La “lupa” a Pompei

Leggo da fonte Adnkronos “Hotel a luci rosse vicino al Santuario di Pompei, 10 arresti e 7 alberghi sequestrati” (link)

Sequestrati 7 alberghi e un appartamento nei quali si esercitava il meretricio.

Una vera e propria organizzazione alla quale erano associate prostitute, italiane e straniere, gestori di alberghi nelle province di Napoli, Caserta e Avellino e la proprietaria 57enne di un immobile messo a disposizione per il meretricio. Dei 7 alberghi 3 sono ubicati nella città di Pompei, sede del Santuario pontificio.

“L’imbarazzante fenomeno era “particolarmente diffuso nell’arco serale e praticato a ridosso dei rinomatissimi scavi archeologici di Pompei e in particolare in prossimità della prestigiosa ‘Villa Dei Misteri'”. Il nome dell’indagine nasce, non a caso, dal vocabolo latino ‘lupa’ ossia prostituta.

“Le prostitute sono arrivate a guadagnare in un giorno 3.000 euro cadauna. Il gruppo disponeva di un ampia scuderia di donne per poter soddisfare qualunque tipo di lussuria, e la tipologia dei clienti .

“La promotrice dell’intera organizzazione, faceva prostituire la propria figlia di 20 anni e la nuora coetanea alla stregua delle altre prostitute e pretendendone in egual misura la somma a lei spettante.

“Il prezzo di ogni prestazione sessuale non era a libera scelta della prostituta – prosegue la nota – ma era imposto dal vertice dell’organizzazione nella misura di 130 euro e rispondeva ad un rigido protocollo, poiche’ nel prezzo doveva essere compresa la cifra di 30 euro da elargire alla struttura ricettiva, 50 euro da elargire comunque al R.M. che reggeva il gruppo, e 50 euro intascati dalla prostituta, rimanendo a suo carico le spese per l’autista e per l’annuncio sui quotidiani”.

Insomma, quando si dice far le cose alla grande e in modo ben organizzato

P. S. Non perdetevi il commento di Marisamoles a questo articolo (più sotto)

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2 risposte a La “lupa” a Pompei

  1. marisamoles ha detto:

    Visto che ci siamo, facciamo una lezione di storia.

    Pompei, all’epoca dei romani, pullulava di prostitute che lavoravano nei “lupanari”. Anche allora c’erano delle tariffe da rispettare e una quota andava ai “lenoni”.

    Dalle iscrizioni sappiamo che c’erano le prostitute economiche, tipo Laide, specializzata in sesso orale, che si accontentava di 2 assi (più o meno il costo di un bicchiere di vino). Ma c’erano anche le escort più costose; in un’iscrizione si legge: “Se qualcuno si siederà qui, legga in primo luogo questo: se vuole fottere, cerchi Attica, per 16 assi”. Da notare che la tariffa, per una sola prestazione, superava la paga giornaliera di un soldato.
    C’erano, poi, anche i clienti soddisfatti che lasciavano delle scritte, come questa: “Per un denario, Apocrate qui ha fottuto Drauca, con gran soddisfazione”. Altri, invece, meno fortunati restavano a bocca asciutta (forse per mancanza di denari) ma non temevano di renderlo noto; ad esempio, sempre sui muri di Pompei, si legge: “Qui Messio non ha fottuto”.
    Da notare che nel IV secolo d.C. l’imperatore Costantino introdusse la tassazione per le “lupae”, anche se pare che già prima pagassero le tasse.

    Come vedi, caro frz, la tradizione di Pompei continua nel tempo … solo che ora le escort le tasse non le pagano! 😦

    Per chi ne vuol sapere di più, consiglio il libro di Eva Cantarella “Dammi mille baci”, Feltrinelli.

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