50.000 imbecilli abbracciano un imbecille

50.000 imbecilli abbracciano sul web uno squilibrato imbecille. E inaccettabile. E allora che facciamo? Chiudiamo Internet.

Questa la proposta di molti alla quale si oppone, giustamente, Michele Ainis, sul Corriere di oggi (link) con l’articolo “Internet no alla censura basta un clic

In particolare dice:

“In primo luogo, gioca la posizione del parlante. Altro è se racconto le mie ubbie agli amici raccolti attorno al tavolo di un bar, altro è se le declamo a lezione, soffiandole all’orecchio di fanciulli in soggezione davanti alla mia cattedra. In quest’ultimo caso ho una responsabilità più alta, e dunque incontro un limite maggiore. Non per nulla nei manuali di diritto si distingue tra «manifestazione» ed «esternazione» del pensiero. La prima è una libertà, riconosciuta a ogni cittadino; la seconda è un potere, vale per i cittadini investiti di pubbliche funzioni, e ovviamente copre uno spazio ben più circoscritto. Ma non c’è potere in Internet. C’è solo libertà.

In secondo luogo, dipende dal mezzo che uso per parlare. Il medesimo aggettivo si carica d’assonanze ora più forti ora più fioche se lo leggo su un giornale che ho scelto d’acquistare, oppure se mi rimbalza dentro casa quando accendo la tv. Ma è un’edicola la Rete? No, e non ha nemmeno l’autorità dei telegiornali. È piuttosto una piazza, sia pure virtuale. Un luogo in cui si chiacchiera, senza sapere bene con chi stiamo chiacchierando. Le chiacchiere, poi, hanno sempre un che d’aereo, di leggero. Anche quando le vedi scritte sul video del computer, sono sempre parole in libertà. Meglio: sono lo specchio dei nostri umori, dei nostri malumori. Sbaglieremmo a infrangere lo specchio, non foss’altro perché così non riusciremmo a modificare di un millimetro il nostro profilo collettivo.

E in terzo luogo, certo: dipende da che cosa dico. Se metto in palio mille dollari per chi procurerà lo scalpo di Michele Ainis, probabilmente offendo la legge sulla tutela degli scalpi, e in ogni caso lui avrebbe qualcosa da obiettare. Ecco infatti la soglia tra il lecito e l’illecito: quando la parola si fa azione, quando l’idea diventa evento. In quest’ipotesi è giusto pretendere un castigo, però a due condizioni, messe nero su bianco da decenni nella giurisprudenza americana: che vi sia una specifica intenzione delittuosa; che sussista un pericolo immediato.

È il caso di chi plaude alle gesta di Tartaglia? A occhio e croce no, benché ciascuno farà le sue valutazioni. Ma non facciamo ricadere su tutto il popolo dei navigatori le intemperanze di qualche marinaio. Anche perché sono molti di più quanti esecrano Tartaglia, rispetto ai suoi tifosi. Dopotutto l’antidoto agli abusi in Rete già viaggia sulla Rete, basta un clic”

Condivido. E aggiungo: Internet è un termometro che dà segnali importanti, che non si possono trascurare, ed è spesso l’unica fonte di informazione della realtà di certi fatti e paesi.

Per di più tutte le fonti sono rintracciabili e chi lo usa illecitamente è perseguibile e non è protetto da totale anonimato.

E aggiungo ancora: non lasciamolo in mano ad una sola fazione politica, come sembra apparire in questi giorni nel nostro Paese. Scendano sulla piazza di internet anche gli uomini e soprattutto i ragazzi moderati e di buon senso che non abbracciano i violenti e gli imbecilli.
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3 risposte a 50.000 imbecilli abbracciano un imbecille

  1. Vincenzo ha detto:

    In sintesi: non si confonda il mezzo con l’uso che se ne può fare… e vale per tutto, certo non solo per internet……e da sempre!

    • frz40 ha detto:

      E vero. Per Rita Levi Montalcini “Internet è l’invenzione più importante del Novecento” e, come per tutte le grandi invenzioni, gi utilizzi possono essere molteplici. Sta alle persone intelligenti usarle nel modo migliore.

  2. Pingback: Ne uccide più la parola che la spada. Lettera aperta ad un caro amico. | Frz40's Blog

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