Certo, i nostri figli ci guardano. E cosa imparano?

ManoStop
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Forse l’avrete notato. E’ da qualche giorno che mi occupo quasi solo più di temi leggeri.

Non ne posso più di sporcizia, corruzione, trasgressioni sessuali, assassini e cadaveri in TV e quant’altro.

Sono mesi che, dal mio piccolo, strillo contro tutto questo pattume e soprattutto contro l’uso scriteriato che ne fa certa stampa. Ormai quasi tutta. E adesso anche la TV.

E’ una strada che come ho detto altre volte porta solo al reciproco massacro.

Cercherò di occuparmene sempre meno. Per disperazione.

Leggo che con questo editoriale “I nostri figli ci guardano” sul Corriere (questo il link) Ferruccio De Bortoli si pone lo stesso problema.

Dice:

“In tempi di passioni tristi e valori deboli, forse è opportuno staccarsi un attimo dalle cronache e chiederci come verrà giudicato, fra qualche anno, questo particolare momento della nostra vita, pubblica e privata. Non dagli storici, che speriamo abbiano di meglio di cui occuparsi. Ma dai nostri figli. Davvero il Paese è quello de scritto dal profluvio di volgarità che ci inonda ogni giorno? E da una classe politica che appare, nel suo complesso, più attenta a rovistare nel letto dell’avversario, piuttosto che confrontarsi su idee e programmi?

Lo abbiamo già scritto: il Paese, per fortuna, è diverso. Molto diverso. Migliore. E non merita affatto l’immagine di cui soffre, perché lavora di più e meglio di coloro che, all’estero, ci criticano con il sopracciglio alzato. In queste settimane ci siamo occupati, purtroppo, più di escort e trans, che di imprese e lavoro. Più di cocaina che di riforma universitaria. Le inchieste della magi¬stratura vanno seguite con attenzione ed equilibrio, non c’è dubbio. E la stampa deve darne il giusto conto (il «Corriere» le ha quasi tutte anticipate). – e, aggiungo io – non se le è certo fatte mancare.

[..]

Noi ci auguriamo [..] di non dover più rivivere gli anni di piombo, anche se ne vediamo ripetersi alcuni dei sintomi. E immersi nel liquido, a volte maleodorante, della nostra contemporaneità, ci domandiamo, con un senso di angoscia, come ci ricorderanno i nostri figli. E se stiamo facendo di tutto per consegnare loro una società migliore”

Speriamo che serva.
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2 risposte a Certo, i nostri figli ci guardano. E cosa imparano?

  1. elisabetta ha detto:

    Io penso che “i nostri figli”, e li cito in generale perché io di figli miei non ne ho, non avranno tempo di guardare quello che hanno fatto i loro padri, perché avranno già di che pensare a quello che dovranno fare loro, meglio??? Peggio???? Forse noi non lo sapremo mai.

    E alla fine anche loro se lo chiederanno: si chiederanno a loro volta cosa ne penseranno un domani i “figli loro”…

    Del resto così è, e così è sempre stato … ogni generazione si ripromette di essere migliore di quella che l’ha preceduta, ma poi si accorge di non essere stata da meglio e rimette il tutto nelle mani di chi la seguirà….

    E’ come il gioco della staffetta … ognuno passa il testimone a quello che lo segue senza rendersi conto se la sua posizione ha favorito la corsa per il traguardo finale.

    eli

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