“Carmela, distrutta dai sorrisi” di Mimmo Gangemi

“Carmela, distrutta dai sorrisi” è un bellissimo pezzo che mi ha toccato il cuore.

Lo scrive Mimmo Gangemi (*) per La Stampa per denunciare quanto ancor oggi succede nel nostro profondo Sud.

Leggetelo, lo trovate qui.

E’ la storia di una ragazzina che, nel 2002, quando aveva tredici anni, fu violentata da più uomini, soli, a gruppi, dentro casolari di campagna. Ebbe, assieme ai familiari, il coraggio e la civiltà di denunciare la violenza subita, in un paesino della Piana di Gioia Tauro, dove in simili casi appare conveniente tacere, per primo alla vittima.

Seguirono arresti e carcere, con pene severe, che certo, però non sono riusciti a sanare la ferita dell’innocenza violata. E che hanno anzi aggiunto vituperio e scorno, le hanno impresso un marchio infamante e indelebile. Che a distanza di anni continua a tormentarle l’esistenza.

Sette anni dopo è ora costretta a denunciare chi continua a renderla la vita impossibile. Con risolini, allusioni, parole chiare, minacce, ingiurie, per ferirla di una colpa non sua, per farle scontare arresti e condanne, pesare addosso i brandelli di una vita dannata.

Dal Questore ottiene soltanto un ammonimento a quanti le rovinano l’esistenza.

Finirà mai questa storia per la povera ragazzina?

Mimmo Gangemi ci racconta anche la storia di Carmela, colta negli anni 60 in un disdicevole e sospetto bisbigliare nella viuzza, sul fare dell’imbrunire, con Milio. La voce percorse in un niente i vicoli, penetrò i muri delle case, infiammò le chiacchiere di piazza.Di niente fecero lussuria, sbarrandole i buoni partiti che la sua avvenenza e un po’ di dote le avrebbero dovuto garantire. In età da marito, Carmela non ebbe infatti proposte di matrimonio. Eppure, nessuno credeva veramente che fosse successo qualcosa, a parte innocenti chiacchiere, in quel peccaminoso imbrunire. Importava solo che esistesse la diceria di mani che l’avevano rovistata ovunque. Importava solo che sul capo del malcapitato che l’avrebbe scelta sarebbe sempre gravato il sospetto che fosse infestato di corna. Carmela si sposò al limite del diventare zitella. Il mattino dopo la prima notte di nozze, il marito, seppure in pochi usassero ormai, espose al balcone le lenzuola macchiate della sincera verginità della moglie e rimase minaccioso, forse anche armato, poggiato alla ringhiera. Nessuno ebbe da obiettare, né allargò sorrisini, né mostrò gesti di scherno.

Ci sarà presto un lieto fine anche per la nova Carmelina? Auguriamoglielo.

Ma che dolore, peri queste tristi storie, ancora vive nel nostro profondo Sud!

* Mimmo Gangemi e uno scrittore calabrese, nato in Aspromonte. Vive a Palmi. Ha pubblicato quattro romanzi, l’ultimo s’intitola «Il giudice meschino» (Einaudi)

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