“Figlio mio, devi lasciare quest’Italia che non ti merita”

Leggo in questa nota Apcom:

“Figlio mio, stai per finire la tua Università; sei stato bravo. Non ho rimproveri da farti. Finisci in tempo e bene: molto più di quello che tua madre e io ci aspettassimo. È per questo che ti parlo con amarezza, pensando a quello che ora ti aspetta. Questo Paese, il tuo Paese, non è più un posto in cui sia possibile stare con orgoglio”.

Inizia così una lettera aperta che il direttore generale dell’Università Luiss di Roma ed ex d.g. della Rai, Pier Luigi Celli, rivolge al figlio che si appresta a terminare gli studi universitari.

In una lunga missiva pubblicata da Repubblica, Celli fotografa una società italiana sempre più “divisa, rissosa fortemente individualista, pronta a svendere i minimi valori di solidarietà e di onestà, in cambio di un riconoscimento degli interessi personali, di prebende discutibili; di carriere feroci fatte su meriti inesistenti”.

E ancora: “questo è un Paese in cui, se ti va bene, comincerai guadagnando un decimo di un portaborse qualunque; un centesimo di una velina o di un tronista; forse poco più di un millesimo di un grande manager che ha all’attivo disavventure e fallimenti che non pagherà mai”.

Ma è “anche un Paese in cui, per viaggiare, devi augurarti che l’Alitalia non si metta in testa di fare l’azienda seria chiedendo ai suoi dipendenti il rispetto dell’orario, perché allora ti potrebbe capitare di vederti annullare ogni volo per giorni interi, passando il tuo tempo in attesa di una informazione (o di una scusa) che non arriverà. E d’altra parte, come potrebbe essere diversamente, se questo è l’unico Paese in cui una compagnia aerea di Stato, tecnicamente fallita per non aver saputo stare sul mercato, è stata privatizzata regalandole il Monopolio, e così costringendo i suoi vertici alla paralisi di fronte a dipendenti che non crederanno mai più di essere a rischio”.

Sempre rivolgendosi al figlio lo avverte: “incapperai nei destini gloriosi di chi, avendo fatto magari il taxista, si vede premiato – per ragioni intuibili – con un Consiglio di Amministrazione, o non sapendo nulla di elettricità, gas ed energie varie, accede imperterrito al vertice di una Multiutility”.

Del resto “questo è un Paese – insiste Celli – in cui nessuno sembra destinato a pagare per gli errori fatti; figurarsi se si vorrà tirare indietro pensando che non gli tocchi un posto superiore, una volta officiato, per raccomandazione, a qualsiasi incarico”.

Ecco perchè il d.g. della Luiss invita il figlio a lasciare l’Italia: “dammi retta, questo è un Paese che non ti merita. Avremmo voluto che fosse diverso e abbiamo fallito. Anche noi. Tu hai diritto di vivere diversamente, senza chiederti, ad esempio, se quello che dici o scrivi può disturbare qualcuno di questi mediocri che contano, col rischio di essere messo nel mirino, magari subdolamente, e trovarti emarginato senza capire perché”.

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E’ uno sfogo amaro, con un esempio anche un po’ pretestuoso, quello dell’Alitalia, ma, volendo, ce ne sarebbero molti altri.

Soprattutto, però, è una lettera sbagliata.

E’ vero. Mezzo secolo di malgoverno, quello che ha distrutto l’Italia del miracolo economico (me ne sono lamentato più volte in questo blog) ha messo l’Italia in ginocchio sotto ogni profilo, ma soprattutto sotto quello profilo economico e competitivo. Più nessun investitore straniero si sogna di investire in Italia; noi stiamo ulteriormente dilapidando le poche risorse industriali che ancora ci rimangono.

E’ diventata l’Italia dei politici, delle manifestazioni di piazza, dei raccomandati, degli inciuci, dei compromessi, della spartizione delle torte e dei poteri, quella delle toghe protagoniste, delle leggi ad personam, dei corrotti, del malaffare organizzato, dei furbetti, delle escort e di transessuali sui marciapiedi.

Ma è il nostro Paese e per questo bisogna battersi e combattere.

Il mondo, poi, a guardar bene, non è molto diverso da noi e c’è anche di peggio.

Lasciamo ai giovani una pesante eredità; li abbiamo anche allevati, istruiti ed educati male, ma il destino è nelle loro mani; non devono fuggire.

Verrà anche un giorno del riscatto. Auguriamocelo. E bisognerà esserci.

Caro Manzoni. Una volta lo cantavi contro gli stranieri, ora bisogna cantarlo contro noi stessi.

Oh giornate del nostro riscatto!
Oh dolente per sempre colui
Che da lunge, dal labbro d’altrui,
Come un uomo straniero, le udrà!
Che à suoi figli narrandole un giorno,
Dovrà dir sospirando: “Io non c’era”;
Che la santa vittrice bandiera
Salutata quel dì non avrà.

(Marzo 1821)

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3 risposte a “Figlio mio, devi lasciare quest’Italia che non ti merita”

  1. marisamoles ha detto:

    Scomodiamo anche Dante, va’:

    “Ahi serva Italia di dolore ostello,
    nave sanza nocchiere in gran tempesta,
    non donna di province, ma bordello!” (Purgatorio, VI, vv. 76-78)

    Dal 1300 è cambiato ben poco, ahimè. Dante, nonstante tutto, l’amava profondamente, anche se il suo cuore batteva in particolare per Firenze. Da esule, per gli ultimi vent’anni della sua vita, ha rimpianto di non poter tornare in Patria … dovremmo imparare da lui! 🙂

  2. elisabetta ha detto:

    Non sono d’accordo con quel padre, condivido la sua amarezza e la sua preoccupazione per il futuro del figlio, ma con questa lettera dimostra di mettersi sullo stesso piano di coloro che egli stesso critica…. Interessi personali, individualista e poco solidale, dimostra di rincorrere una più facile carriera e disperdere un talento che magari aiuterebbe a migliorare l’attuale situazione (e così sarebbe se tutti si comportassero così).

    Tutti vorremmo che il mondo, e in questo caso, la nostra Italia, cambiasse: vorremmo un Paese che riconoscesse di più i veri valori e i meriti, un Paese in cui ci sia più solidarietà, onestà, giustizia, un Paese che non privilegi i raccomandati e non dia troppa importanza alle veline, ai tronisti e alle escort, un Paese dove ci sia più forza nelle aziende e serietà nel lavoro e nell’informazione, un Paese dove i trasporti funzionino regolarmente, dove si possa fare affidamento nelle istituzioni, nella sanità, nella tutela del cittadino.
    Un paese che non abbandoni i suoi vecchi e aiuti di più i giovani.

    Per avere un paese così dobbiamo per prima cosa crederci… e per crederci abbiamo bisogno di giovani che ci credano, che abbiamo buona volontà di correggerlo e non fuggano via lasciando agli altri questo onere….

    Essi sono loro il nostro futuro, ed è a loro che consegniamo una Italia così malandata, una Italia per la quale i nostri nonni hanno combattuto e sono morti e che noi non abbiamo saputo conservare come loro l’avevano voluta.

    No ragazzi, non fuggite per cercare una nuova patria, la vostra è qui e ha bisogno di Voi…..

  3. Pingback: Figli di tanto padre | Frz40's Blog

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