Dall’inferno alla bellezza, su RAI Tre

Questa volta, lo voglio prorpio dire, Rai Tre ci ha proposto un’ottima tv.

Lo dico volentieri dopo che più volte mi sono scagliato contro la faziosità di questa rete, dopo che più volte mi son chiesto se sia giusto pagare un canone per finanziare una rete di partito, dopo che più volte ho posto, a proposito di raccomandazioni ed intrallazzi, la domanda, rimasta senza risposta: “c’è qualcuno che lavora per Rai Tre che non ha la tessera del Partito?”

Lo dico riferendomi a “Dall’inferno alla bellezza”, lo speciale di “”Che tempo che fa” con Roberto Saviano, andato in onda in prima serata mercoledì 11 Novembre.

Bravi, complimenti.

E’ stato un programma grande e coraggioso con un uomo grande e coraggioso che è riuscito a raccontare sette storie terribili dei nostri giorni in modo determinato, certamente di parte, ma finalmente anche in tono pacato. Bellissime, tra l’altro, anche la scenografia e le immagini.


La prima storia tocca uno dei temi a me più cari: la lotta per l’emancipazione della donna nei paesi arabi (e non solo in quelli). Saviano narra di due simboli di questa lotta: Neda e Taraneh due donne uccise solo per aver partecipato, a Teheran, alle manifestazioni di protesta contro la rielezione di Ahmadinejad.
Neda muore sulla strada, colpita a morte da un colpo di fucile. Taraneh ha una sorte peggiore: viene sequestrata, più volte stuprata uccisa e infine carbonizzata per cancellare le tracce delle violenze subite. Entrambe erano troppo belle.


Poi si passa a Ken Saro-Wiwa, un scrittore nigeriano che viene ucciso – per impiccagione – proprio nel giorno in cui il Paese festaggia la nazionale di calcio che ha vinto la Coppa d’Africa. Ken era noto per le sue posizioni contro la Shell. Quest’ultima sarà rinviata a giudizio ma riuscirà ad evitarlo pagando la somma 15 milioni di dollari. Affermerà, comunque, di non aver colpe.


E siamo allo scempio edilizio di Castel Volturno. Sono 800mila metri quadri di villaggio sul mare abusivo, costruiti dai fratelli Coppola. Il Volturno venne sventrato per 2,5 Km per estrarne la sabbia necessaria per il cemento delle costruzioni. L’intera zona cambia volto e la storia si conclude con l’abbattimento delle torri-ecomostro – voluto dagli stessi Coppola, per procedere ad un’ulteriore speculazione edilizia sul territorio.


Saviano racconta quindi del coraggio che le comunità africane campana e calabrese hanno avuto nel rivoltarsi contro la camorra e la ‘ndrangheta. Sono le due più grandi grandi manifestazioni di rivolta recenti, nella storia d’Italia, contro la malavita organizzata. E merito di questi stranieri che fanno lavori che gli italiani non vogliono più fare e che difendono diritti che gli italiani non vogliono più difendere.


Racconta poi del disco “Pata pata” di Miriam Makeba. Possedere questo disco, in Sudafrica, poteva voler dire rischiare anni di carcere per banda armata. Un disco apparentemente innocuo. Miriam Makeba muore proprio lì, a Castel Volturno, per un malore, quando tenne un concerto in solidarietà nei confronti delle vittime di camorra. Roberto Saviano scriverà una lettera ai parenti di Miriam scusandosi per la morte dell’artista lontano dalla sua terra; gli risponderanno: “E’ morta in Africa”.


E’ la volta di Varlam Tichonovič Šalamov, scrittore russo condannato a 20 anni di gulag, in Siberia, per le sue pubblicazioni. Scriverà un libro su questa terribile prigionia e sulla lotta, per resitere al gelo ed ai lavoro forzati.


L’ultima parte è dedicata ad Anna Politkovskaja , la giornalista russa conosciuta per il suo impegno sul fronte dei diritti umani, per i suoi reportage dalla Cecenia e per la sua opposizione a Vladimir Putin. Anna Politkovskaja venne assassinata nell’ascensore del suo palazzo, mentre stava rincasando.

Finisce qui.

Chi volesse vedere o rivedere il programma lo trova ancora qui, sul sito di RAI Tre. Ne val la pena.

Foto: dal video RAI Tre

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2 risposte a Dall’inferno alla bellezza, su RAI Tre

  1. elisabetta ha detto:

    Grazie della segnalazione, andrò senz’altro a vedermi il video….

    eli

  2. Pingback: Donne coraggio – Anna Politkovskaja « Frz40's Blog

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