Basta così poco per far modificare i giudizi morali?

L’’etica è frutto dell’educazione, delle condizioni socioeconomiche e del credo religioso?

Non solo.

Così, almeno, sostengono alcuni ricercatori del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston, i quali hanno scoperto l’esistenza di una zona nel cervello, dietro l’orecchio destro, che sarebbe la sede dei nostri giudizi morali.

I ricercatori hanno sottoposto i volontari a piccole scosse di corrente a questa parte del capo e durante questo temporaneo blackout, si è visto che la capacità di giudicare le azioni altrui, e le loro le intenzioni, risultava alterata.

Ai volontari è stata mostrata una scena in cui un uomo consentiva alla propria ragazza di camminare su un ponte, pur sapendo che poteva crollare. La ragazza si salvava, ma le persone soggette a stimolazione si sono mostrate meno propense a condannare la condotta dell’uomo, come tentato omicidio, rispetto a coloro che, rimasti in condizioni normali, lo condannavano chiaramente.

Insomma, estremizzando: una scossa di corrente un po’ più forte, in modo da far risultare permanente l’alterazione di questa parte del cervello, e diventiamo tutti un esercito di spietati assassini?

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6 risposte a Basta così poco per far modificare i giudizi morali?

  1. vincenzo ha detto:

    Caro Frz, non mi sembra che la tua domanda finale sia la finalità a cui questa “scoperta” conduca.

    Io ho l’impressione che un’informazione di questo genere potrebbe spiegare come già l’uomo primigenio avesse in sè quei “paletti” comportamentali utili allo sviluppo della specie, alla convivenza con i propri simili, fin dai primordi.
    Questa sarebbe la prova che tutte le regole da rispettare nei rapporti umani all’interno delle comunità sarebbero dettate dalla natura stessa ed insite in noi dalla nascita.
    Le religioni potrebbero proprio avere avuto origine da questo codice di comportamento naturale.
    Interessantissimo, anzi molto chiarificatore questo studio.
    Tutto il resto ;educazione, condizionamenti sociali, credo religioso, sarebbero la naturale evoluzione di principi comportamentali insiti in noi dalla preistoria.

    • frz40 ha detto:

      Sì, hai ragione. E’ possibile che quei paletti siano, sin dalle origini, parte dell’uomo e che siano proprio quelli che hanno contribuito allo sviluppo della specie.

      Tuttavia mi prende sempre un misto d’angoscia e di preoccupazione quando vedo che l’uomo può intervenire sull’uomo e trasformarne le caratteristiche.

      Forse questo dovevo precisare nel post prima di giungere alle conclusioni che ho espresso estremizzando.

      Mi vengono in mente certi poveri negri drogati mandati allo sbaraglio contro le mitragliatrici, con la convinzione di essere invulnerabili, e mi chiedo cosa potrebbe partorire una mente malata se gli fosse dato di intervenire sulla moralità delle persone.

  2. vincenzo ha detto:

    Non solo i poveri negri drogati!
    Tu sai che sono stato ufficiale di complemento in artiglieria da montagna, sono iscritto all’ANA e non sono antimilitarista, ma ho sentito personalmente dei reduci della grande Guerra: prima di ogni assalto venivano abbondantemente “rifocillati” con grappe e affini!
    Si era coniato un detto : per la guerra servono armi e alcool!
    Se credi, e ti assicuro che è una lettura interessante, prova a leggere “un anno sull’Altipiano” scritto dal capitano Emilio Lussu della Brigata Sassari e ne avrai ulteriore conferma.
    Anche senza conoscere l’esistenza di quella zona di cervello vicino all’orecchio destro, da tempo l’uomo ha imparato a manovrare le menti e condizionare i comportamenti del prossimo!

  3. elisabetta ha detto:

    Non ho letto l’articolo e forse darò un giudizio personale troppo banale, ma sono convinta che in ogni “animale”, e l’uomo è l’animale più “animale” di tutti, esiste soprattutto “il male”.
    Male che, proprio in questo “animale più animale” è tenuto sotto controllo da quella parte di ragione che è l’etica.
    Non so se questa è derivata da convinzioni religiose o se anch’essa faccia parte di quel bagaglio di doti racchiuse nel nostro cervello e nel caso specifico dietro l’orecchio destro, so solo che basta poco per far emergere nell’uomo istinti non proprio “civili” verso i propri simili.
    Provocare reazioni negative, con una scossa elettrica nella sede di questa “etica genetica” è, sempre col beneficio del dubbio, solo uno dei molti modi per scatenare gli istinti primordiali di quel “male” che è in noi….
    Dite bene Franco e Vincenzo, basta alterare lo stato psichico con alcool e droghe, non sempre imposti, ma il più delle volte voluti, per dimenticare quel controllo morale, sia esso religioso o posto in tale sede dei nostri giudizi morali.
    Se gli scienziati e i ricercatori amassero davvero l’umanità, sarebbe più utile a tutti che si prodigassero nella ricerca di dove potrebbe essere posizionata la sede del “bene” (sempre che esista) e allora sì, che l’intervento sulla genetica avrebbe uno scopo benefico e alterare la nostra natura sarebbe più correzione di un errore di genesi che trasformazione del carattere.

    eli

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