Il “punto di vista” del Commissario Europeo su niqab e burqa

Avevo sostenuto (vedi) la tesi opposta e mi lascia perplesso il “punto di vista” del Commissario per i Diritti dell’Uomo, del Consiglio d’Europa, sul velo islamico, pubblicato il 7 marzo sul sito del Consiglio d’Europa.

Thomas Hammarberq dice:”La proibizione del burqa e del niqab non libererebbe le donne oppresse ma potrebbe, al contrario, aggravare la loro esclusione nelle società europee e sarebbe una misura mal ispirata, che colpisce la vita privata”.

Secondo il commissario svedese, il divieto generale potrebbe urtare contro la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in un’ottica del rispetto della vita privata e del diritto di manifestare la propria religione o convinzione. “Questi diritti – rammenta – non possono essere limitati se non per motivi legati alla sicurezza pubblica, alla salvaguardia dell’ordine, della salute o della morale, oppure alla tutela dei diritti e delle libertà altrui”.

“Nessuno ha potuto dimostrare – , sostiene -, che indossare il velo integrale metta a repentaglio l’uno o l’altro di questi principi”.

Pur riconoscendo che “lo statuto della donna in alcuni gruppi religiosi è un problema grave da non eludere”, Thomas Hammarberg ritiene che “non è vietando l’abbigliamento, che è solo un sintomo, che si potrà rimediare”. In linea generale, lo Stato deve evitare di legiferare su come la gente si veste.

Infine: “Il divieto del burqa e del niqab sarebbe deleterio quanto la condanna delle caricature danesi. In altri termini, non esiste tolleranza senza reciprocità

Ne prendo atto. Rispetto l’autorevole “punto di vista” e lo pubblico. Capisco che “la proibizione del burqa e del niqab non libererebbe le donne oppresse (nota: questo è un nostro punto di vista, non sempre è anche il loro) ma potrebbe, al contrario, aggravare la loro esclusione nelle società europee”, ma avrei qualcosa da obiettare:

1. La reciprocità non esiste. Provi lui ad andare in quei paesi con le vignette sotto braccio.

2. Niqab e burqa mi risulta che siano abiti della tradizione e non siano imposti dalla religione (se non, forse, da alcune minoranze, il wahabismo, in particolare, che è una corrente fondamentalista dell’ Arabia Saudita.)

3. Credo che il diritto di vedere in volto chi incontriamo e chi ci parla sia un diritto

4. Nessuno le obbliga a venire in Europa, e se ci vengono siano le benvenute purché sappiano che qui gli usi e costumi sono diversi (non dico migliori) e certe cose sono consentite, altre no.

Fonte: ADUC

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2 risposte a Il “punto di vista” del Commissario Europeo su niqab e burqa

  1. vincenzo ha detto:

    Caro Frz, non avevamo già approfondito l’argomento?

    Si era saputo che la proibizione del burqa e del niqab aveva come effetto una sensibile caduta di frequenze dalle scuole occidentali. Infatti alcune famiglie islamiche non permettevano più alle ragazze di uscire senza quegli indumenti.

    Si era anche convenuto che la via dell’emancipazione femminile, passando proprio attraverso l’istruzione, fosse una scorciatoia atta a dare strumenti contro le sperequazioni e i soprusi antifemministi purtroppo ben radicati nella cultura islamica.

    Io sarei ben contento se dentro ogni “testolina”, pur con il burqa o il niqab, ci fosse un cervello autonomo e istruito…sarebbe un gran passo per tutti, ma per andare in questo senso è necessario che le ragazze islamiche frequentino scuole occidentali.

    In quanto alla reciprocità, condivisibile in linea di massima, il discorso, a parer mio cade quando si confrontano culture lontane socialmente centinaia di anni.

    I nostri valori, guadagnati con lotte, sangue, leggi e regolamenti non possono introdurre pedissequamente tale concetto, perchè non sono negoziabili.

    • frz40 ha detto:

      Sì, certo, ne avevamo già discusso a fondo. E anche concordato su molti aspetti.

      Il “punto di vista” del Commissario Europeo è tutttavia recentissimo ed è stato pubblicato proprio in occasione della recente Giornata della Donna

      Mi sembrava sbagliato non riportarlo.

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