Vivacqua e il killer si troveranno faccia a faccia e, più che l’intelligenza o l’intraprendenza, a decidere la partita sarà l’imponderabile, capace di capovolgere le sorti di ogni battaglia, come il paradosso di Napoleone insegna

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[Libri] “Le otto montagne” di Paolo Cognetti – Einaudi (2016, 208 pag)

 

Bello. Per chi ama la montagna e crede nell’amicizia. Ha vinto l’ultimo Premio Strega ed è ai vertici delle classifiche settimanali.

Dalla presentazione:

«Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa».

La montagna non è solo neve e dirupi, creste, torrenti, laghi, pascoli. La montagna è un modo di vivere la vita. Un passo davanti all’altro, silenzio, tempo e misura. Lo sa bene Paolo Cognetti (Milano, 1978), che tra una vetta e una baita ambienta questo potentissimo romanzo.

Una storia di amicizia tra due ragazzi – e poi due uomini – così diversi da assomigliarsi, un viaggio avventuroso e spirituale fatto di fughe e tentativi di ritorno, alla continua ricerca di una strada per riconoscersi.

Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto:

Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo «chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso» ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E lí, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche.
Iniziano cosí estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri piú aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, «la cosa piú simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui». Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito piú vero: «Eccola lí, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino». Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.

E’ un libro magnetico e adulto, che esplora i rapporti accidentati ma granitici, la possibilità di imparare e la ricerca del nostro posto nel mondo.

Bello, ripeto, anche se non eccezionalissimo, e scritto molto bene. Per me da tre a quattro stelline (***/****) e, comunque, ma da non perdere.

 

 

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[Libri] “Le sorelle” e “La migliore amica” di Claire Douglas – Ed. NORD (2016 -2017)

 

Due tormentoni psicologici dalla trama – dite quel che volete – criticabile e poco probabile, che però se inizi a leggerli sei fatto fino alla fine. Al centro, in entrambi,  due figure femminili dalla personalità complessa e contraddittoria, in un mare di segreti coperti  da bugie, fraintendimenti, frasi non dette e verità nascoste che si dissolvono in finali a sorpresa.

Per me da tre a quattro stelline (***/****) per entrambi, con una preferenza per “Le sorelle”, che è anche il romanzo d’esordio di questa scrittrice. De “La migliore amica” mi pare un po’ troppo artefatto lo sviluppo che porta al finale.

Le sorelle“Le sorelle” (Giugno 2016, 336 pag.)

La vede ovunque: al tavolino di un bar, alla fermata dell’autobus, al supermercato. Ogni volta, per un istante Abi dimentica l’incidente, dimentica che sua sorella Lucy è morta, dimentica il dolore che la consuma da oltre un anno. E, ogni volta, Abi rimane inevitabilmente delusa. Ha tagliato i ponti con la famiglia, si è isolata dagli amici e si è trasferita in un’altra città, nella speranza di cominciare una nuova vita, però è stato inutile: nessuno dovrebbe mai sopravvivere alla propria gemella. Eppure, quando incontra Bea, Abi ha l’impressione che il destino le stia finalmente dando una seconda occasione. Perché quella ragazza non solo è fisicamente identica a Lucy, ma le assomiglia pure nel modo di parlare e di vestirsi. Inoltre anche lei ha un gemello, Ben, perciò più di chiunque altro comprende il vuoto che sente Abi. E si propone di colmarlo, accogliendola nella grande casa che divide col fratello. Se con Bea è stata un’affinità istantanea, con Ben è amore a prima vista. Tuttavia, più tempo passa insieme con loro, più Abi si convince che ci sia qualcosa che non vada. All’inizio era solo una sensazione, ma poi sono arrivate le fotografie strappate e gli oggetti spariti dalla sua camera. Sono opera di Bea, gelosa per la relazione del fratello? Abi quasi spera che sia così. Altrimenti vorrebbe dire che qualcuno ha scoperto il suo segreto …

 

La migliore amica“La migliore amica” (Maggio 2017, 368 pag.)

Dopo la misteriosa scomparsa della sua migliore amica Sophie, Francesca aveva sentito il bisogno di lasciare Oldcliffe, la cittadina in cui era nata e cresciuta, e di scappare a Londra, dove si è costruita una nuova vita. Sono passati vent’anni da allora, eppure Francesca ha l’impressione di non essere mai riuscita a colmare il vuoto lasciato da Sophie. E ne ha la conferma non appena Daniel, il fratello di Sophie, la informa che sono stati rinvenuti dei resti umani vicino al vecchio molo, proprio nel luogo in cui la ragazza era stata vista per l’ultima volta. Francesca non ha dubbi: deve tornare a casa. Solo così potrà chiudere i conti col passato. Tuttavia, più tempo passa a Oldcliffe, più Francesca ha l’impressione di essere spiata. E il sospetto diventa certezza nel momento in cui inizia a ricevere messaggi minatori e telefonate anonime. Come se qualcuno stesse facendo di tutto per impedirle di scoprire cosa sia successo davvero quella terribile notte di vent’anni prima. E, ben presto, Francesca si renderà conto che la ricerca della verità potrebbe costarle molto caro. Perché potrebbe portare alla luce anche il segreto che lei e Sophie hanno giurato di proteggere a ogni costo…

-.-

Claire Douglas è una giornalista inglese che scrive da quindici anni sia su quotidiani sia su riviste femminili. Tuttavia ha sempre coltivato la passione per la narrativa e il suo sogno di diventare scrittrice è divenuto realtà con Le sorelle, con cui si è aggiudicata il Marie Claire Debut Novel Award. Attualmente vive a Bath col marito e i due figli.

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[Libri] “La Sconosciuta” di Camilla Grebe – Einaudi (2017 – 372 pag.)

La sconosciuta

Il libro:

Il lato oscuro della passione in un romanzo dove la violenza dei sentimenti e l’intrigo poliziesco non lasciano scampo.

Jesper Orre, capo di una grande catena di abbigliamento, è il classico uomo dei sogni: torbido, affascinante, di classe. Emma Bohman, commessa in uno dei negozi del marchio, è innamorata di lui. La sua relazione con il ricco manager, però, si interrompe presto, ed Emma comincia anche a sentirsi minacciata. Pochi giorni prima di Natale, nell’elegante villa di Orre viene ritrovato il cadavere senza nome di una ragazza; del padrone di casa non c’è traccia. Dove è finito? Ma soprattutto, chi è la vittima?

Del caso si occupano l’agente Peter Lindgren e la psicologa criminale Hanne Lagerlind-Schön; i due, che hanno già lavorato insieme, non avevano nessuna voglia di incontrarsi di nuovo.

Con La sconosciuta Camilla Grebe mette a punto un congegno perfetto che si addentra nelle stanze piú inquietanti della psiche umana, genera tensione e sconvolge.

Da leggere. Da tre a quattro stelline (****)

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Camilla Grebe è nata nel 1968 a Älvsjö, nei pressi di Stoccolma. Dopo i romanzi scritti a quattro mani con la sorella Åsa Träff e con Paul Leander-Engström, grazie a La sconosciuta, venduto in 20 paesi, ha raggiunto il successo internazionale

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