“La Repubblica” e i nostri eroi: Alex Schwazer

Alex Schwazer

Che “Repubblica” abbia ormai sposato certi toni da giornalaccio di quart’ordine non è certo una novità. L’ho più volte constatato con i suoi orgasmi quotidiani di natura politica, ma mi auguravo che, almeno per lo sport, l’atletica, quella dei poveri, certe volgarità le avesse messe da parte.

Non è così.

L’attacco all’uomo è diventato il suo modo di fare giornalismo.

E’ la volta del povero Alex Schwazer che ha avuto il torto di averci regalato, ripeto regalato, un oro olimpico a Pechino 2008 e di essere quindi partito coi favori del pronostico a Berlino 2009, dove, invece si è ritirato a metà gara.

Questo è l’articolo di Enrico Sisti dal quale riporto i passi più edificanti.(link)

Da marciare a marcire purtroppo il passo è breve. Quando Alex “Valchirio” Schwazer, dopo un’ora e cinquantuno minuti, si ferma toccandosi lo stomaco, non sta soltanto abbandonando, in un mare di occhi sgranati, col cuore in gola per la fatica, lo stress e l’amarezza, l’unica gara in cui l’atletica azzurra partiva da favorita (e non succedeva da anni). Sta anche dicendo senza volerlo: questo mio mal di stomaco è la somma dei malesseri di uno sport che a Berlino, forse, toccherà il punto più basso della sua storia. Potrebbe ancora riportarci in vita, e nel medagliere, il povero Gibilisco. Nel medagliere, solo in quello.

Oltretutto, l’ex campione del mondo non dà garanzie. Viene dalla squalifica per tentato uso di doping, dalla riabilitazione del Tas, da mesi in cui il suo allenamento si è svolto con ritmi quasi amatoriali. E’ così a corto di agonismo che chiedergli di salvare la patria, dopo averla (diciamolo) un po’ infangata con il suo mai smentito collegamento col dottor Santuccione e con l’inchiesta “Oil For Drugs”, sarebbe troppo.”.

Ecco fatto: una bella palata di merda ed Alex è servito.

Mi direte che l’ha fatto solo per denunciare il nostro mondo dell’atletica in Italia. Certo ma non è il modo.

L’atletica in Italia non ha mai goduto di un movimento di base degno di tal nome, nemmeno hai tempi di Roma 60 (un oro di Berruti e un bronzo della Giusi Leone). Da allora ha sempre vivacchiato arraffando qualche medaglia olimpica con atleti formidabili, sì, ma meteore in un firmamento di mediocrità.

Non cada dal pero, mister Sisti, non siamo mai stati nessuno come movimento atletico, eccezion fatta proprio per coloro che lei pretestuosamente attacca: i marciatori. Li lasci in pace. Li ringrazi per quanto ci danno e ci hanno sempre dato. Non li copra di sterco.

Dia uno sguardo a quel che le dice Giorgio Rubino, solo quarto (che delusione: solo quarto al MONDO, vero?) nella 20 km ai Mondiali di Berlino:

Vorrei cercare di farvi capire meglio la nostra condizione umana e sportiva, prima di parlare in modo inopportuno. Ho la fortuna immensa di allenarmi con una delle più grandi scuole sportive del mondo che è quella di Saluzzo, il mondo dei Damilano, di Alex Schwazer, Elisa Rigaudo e di tanti campioni passati da queste parti, ma molto più semplicemente il mondo della marcia. [..] Chi di voi ha mai visto dove viviamo, cosa facciamo durante l’anno, quanta fatica siamo capaci di sopportare, cosa significa allenarsi sotto la neve d’inverno quando si è affaticati dal duro lavoro dei giorni precedenti, o sopportare dure ripetute con il caldo estivo? Per noi non è un problema, perché crediamo in quello che facciamo e nel nostro sogno, ma quanti di voi sarebbero pronti a questo rinunciando ai divertimenti, andando a letto alle 22 per superare i propri limiti e allenarsi con dedizione? Quando noi cominciamo la preparazione entriamo in un tunnel che si chiude al termine dell’appuntamento estivo e questo tunnel dura solitamente intorno ai 9 mesi. Quanti di voi hanno questa forza mentale? Se un giocatore di calcio non trova la sua giornata viene sostituito e il problema finisce. Se la squadra perde, ha le partite successive per rifarsi, come se nulla fosse accaduto. Noi invece.. dobbiamo giocarci tutto in una gara, una sola cartuccia da sparare con tutta la pressione addosso. Si passa da idoli a complete nullità, siamo come quei gladiatori che vengono buttati nella fossa dei leoni e si giocano la vita o la morte (morale) in un unico incontro, con alla fine un verdetto mostrato con una mano.
La stessa vostra mano che scrive e giudica. Io non giudico quello che scrivete perché c’è la massima libertà di pensiero, ma quello che vi chiedo è di riflettere di più su quello che potrebbe riguardare il percorso e la vita di un atleta. Sono io il primo a essere preoccupato per un movimento che perde credibilità, ma purtroppo molte volte la colpa non è solo di alteti, allenatori o federazioni (che vi assicuro fanno tanto), ma il problema è a monte. La maggior parte dei ragazzi che stanno sulle piste di atletica hanno cominciato dai Giochi della Gioventù, che sono un prodotto scolastico dal quale provengo anch’io, ed è quello il sistema che và migliorato. Più sport nelle scuole e più allenatori! Si deve investire su questo e collaborare tutti insieme, perché puntare il dito su ciò che non và è la cosa più semplice e veloce da fare. Dobbiamo metterci tutti una mano sulla coscienza e cercare di ripartire da questo grande momento di difficoltà. Alex ed Elisa sono dei grandissimi campioni di umiltà e di fatica e di conseguenza lo sono anche nello sport, come lo sono tutti i più grandi campioni che ho conosciuto da vicino come Fabrizio Mori, Stefano Baldini e il leggendario Jefferson Perez. Concludo dicendo di starci sempre vicino anche se il momento non è facile perché non ci mettiamo realmente Cuore e Anima.

Fonte (Rubino difende Schwazer:“Quante offese ingiuste” La Gazzetta dello Sport (Questo il link)

Ha ragione il povero Rubino. E se parliamo di Alex è quello della foto che dobbiamo avere in mente: quello dell’ Oro Olimpico a Pechino !.

Giù il cappello, mister Sisti e….

…Grazie Alex.

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