Non “Quanto vuoi?”, ma “Quanto soffri?”

prostituzione

Ho letto questo interessante articolo “Il sesso e la luna” di Giuliana Proietti, per Donna Moderna, (link) che propone un’intervista ad Antonella, 43 anni, una prostituta per propria scelta da quando ne aveva 17, sposata con tre figli e normalmente convivente col marito, operaio.

All’articolo sono seguiti molti commenti, alcuni piuttosto interessanti; ve ne suggerisco la lettura, se l’argomento è di vostro interesse.

Io mi son sentito di commentare così:

“Sul mio piccolo blog mi sono occupato spesso di escort e prostituzione. Per la verità più per sottolineare gli aspetti deteriori di certa stampa che, in pratica, ha fatto delle escort un modello di vita, le ha fatte andare in TV, le ha fatte passare sui tappeti rossi.

Mi complimento invece con questo post che propone la figura di Antonella per quel che è: una prostituta come ce ne sono tante.

Ho letto tutti i commenti e possiamo discutere fin che vogliamo sullo squallore di quel tipo di vita, su cosa penseranno i figli, sulla reale “necessità” di questa scelta, sul significato della parola “dignità”, ma credo che il vero punto sia un altro.

Antonella, in fondo, ha venduto la propria moralità per propria scelta e proprio interesse.

Sono fatti suoi. C’è chi vende la propria moralità per altri fini e per molto meno.

Non condivido la scelta di Antonella, ma non mi fa né caldo, né freddo. Vorrei solo che pagasse le tasse e avesse un libretto sanitario. Lei e tutte le escort.

Soprattutto non mi fa pena.

Pena mi fanno le povere nigeriane e ed extracomunitarie , portate via a forza e con l’inganno dai propri cari, sbattute su un marciapiede con la violenza e sfruttate per anni con la paura di finire in un cassonetto dentro un sacco di plastica. Non so se avete visto una recente intervista su Pomeriggio 5. Alina credo che si chiamasse. Portata in Italia nel baule di auto,violentata per 15 giorni da più uomini, sbattuta su una strada e picchiata se non ritornava con 400 euro tutti i giorni, dotata di un tariffario scritto per le diverse “prestazioni” perché non parlava italiano, controllata e picchiata se si confidava con qualcuno. Salvata da un sacerdote, che le ha lasciato un bigliettino con un numero di telefono; lei lo ha sotterrato vicino ad un albero perché la perquisivano tutte le sere prima di trovare il coraggio di comporlo. E’ stato l’unico uomo che invece di chiederle “Quanto vuoi?” le ha chiesto “Quanto soffri?” e questo l’ha convinta telefonare.

Questo è il punto. E’ il vergognoso sfruttamento della prostituzione che va combattuto (e, in questo senso, forse avrei qualcosa da ridire contro il marito di Antonella, al quale, pur se continua a fare l’operaio, di certo quei 100 mila euro all’anno fanno comodo).

Questo è il mio pensiero.”

PS Non perdetevi i commenti di questo post. 22ottobre2009

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8 risposte a Non “Quanto vuoi?”, ma “Quanto soffri?”

  1. Freddy ha detto:

    Proverò ad esprimere il mio pensiero in poche righe, perchè sul tema ci sarebbe troppo da discutere.
    La mia libertà finisce dove comincia quella di un’altro.
    Sulla base di questo principio ho sempre pensato che ciascuno è libero di comportarsi come ritiene più opportuno, secondo la propria moralità ed educazione.
    Purtroppo però la libertà dell’altro viene spesso sottovalutata. In Italia le prostitute sono spesso, per non dire sempre, condizionate da fattori esterni, quali lo sfruttamento da parte di soggetti senza scrupoli (come è spesso il caso di extracomunitarie) o da condizioni di disagio economico. Allora dove è la libertà dell’altro?
    Personalmente penso che il vero responsabile da “colpire” è colui che va con le prostitute, perchè oltre ad alimentare il mercato, sfrutta la sofferenza dell’altra persona.
    Situazione differente per la situazione “olandese”, dove le prostitute scelgono di fare il mestiere. Ma in questo caso, sempre a livello personale, subentra il problema morale…

    • frz40 ha detto:

      Tu pensi che chi va con una prostituta sappia se questa ha scelto di fare liberamente il mestiere o se vi è costretta?

      Ammesso che lo possa sapere, Tu pensi che aiuti di più la poveretta dandole i 30 euro e aiutandola così a raccimolare i 400 euro giornalieri per non essere ammazzata di botte, oppure pensi che sia meglio che li dia ad una, per così dire, “olandese”?

      Tu pensi che il mercato dellla prostituzione sia più alimentato dalla domanda che dall’offerta?

      Io no.

      Penso che quel mercato sia da regolamentare riconoscendo ufficialmente la figura della prostituta, facendola controllare sotto il profilo sanitaro e facendole pagare le tasse. Proibendo, per contro ogni forma di “esercizio abusivo”, con pene severe, soprattutto per chi sfrutta quelle poverette.

      Grazie per il commento, comunque, e a presto

  2. patrizia ha detto:

    Non ho parole per la sofferenza,nella vita si può provare di tutto e di più,
    ma costringere una persona è togliere la dignità , la vita .
    siamo di passaggio è vero ,tutte le cose che fanno male le viviamo dal di fuori e il bello è che non sfiorano nemmeno la coscienza di tanta gente
    tutti dicono ,……..poverine e poi si voltano dall altra parte….

  3. frz40 ha detto:

    Un’altra terribile storia come quella di Alina ? Eccola:
    14 anni, rapita in Ungheria e sbattuta su una strada.

    http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=77000&sez=NORDEST

  4. frz40 ha detto:

    Giuliana Proietti , l’autrice dell’articolo mi ha risposto così:

    “Di storie come quella che lei racconta di Alina ve ne sono, purtroppo, a migliaia. Provi a leggere anche questa: http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/cronaca/baby-prostituta/baby-prostituta/baby-prostituta.html
    Francamente non credo che i clienti non si rendano conto di accompagnarsi con ragazze schiave e minorenni. E dunque, perché fanno finta di non sapere, di non capire? Dopo aver fatto i loro comodi se ne tornano a casa, dai loro figli e dalle loro figlie, per le quali sicuramente sognano un destino molto diverso da quello della povera ragazzina da poco abusata (a pagamento) e scaricata per strada.
    Credo converrà con me che se non c’è domanda, di un bene o di un servizio, non c’è neanche l’offerta, mentre è assolutamente vero il contrario.
    scritto da Giuliana Proietti il 18 Ottobre 2009 alle 15:49

    A Giuliana ho così risposto :

    Penso esattamente il contrario. E’ l’offerta che stimola la domanda, non viceversa.

    E’ mai entrata in un supermercato per comprare il detersivo e ne è uscita col carrello pieno e 200 euro di meno?

    E’ lo spacciatore, o il pusher, che crea il mercato della droga.

    Il mercato del sesso c’è sempre stato. E’ la novità, leggi la donna di colore, ad esempio, che stimola la domanda.

    E’ il marketimg, insomma, che genera la domanda.

    Ed è chi sfrutta il mercato che bisogna colpire.

    PS senza con questo giustificare chi “si accompagna” con ragazzine.
    (anche se, forse, con quei soldi le salva da unmare di botte)

    scritto da frz40 il 19 Ottobre 2009 alle 20:44

    • frz40 ha detto:

      La discussione è proseguita così:

      @ Frz.
      No Frz, non siamo d’accordo. Il mercato viene a soddisfare la domanda primaria di espressione sessuale, che è una delle pulsioni fondamentali dell’essere umano. Poiché vi sono persone che non possono o non vogliono soddisfare questo loro bisogno, diciamo così, “con mezzi propri”, questi si rivolgono al mercato.
      E’ chiaro che poi il mercato cercherà di differenziare l’offerta: per tutti i gusti e per tutte le esigenze.
      Quanto all’esempio del supermercato, con me almeno, non fila: io, che odio lo shopping, non entrerei mai in un supermercato per bearmi della visione e dell’acquisto della merce in vendita. E’ vero, alla fine posso anche comprare qualcosa di inutile, che non mi serve, ma mai sarei entrata in quel luogo se non avessi dovuto soddisfare le esigenze dello stomaco…
      Infine, il discorso di colpire gli sfruttatori. Giusto, per carità, ma vogliamo del tutto assolvere il cliente, colui che non solo sa benissimo che sta compiendo un reato, andando con una minorenne, ma che sta sfruttando le prestazioni di una persona privata della sua libertà? Spesso, di fronte all’idea di una qualsiasi soluzione di un problema, per quanto piccola, si urla “ci vuole ben altro”!. Ok, ci vuole ben altro, ma intanto cominciamo da questo…
      scritto da Giuliana Proietti il 20 Ottobre 2009 alle 08:20

      Se Lei è capace di entrare in un supermercato, comprare le tre cose che le servono e uscire, mi complimento. Ma è una delle poche.
      Quanto al discorso sulle minorenni, condivido, l’avevo anche già detto che non giustifico chi si accompagna con ragazzine. E’ reato e va colpito. Ma qui parliamo di pedofilia. E anche in questi caasi la maggior responsabilità è di chi le obbbliga a prostituirsi e non credo che sia difficile individuarne nome e cognome.
      scritto da frz40 il 20 Ottobre 2009 alle 13:33

      Si, Frz sono veramente capace di entrare in un Supermercato e poi di uscirne (come nella famosa frase che generalmente viene attribuita a Socrate) pensando: “sono veramente tante le cose che non mi servono”!
      scritto da Giuliana Proietti il 20 Ottobre 2009 alle 15:19

  5. frz40 ha detto:

    Mi pare anche interessante riportare questo commento di una prostituta:

    anche se sono una prostituta nn sono mai reuscita a capire come puo decidere una ragazza di farlo solo xque vuole soldi….vi lo dico che in 2 anni la unica csa che mi ha fatto tirare avanti e che mio bimbo sta bene,ma nn puoi essere contenta di quelli soldi,nn li senti come un vero guadagno,nn 6 contenta quando vai a comprarti un profumo…ti senti una nullita,ti guardi nell specchio e nn hai ideea di quella che vedi…esco avolte a fare una caminata e guardo in torno…se qualcuno mi guarda mi sembra che la fa solo xque sa quello che facio…come la po fare una ragazza solo xque vuole vestiti firmati o altre cose…adesso mio iglio sta bene e sono passati gia 4 mesi da quando ho smesso…mi sento ancora una nullita e so che qualunque cosa faro nn cambiera mai quello che o fatto ma cerco di guardare avanti…
    scritto da Nome (obbligatorio) il 19 Ottobre 2009 alle 13:33

  6. frz40 ha detto:

    Queste le considerazioni di una ex-prostituta che interviene nella discussione. Val la pena di leggerle:

    “io,come ex-prostituta ha visto tante cose che magarri vuoi nn sapete,ho conosciuto tante ragzze che stavanno facendo sto lavoro x “amore”,nn e discorso di essere forzate a farlo,ormai sono cambiati i tempi,i prottetori nn fanno piu come magarri 20 anni fa con la violenza,adesso li fanno innamorare,come nn so,ma cosi sono sicuri che nnessuna nn va a denunciare…xque stno li se nn vogliono,la polizia passa mille volte,possono dnunciare e andarsene…avevo conosciuto una ragazza,era “insieme”a un albanese,era cosi innamorata persa…ho provato farli capire come stano le cose ma nn sono reuscita,ala fine sono stata pichiata x il fatto di mettermi in mezzo…in questo senso nn si po fare niente…penso che solo la polizia po fare qualcosa…starli dietro,seguirli…dei clienti ci sono e ci sarrano sempre…”
    scritto da Nome (obbligatorio) il 20 Ottobre 2009 alle 14:12

    Rispode GiulianaProietti:

    “Sicuramente sarà come lei dice, Nome, ma che molte ragazze vengano ancora segregate, sfruttate, picchiate ed anche private dei documenti è purtroppo cronaca quotidiana. Magari ci fosse sempre l’amore! Renderebbe tutto più facile e più sopportabile.”
    scritto da Giuliana Proietti il 20 Ottobre 2009 alle 15:23

    E ancora la ex-prostituta:

    “ci sono di sicuro ma io parlo di quello che ho visto io,ci sono che vanno via da uno x andare dove?da un altro facendo la stessa cosa,penso che se vuoi veramente andare via resci a farlo,devono sapere che quelli nn sono come sembranno e che pure loro hanno paura de la legge,ormai le gallere sono piene di loro…forza ragazze,una sola nn po fare niente,tutte insieme possono fare tanto…la vita e bella pure con 10euro in tasca…nn sarra mai amore,una volta che sono arrivati dove vogliono vi prendete un bell calcio nell c….grazie giuliana che tramite te sono reuscita a dire quello che penso,magarri qualcuna di quelle sfortunate ragazze legge e decide di cambiare qualcosa…”

    C’è tanta umanità in questa donna. Tanta.

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