Gli sputi nel piatto da parte del ‘Bello di notte’

Sputare nel piatto nel quale si è mangiato per anni, è un vezzo, purtroppo, assai comune.

Fa un po’ senso però vedere che è non solo patrimonio dei poveracci, ma anche di quegli osannati campioni dello sport che tanto dovrebbero essere d’esempio per tutti noi.

E’ questa volta il turno di Zbigniew Boniek, per tutti Zibì, data la difficile pronuncia del suo nome, noto anche come il “Bello di notte”  (soprannome attribuitogli dall’Avvocato Agnelli, per aver segnato alcuni gol importanti in notturna nelle competizioni europee., ma pare, che questo soprannome gli sia poi anche tornato a pennello in altre occasioni della sua vita romana, ma questo è un altro discorso).

Zibi Boniek è stato il primo giocatore polacco a giocare nel campionato di Serie A in Italia (col senno di poi, forse potevamo anche farne a meno). Ha militato prima nella Juventus, per tre anni, dove ha formato un grande trio d’attacco con Michel Platini e Paolo Rossi, vincendo un campionato italiano, una Coppa Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe ed una Supercoppa Europea, e , poi per altri tre anni nella Roma.

Ha anche tentato la strada dell’allenatore di Lecce, Bari, Sambenedettese e Avellino, con scarsi risultati, ed anche della nazionale polacca dove, dopo appena 5 gare (di cui 2 vinte, 1 pareggiata e 2 perse), ha ritenuto di dover subito rassegnare le sue dimissioni.

Non si sa bene per quali meriti è ora uno degli opinionisti televisivi per Replay, la trasmissione sportiva in onda tutti i lunedì sera su RAI Tre, per fortuna in ora tardissima, alle 23.15.

Il tema di ieri sera era quello di ‘calciopoli’ e delle intercettazioni a carico dell’ex designatore arbitrale Bergamo con i dirigenti dell’Inter, Facchetti e Moratti.

Boniek ha commentato che secondo lui da quelle telefonate non traspariva nulla di illecito. E sin qui si può, per il momento, anche concordare, salvo poi a scoprire che fossero anche queste la punta di un iceberg.

Quello che lascia molto perplessi è l’affermazione del Bello di Notte, secondo la quale Bergamo avrebbe chiamato spontaneamente Moratti per riaccattivarsi le simpatie del patron nerazzurro “dopo aver fatto vincere ad altri due scudetti”.

Complimeti Zibi, un commento da vero intenditore e vero gentleman. Ma attento: gli sputi nel piatto dove per anni si è mangiato, qualche volta, si ritorcono contro e rimbalzano in faccia.

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2 risposte a Gli sputi nel piatto da parte del ‘Bello di notte’

  1. miki foggia ha detto:

    RIFERITE A BONIEK:
    Friday, December 15, 2006
    CON GLI ARBITRI DI CALCIOPOLI DANNEGGIATE JUVE E FIORENTINA
    LO STUDIO
    FABRIZIO BIASIN
    Da Libero di giovedì 14 Dicembre 2006
    Guarda un po’: dopo le chiacchiere, le accuse, i fiumi di parole e le polemiche varie, nell’ambito del celebre caso Calciopoli salta fuori uno studio quantomeno singolare. Quattro cervelloni dell’Università di Londra (Walter Distaso e Leo Leonida della “Queen Mary University”) e dell’Università di Messina (Dario Maimone e Pietro Navarra), si sono arrovellati su fatti, arbitri indagati, sfaccettature e numeri del torneo di serie A 2004-05. Per capirci: quello vinto dalla Juventus, ma sottratto alla stessa dopo mesi di indagini da parte della procura di Napoli. «Moggi e i suoi hanno condizionato questo e quell’arbitro» si diceva, e quindi «è giusto togliere il tricolore dalle maglie dei bianconeri». Così è stato fatto, storia dell’ultima, focosa estate. Passano i giorni, le temperature si abbassano e i suddetti studiosi si lanciano in un calcolo a 360 gradi neanche troppo complicato. Cosa risulta dalle scartoffie? Pensa te, i bianconeri con gli arbitri inizialmente indagati (De Santis, Rodomonti, Bertini, Dondarini, Rocchi, Messina, Gabriele, Racalbuto e Tagliavento) conquistavano meno punti che con quelli cosiddetti “puliti”. E in numeri – si sa – non mentono. A far quattro conti risulta che Del Piero e compagni – capaci di mantenere una media punti pari a 2,63 nelle partite dirette dagli arbitri senza macchia – con quelli sotto inchiesta si sono dovuti accontentare di una media punti pari a 1,89. Mica male se si tiene presente un altro dato: sul totale di 38 partite i bianconeri sono stati fischiati equamente dai “corretti” e dai “corrotti” (diciannove partite dirette per categoria). Strano no? Di più, secondo lo studio la stessa sorte è toccata ad altre due squadre penalizzate: il Milan (2,19 punti in media contro 2) e la Fiorentina (1,22 punti in media contro 0,93). In pratica solo la Lazio tra le squadre penalizzate ha ricevuto vantaggi (e che vantaggi) dagli arbitri sotto inchiesta; secondo lo studio, infatti, i biancocelesti (arbitrati 11 volte dagli arbitri sotto inchiesta contro 27 direzioni “pulite”) hanno toccato una media punti pari a 2 con i primi e pari a 0,81 con i secondi. Ora, o la Lazio era maestra indiscussa nel cosiddetto “campionato parallelo”, o qualcosa non torna: ma come, questi qua condizionavano i fischietti a loro piacimento e con gli stessi ottenevano meno punti? Parola a uno dei promotori dello studio, Pietro Navarra: «Il nostro è uno studio puramente statistico. Non ci interessa, nè siamo in grado di stabilire, se Moggi e gli altri dirigenti indagati potevano condizionare le partite, ma dal nostro punto di vista possiamo mettere in evidenza tre ipotesi più che valide: o non esisteva alcun condizionamento arbitrale nel torneo 2004-05, o esisteva ma non ha prodotto risultati rilevanti, o è possibile pensare a uno scontro tra dirigenti per l’acquisizione del sistema calcio che ha dato luogo a società vincenti e perdenti in quello che possiamo definire “campionato parallelo”». Tre ipotesi e un solo punto fermo: Juventus (in maniera evidente), Fiorentina e Milan in termini complessivi non hanno ottenuto vantaggi dagli arbitri inquisiti. «In più – continua Navarra – nello studio abbiamo tenuto conto anche della forza degli avversari affrontati dalle squadre coinvolte. La Juventus, per esempio, ha incontrato squadre più forti nelle partite dirette dagli arbitri sotto inchiesta. Questo potrebbe spiegare, almeno in parte, la considerevole differenza nella media punti complessiva».

    E’ SEMPRE COLPA DELLA JUVENTUS, MA LE PROVE NON SALTANO MAI FUORI
    LUCIANO MOGGI
    Da Libero di giovedì 14 Dicembre 2006

    In un pezzo di venerdì 8 dicembre che definirei quantomeno complicato, l’editorialista della Gazzetta, Franco Arturi, che pure di solito è assai più chiaro e concludente, si avventura in un discorso su “complotti” e “cospirazioni” la cui chiave di lettura mi sfugge, ma che in un dettaglio mi sembra chiarissimo. Quel “dettaglio” coinvolge il solito accanimento del giornale verso il sottoscritto e la riproposizione di presunte (mezze) verità atte a colpire la mia persona.

    La Rosea attacca ancora… ma non colpisce nel segno
    Mi pare, infatti, che tutto il discorso dei complotti veri o falsi tenda unicamente a tenere fresca la memoria sul «complotto reale», come lo definisce l’articolista, «individuato dalla giustizia sportiva nell’estate scorsa». La Rosea, insomma, si preoccupa che l’impalcatura che ha contribuito a creare, possa essere messa a dura prova da un razionale revisionismo, oltre che dal trascorrere del tempo, che a sua volta fa vedere le cose in una luce più giusta. E allora dagli a insistere su opportuni passi della sentenza (ovviamente quelli che avvallano la tesi colpevolista), e nessuna tesi contraria. Un esempio? In alcuni passi della sentenza presi in esame dall’articolista si parla di gravi episodi di «illecito sportivo» ma, per la configurazione di questa fattispecie (come dicono i giuristi), la stessa sentenza ha riconosciuto che gli atti posti in essere per compiere l’illecito devono comunque essere «idonei, adeguati, avere un’efficacia». Non ci sono prove – dice la sentenza – siamo di fronte ad atti sleali, deontologicamente condannabili come violazioni dell’art 1: niente illeciti, insomma. Anche perché, come è stato osservato da illustri giuristi, più violazioni di “articoli 1” non possono generare un “articolo 6”, quello che evidenzia l’illecito sportivo. La Rosea finge di dimenticare che proprio il presidente della Corte Federale, Pietro Sandulli, in un’intervista al “Romanista” aveva affermato che il campionato 2004-05 era stato regolare e che non c’erano stati illeciti. Punzecchiato dalla Rosea lo stesso Sandulli aveva fatto dei distinguo che non avevano affatto modificato il concetto base. Sandulli infatti affermava: «Abbiamo dovuto ammettere che non era possibile parlare di “illecito conclamato”, ma si trattava di una serie di violazioni, di condizionamenti». E ancora: «Non c’era la prova provata dell’illecito come viene inteso nella scrittura del codice di giustizia sportiva, ma da questo – soggiungeva forse per compiacere la Rosea – a parlare di campionato regolare ne passa. L’unico dubbio riguarda la partita Lecce-Parma». Peccato per Sandulli che nella dichiarazione precedente fatta al “Romanista”, e mai smentita, diceva proprio che «il campionato era stato regolare». Alla memoria a senso unico di Arturi, mi sembra giusto ricordare anche le dichiarazioni fatte da due illustri giuristi, uno dei quali è Corrado De Biase, il giudice che si occupò della vicenda calcio scommesse nel 1980, secondo il quale «il procedimento di Calciopoli è stato un aborto giuridico». Dice De Biase all’emittente toscana “Rete 37”: «Se si vuole espletare in due settimane un procedimento che richiederebbe almeno sei mesi, non può che venir fuori un aborto giuridico. Quando si cassa per motivi di tempo un grado di giudizio, quando si impedisce agli imputati di portare testimoni, dossier e filmati in loro discolpa, ma gli si concedono soltanto 15 minuti per un’arringa difensiva, non si può che parlare di aborto giuridico. Quando non si concedono agli avvocati difensori i testi integrali delle intercettazioni, adducendo che non sono pertinenti, si può solo parlare di aborto giuridico. Quando infine si disassegna un titolo a una squadra, la Juventus, per assegnarlo ad un’altra, l’internazionale, prima che sia pronunciato il verdetto del primo iter istruttorio, allora siamo ben oltre l’aborto giuridico. (…) In ogni paese che si definisca civile eventuali pene e sanzioni devono essere comminate dopo che sia stato verbalizzato un verdetto di colpevolezza, mai prima. Una penalizzazione di 8-10 punti, una multa e la squalifica di Moggi e Giraudo per 10-12 mesi, questa era la pena congrua a mio parere. Ogni parallelo con la vicenda del 1980 è improponibile: qua non ci sono tracce di illecito, né denaro o assegni. L’illecito ambientale non è reato contemplato da nessun codice, a meno che non si parli di inquinamento atmosferico». Come disse il professor Manzella: «No money, no girls». A sua volta l’ex presidente della Corte Costituzionale, Antonio Baldassarre, in un’intervista a “Tuttosport”, ricordava che il commissario Guido Rossi era stato membro del Cda dell’inter e questo non aveva certo «contribuito a creare una situazione limpida»; per quanto riguarda il procedimento, sottolineava che erano stati usati «metodi sommari da non meritare neanche il termine “giustizia”». Sempre all’articolista della Rosea posso ricordare i contrasti che c’erano stati all’interno della stessa Corte, per le dichiarazioni di uno dei giudici, Mario Serio, che aveva “rivelato” che la sentenza aveva tenuto conto «dell’emozione del Paese, dei moti di piazza».

    • frz40 ha detto:

      Non sono mai voluto entrare nel merito della vicenda, anche se, ovviamente ho un mia opinione.

      Attendo la sentenza del processo di Napoli per essere più esplicito, ma penso che ci sia stata, al tempo, una grande montatura.

      Non che fossero tutti santi, ma che chi santo era rimasto è perché era un fesso o non aveva trovato il modo giusto per peccare.

      Ciò detto, mi pare normale che da molti pulpiti vengano interessate condanne. Quel che non mi pare normale è che chi da quel piatto ha avuto onori, soldi e gloria ( e il tutto oltre i proprio meriti, come nel caso di questo personaggio), adesso ci sputi dentro.
      Grazie per l’intervento, comunque gradito e interessante, e a risentirLa presto.

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