Lui 16 anni, lei 36 senza braccia e una gamba

E’ un caso che fa certamente discutere

Lui 16 anni (17 a luglio), studia al liceo. Lei 36 anni è senza le due braccia e senza una gamba dalla nascita

La loro storia d’amore è nata due anni fa su internet.

Lei pur di stare accanto al ragazzo ha divorziato dal marito e nell’ottobre del 2008 si è trasferita a Brest, in Bretagna, in un piccolo appartamento che è diventato il loro nido, da quando lui è stato cacciato di casa dal padre che non sopportava l’idea di vederlo con una donna molto più vecchia di lui e portatrice di un grave handicap

E’ una storia che la giustizia francese, pur ammettendo la maturità precoce del ragazzo, vorrebbe interrompere e ha dato ragione alle accuse del procuratore generale che ha parlato di una relazione «troppo ambigua», chiedendo che i due non si potessero più vedere.

Il giudice ha condannato la donna a due mesi di carcere con la condizionale, ma contro la sentenza, è stato presentato un ricorso con effetto sospensivo e i due continueranno a stare insieme sino al nuovo processo sarà celebrato a Rennes entro la fine dell’anno.

Che dire? Forse è una storia che non doveva nemmeno incominciare. Ma poi?

Fonte: Il Corriere di oggi

Questa voce è stata pubblicata in Fatti e notixie dall'estero e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

18 risposte a Lui 16 anni, lei 36 senza braccia e una gamba

  1. Vincenzo ha detto:

    Scusate ma…che noi siamo d’accordo o no che cosa c’entra? Ma non vi pare che questa storia, sicuramente singolarissima, riguardi solo gli interessati?
    A metterci il “peperone” mi ricorda tanto l’atteggiamento o dei così detti “collotorti” perbenisti o certi “guardoni”.
    Li conosciamo?…Sappiamo qualcosa sui loro sentimenti? Chi siamo noi per giudicare un rapporto affettivo nato sicuramente da un dialogo durato due anni su internet e che ignoriamo totalmente?
    Ma come ci permettiamo di giudicarlo!

  2. frz40 ha detto:

    E chi ti chiede di giudicarlo?

    Mi rimproveri forse di aver scritto “Forse è una storia che non doveva nemmeno incominciare. Ma poi?”

    E che c’entrano i “collotorti” perbenisti o certi “guardoni”.? Non ne vedo nessuno.

    Certo, hai ragione quando dici che non li conosciamo e non abbiamo elementi per giudicare. Lo farà compiutamente, spero, la giustizia francese, che si è posta però il problema della circonvenzione di un minore, che all’inizio della storia aveva 14 anni.

    Giustamente? Non so nemmeno se dire di sì.

    Ciò non toglie che la storia, ancorché singolarissima, sia piuttosto inquietante e meriti un momento di riflessione, anche perché casi simili potrebbero ripresentarsi nelle nostre famiglie.

    Non lo auguro ovviamente a nessuno, ed è quel che ho pensato scrivendo “Forse è una storia che non doveva nemmeno incominciare”

    Dopo mi son subito chiesto “E poi?” e non so dare risposta.

  3. Vincenzo ha detto:

    Caro Franco, ti assicuro che l’ultima cosa al mondo sarebbe quella di “rimproverarti”! Se mai posso dissentire nei giudizi ma “giudizi” non ne ho letti…..solo perplessità.
    Nello stesso tempo non critico la tua scelta di inserire la storia sul blog. (se non l’avessi approvato non sarei neanche intervenuto )
    Sulla Giustizia, quella con la G maiuscola, sarei abbastanza perplesso….. anche lì, in qualche misura, il giudizio dipenderà anche dalla mentalità del giudice….
    Come ho scritto nel precedente intervento la storia è singolare, ma, in questo caso, l’amore fra le due persone in causa che volontariamente e allo scoperto hanno fatto qesta scelta, ai miei occhi, dovrebbe giustificare la situazione.
    Anch’io come te non augurerei a nessun genitore di vivere un’esperienza simile.
    Ciò premesso non mi sento di giudicare i fatti perchè qualsiasi commento dovrebbe presupporre una valutazione sui sentimenti intimi altrui e non abbiamo elementi suffucienti.

    • frz40 ha detto:

      Caro Vincenzo,

      anch’io ti assicuro che non avrei alcun problema ad accettare un tuo rimprovero, o quello di altri lettori, se me lo merito.

      Son sicuro che può capitare. A volte capita anche che si pensi in un modo e,senza accorgersene, si scriva in un altro.

      Ti confesso anche che sono stato molto in dubbio se postare questa notizia, proprio perchè è impossibile esprimere un giudizio su elementi certi.

      Ho deciso di farlo solo perchè mi è parsa una situazione meno unica di quel che può sembrare e degna, quindi, di un momento di riflessione.

  4. Marco ha detto:

    Sono d’accordo con Frz, non doveva iniziare… e torno ad mio paletto assodato già una decina d’anni fa: quando i figli fan cavolate, la colpa è dei genitori. A 14 anni non si dovrebbe lasciare i ragazzi in totale libertà in rete, così come non li lasciamo troppo liberi per la città. … spero che il giudice dia una qualche condanna al padre (abbandono di minore?) e obblighi al rientro a casa del ragazzo che però dovrà poter frequentare la sua fiamma in modo …. canonico? Tanto ormai si sono innamorati… metter loro il bastone tra le ruote non serve…

    • frz40 ha detto:

      Caro Marco,

      anche i padri spesso non possono far diverso da quel che fanno. Ne sappiamo troppo poco di quello in particolare.

      Auguriamo a tutti che sappiano uscire da questa situazione nel migliore dei modi.

      • marisamoles ha detto:

        Io non so nulla di Marco, né quanti anni abbia, né se sia padre di un figlio o di cinque, né se sia nonno o bisnonno. Lo invito, però, a riflettere prima di dire che “quando i figli fan cavolate, la colpa è dei genitori” e a ricordarsi che il mestiere di genitore è il più difficile del mondo.

        Quanto alla vicenda di cui parla frz, non esprimo giudizi perché ritengo che sia prima di tutto un pietoso caso umano che merita comprensione, non solo una notizia da commentare.

      • frz40 ha detto:

        Poi viene quello dell’insegnante…. eh, eh 🙂

      • marisamoles ha detto:

        Già, e da insegnante sono stufa di sentire i colleghi che, ignorando del tutto le dinamiche del mondo giovanile che inevitabilmente influiscono anche sull’educazione ricevuta, sono sempre ben pronti a responsabilizzare unicamente le famiglie.

        Da madre so bene quali modelli e valori ho trasmesso, ma non ho affatto reso immuni i miei figli dal “far cavolate”. Ci fosse un vaccino apposito … 😉

      • frz40 ha detto:

        Non c’è. E se anche ci fosse accadrebbe quel che accade in medicina: la diffusione delle nuove “cavolate” sarebbe molto più rapida della diffusione dei nuovi vaccini. Insomma: la madre dei cretini è, come dicono, sempre in cinta (senza alcun riferimento al caso specifico del post, tengo a precisarlo)

      • Marco ha detto:

        Perchè a fianco di marisamoles non c’è il “replica”?
        Comunque, marisamoles, sono papà da 7 anni e quando vedo mio figlio sbagliare su qualcosa vedo anche cosa ho sbagliato io quando gli ho insegnato quella cosa che ha sbagliato. E mi sgrido. C’è chi dell’autocritica ne fa un buon motivo di vita per migliorarsi c’è chi di autocritica non ne fa per nulla. Non voglio con questo fare alcuna insinuazione. E concordo: fare il genitore è il mestiere più difficile del mondo. Per questo mestiere che ritengo più importante di qualsiasi altro ho rinunciato a crescere lavorativamente (è ovvio che se dai più tempo al lavoro che alla famiglia… viene meglio il lavoro!). Per carità, poi c’è anche la Qualità del tempo che si passa in famiglia, certo, ma nel mio caso, per la qualità che posso offrire io, la mia scelta migliore era quella che ho fatto. E non ne sono pentito.

      • marisamoles ha detto:

        @ Marco

        Se sei padre da soli 7 anni, devi ancora comprendere la reale difficoltà dell’allevare i figli. Mia nonna diceva spesso: figli piccoli problemi piccoli, figli grandi problemi grandi.
        Quanto al tempo che si riesce a dedicare ai figli, non è l’unico parametro: talvolta, da insegnante, mi capita di sentire genitori di ragazzi bravissimi, ammettere candidamente: mai visto un quaderno, mai controllato il libretto.

        Comunque, nel caso specifico segnalato da frz nel post, non dimentichiamo che si sta parlando di un adolescente e quell’età è la più difficile nel percorso di crescita. Secondo me i genitori del ragazzo non hanno colpe; è la donna che avrebbe dovuto riflettere prima di invischiarsi in un rapporto così difficile.

      • frz40 ha detto:

        E’ vero, i problemi vengon dopo, ma certe basi si gettano sin dai primi anni, Poi bidogna avere anche un po’ di fortuna,

      • Marco ha detto:

        Marisamoles, conosco anch’io quel detto. Mi e’ ben chiaro. Non mi e’ poi cosi’ lontano quel periodo della vita che chiamiamo adolescenza… E spero di atteggiarmi, di pormi, nel migliore dei modi = figli che non facciano cavolate, soprattutto di grossa portata. Resta il fatto che a fronte di un mio figlio che faccia cavolate io non potrei NON sentirmi responsabile! Se poi va tutto bene, BENE! Ma quando non va tutto bene, mi spiace, ma al ragazzo e’ mancato qualcosa prima: un buon insegnamento. Dove, ovvio!, il buon insegnamento non e’ solo la buona regola ma anche il farla arrivare dentro di lui! Dare la buona regola e non farla rispettare e’ un lavoro fatto a meta’. Il lavoro finisce quando si vede, senza esami, che la regola e’ entrata. Se non entra bisogna ancora far qualcosa… mi sbaglio?

      • marisamoles ha detto:

        Caro Marco,

        io non ho mai detto che i figli non hanno bisogno di educazione né che i genitori non debbano sentirsi responsabili per i figli. Ho solo detto -e parlo per esperienza nei miei due ruoli di madre e insegnante al liceo- che l’educazione, i modelli, i valori trasmessi da soli non possono impedire che i figli facciano, non diciamo “cavolate”, anche solo ciò che è molto lontano dal nostro modo di vivere.
        Quello che conta, in particolare, è il modello comportamentale che i coetanei forniscono ai nostri ragazzi. Non dare per scontato che, se un modello non rientra nei nostri parametri, i figli siano in grado di dire “no, è sbagliato, devo pensare a quello che mamma e papà mi hanno insegnato”. Magari fosse così! D’altra parte c’è qualcosa che non possiamo controllare sempre: le esperienze. Come tali, queste devono essere sperimentate e possono servire da insegnamento per non sbagliare più. Ma io, madre, non mi posso sempre sentire in colpa, non posso dire “ecco, se stavo più attenta, forse non succedeva”. Insomma, non credo che tu, come padre, sia disposto a mettere alle calcagna di tuo figlio adolescente un investigatore privato per sapere dove va, con chi esce, cosa fa … I nostri genitori non l’hanno mai fatto, perché dovremmo farlo noi? E poi, anche quando li affidiamo all’istituzione che dovrebbe essere sovrana nell’ambito dell’educazione, la scuola, non possiamo essere sicuri che là, proprio là, i nostri ragazzi abbaiano solo modelli positivi, che non possa succedere nulla, che non ci sia l’eventualità di fare “incontri sbagliati” o passare attraverso esperienze negative. Purtoppo non possiamo tenere i figli sotto una campana di vetro, quindi dobbiamo accettare il rischio che qualche “cavolata” venga fatta, con la speranza che non sia così grave. Tuttavia, sappiamo che anche le “cavolate” hanno una valenza educativa: starà a noi genitori farlo capire ai figli.

        Detto questo, e mi scuso per la prolissità, ti invito a leggere un mio vecchio post (questo il link ). E’ la storia di due adolescenti e c’entra una “cavolata”, ma allo stesso tempo ha un ruolo fondamentale, nella vicenda, il modello educativo proposto dai genitori, in particolare dalla madre della ragazza. Sono curiosa di sapere cosa ne pensi.

        In ultimo, mi piace ricordare quando ha detto una mia amica psicoterapeuta e formatrice universitaria ad un corso di formazione cui ho partecipato qualche anno fa: “Non possiamo portarci appresso un tribunale dove siamo, allo stesso tempo, l’imputato, il giudice, la giuria, il pubblico ministero, l’accusa, la difesa”. Queste parole, in un certo senso, mi hanno “salvato la vita”.

        P.S. Scusa frz se ho invaso il tuo spazio con questo fiume di parole! 🙂

      • frz40 ha detto:

        E’ sempre un piacere

  5. elisabetta ha detto:

    Penso anch’io che si tratta di una storia singolare…

    Non per la differenza di età, che non sarebbe poi così unica, se non ci fosse quel handicap.

    Non per quel handicap, che non ne sarebbe nemmeno in questo caso, un caso unico se non ci fosse la differenza di età.

    Ma per la coincidenza delle due cose insieme…. la differenza di età e l’handicap.

    Ma i sentimenti umani a volte fanno grandi miracoli: riescono a superare enormi barriere e a far battere il cuore anche in situazioni che sembrano inconcepibili… e questa storia, se priva di secondi fini, ne è un meraviglioso esempio, .

    Spero per i due protagonisti che l’amore trionfi e che “se sono rose” fioriscano e maturino anche i frutti.

    Per tutti noi, come hanno ben scritto Frz e Vincenzo, meglio non giudicare, rispettare e non porsi domande.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...