8 settembre 1943, ricordo di un’estate (di “Marins”)

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Marins, uno dei lettori più assidui del mio blog, mi chiede di ospitare questo suo pezzo. Lo faccio molto volentieri.

Per la mia famiglia l’8 settembre non è mai stata una data qualunque, è una data che è stata sempre sottolineata, evocata e impressa nella memoria di noi ragazzi (mio fratello, i miei cugini ed io), una data ricordata in prima persona da chi aveva vissuto un’esperienza che mai più avrebbe dimenticato.

La Spezia, 8 settembre 1943

La flotta italiana (navi da guerra) è al largo della baia e tutti sono alla radio a sentire la dichiarazione di Badoglio: “… armistizio … fine della guerra … ma in ogni caso risponderemo ad attacchi provenienti da qualunque parte …”

Un giovane poco più che ventenne ha rinunciato alla sua licenza e non è rientrato a casa e si trova lì, su uno dei tanti incrociatori, il Carabiniere, quel giovane è mio padre.

Summit sulla corazzata Roma, i comandanti in riunione devono decidere cosa fare.
Non è una scelta facile anche perchè gli irriducibili, cioè coloro che non volevano obbedire all’ordine di Badoglio erano in molti.

Poi la decisione: non possiamo rimanere qui, con i cannoni dell’artiglieria tedesca a La Spezia pronti a spararci.

Non che questo fosse una minaccia seria, se l’avessero fatto, oggi La Spezia sarebbe una città nuova, tutta ricostruita.

L’ordine era, in caso di attacco missilistico dai tedeschi sulla terra ferma, di rispondere al fuoco e la potenza di fuoco delle navi italiane era tale da cancellare tutto.

Verso sera la flotta lascia La Spezia, destinazione Sardegna, poi si vedrà.
In Sardegna al largo delle coste vengono immesse nel mare delle mine da parte dei tedeschi, le nostre navi vengono allertate “Non avvicinatevi alla costa” e allora dietro front (siamo sempre al centro del Tirreno).

I tedeschi impiegano poco tempo per riprendersi, non possono permettere che la flotta italiana vada ad unirsi agli Alleati, giù in Sicilia e allora nella notte i caccia bombardieri tedeschi individuano la flotta e la bombardano, affondando la corrazzata Roma e colpendo altre unità, una notte di inferno, illuminata dai colpi di cannoni delle nostre navi

“Pensavamo di morire quella notte” diceva mia padre.

Anche nell’inferno di fuoco scatenato dai bombardamenti si deve fare ciò che è necessario e allora giù le scialuppe a recuperare i feriti dell’incrociatore Roma, a recuperari corpi in un mare che non è più acqua, ma nafta e sangue, un colore innaturale.

Mio padre partecipa ai salvataggi caricando feriti, moribondi e morti sulla sua unità.
“… tiravamo su i corpi e alcuni erano troppo leggeri !, troppo leggeri perchè non avevano più le gambe… e tu, dopo un po’ eri ricoperto di un sangue sporco, misto a olio e carburante, un’esperienza orribile, un tuffo in un mattatoio…”

Ci sono molte descrizioni dell’inferno ma quella che vide quel giovane poco più che ventenne gli rimase impressa per tutta la vita.

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Il mattino dopo la flotta è dispersa, tre unità, il Carabiniere (su cui è mio padre), l’Attilio Regolo e un’altra che non ricordo (ma andrò a recuperarlo) si trovano isolate e, a loro volta, fanno un summit tra i comandanti.

Che facciamo ?Ci consegniamo ai tedeschi ed entriamo nella neonata repubblica di Salò ?
Raggiungiamo gli Alleati giù in Sicilia e combattiamo al loro fianco ?

Anche qui, nonostante si sia in tre, le divisioni non mancano. E allora ecco il compromesso: si va verso le isole Baleari, verso la Spagna, paese neutrale, a consegnarci alle loro autorità.

Il giorno dopo la mini flotta dei tre cacciatorpedinieri faceva ingresso a porto Mahon, Minorca. Si consegnavano le armi e si chiedeva asilo, le autorità spagnole riluttanti non possono rifiutare e come potrebbero ?

16 mesi di internamento, sino a quasi alla fine della guerra.

I primi tempi il cibo scarseggiava, gli aiuti arrivavano di nascosto dalla popolazione locale, poi con l’avanzare della guerra e la vittoria degli Alleati, le autorità Spagnole capiscono che il conto vitto e alloggio sarebbe stato pagato
Il menu migliorava oltre che al clima generale, più disteso.

A Mahon, al cimitero della città, ci sono molte lapidi con i nomi dei marinai italiani morti in quel bombardamento.

A Mahon diversi nostri connazionali hanno messo su famiglia con spagnole del posto e non sono rientrati in patria (non subito almeno).
A Mahon mio padre ha imparato lo spagnolo, che parlava fluentemente e che insegnava ogni tanto a noi ragazzi.

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Epilogo

Mio padre ripartiva con la flotta e rientrava in patria

La guerra finiva in aprile di quell’anno (1945) ma non per mio padre che su un’altra unità navale raggiungeva l’Oceano Indiano per collaborare con gli Alleati a sconfiggere l’ultimo nemico, il Giappone.

Nessuna operazione militare, mi diceva, portavamo solo bersagli al largo per le esercitazioni aeree degli Anglo-Americani

Nell’agosto di quell’anno le due bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki mettevano fine alla guerra

Non troverete questa storia sui libri di scuola ma solo nel ricordo di chi l’ha vissuta.

Ciao papà

Marins

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17 risposte a 8 settembre 1943, ricordo di un’estate (di “Marins”)

  1. marisamoles ha detto:

    Bello, il racconto, davvero toccante. Grazie Marins per averlo voluto condividere.

  2. Marins ha detto:

    Grazie Marisa,

    mio padre quando ci raccontava quel pezzo di storia della sua vita si commuoveva spesso, in particolare quando erano in visita da noi altri reduci di quella stessa esperienza, amici di famiglia (Vittorio, Gino), amici che mi hanno sempre accompagnato durante la vita.

    La loro amicizia, nata in quei momenti tragici, li univa come se fossero una famiglia e in effetti lo erano.

    Ora che non ci sono più con noi, con questo articolo sul web volevo onorare la loro memoria e la memoria di mio padre.

    Ciao
    Marins

  3. giovanbattista ha detto:

    commovente mi piacerebbe essere contattato sono figlio di un superstite grazie

  4. Marins ha detto:

    Giovanbattista ciao,

    mi ha fatto molto piacere e mi sono commosso a vedere foto in bianco e nero del funerale dei marinai italiani a Mahon.

    Grazie per averle messe sulla rete, le scaricherò tutte: in mezzo a quella folla di marinai c’è anche mio padre.

    La mia email è quella su indicata, la tua, giovanbattista.conti@alice.it, non mi funziona e mi dà un messaggio di email non corretta (?!)

    Non ho ancora letto tutto il tuo sito, lo farò prossimamente con mio fratello

    Un abbraccio

    Marino Boaglio

  5. Orietta Candio ha detto:

    Ho letto con commozione questo pezzo di storia, mio padre era imbarcato sul cacciatorpediniere “Il Fuciliere” (Carabiniere, Mitragliere e Attilio Regolo erano le altre unità).
    Sono onorata di essere figlia di uno di quei giovani marinai e ti ringrazio con il tuo scritto di averne onorato la memoria.

    • Marins ha detto:

      Grazie Orietta,

      con la mia storia non pensavo di raggiungere persone come te o come Giovanbattista che ha aperto un sito apposito per l’affondamento della corazzata Roma

      Mi ha fatto piacere leggere le vostre emozioni a questa nostra storia comune…

      Non so se hai già visitato il sito di Giovanbattista, ci sono foto di Mahon di quell’epoca.

      Vedere quelle foto in bianco e nero con tutti quei giovani marinai in fila, mi ha dato un’altra emozione forte: in quelle file c’erano i nostri padri…

      Un abbraccio
      Marins

  6. desidero contattare la signora Orietta, grazie resto in attesa

  7. Erberto ha detto:

    Egregio signor Marins,
    Sono capitato sul blog. Mio padre era sul Regolo.
    Per sua maggior informazione, spero di farle cosa gradita colmando alcuni vuoti del racconto.
    A seguito dell’affondamento della corazzata Roma al traverso dell’Asinara, il grosso dell’intera flotta da battaglia italiana agli ordini dell’Amm. Oliva, più anziano in grado dopo la morte dell’Amm. Bergamini, riprese la navigazione per Bona – Tunisia, distaccando alcune unità al soccorso dei naufraghi.
    Le operazioni di raccolta dei naufraghi della Roma iniziarono immediatamente dopo l’affondamento alle ore 16.20 circa del 9 settembre. Di oltre milleottocento uomini imbarcati, 1352 (le cifre sono però a volte discordanti) perirono in mare. I superstiti, fra i quali molti ustionati che necessitavano di immediate cure mediche, furono tratti in salvo dalle seguenti unità: cacciatorpediniere Mitragliere, Carabiniere, Fuciliere e incrociatore Attilio Regolo, oltre a tre unità minori: Orsa, Pegaso e Impetuoso.
    Concluse le operazioni di salvataggio si rese indispensabile trovare un porto amico ove sbarcare i feriti. L’ordine imposto alla flotta da battaglia italiana era di non comunicare via radio per non farsi radiogoniometrare. Funzionando in modo discontinuo, le radio di bordo trasmettevano comunque informazioni contradditorie e tali da far ritenere al C.te Marini (ufficiale più alto in grado del gruppo di navi) che non vi fosse un porto sicuro ove poggiare.
    A notte inoltrata maturò la decisione di far rotta per Mahon, chiedere asilo per le 24 ore concesse dal trattato dell’Aia, sbarcare i feriti e far rifornimento di nafta.
    Alle 8,30 del giorno 10, Carabiniere, Mitragliere, Fuciliere e Attilio Regolo entrarono in Mahon con i cannoni orientati per chiglia; sbarcarono i feriti e nove marinai morti durante la notte (ai quali se ne aggiunsero altri 16 ricoverati al Lazaret – un’isoletta con l’ospedale all’interno del porto) e i superstiti della Roma (525 mi sembra di ricordare, fra i quali i feriti) che furono acquartierati nella Base Navale.
    I comandanti delle unità chiesero l’applicazione del Trattato e il rifornimento del combustibile. Poiché la faccenda suscitava molto imbarazzo per gli Spagnoli (ex alleati dell’Italia e Germania, ma ora sicuri che avrebbero perso la guerra) le operazioni di rifornimento ritardarono parecchio e non giunsero comunque nel termine di 24 ore; in conseguenza le navi furono internate. È da rimarcare la circostanza riportata nel Acto de internamiento, che i comandanti non accettarono la decisione ma vi si sottomisero.
    Occorre notare che, al momento dei fatti in argomento, mancavano notizie dall’Italia; si sapeva che il re aveva abbandonato Roma al suo destino, Mussolini era ancora prigioniero a Campo Imperatore e l’ultimo ordine ricevuto, e da eseguire, era di consegnare le navi agli alleati, a Malta.
    In quel giorno non era ancora maturata la scelta se aderire alla R.S.I. (non ancora costituita) o al Regno del Sud. Le voci contradditorie che circolavano a bordo delle navi – peraltro infondate –riguardavano le possibili azioni delle unità: muovere su Gaeta per salvare la casa reale o consegnare le navi agli Inglesi. Queste provocarono l’ammutinamento a bordo del Regolo e il sabotaggio delle caldaie, che aggravarono ulteriormente la situazione delle 4 unità, che comunque, con unilaterale decisione spagnola, come ho detto, furono internate e restituite soltanto a guerra finita.
    La scarsità di vitto fu soltanto nei primi giorni. Successivamente gli equipaggi poterono approvvigionarsi al mercato locale, seppur in quantità misurate essendo Menorca una piccola isola. L’iniziale diffidenza verso gli equipaggi (considerati badogliani e quindi malvisti dalle autorità militari) si appianarono nel tempo e gli internati furono bene accolti e guardati con simpatia anche dalla popolazione. Le paghe distribuite furono sufficienti (pensi che la Spagna aveva un grosso debito di guerra con l’Italia, sua alleata durante la guerra civile; per loro era vantaggioso versare gli stipendi agli internati; era comunque denaro che veniva speso in terra spagnola e a decurtazione del maggior debito già detto)

    Molte sono le notizie che riguardano i fatti esposti. Ma come ho premesso – non sapendo quanto siano di suo interesse – mi sono limitato a “integrare” il racconto di suo padre con altre informazioni che spero le siano gradite.
    Se poi le facesse piacere aggiungere qualche ricordo di suo padre circa quei giorni, ne sarei felice. Integrerebbe le informazioni in mio possesso.
    Voglia gradire i più cordiali saluti.
    Erberto Accinni

  8. orietta candio ha detto:

    Mi farebbe piacere essere contattata da Erberto Accinni, sarei interessata avere notizie sulla permanenza a Mahon delle navi, mio padre era sul Fuciliere e le informazioni in mio possesso sono poche.
    Ringrazio sentitamente
    OriettaCandio

    • frz40 ha detto:

      Credo che lo possa contattare direttamente al seguente indirizzo: av02254@email.it

      • Erberto ha detto:

        Gentile sig.ra Candio,
        mi è pervenuta la sua richiesta tramite il sito all’indirizzo che è indicato. per quanto so e ho letto sono a sua disposizione. sull’argomento esiste già una discreta letteratura; in internet è inoltre presente il sito ufficiale della Corazzata Roma presieduto dal figlio dell’Ammiraglio Bergamini. nella sezione appositamente dedicata sono elencati libri sull’argomento.
        nell’Isla del Rey a Mahon, è stato recentemente ristrutturato l’ospedale che accolse il 10 settembre ’43, i feriti della Roma. A seguito dell’intervento restaurativo è stata creata una sala dedicata alla memoria della Corazzata Roma, presso la quale ogni anno si tiene una cerimonia commemorativa alla quale partecipano anche rappresentanze della Marina Militare italiana: l’anno scorso ricorreva il 70mo anniversario.
        esiste a Mahon l’associazione Menorcaamica presieduta da un attivissimo giovanotto di 80 anni che si occupa di alimentare il sito con tutti i fatti attinenti le suddette commemorazioni: il sig. Mario Cappa.
        da ultimo, la informo con piacere che è in corso di pubblicazione con la casa editrice Akkuaria il diario di quei giorni scritto da mio padre Federico.
        sono pertanto a sua completa disposizione per tutto quanto lei desidera sapere, che per brevità qui non ho detto.
        grato dell’occasione, voglia gradire i più cordiali saluti
        erberto accinni

      • frz40 ha detto:

        Mi fa piacere sapere che Vi siete potuti mettere in contatto.
        Buona giornata.

      • Erberto ha detto:

        Sono io che ringrazio lei per l’opportunità. per la verità non immaginavo che – dopo tanti anni – ci fossero ancora persone interessate a quei giorni.
        tutto oggi è così veloce… e queste sono storie piccole, il cui valore sta nella voglia di ricordarle con affetto e rispetto.
        grazie quindi a lei e al suo sito.
        erberto accinni

      • frz40 ha detto:

        Non c’è di ché, è stato un piacere.

  9. orietta candio ha detto:

    Mi metterò in contatto al più presto con il Sig. Erberto. Grazie di cuore per tutto
    Orietta Candio

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