I morti in Afghanistan.

AFGHANISTAN
(Foto: AP Photo/Canadian Press, Tom Hanson)

Ricevo da una mia cara cugina, che colgo l’occasione per abbracciare, una mail che mi dice “Ti mando quest’appello, a mio parere da meditare”

Ha ragione: credo effettivamente che molti siano gli spunti su cui riflettere e lo pubblico precisando che l’appello è firmato da un sacerdote del quale ometto il nome.

Premetto che non lo conosco (vedi nota in calce) e anticipo che, da parte mia, non ne condivido le conclusioni.

Non so fino a che punto l’autore dell’appello sia a conoscenza della realtà di quel lontano Paese e, soprattutto, non credo che esista controprova di cosa sarebbe successo senza l’intervento militare.

Non dimenticherei che alla base c’è un discorso di terrorismo internazionale e non dimenticherei cosa è successo l’11 settembre 2001.

Del pari. non so che futuro sarebbe toccato agli Afghani in quel Paese e non credo che, adesso, amino più di tanto i talebani.

Amo comunque far conoscere e discutere opinioni anche contrarie alla mia e trascrivo l’appello, lasciando a ciascuno di Voi le conclusioni.

La strage di Kabul e la strage della libertà di stampa

Genova 18 settembre 2009 – . I titoli di quasi tutti i giornali, dei tg e dei commentatori sono unanimi: «Strage di Italiani in Afghanistan: 6 militari uccisi». Ecco il modo ideologico di leggere e dare false notizie per vere. La «strage» riguarda 20 afghani e 6 militari, tutti uccisi nello stesso istante e con le stesse modalità; poi vi sono oltre 60 feriti afghani e 4 militari italiani. I feriti italiani sono stati rimpatriati per le cure necessarie, gli afghani sono rimasti per strada e se non interviene Emergency restano lì ad aumentare il numero dei morti afghani.

A costo di apparire cinico (e non lo sono) non riesco a piangere questi morti «italiani», isolati dal loro contesto reale. Mi dispiace e sono addolorato che qualcuno debba morire così e per le loro famiglie che adesso avranno un vuoto esistenziale e affettivo che nessuno potrà riempire: non le parole d´ordinanza della retorica politica che subito ne ha fatto degli «eroi» in appoggio ad una politica miope, demenziale e incivile che pretendeva di esportare la democrazia con le armi e assicurare la sicurezza seminando morte tra la popolazione inerme afghana. Morti inutili, morti senza senso.

No! Non ci sto! I soldati morti sapevano che potevano morire (fa parte del loro mestiere), ma sono andati ugualmente per scelta e per interesse economico, cioè per guadagnare di più. So anche che molti vanno per il brivido della guerra, per dirla alla popolana, per menare le mani e sperimentare armi nuove e di precisione. Dov´è l´eroismo nell´uccidere sistematicamente, per sbaglio o per fuoco amico, civili che a loro volta sono vittime nel loro paese e vittime degli occupanti stranieri?

Dopo 8 lunghi anni di guerra, quali risultati ha portato la peacekeeping o la peacemaking?

Se si chiama «peace» lo sterminato stuolo di mutilati, di affamati, di morti, come si deve chiamare la «guerra» o per dirla alla moderna la «war»? Prima che arrivassero Bush e i suoi valvassini in Afghanistan i talebani erano considerati «occupanti»; ora dopo 8 anni di occupazione occidentale, il popolo tifa per i talebani e potenzia le divisioni tribali che hanno portato ad un aumento di potere dei «signori locali della guerra » che hanno imposto la loro legge, aumentato la coltivazione del papavero e diffuso capillarmente la corruzione.

Dopo 8 anni di «peacekeeping» l´Afghanistan si trova con un presidente fantoccio, Karzai, corrotto e corruttore, che sta lì perché ha imbrogliato almeno un milione e mezzo di schede elettorali, che per vincere e avere i voti dei capi tribù ha introdotto nel diritto «democratico», difeso dalle armi occidentali, il diritto del marito di stuprare, violentare, picchiare e anche uccidere la moglie e le donne in sua proprietà. E´ questo l´obiettivo per cui sono morti i militari italiani, inglesi, spagnoli, tedeschi, e americani? Ne valeva la pena!

Sono morti inutili, morti che dovrebbero suscitare vergogna in chi li ha mandati e lì li ha tenuti e anche in coloro che vi sono andati per scelta libera e volontaria per avere uno stipendio proporzionato. No! Non sono eroi, sono vittime come sono vittime i morti afghani, come sono vittime i talebani usati dall´occidente quando venivano comodo contro i Russi e da questi, a loro volta, armati quando servivano alla bisogna; mentre ora i beniamini di ieri sono i nemici di tutti.

I funerali di Stato di questi sventurati morti per nulla o per la vanagloria dei loro fantocci governanti, come i 19 morti di Nassiriya, sono a mio avviso l´appariscenza di una retorica vuota e colpevole perché incapace di fare politica e politica di pace. Il potere assatanato ha bisogno di carne da macello che poi copre con gli onori di Sato: tanto pagano sempre i cittadini «sovrani» che non contano nulla.
La strage di Kabul, in Italia, ha interrotto «la democrazia», facendo spostare la manifestazione a favore della libertà di stampa di sabato 19 settembre 2009 ad altra data. E´ il segno della mistificazione. Queste morti sono funzionali al governo che così raffredda la piazza, allontana un colpo di maglio sferrato dalla società e il presidente del consiglio, l´amico di Bush e Putin, riprende la scena, mostrandosi afflitto e piangente ai funerali «dei nostri ragazzi», espressione orrenda che nega la verità dei fatti e conferma le ragioni che vi stanno dietro: questi «ragazzi» sono militari di carriera che sono andati da sé in un Paese in guerra e sono andati armati. Non sono «ragazzi», sono consapevoli e responsabili delle loro scelte e delle loro morti.

Spero che i figli e le famiglie non me ne abbiano perché il modo migliore per onorare i morti è continuare a garantire i diritti di tutti, non solo quelli di qualcuno, creando le condizioni perché questi diritti possono essere esercitati. Un pilastro della democrazia è la libertà di stampa e la libertà totale di criticare il governo. La «strage» di Kabul ha colpito in Italia, a 4.000 km di distanza, uccidendo insieme agli innocenti Afghani e ai soldati italiani, quella democrazia che solo un pazzo poteva è pensare esportare. In compenso si è saputo uccidere la democrazia italiana: chi ha deciso di spostare la manifestazione del 19 settembre è diventato complice della strage di Kabul, estendendola fino a noi. Ora la guerra è totale.

Poveri morti, diventati la foglia di fico di un potere inverecondo che si nutre solo di rappresentazione vacua e vuota, effimera e assassina. No! non faccio parte del coro.

Aggiornamento del 3 ottobre

L’articolo sopra riportato è a firma don Paolo Farinella, prete ‘ribelle’ a Genova. Lo posso ora precisare perchè smanettando sul web ho visto che l’articolo è stato pubblicato su diversi siti internet.

Ho anche avuto modo di vedere che lo stesso prete è in contrasto con la chiesa e che contro di lui è in corso un procedimento d’inchiesta per altri precedenti.

Dell’articolo ne comprendo ora meglio i toni.

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Una risposta a I morti in Afghanistan.

  1. elisabetta ha detto:

    Quel prete, innanzitutto (sempre che sia davvero un prete) mi sembra un “rivoluzionario” o forse detto più gentilmente “reazionario” o “provocatore”…

    Nel suo appello traspare più il disappunto che la strage dell’8 settembre abbia fatto rinviare la manifestazione sulla libertà di stampa (che poi anche su quella ci sarebbe da discutere visto con quanta libertà si sono espressi in questi ultimi tempi i giornali) che per l’avvenimento in se stesso.

    Inoltre questo suo, da lui dichiarato “non sono un cinico” (ma che a me pare proprio tale) non faccia onore alla sua posizione di religioso.

    Credo che abbia anche un po’ di confusione e scarsa memoria e dimentichi alcuni passaggi di questo ultimo decennio e soprattutto l’11 settembre 2001 e tutti quei morti innocenti.

    Lo trovo anche imbottito di ideologie e di sentimenti molto sinistroidi e sarebbe meglio che togliesse la “divisa”, che forse è quella che vuol mantenere perchè lo tutela nella considerazione e reverente stima dei suoi parrocchiani che, senza quella veste nera, in molti se ne allontanerebbero, e si schierasse a viso aperto tra le file dell’opposizione (ma mi pare che anche la sinistra sia abbastanza d’accordo nel mantenere la nostra missione in Afghanistan, quindi non avrebbe appoggi neppure lì, per quello che riguarda questo argomento).

    Il popolo Talebano è senz’altro, in questo ultimo ventennio cresciuto troppo e nella sua diversa lettura del Corano ha imposto leggi che sono diventate sempre più assurde e severe e, anche la coltivazione dell’oppio, che nei primi anni del loro intervento in Afghanistan, era notevolmente diminuita, è tornata ora agli stessi livelli di prima, se non maggiore e nessuno mi toglie dalla testa che in questo aumento ci mettano lo zampino (forse la zampa più grossa) anche loro.

    E’ un popolo che va tenuto sotto controllo ed è questo che facciamo insieme agli altri contingenti NATO, e poi, dimentica il “prete” quanti aiuti umanitari vengono svolti in quel paese? E le strutture sanitarie e sociali che si sono contruite???? Ma dove è stato in questi anni????

    Comunque, tornando a lui e al suo appello, trovo che più che un appello è un vero e proprio atto d’accusa e anche un irriverente epigrafo per i 6 italiani morti (siano essi stati salariati e armati) e al dolore delle loro famiglie….

    La pietà e la compassione, nonché il cristiano sentimento dovrebbero invitare tutti alla preghiera… soprattutto chi in chiesa fa pregare agli altri….

    eli

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