Mani Pulite? Un mito e nulla più

Vi invito alla lettura di questo bell’ articolo di Mario Calabresi per La Stampa.

Tratta della corruzione che sembra regnare assoluta nella gestione della Cosa Pubblica, Italiana, da ultimo con gli appalti della Protezione civile.

Dice:

“Ogni giorno emergono storie che ci raccontano come la sanità italiana e i suoi appalti siano diventati fonte privilegiata di approvvigionamento per gli appetiti della politica di ogni colore e schieramento. Si ha la sensazione che si sia davvero tornati al punto di partenza (di Mani Pulite), con la differenza che non si agisce più per conto dei partiti, che nel frattempo non esistono più nella forma che conoscevamo vent’anni fa, ma prevalgano gli individui, le loro carriere e la voglia di avere vite private esagerate”.

“Ad essere tornata identica è la facilità con cui si chiedono tangenti, contributi, viaggi, automobili, prostitute, orologi, gioielli e carte di credito agli imprenditori che vogliono fare il salto di qualità. È la naturalezza con cui tutto ciò avviene e con cui si arraffa a fare impressione.”

“Il moltiplicarsi delle inchieste porta con sé anche una sensazione di stanchezza, di assuefazione dell’opinione pubblica; certa spettacolarizzazione della giustizia – un discutibile protagonismo di magistrati che parlano prima dei loro atti – crea disagio e contribuisce allo sfarinamento del vivere civile. Penso a questa divulgazione continua di particolari – meglio se sessuali o pruriginosi – dati in pasto ai mezzi di comunicazione per far salire il livello di attenzione”

“Sono convinto che sia poco importante passare giornate a discutere se Bertolaso curasse o no il mal di schiena in un centro sportivo romano, quanto è invece fondamentale capire come funzionava la macchina degli appalti della Protezione civile.”

Dice ancora: “In questi giorni diventa maggiorenne la generazione nata in quel 1992, una parte di questi ragazzi andrà al voto per la prima volta tra poche settimane, siamo andati a cercarli e abbiamo avuto la conferma che Mani Pulite non è materia di ricordo“.

Certo, ha ragione. Ma la verità è che Mani Pulite non ha risolto un bel nulla, se non quella di dare eccessive fama e gloria a quei magistrati che se la misero come fiore all’occhiello. Ma la prassi è sempre rimasta quella. Peggiorando forse anche nel tempo.

Non per nulla, secondo la Corruption perceptions index (Cpi) – stilata da Transparency International, la nota coalizione che si batte contro il dilagare della corruzione nel pianeta, nel 2009, sui 180 Paesi censiti, l’Italia figurava al 63esimo posto, con uno score di 4,3 punti su 10, dietro a nazioni come Turchia (61esima, 4,4 punti), la Malaysia (56esima, 4,5) e il Sudafrica (55esima, 4,7).

La Palma d’oro spettava alla Nuova Zelanda con 9,4 punti seguita da Danimarca (9,3), Singapore (9,2), Svezia (9,2) e Svizzera (9). Fra i paesi della vecchia ’Ue a 15’, Olanda, Finlandia, Lussemburgo, Germania e Irlanda figuravano tutti entro la ventesima posizione. Il Regno Unito è diciassettesimo ex aequo con gli Stati Uniti. Francia e Spagna erano rispettivamente alla 24esima e 32esima posizione.

Escluso il blocco di Paesi di più recente adesione, solo la Grecia faceva peggio dell’Italia, classificandosi 71esima e totalizzando uno score di 3,8.

Somalia, Afghanistan, Birmania, Sudan e Iraq erano in ordine decrescente i Paesi più corrotti del mondo secondo l’annuale classifica.

Fonte (Apcom)

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