Lo stop ai talk show

Il Cda della Rai, a maggioranza, ha deciso di stoppane i talk show di approfondimento fino al termine delle Regionali.

Contro questa decisione si levano alti cori di protesta, soprattutto da parte degli stessi conduttori e di molta stampa. Il Corriere.it pubblica anche un sondaggio al quale, in questo momento, risultano aver partecipato circa 4.500 votanti, l’81% dei quali contrari alla decisione del CdA.

Sarebbe forse necessario saperne di più su quell’ 81%, ma io faccio invece parte del 19% che lo approva.

Aldo Grasso sul Corriere di oggi definisce questa decisione “un atto d`irresponsabilità non degno di un paese maturo”

E si chiede: “Qual è la paura? Che Santoro tifi per una parte o che Vespa per un`altra?”

Aggiunge: “Uno dei limiti della par condicio è l`idea che gli spettatori siano facilmente manipolabili, che non abbiano la capacità di farsi un`opinione autonoma. Quindi, meglio un ‘bavaglio preventivo’ (che, per ‘appunto è il titolo dell’articolo)”.

Teme anche che la decisione possa coinvolgere anche le TV private e “A piangere, – conclude – sono solo gli spettatori, il cui grado di giudizio è considerato simile a quello di un bambino”.

Ora, invece, io credo che il vero atto di irresponsabilità sia l’aver lasciato crescere sette od otto programmi di uno stesso colore politico, contro uno solo di colore contrario, spacciandoli per programmi di approfondimento. Non lo sono. O meglio, lo sono ma con indirizzi e faziosità ben precisi. Non mi si venga a dire che vi partecipano più o meno tutte le rappresentanze politiche. I conduttori sono bravissimi a gestire gli interventi, a togliere la parola quando è utile, a ottenere gli applausi di una platea costituita ad hoc, ad organizzare l’informazione di riferimento con le sole cose che fanno comodo, e, in poche parole a “organizzare e condurre” la trasmissione nella direzione che fa loro comodo.

Attenzione: non voglio dire che bisogna eliminarli o ridurli, ma solo che bisogna chiamarli col loro vero nome: programmi di propaganda politica a tutto tondo. Poi li guardi chi vuole, basta solo che sappia bene cosa guarda.

Certo: non tutti gli spettatori sono facilmente manipolabili, e molti hanno, comunque, la capacità di farsi un`opinione autonoma. Ma non tutti. E in un momento nel quale basta poco per far pendere la bilancia da una parte o dall’altra, credo proprio che quel bavaglio non ci stia proprio male.

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