A volto scoperto, please !


Ho pubblicato un post, qualche giorno fa, dal titolo “No a niqab eburqa, sorry” (questo è il link)

Sullo stesso argomento vedo oggi l’ articolo di Guido Ceronetti, per La Stampa: “Sotto il burqa niente”

Mi fa piacere che un editoriale tanto autorevole riproponga il tema, riaffermando che “la faccia dev’essere scoperta”

Ne riporto alcuni passaggi:

“Non so a che punto sia la faccenda, ma se la Francia lasciasse passare il burqa non sarebbe un atto di tolleranza, ma di resa e rinnegamento dei principii. Tollerare l’intolleranza fa vacillare le istituzioni repubblicane. Portare burqa è come mostrarsi in giro con manette ai polsi e un bavaglio sulla bocca.”

“-Ma io lo porto volontariamente! nessuno in famiglia me lo impone.”

“Sono io a volerlo. Perfino Chiesa cattolica è d’accordo, vescovi, professori… E’ atto di libertà individuale: lasciami girare in burqa!-”

“No. Io, legge repubblicana, nego.”

“La legge vuole che tu la faccia la porti scoperta. Ma non basta: la legge che alla fine del XVIII sfondava le porte dei conventi di clausura e diceva alle monachine implacabilmente costrette nelle Regole delle fondatrici: «Uscite, e invece di ali angeliche indossate il paracadute della Nazione» sebbene nata nel profilo sinistro della ghigliottina, sventola ancora, e nei suoi tre oggi incruenti colori ammonitori veglia a salvaguardia del diritto delle donne di disporre di se stesse e ordina – necessariamente cogente – che il loro corpo sia libero di esporsi agli sguardi nei limiti da tutti accettati del pudore e della decenza.”

“Se è proprio volere tuo puoi ingabbiarti nel burqa tra le mura di casa, ma in qualsiasi luogo pubblico la legge ugualitaria ti obbliga a deporlo.”

[…]
La legge repubblicana non è indifferente. Si prende cura. Cancella dalle strade il burqa perché offensivo della verità umana, perché manifesta un controllo sadistico di altro sulla vita. Kemal l’Atatùrk non era un tenerino ma fu un redentore della Turchia, per aver imposto militarmente una legge repubblicana neogiacobina, liberatrice dalla legge islamica e dalle tonache dei preti, e sollevando le donne dalla tristezza luttuosa di ogni variante di velo. Adesso in Turchia c’è un regime che scende a compromessi con gli islamisti: e questo rischia di perderla, e di impedirne l’entrata in Europa.”

“(Ma poi, in fondo, non è «la stessa illusione mondo e mente» come canta un bel verso di Ungaretti?).”

L’intero articolo lo trovate qui

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