[Libri] “Il giallo di Ponte Vecchio ” di Letizia Triches – Newton Compton (2014)

Il giallo di ponte vecchio

Non è male, ma non mi ha eccessivamente entusiasmato questo romanzo di Letizia Triches : “Il giallo di Ponte Vecchio”.

Siamo nel mondo dell’arte a Firenze in una vicenda che vede come principali protagonisti

  • tre amici di lunga data Giuliano Neri, restauratore di quadri, Lapo Treschi, giudice istruttore, Guido Faggi, pittore,
  • Alma Landi, moglie di Giuliano,
  • Paolo Sarti e Fabio Bechi, due giovani restauratori, dei quali Giuliano si è preso a cuore il futuro, preparandoli per un concorso impegnativo,
  • e un quadro del cinquecento, un superbo esempio di pittura manierista, attribuito a Rosso Fiorentino.

La città è turbata da una serie di efferati delitti, senza legami precisi tra loro, che toccano il mondo della prostituzione, con un assassino non lascia tracce. Deve esserci un particolare che sfugge, qualcosa che è sotto gli occhi di tutti e che nessuno riesce ancora a vedere. Del caso si occupa Lapo Treschi, il giudice istruttore amico di Giuliano che a questi si rivolge facendo affidamento sulla sua abilità nel ritrovare nelle tele indizi anche minuscoli e scandagliare ogni dettaglio fino a scoprire i misteri che si celano dietro un’opera.

Neri è impegnato nel restauro del Rosso Fiorentino. Verrà a capo di un misterioso enigma che il dipinto nasconde e risolverà il mistero degli omicidi che puntualizzeranno il corso delle indagini.

Gli ingredienti per un buon giallo ci sono tutti e l’idea di un restauratore che usa il intuito e capacità professionali per indagare sugli omicidi di un serial killer non è male. Anche la soluzione degli enigmi è abbastanza originale, tuttavia qualcosa non mi ha convinto. Forse una narrazione un po’ troppo fredda, senza spunti leggeri, tutta alla terza persona singolare dell’indicavo presente, che dà, sì, immediatezza alle situazioni, ma che alla fine è un po’ stancante, forse una soluzione basata su un movente debole, un po’ cerebrale.

Va beh, ci riproveremo magari con la prossima avventura al Campo de’ Fiori.

Per questa: mio gradimento ***.

Letizia Triches è nata e vive a Roma. Docente e storico dell’arte, ha pubblicato numerosi saggi sulle riviste «Prometeo» e «Cahiers d’art». È autrice di vari racconti di genere giallo-noir. Con la raccolta Tris di quadri ha vinto la prima edizione (2010) del Premio Chiara, sezione inediti. Il suo romanzo Verde napoletano (Pendragon) è stato tra i semifinalisti del Premio Scerbanenco 2009. Tra le altre sue opere, ricordiamo Giallo in Trastevere (Pendragon, 2010). Il suo racconto “Guardami morire” appare nell’antologia Delitti di Capodanno, del 2014 per Newton Compton. Per la serie “Un’indagine di Giuliano Neri” oltre a Il giallo di Ponte Vecchio ha pubblicato nel 2015 Quel brutto delitto di Campo de’ Fiori 

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[Libri] “La collega tatuata” di Margherita Oggero – Mondadori (2003)

La collega tatuata

Questo, se vi è sfuggito in passato, non perdetevelo una seconda volta. E’ “La collega tatuata”, il primo della serie di romanzi di Margherita Oggero (Torino, 18 Marzo 1940) che hanno come protagonista e voce narrante la simpatica “profia” di lettere Camilla Baudino, un’ironica e brillante quarantenne, colta, informata, curiosa, leggermente frustrata, con il vezzo delle indagini poliziesche che, peraltro, riesce a condurre con grande spirito d’osservazione, intuito, capacità deduttive e, non ultimi, con una serie di pettegolezzi delle amiche.

Camilla ama i cani, il suo è Potti, un bassotto che adora. I cani ti scodinzolano anche se te ne sbatti del politically correct, se giudichi una scemata il new age, se rifiuti di frequentare chi chiama i bidelli operatori scolastici, i secondini agenti di polizia carceraria, gli ospedali strutture sanitarie eccetera. I cani non parlano non scrivono non rilasciano interviste alla tivù – non ancora – e in questo sta oggi la loro affidabilità..

Ha un marito, Renzo, utile per portare e andare a prendere la bambina a scuola, quando non la dimentica,  che odia le verdure lesse al punto da chiamarle “merdure” e la “fettina alla professoressa”, quella schiaffata nella padella antiaderente con un rametto di rosmarino, niente condimento e una gran puzza per tutta la casa, nonostante la cappa aspirante a due velocità.

La figlia, Livietta, di otto anni, è una bambina super cinica e super spassosa in grado di tenere testa a tutti:  «Lo sai mamma cos’ha fatto oggi Alice?» attaccò Livietta alla prima cucchiaiata di minestrina.
«Cos’ha fatto?»
«Ha fatto due palline dal naso e le ha appiccicate sul mio banco.»
«Si chiamano caccole. E tu?»
«Io ne ho fatte tre e le ho appiccicate sul suo.[..] Io non le trovo schifose, le fanno tutti. Quando sono in macchina da soli gli uomini le fanno sempre. Le donne no, come mai?»
«Le donne sono meno sozzone e visto che sei una donna potresti smettere di farle anche tu.»
«Io non sono una donna ma una bambina e le faccio solo quando nessuno mi vede. Meno stamattina ma non avevo cominciato io.»
Con Livietta era difficile aver l’ultima parola.

Lo scenario è quello della Torino “portieria” cara a Cesare Pavese, dove è facile venir a saper tutto di tutti, e il palcoscenico è quello di un istituto tecnico, il  Fibonacci, con tutte le sue incongruenze e contraddizioni, a partire dalla preside, madama Buonpeso o più concisamente Bipi ,che già dall’anno prima la preside  che era stata avvertita che nella scuola c’era un discreto giro di droga, hascisc marijuana ed ecstasy come in tutte, ma probabilmente anche eroina – e lei non ci aveva creduto. Madama era una geniale filosofa napoletana e in qualità di erede di Spaventa e di Croce aveva elaborato una personale teoria della conoscenza, in base alla quale la realtà non è che la proiezione sensibile dello schema interpretativo dell’osservatore e pertanto se nel suo schema mentale la droga nell’istituto non era contemplata, nell’istituto la droga non c’era punto e basta. Vedi don Ferrante con la peste.

«Io» diceva orgogliosa sporgendo il davanzale delle tette «conosco i miei studenti uno per uno (una balla, erano quasi mille) e passo il mio tempo a osservarli giorno dopo giorno dentro e fuori della scuola (doppia balla: se ne stava perlopiù sprangata nel suo ufficio – la luce rossa fuori della porta a scoraggiare i postulanti – a giocare a campo minato sul computer o a consultare siti di araldica su Internet) e so con certezza ASSOLUTA che nell’istituto Fibonacci la droga non è mai entrata e non entrerà mai, dico MAI.»

Infatti.

I carabinieri erano arrivati poco dopo le nove con tanto di sirena e lampeggianti, avevano dribblato le proteste presidenziali espresse in vibrato stampatello maiuscolo e avevano dato inizio a una perquisizione capillare, con i loro bellissimi cani antidroga [..]e la roba era saltata fuori: quello che si pensava e quello che si temeva più qualche dose imprevista di coca.

Cocaina addirittura, roba da figli di papà, da fighetti e squinzie collinari, inaspettata nelle tasche di questi smandrappati che piangono miseria e si strappano i capelli ogni volta che gli consigli un libro da diecimila lire.

E poi, ah già dimenticavo,  c’è anche una discreta trama gialla, con tanto di bel commissario affascinante e tentatore, dove la vittima è Bianca De Lenchantin, una ricca, bellissima e un po’ snob professoressa di inglese che odia i cani, e per questo è una “stronza”,  sposata con un uomo più vecchio, più brutto ma anche molto più benestante di lei .che non aveva certo sposato per passione, perché Eros è bendato ma non deficiente e le frecce non le scocca alla cazzo di cane.

A voi, buon divertimento.

Mio gradimento ****

Margherita Oggero (Torino, 22 marzo 1940) è una scrittrice e insegnante italiana.

Il suo primo romanzo, pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore nel 2002, è La collega tatuata (da cui è stato tratto il film Se devo essere sincera, di Davide Ferrario, con Luciana Littizzetto).

L’anno successivo esce, sempre per Mondadori, Una piccola bestia ferita, seguito da L’amica americana (ancora Mondadori) e Così parlò il nano da giardino, edito da Einaudi.

Nel 2007 esce nelle librerie Qualcosa da tenere per sé, a cui nel 2008 seguono Orgoglio di classe. Piccolo manuale di autostima per la scuola italiana e chi la frequenta, Il rosso attira lo sguardo. Quattro stagioni di relazioni pericolose Torino, l’ora blu edito da Gribaudo e Risveglio a Parigi Arnoldo Mondadori Editore.

Nel 2011 è uscito il suo primo giallo per bambini L’amico di Mizù, edito da Notes edizioni.

Nel 2012 pubblica Un colpo all’altezza del cuore, proseguendo le vicende della professoressa Camilla Baudino dopo cinque anni dall’ultimo libro della serie.

È la creatrice dei racconti che hanno ispirato la serie televisiva Provaci ancora prof con Veronica Pivetti. (da Wikipedia)

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[Libri] “Momenti di trascurabile felicità” di Francesco Piccolo – Einaudi (2010)

Trascurabile felicità

Dopo  aver già parlato del più recente “Momenti di trascurabile infelicità” di Francesco Piccolo, pubblicato da Einaudi nel 2015, non mi dilungherò più di  tanto nel presentare anche il precedente “Momenti di trascurabile felicità”, dello stesso autore, pubblicato nel 2010.

Il canovaccio dei due libri è identico:  una raccolta di  piccole storie, pensieri e riflessioni, aneddoti di fatti e situazioni che punteggiano la nostra vita quotidiana e che, ad essere anche un po’ bastardi dentro, ci regalano qualche piccola gioia di vivere.

Qualche esempio:

Quando mia moglie si fa la doccia, sta più di un’ora a regolare l’acqua, e arriva in un punto precisissimo in cui se sposta il regolatore di un millimetro a sinistra l’acqua diventa bollente, e se lo sposta di un millimetro a destra diventa gelata.

            In quel momento, quando ha compiuto uno sforzo sovrumano per avere la temperatura proprio al punto giusto, e il vapore annebbia gli specchi e fa della stanza da bagno un nido di tepore, finalmente si infila sotto la doccia.

            In quel preciso momento io, lo giuro, involontariamente, ma con una scansione dei tempi perfetta, giro la manopola di un lavabo, in cucina o nell’altro bagno o chissà dove, e sotto la doccia l’acqua diventa improvvisamente pochissima e ghiacciata. So che lei si sta schiacciando in un angolo del box perché non ha il coraggio di chiudere per poi ricominciare da capo la regolazione, e soprattutto perché pensa che durerà soltanto un attimo, sta tirando dentro tutti i muscoli senza riuscire a evitare gocce assassine, e urla, urla a squarciagola «chiudi i, chiudi i i ».

            Se sento – perché con due getti d’acqua e le porte chiuse potrei anche non sentire; ma se sento quelle urla, mi rendo immediatamente conto e chiudo tutto.

            Dopo, quando esce dalla doccia e avanza verso di me con gli occhi spiritati, io mi meraviglio, e la prima cosa che faccio è negare: giuro che non ricordo di aver aperto il rubinetto dell’acqua calda, lo giuro solennemente. Soltanto dopo un interrogatorio lungo e stressante, ammetto la colpa.

            Ma giuro che mi ero dimenticato che stava facendo la doccia, altrimenti non l’avrei mai fatto.

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Entro in un negozio di scarpe, perché ho visto delle scarpe che mi piacciono in vetrina. Le indico alla commessa, dico il mio numero, 46. Lei torna e dice: mi dispiace, non abbiamo il suo numero.

            Poi aggiunge sempre: abbiamo il 41.

            E mi guarda, in silenzio, perché vuole una risposta.

            E io, una volta sola, vorrei dire: e va bene, mi dia il 41.

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Poi ci sono alcune altre cose che non mi dovrebbero piacere ma mi piacciono.

            Mi piace comprare in estate tutti i giornali rosa per guardare le tette e i culi delle donne famose. Devo dire che mi piace guardare solo quelle che riconosco – così come mi succedeva quando leggevo Playboy, da ragazzino, e non avevo nessun interesse per la playmate del mese, nonostante fosse bellissima e audace e con un corpo perfetto; preferivo un po’ del seno di Iva Zanicchi, di Maria Rosaria Omaggio, le nudità anche pudiche di quelle che riconoscevo. Il resto mi sembra troppo generico.

            Mi piacciono le risse per strada, soprattutto quando sono due automobilisti che scendono dalle macchine insultandosi e poi si picchiano selvaggiamente. Mi piace se ci sono le mogli che si insultano.

            Mi piace sentire i clacson che suonano indispettiti, prima uno dopo l’altro poi tutti insieme, mentre ce ne stiamo imbottigliati nel traffico e il tempo se ne va via  senza poterci fare niente, e allora accendo la radio, fumo una sigaretta e penso ad alcune cose stupide della vita. E comincio a suonare il clacson anch’io.

            Mi piace annusare lo smog mentre corro zigzagando sul motorino e so che sto respirando l’irrespirabile e non ho nessuna voglia di cambiare le cose.

            Mi piace passeggiare la domenica mattina e non comprare mai né una mela, né le arance, né un bonsai, né un fiore, né le uova di Pasqua – niente che possa aiutare le ricerche per qualsiasi cosa, e niente che possa mettermi la coscienza a posto.

            Mi piace fermare la macchina in seconda fila per bere un caffè al bar, e se cominciano a suonare il clacson incazzati perché la devo spostare, finisco il caffè, mi pulisco con il tovagliolino di carta, pago alla cassa, poi esco e chiedo scusa alzando una mano; poi metto in moto e vado via.

            E poi, se sul ‘autostrada c’è un ingorgo a molti chilometri dal prossimo casello, dico con convinzione e senza rendermene conto questa frase, ogni volta: «Speriamo che sia un incidente», perché penso che se si tratta di un incidente, dopo un po’ si ricomincia a correre.

Centotrentaquattro pagine scritte in modo scorrevole, accattivante, per strappare qualche sorriso…… il ché di questi tempi non mi sembra comunque poco. Posso solo aggiungere che tra i “momenti di trascurabile felicità” e quelli di “trascurabile infelicità” ho preferito i secondi, ma forse solo perché li ho letti per primi.

Mio gradimento ***

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[Libri] “Zia Antonia sapeva di menta” di Andrea Vitali – Garzanti (2011)

Zia-Antonia

Letto tutto d’un fiato in un solo pomeriggio. E’ “Zia Antonia sapeva di menta”, un breve (147 pagine) ma gustosissimo romanzo con spruzzate di giallo e di commedia degli equivoci, di Andrea Vitali, pubblicato da Garzanti qualche anno fa.

Siamo a Bellano, il piccolo comune sul lago di Como caro all’autore, negli anni ‘70

Lei è Zia Antonia, una vecchietta colpita da una forte artrosi che la costringe a letto, e lui è Ernesto, il premuroso nipote che  si è preso cura di lei, dapprima accogliendola nelle propria casa e poi andando a farle visita tutti i giorni nella casa di riposo nella quale, un po’ per pudore e un po’ per non essergli di troppo peso, ha voluto ritirarsi.

Ernesto ha un fratello, Antonio, che della zia non ha mai voluto saperne: gli interessano invece, e molto i soldi e le donne comei Augusta Peretti, una trentacinquenne ossigenata e vogliosa, figlia del salumiere.

Un giorno, nella camera di zia Antonia, Ernesto avverte un forte sapore di aglio che copre integralmente il piacevole e fresco aroma diffuso dalle mentine di cui zia Antonia si sazia ed è particolarmente golosa.

Suor Speranza, la superiora della Casa di Riposo lo rassicura: nel minestrone che ha distribuito ai pazienti l’aglio non l’ha fatto mettere di certo: «Aglio, cipolle, rape, ravanelli e porri sono verdure indigeste che non diamo mai agli ospiti della casa!»

Ma l’odore dell’aglio c’è, e c’è soprattutto un problema che assilla zia Antonia, rinchiusa in un ostinato mutismo e nel rifiuto di mangiare.

E’ questo lo spunto di un racconto che vede alternarsi sulla scena una serie di coloriti e azzeccati personaggi, tutti splendidamente caratterizzati: suor Aspasia, miope dalla nascita con una forte cataratta bilaterale, ma un udito finissimo, il dottor Fastelli, medico della casa di cura, il prevosto del paese, il dottor Sansicario, direttore della locale Banca del Credito Orobico e molti ancora.

Ne risulta un arguto e divertente ritratto ironico di certe umane bassezze, con un finale a sorpresa, piacevole anche se dovuto ad un espediente forse un po’ troppo semplicistico.

Ma se non cercate la luna in fondo al pozzo, è un libro che vi regalerà qualche ora di gradevole relax e vi permetterà magari d ironizzare su qualche personaggio del vostro mondo reale.

Mio gradimento ***/****.

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[Libri] ”Ombre sul lago” di Giovanni Cocco e Amneris Magella – Guanda (2013)

Ombre sul lago

Ha avuto un buon successo di critica e me l’ha proposto l’amica Mariella, ma mi aspettavo qualcosa di più da questo ”Ombre sul lago”, un giallo di 316 pagine, di Giovanni Cocco e Amneris Magella, pubblicato da Guanda un paio d’anni fa.

Questa la presentazione:

Sulle montagne sopra il lago di Como, durante i lavori di costruzione di una nuova strada verso il confine svizzero, vengono alla luce dei resti umani. A chi appartengono? Quale identità si nasconde dietro la misteriosa sigla K.D. ritrovata su un portasigarette d’argento? E come è coinvolta in tutto questo la potente famiglia Cappelletti, trincerata nella sua villa e nel suo immenso giardino? L’indagine è affidata al commissario Stefania Valenti, quarantacinquenne, separata, con una figlia di undici anni, ostacolata perché donna, ma molto più determinata e in gamba di tanti suoi colleghi maschi. Tra svolte che si succedono come in un dispositivo a orologeria, sempre accompagnate dal vento leggero di Breva, le ricerche affondano a poco a poco nel passato, quando sulle rive del lago transitavano clandestinamente persone e cose: contrabbandieri, disertori, partigiani, agenti segreti, membri della Gestapo, ebrei in fuga, e quadri, oggetti preziosi, denaro. Perché è qui, ben nascosta, che c’è la soluzione del caso…

 Lo sviluppo del romanzo è quello di un tipico cold case, dove la protagonista, una brava e determinata Stefania Valenti, si trova a scavare nel passato di tre famiglie, in un periodo buio della storia italiana, ricercando documenti e  interrogando persone su fatti avvenuti molti anni prima che nessuno vuole più ricordare.

La Valenti suscita simpatia ed empatia, la storia è ben scritta, credibile, e si sviluppa logicamente, con un buon ritmo. Tuttavia:

  • pur essendo interessante l’ambientazione nelle valli del Comasco, la descrizione dei luoghi e delle bellezze del lago si dilunga qua e là in un eccesso di particolari di non grande interesse;
  • l’avvio del romanzo è piuttosto lento, in particolare con troppe pagine dedicate alla descrizione dei ruderi del cascinale dove vengono rinvenuti i resti e alcuni oggetti della vittima;
  • la storia della protagonista con Luca Valli è fatta di lunghe conversazioni, passeggiate e soste nei caffè in riva al lago, e risulta veramente all’acqua di rose;
  • l’ostracismo e le mille difficoltà interposte da tutti, superiori della Valenti compresi, allo sviluppo delle indagini, avrebbero fatto pensare ad un altro tipo di finale.

Con tutto questo, comunque, un romanzo piacevole, da leggere per un buon relax.

Mio gradimento ***, con un grazie a Mariella per la segnalazione.

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[Libri] “Sezione omicidi” e “Contro ogni evidenza” di Gianni Simoni, TEA (2013-2014)

E con questi due li ho letti tutti. Parlo della serie “Commissario Lucchesi”, di Gianni Simoni, gialli dedicati alle traversie esistenziali del suo protagonista principale, il problematico commissario Andrea Lucchesi, italiano di colore.

Ho già accennato nel post precedente alle caratteristiche generali della serie che si ritrovano anche in questi due romanzi. Mi limito quindi a riportare l’indicazione delle trame, con le mie considerazioni di gradimento.

sezione omicidi

“Sezione omicidi”  –  (Giugno 2013 – 269 pagine)

La presentazione:

Per Andrea Lucchesi incomincia una nuova vita: da ispettore della Sezione Furti e Rapine è stato promosso a commissario della Sezione Omicidi. Ma insieme con la promozione arrivano i guai, le responsabilità e soprattutto i rospi difficili da digerire. Senza contare che alla Omicidi si trova a scontrarsi ogni giorno con un’umanità spesso mediocre e violenta oltre l’immaginabile: tre casi di omicidio, tre donne uccise con ferocia e determinazione, tre vittime a cui rendere giustizia. Ma anche la vita privata non gli riserva belle sorprese: la figlia adolescente, sua unica vera ragione di vita, sembra sfuggirgli di mano; i fantasmi del passato, carichi di dolore e colpe, non lo abbandonano mai; e le donne del presente sono per lui universi incomprensibili e pericolosi, dai quali fuggire. Come sempre ad Andrea Lucchesi restano solitudine, rabbia, paura… Ma ancora una volta c’è una donna al suo fianco, che, nonostante il pessimo carattere che lo contraddistingue, lo ama abbastanza da volerlo salvare da se stesso: la bella e brava ispettrice Lucia Anticoli, compagna d’indagini insostituibile, ma anche presenza silenziosa e indispensabile nei giorni bui che lo attendono.

Per me, in breve:

Contro:

  • Un po’ troppo voyeuristiche, per questo genere di romanzi, le descrizioni dei tre casi di omicidio,
  • un finale un po’ così, così, del caso principale, quello della donna sulla quarantina, seno rifatto, rossa naturale che viene ritrovata nuda distesa supina su un plaid di cachemire nelle vicinanze del parco Solari di Milano, senza documenti e senza alcuna traccia degli abiti che indossava.

Pro:

  • Trama semplice, ma intrigante;
  • Ottimi i dialoghi,
  • Credibili e ben caratterizzate la figure della figlia, Alice, della fedele ispettrice Lucia Antinoli, e della l’anziana (vent’anni più di lui), ma ancora avvenente neuropsichiatra Marion Kenneth.

Mio gradimento ***/****

Contro ogni evidenza

“Contro ogni evidenza”  (Marzo 2014, 218 pagine)

Milano. Una mattina, in un affollato ufficio postale del centro, entrano due uomini armati di pistola e a volto coperto: doveva essere una banale rapina, ma ci scappa il morto. Il commissariato competente, quello di piazza San Sepolcro, chiama la Omicidi, che manda il suo elemento migliore, il commissario Andrea Lucchesi. Ma a questi è sufficiente porre qualche domanda ai testimoni per fiutare odore di marcio: quella della rapina, secondo lui, è stata solo una copertura, per nascondere un vero e proprio assassinio. Così, contro ogni evidenza, decide di intraprendere un’indagine per omicidio premeditato. Un’indagine ostacolata però dai colleghi, desiderosi di chiudere in fretta un caso che altrimenti sarebbe troppo facile, dai testimoni, che in troppi hanno motivo di mentire, e dallo stesso Lucchesi che, col suo carattere impossibile e il suo pericoloso attaccamento all’alcol, ancora una volta riesce a finire in pasto alla Disciplinare. Sarà la bravissima ispettrice Lucia Anticoli a portare avanti il caso in sua vece, e a salvarlo da se stesso…

Per me, in breve:

Contro:

  • Troppo insistito il ricorso al bereda parte di Lucchesi
  • Conclusione affrettata del caso Magnocavallo, poco convincente, ancorché marginale.
  • Sgradevole, gratuita e poco pertinente l’annotazione finale riguardante la ex moglie, Adele.

Pro:

  • Breve, semplice ma trama ben strutturata
  • Scrittura diretta, immediata, senza fronzoli

Mio gradimento ***/****

La serie: Piazza San Sepolcro, Il filosofo di via del Bollo, Sezione Omicidi,  Contro ogni evidenza, Omicidio senza colpa.

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[Libri] “Piazza San Sepolcro” (TEA 2012) e “Il filosofo di Via del Bollo” (TEA 2013) di Gianni Simoni

Ero rimasto un po’ deluso da “Omicidio senza colpa”, l’ultimo dei cinque romanzi della serie Commissario Lucchesi di Gianni  Simoni , ma mi ero ripromesso di ritornare su qualche precedente episodio; a convincermi ci ha pensato Mariella, che ringrazio, che mi ha invitato a leggere “Piazza San Sepolcro”,  il primo della serie.

E, poiché agli inviti delle amiche non si può mai dire di no, così ho fatto. Ma non solo: mi son lasciato attrarre anche dal secondo “Il filosofo di Via del Bollo” e, dato che una ciliegie tira l’altra, probabilmente leggerò anche i due  rimanenti che completano la cinquina.

Non una serie straordinaria, ma certamente una serie stuzzichina.

Si può dire che è un po’ stereotipato il personaggio del bel poliziotto di mezza età, burbero e scontroso, arrabbiato col mondo e in lotta con sé stesso, anche se il fatto di essere di colore, in Italia, fa una certa sorpresa, che le donne, tutte irresistibilmente attratte dalla sua bellezza e dai suoi attributi, appaiono un po’ troppo zoccole, anche quando hanno un cuore grande così, che certe scene d’amore sono sin troppo esplicite, che non abbondano i colpi di scena, che è indisponente l’intonazione al politicamente corretto di sinistra, ma la tecnica narrativa è ottima, fatta di capitoli brevi, la scrittura è lineare, i dialoghi sono ben articolati credibili ed il mix che ne vien fuori, tra trama gialla e vicende amorose che toccano il  protagonista,  è  particolarmente accattivante. E se si legge la serie dal primo libro della serie i personaggi appaiono ben caratterizzati.

Piazza San Sepolcro

“Piazza San Sepolcro”. (maggio 2012 – 238 pagine)

Dopo un alterco con il commissario Lo Bue (nome non certo scelto a caso), l’ispettore Lucchesi  viene trasferito alla Sezione furti e rapine del commissariato di Piazza San Sepolcro. Qui due saranno i filoni d’indagine che lo vedranno interessato: il furto di due preziose tele a casa di un’elegante vedova, la contessa Urbinati, con la quale nasce fin da subito un tenero legame, e una  storia di stupri seriali di un maniaco che attende nell’oscurità le sue vittime armato di un coltello per poi violentarle e abbandonarle alla loro disperazione.

Mio gradimento ***/****, mezza stellina in meno perché ho trovato indisponente e non del tutto giustificato il richiamo a vicende politiche del momento del nostro Paese..

Il filosofo di Via del Bollo

“Il filosofo di Via del Bollo” (gennaio 2013 – 277 pagine)

Uscendo dalla Questura di piazza San Sepolcro, Lucchesi si ferma ad osservare un tale che, all’angolo di via del Bollo, dispensa saggezza a quei passanti che hanno tempo per fermarsi ad ascoltare un vecchio un filosofo. E’ un tale che finisce con l’essere coinvolto ingiustamente in una vicenda di furti d’arte, preziose incisioni di maestri del ‘500 tedesco, che sfoceranno in due delitti orrendi. Ritroviamo la contessa Urbinati ma il cuore dell’ispettore Lucchesi batte per  una collega, Carolina  Marchesi, con la quale si sviluppa una tenera, ma drammatica storia d’amore.

I toni di questo libro sono più delicati e, nel finale, anche commoventi. Carina la figura della figlia, Alice.

Mio gradimento ****.

La serie: Piazza San Sepolcro, Il filosofo di via del Bollo, Sezione Omicidi,  Contro ogni evidenza, Omicidio senza colpa.

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[Libri] ”Sangue e neve” di Jo Nesbø – Einaudi [2015]

Sangue e neve

E’ in libreria da un paio di settimane, fresco di stampa, ed ha già scalato le classifiche di vendita.

E’ ”Sangue e neve”,  l’ultimo successo di Jo Nesbø, all’estero pubblicato anche  con lo pseudonimo di Tom Johansen.

Siamo a Oslo nel gelo invenale del 1977. Olav, il protagonista, è un “liquidatore” di persone,  un killer con un cuore d’oro e un debole per le donne. E’ dislessico e di sé dice: «non riesco a guidare piano, sono tenero come il burro, mi innamoro con troppa facilità, perdo la testa quando mi arrabbio e sono una frana in aritmetica. Ho letto un po’ di tutto, ma so poco o niente che mi potrebbe tornare utile. E scrivo piú adagio di quanto cresca una stalattite. Uccido per lo più il genere di uomini che se lo merita e non devo fare calcoli complicati.»

L’ambiente è quello del mondo della criminalità in lotta per il controllo del mercato della droga.

Olav riceve l’incarico di uccidere Corinne, la moglie infedele di un boss, ma, ahimè, Corinne è troppo bella e Olav sceglie, invece, di ucciderne l’amante. Sarà un grosso errore …

Questo l’intrigo base del thriller che, per la verità, non mi ha troppo entusiasmato: non amo i toni troppo forti e la figura di Olav mi è parsa molto contraddittoria. Peraltro il racconto ha un buon ritmo e il vantaggio della brevità, solo 142 pagine.

Qui, leggi_il_primo_capitolo, sul sito della Einaudi, potrete trovare il primo capitolo .

Mio gradimento *** 

[Aggiornamento: A pag. 2 il commento di Antonio D’Orrico per La Lettura del 26 Aprile]

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[Libri] “Omicidio senza colpa” di Gianni Simoni – (TEA 2015)

Omicidio senza colpa

Il commissario Lucchesi è il protagonista della serie che si affianca a quella dei Casi Petri e Miceli, entrambe frutto della fantasia di Gianni Simoni (un ex magistrato ora in pensione, noto per aver condotto quale giudice istruttore alcune delicate indagini in materia di criminalità organizzata, di eversione nera e di terrorismo).

Luigi Lucchesi è un personaggio particolare: figlio di padre italiano e madre eritrea è il primo commissario di colore della nostra letteratura gialla. Solitario, scontroso, ha un problema cardiaco per il quale è stato già operato. Nonostante questo si sottopone a ritmi di lavoro forzati, non dorme quasi mai, mangia quando capita, si consola bevendo e fumando contro i pareri dei medici e non riesce ad avere una vita sentimentale stabile.

“Omicidio senza colpa” lo vede impegnato su due fronti: il caso si un vecchio professore da tempo in pensione, vedovo e solo, trovato impiccato nel salotto di casa sua e quello di un ragazzino malconcio, con l’aria impaurita, lo sguardo sfuggente e lividi sulle braccia, appoggiato al muro di un palazzo del centro di Milano mentre chiede l’elemosina con un cappellino appoggiato a terra.

Due casi diversi, ma accomunati dal fatto che entrambe le vittime, un vecchio e un bambino, sono esseri soli, privi di ogni affetto, deboli e, per questo, vulnerabili.

Lo aiutano nello svolgimento delle indagini, e il loro contributo sarà determinante, la gelosissima ma devota ispettrice Lucia Anticoli, con la quale Lucchesi intrattiene una relazione, e una ex fiamma, l’ispettrice Claudia Gregori.

“Omicidio senza colpa” è il quinto e più recente episodio della serie del commissario Lucchesi e, purtroppo, non ho letto alcuno dei precedenti. Questo verosimilmente condiziona il mio giudizio sulla caratterizzazione dei personaggi che non mi sembra sufficientemente approfondita, ma anche la conclusione dei due casi, soprattutto quella del bambino, non mi sembra sufficientemente realistica.

Il mio gradimento per questo libro a sé stante, dunque, si ferma alle prime tre stelline, ma la lettura delle 241 pagine è stata scorrevole e piacevole e mi riprometto di ritornare su qualche precedente episodio.

Dello stesso autore in edizione TEA:

  • I casi di Petri e Miceli
    Un mattino d’ottobre
    Commissario domani ucciderò Labruna
    Lo specchio del barbiere
    La morte al cancello
    Pesca con la mosca
    Il ferro da stiro
    Chiuso per lutto
    Troppo tardi per la verità
  • Le indagini del commissario Lucchesi
    Piazza San Sepolcro
    Il filosofo di via del Bollo
    Sezione Omicidi
    Contro ogni evidenza
    Omicidio senza colpa

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[Libri] “Momenti di trascurabile infelicità” di Francesco Piccolo – Einaudi (2015)

Momenti di trascurabile infelicità

E’ in testa nelle classifiche settimanali di vendita il nuovo libro di Francesco Piccolo, “Momenti di trascurabile infelicità”, che fa seguito al precedente “Momenti di trascurabile felicità” pubblicato nel 2010. E’ una raccolta di aneddoti, piccole storie, pensieri e riflessioni, con cui l’autore ci ricorda in modo ironico e garbato come la nostra vita sia punteggiata da piccoli straordinari momenti unici che magari sul momento ci deludono, ci mettono in imbarazzo, ci intristiscono, ma che a saperli prendere, possono essere vissuti con allegria e appartengono di diritto alla gioia di vivere.

Ne riporto qualche esempio val più di mille parole di commento.

 Sono andato a prendere mio figlio Andrea ad atletica. Mi ha raccontato che Beatrice gli ha detto che Ludovica è innamorata di lui. Allora mentre aspettavano di correre lui si è voltato di scatto verso Ludovica e le ha chiesto: ma tu mi ami? E Ludovica ha detto: sì.

Andrea ha cinque anni.

Anche Ludovica.

(E anche Beatrice).

Quando ho detto ad Andrea, dopo averlo rivestito, che dovevamo andare via, lui mi ha mostrato Ludovica e ha detto: lei è quella innamorata di me. Davanti a Ludovica. Che mi ha guardato per dire: è così, hai problemi? Io ho detto, per dare la giusta importanza alla cosa: va bene, mi sembra carino, adesso però dobbiamo andare. E ho aperto il suo giaccone con decisione per fargli infilare le braccia. Ma Andrea ha detto che dovevo aspettare perché loro si dovevano dare un bacio sulla bocca. Ludovica mi ha guardato per dire: è così, hai problemi?

In questo caso, sì, avevo problemi.

Ero molto imbarazzato, e indeciso se urlare aiuto!, per far accorrere tutti gli altri genitori; se far finta di non conoscerli; oppure adottare una linea pedagogica un po’ più reazionaria e spiegargli che non si fa; o ancora più reazionaria, e picchiarli. O prima spiegargli che non si fa e poi picchiarli. O picchiare almeno mio figlio, che era più legittimo.

Sì, ho problemi. Hanno cinque anni, e non si possono dare i baci sulla bocca. E io non so come spiegarglielo. Anzi, più precisamente: loro si possono dare tutti i baci sulla bocca che vogliono, che sia giusto o no per la loro età.

Ma non devono dirlo.

E soprattutto non devono dirlo a me.

E soprattutto non devono dirlo prima!

Al limite, si baciano e poi me lo dicono, così non posso farci più niente.[….]

-.-

Nelle ore successive a un lutto familiare, quindi in un momento di infelicità seria, per tutti, anche per lei, mia figlia mi ha chiesto un po’ imbarazzata (ma solo un po’): papà, mi faresti la ricarica?

-.-

Il fatto di non sapere se la luce del frigorifero, quando l’hai chiuso, si spegne veramente.

-.-

Quando le persone ti tengono aperto il portone, mentre stai scendendo le scale, perché ti hanno sentito. Ti aspettano, per gentilezza. E tu devi metterti a correre, mentre stavi scendendo tranquillamente. Poiché ti stanno facendo una cortesia, devi correre per non farle aspettare.

E comunque, in generale, tutte le persone che, essendo gentili, ti costringono a essere più gentile di loro.

-.-

Una donna che ti piace molto vuole fare un esempio di uomo che si scoperebbe. Comincia a pensare, a dire: tipo…

E tu speri che dica: insomma, uno come te.

E non lo dice. Non lo dice mai.

Premesso che il successo editoriale di questo piccolo libro mi sembra eccessivo devo ammettere che le 140 pagine del testo si leggono volentieri e costituiscono un sano relax,  condito da simpatia e ironia, che non può essere che il benvenuto in questa vita piena di guai.

Mio gradimento ***/**** stelline.

L’autore

Francesco Piccolo (Caserta, 12 Marzo1964) è uno scrittore e sceneggiatore. Per Einaudi ha pubblicato: La separazione del maschio (2008), Momenti di trascurabile felicità (2010) e Il desiderio di essere come tutti (2013), premio Strega 2014. Negli Einaudi Tascabili sono stati riproposti: Storie di primogeniti e figli unici (2012),Allegro occidentale (2013) e L’Italia spensierata (2014).

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