Lolite al loro destino?

Alcuni mesi fa ho pubblicato un post dal titolo molto provocatorio: “Puttane a 13 anni”. Il post (lo trovate qui) faceva riferimento ad un articolo de La Stampa col quale si denunciava l’esistenza, nelle scuole, di ragazzine di quell’età disponibili, contro compenso, a fare sesso con coetanei o ragazzini di qualche anno in più.

La parola puttane era volutamente una parola forte che però si proponeva di qualificare non lo stato attuale di quel tipo di ragazzine, che in realtà puttane ancora non sono, bensì di richiamarle alla dura realtà di tutti i giorni e metterle in guardia contro i pericoli di diventarlo.

Il post è risultato essere uno dei più letti di questo blog, a dimostrazione di una realtà che trova triste riscontro nei fatti quotidiani.

Sono di questi giorni molti titoli dei quotidiani del tipo: “sesso in cambio di ricariche per cellulare” e “Le Iene” hanno recentemente proposto un servizio sullo stesso argomento (lo trovate qui).

Mi ha colpito la “naturalezza” con la quale la ragazzina parla della sua posizione di piccola prostituta, spiegandola con un certo ”giustificazionismo” : “magari ti senti già non proprio benestante, poi per di più con la crisi ci si deve arrangiare in qualche modo; vedi magari che la tua campagna di classe arriva a scuola sempre perfetta, sempre con la borsetta abbinata…”., dando tutto sommato alla cosa relativa importanza: ”M sì, …. mi capita una volta alla settimana e mai con ragazzi di più di 25 anni” e parlando di una scelta non definitiva “quando ho avuto un ragazzo, non lo facevo”.

In questo contesto si inserisce questa notizia del Corriere: “Lezioni di sesso con termini hot -Famiglie in rivolta, stop al corso” (la trovate qui)

La scuola è la media Stefanini di Treviso, e le lamentele giunte alla Preside, sono state moltissime,tanto da convincerla a sospendere momentaneamente il progetto «Crescere in relazione» dopo un solo incontro.

Pare che i genitori si siano scandalizzati nel sentire i propri figli di tredici anni parlar loro di sesso orale, sesso anale, trans e vibratori; termini tabù che avrebbero, forse, voluto svelare ai figli qualche anno dopo.

Credo invece che a quell’età sia già sin troppo tardi, se è vero come è vero che, oggi, l’età media del primo rapporto sessuale è 13 anni e 9 mesi e che quei termini sono stati posti come domande dai ragazzini ai relatori e non viceversa. Così come ai relatori pare che sia stato chiesto se si può far sesso con un cavallo.

Scioccante forse, per noi che abbiamo vissuto in altri tempi . Ma questa è la realtà. E i ragazzini certe risposte è meglio che le abbiano da personale esperto, piuttosto che da internet o da amichetti/e maliziosi/e.

Meglio ancora sarebbe: prima, e da propri genitori preparati. E questo è il punto.

Genitori tocca a Voi. Aggiornatevi coi tempi e, se non vi sentite pronti ad affrontare certi argomenti chiedete aiuto: ne avete bisogno, ne hanno bisogno.

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8 risposte a Lolite al loro destino?

  1. elisabetta ha detto:

    Ho avuto occasione ieri sera di assistere alla trasmissione “mi manda rai tre”, l’argomento era proprio sulla proposta di promuovere lezioni di sesso e si è parlato dell’iniziativa presa dal Comune di Treviso..

    Lo psicologo Andrea Sales, insegnante preposto a tali lezioni e presente in studio mi è sembrato una persona equilibrata, per nulla fuori di testa e con argomenti appropriati, che affrontano il problema, forse in modo crudo, ma senz’altro realistico.

    Non si debbono chiudere gli occhi davanti alle espressioni forti o alle domande dei giovani che, se fatte ai genitori, sconcerterebbero e metterebbero in crisi: eppure non si può, davanti a tali espressioni, negare una risposta e non correggere eventualmente, in modo competente.

    L’indignazione dei genitori che criticano il fatto che i ragazzi vengano lasciati liberi di usare parole poco ortodosse e spesso anche volgari mi è sembrata più il desiderio di non vedere e non sapere quello che i ragazzi elaborano in testa che voler affrontare un argomento così attuale e utile a quei ragazzi, molti dei quali sembrano smaliziati ma sono invece anche molto confusi.

    Se gli allievi durante quegli incontri hanno dato via libera a una lista di espressioni, parole, verbi, modi di dire che la fantasia ha suggerito loro, vuol dire che tali espressioni, parole, verbi e modi di dire (anche piuttosto forti), erano nella loro testa e non c’è stato suggerimento o insegnamento da parte del corso… quindi…e bene che ciò venga sviscerato ed esplicato senza falsi pudori e con competenza.

    Naturalmente non è e non sarà un compito facile e ci saranno sempre polemiche e critiche dietro l’angolo…. ma è un progetto che vale la pena di affrontare, magari mettendo, non in contrapposizione, ma in cooperazione insegnanti, genitori e allievi.

    • frz40 ha detto:

      Non è mettendo la testa sotto la sabbia, come fa lo struzzo, che si risolve questo problema.

      I genitori devono affrontarlo a viso e cuore aperto. E devono essere preparati a farlo. Tra loro ed i loro figli c’è un salto generazionale, per questo tipo di problemi, enorme. Molto più grande di quel che capitava per le generazioni precedenti.

      Ben venga la collaborazione con la scuola, ma prima , forse un po’ di scuola servirebbe proprio ai genitori.

      • marisamoles ha detto:

        Il discorso è sempre quello: i genitori non si fidano di quello che la scuola propone. Per questo, ci vorrebbe un maggior coinvolgimento, attivo, non passivo, della componente genitori che, a tutti gli effetti, fa parte degli organi collegiali di qualsiasi scuola.
        Poi, è anche vero che le lezioni di educazione sessuale andrebbero adeguate, per quanto riguarda i contenuti e le metodologie, all’età dei discenti.

        Come tu stesso dici, l’età media in cui ci si avvicina al sesso si è abbassata. Però non tutti i ragazzini e le ragazzine di 13/14 anni sono smaliziati/e. Qualcuno è notevolemnte indietro (io vedo nella mia prima quanto siano infantili i maschi!). Quindi, solo i genitori possono intuire quando è il momento giusto per intervenire con un discorso serio e non volgare. La volgarità fa presa sui giovani che non vedono l’ora di sfogarsi, soprattutto in un ambiente, la scuola, in cui viene richiesto di usare un linguaggio adeguato. Però può creare sconcerto in alcuni.

        Pertanto, sono dell’idea che la metodologia adottata dallo psicologo di Treviso non rispondesse alle esigenze di tutti gli allievi, con il rischio di creare anche un certo disorientamento in alcuni.

      • frz40 ha detto:

        Conosci certamente i ragazzi di quell’età molto meglio di me e capisco che sia molto difficile fare discorsi comuni a ragazzini/e con livelli di sviluppo tanto disuniformi. Per questo credo anch’io che debbano essere i genitori per primi e per tempo ad intervenire con discorsi “seri e non volgari”.

        Ma lo fanno? Ne sono preparati? Ci sono sempre entrambi? E’ bene che la scuola ne parli? Quando? Con quali modalità? Non so dare risposte ma mi pare che il problema sia serio.

        Non è comunque un problema che si risolve con l’improvvisazione.

  2. Vincenzo ha detto:

    Ho visto il filmato relativo all’intervista della ragazzina..prostituta…che pena….che squallore!
    Parla sempre della mamma ma a me piacerebbe proprio incontrarla questa madre per capire di più!
    La ragazzina dice apertamente che in casa ci sono scarse possibilità economiche ….ma poi quando arriva con la cintura di Gucci od oggetti vari griffati la madre non ne approfondisce la provenienza?…..Va tutto bene?….Un genitore crede a ..Babbo Natale? Ma non prendiamoci in giro……
    La cosa che mi addolora è che la ragazzina confessa che non è felice….che il suo sogno sarebbe di addormentarsi la sera serenamente e svegliarsi al mattino di buon umore…..a diciassette anni con tutta la vita davanti …… dovrebbe proprio essere così! Che tristezza!

  3. patrizia ha detto:

    lo sbaglio è nostro, di noi genitori che con il benessere abbiamo nutrito i figli di immagini da copiare.tutti griffati per poter competere in una società senza valori, dove la macchina il telefonino le scarpe sono il simbolo da imitare.io mi reputo fortunata come madre ma è stato un lavoro iniziato nei primi anni di vita e credimi si fà fatica perchè è più facile piazzarli davanti alla televisione…..e naturalmente si parlava anche di sesso nel senso di dare informazioni giuste servendosi anche dei libri.sta nell intelligenza dei ragazzi se manca quella sono veramente in balia di imitare di volere di prostituirsi per il solo desiderio di essere uguali agli altri

  4. Pingback: E già, c’era pure il papponcello | Frz40's Blog

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