A Kimbau, Congo, Dio sta morendo

Pubblico questa lettera che mi ha seganlato l’amica Tania. Quanti problemi nel mondo !

A Kimbau Dio sta morendo

Pasqua, 3 aprile 2010 – Alessandro Marescotti

A Kimbau, piccolo paese della Repubblica Democratica del Congo, Dio sta morendo. E non risorge neppure oggi che si celebra la Pasqua.

La Pasqua è simbolo di rinascita della speranza. Ma a Kimbau l’ospedale, unico centro di assistenza, non ha acqua e luce da tanto tempo. E questo nonostante l’impegno di una donna-angelo come Chiara Castellani che alla rinascita di quell’ospedale sta dedicando tutta la sua vita.

Vi devo dare delle brutte notizie.

Mi sono incontrato con uno dei due volontari, da poco tornato dalla Repubblica Democratica del Congo. Lì sono andati per la riparazione della piccola centrale idroelettrica di Kimbau. Da quella riparazione dipendeva l’acqua e la luce dell’ospedale di Kimbau. PeaceLink, con le donazioni raccolte a Natale e altri contributi, aveva pagato il viaggio.

Entrambi si sono offerti come volontari e si sono comportati con il massimo spirito di abnegazione, affrontando rischi e imprevisti senza nulla in cambio.

Nonostante ciò l’intera missione è fallita.
Si sono bruciati 5000 euro più altri duemila dollari.
Vi spiego come.

La centrale idroelettrica di Kimbau è stata realizzata e donata dall’AIFO alla diocesi locale perché venisse ben amministrata e gestita a vantaggio dell’ospedale di Kimbau. L’energia elettrica (170 kw) serve, oltre a far funzionare l’ospedale, anche per farci arrivare l’acqua. Ma da mesi nell’ospedale non arrivano né acqua né luce (si usa un gruppo elettrogeno per le necessità impellenti). Vi lascio immaginare in che condizioni sono le latrine.

Ecco perché serviva mettere a posto la centrale che si è guastata per via di una frana e di altri problemi strutturali.

PeaceLink aveva contattato il prof. Dino Borri (docente del Politecnico di Bari e promotore di “Ingegneri Senza Frontiere”) che ha creato uno staff di altri docenti del Politecnico per stilare un progetto di riparazione e fornire le giuste indicazioni su come rimettere a posto la centrale.

Ma allora perché è fallita questa missione?
Il camion che PeaceLink ha inviato, a proprie spese, a Kinshasa era custodito in un cortile “protetto” dal clero. Ma il “nostro” camion è stato quasi smontato.

E la cosa ci è costata 2000 dollari, a quel prezzo è stato rimesso in sesto il “nostro” camion. I nostri volontari hanno dovuto affrontare un viaggio molto rischioso. Continui fermi della polizia stradale che “chiedeva”. E’ stato un salasso continuo. A metà strada c’è stata l’irruzione di persone in borghese che si sono qualificate come “polizia dell’immigrazione”. E’ stato un momento molto difficile ma non il solo.

Ma la cosa più grave è stata la mancanza di un mezzo idoneo per il tratto più difficile, quello da Kenge e Kimbau. La strada era impraticabile e occorreva un mezzo capace di arrampicarsi sulle asperità, ma la diocesi locale ha fatto trovare in loco una Toyota “bassa” non adatta mentre occorreva una Land Rover attrezzata e “alta”.
E così è stato impossibile raggiungere Kimbau: missione fallita.

Paolo, il volontario che ho incontrato, mi ha spiegato la sua strategia per uscirne fuori. E’ stato molto lucido. Lui tornerà in Congo ma con una jeep che ci è stata donata. Occorre preparare la spedizione di questa jeep – totalmente a sua disposizione – che sarà il mezzo per la prossima missione. Occorre raccogliere altri cinquemila euro per la sua spedizione con un container. Nessuno conosce una squadra di calcio o un’azienda “etica” che sia desiderosa di sponsorizzare questo tipo di aiuto?

Avevo il dovere di informarvi di queste cose.

Sono andati in fumo i nostri soldi ma non le nostre speranze: è un dovere morale non lasciare sola Chiara Castellani. La Pasqua che Chiara attende siete voi, siamo noi, è la solidarietà che può rinascere. Per fortuna assieme a PeaceLink ci sono altre associazioni che sostengono il progetto e che sono state informate di quanto è accaduto.

Non dobbiamo essere pessimisti al 100% (magari vi ho dato questa impressione) ma dobbiamo cogliere ogni spiraglio di luce. E soprattutto questa è una micro-lezione: il cambiamento dell’Africa passa attraverso il cambiamento del sistema di potere. Se infatti a Kimbau le cose peggiorano nonostante l’impegno di Chiara Castellani e la solidarietà attiva di tanti, vuol dire che l’Africa sta morendo. E che Dio sta morendo. E i poveri continuano a essere crocifissi.

Note: Per aiutare Kimbau contattare il cell. 3333022890 (Paolo).
Ecco come donare a PeaceLink (causale “aiuto Kimbau”)
– conto corrente postale 13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009 – 74100 Taranto (TA)
– conto corrente bancario n. 115458 c/o Banca Popolare Etica, intestato ad Associazione PeaceLink
IBAN: IT05 B050 1802 4000 0000 0115 458
– donazione ONLINE con carta di credito
http://vpos.bancaetica.com/peacelink.php

—————– Fin qui la lettera.

Chiara Castellani è un medico chirurgo con specializzazione in ginecologia e ostetricia, Responsabile del Progetto AIFO di Kimbau in R. D. del Congo

L’ 8 marzo 2005, è stata insignita dell’onorificenza O.M.R.I. (Ordine al Merito della Repubblica Italiana) da parte del Presidente della Repubblica Italiana, Azeglio Ciampi.

Chiara aveva già ricevuto negli scorsi anni il grado di Alto Ufficiale della Repubblica.
Nel 2001 le era stato assegnato il Premio “Donna dell’anno.

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6 risposte a A Kimbau, Congo, Dio sta morendo

  1. tania ha detto:

    Grazie Franco mi fai un regalo grande a me e Chiara faccendo conoscere questa realta’ cosi amara di Kimbau. Conosco Chiara da tantissimi anni viene in Italia 2 o 3 volte l’anno facendo milglia di km in tutta italia per raccogliere fondi per il suo ospedale di kimbau , nonostante la sua menomazione quando la inocntri ti riempie di luce gioia e grande serenita’ una piccolissima donna minuta , ma con un cuore grande da sfondare i cuori piu’ impietriti , collaboro con lei per la spedizione di medicinali che danno ai medici come campioni io ed altri li rileviamo dagli studi medici e li spediamo nel suo ospedale a kimbau , oltre questo delle volte spediamo dei ferri che i medici non usano piu nelle sale operatorie , ultimamente le ho spedito dei computer e macchine da scrivere la tutto fa comodo ……… Grazie grazie Franco come sempre la tua sensibilita’ viene premiata dalla tua grande amicizia perche io ti voglio bene ciao buona domenicaaaaaaaaaaaa a tee tutta la tua famiglia ciao ciao

    • frz40 ha detto:

      Grazie a te per la segnalazione.

      Non conoscevo Chiara, ma vedo che è una donna-coraggio che vale tutta la mia ammirazione e questo piccolo post

    • elisabetta ha detto:

      Cara Tania, ho letto interamente l’articolo e anche le notizie che riguardano Chiara
      Castellani…
      Sono convinta, anzi convintissima che Chiara è una persona stupenda e che la sua dedizione a quelle genti dimenticate sia un’opera meritevole di essere conosciuta e apprezzata.
      Ce ne fossero di donne così…..
      Anche tu sei una persona che merita stima, sei sempre pronta ad aiutare gli altri e questo ti fa onore.
      Ricordo una diecina di anni fa, quando ti sei letteralmente catapultata in Puglia per conoscere, aiutare ed essere vicina a Lucia, la ragazza finita in carrozzina dopo un incidente.
      Ma tornando all’articolo del blog, ci sono alcuni avvenimenti che mi lasciano un po’ perplessa.
      Quel camion che doveva portare aiuti tecnici per provvedere alla riparazione della centrale idroelettrica di Kimbau, centrale che porta la corrente all’ospedale dove opera Chiara Castellani era stato donato, capisco, ma prima di partire forse sarebbe stato meglio informarsi sul percorso e sulle strade (piste in questo caso) che si dovevano affrontare, e da quello che apprendo anche il camion per il quale sono stati spesi quei 2.000 dollari per la rimessa in strada, dopo il saccheggio (alla faccia del luogo protetto dal clero) non è servito allo scopo e si è dovuto ricorrere ad un altro mezzo per proseguire fino alla mèta, ma anche questo mezzo non è stato utile e adeguato: un vero e proprio sperpero di mezzi, e soprattutto di denaro.
      Infine tutte quelle richieste della polizia locale e quelle mance per pedaggi e favori (ma hanno attraversato le regolari frontiere o sono passati da ingressi abusivi?): forse ci si doveva tutelare con appoggi in luogo e anche qui c’è stata un po’ di ingenuità e forse anche superficialità nell’affrontare questo impegno in una nazione così difficile e sconosciuta….
      Insomma, credo che gli sforzi che tutti voi avete fatto e gli aiuti che i vostri sostenitori hanno mandato sono stati vani, forse mal gestiti o (e questo non vorrei pensarlo) imboscati come in tanti altri casi…
      Ma questo non è colpa di Voi che siete il traino di queste buone azioni e nemmeno della povera Chiara che è ancora là, senza luce, senza acqua e tanti problemi da affrontare.
      Forse io sono dura e la vita mi ha incallito e fatta diventare scettica e poco propensa a credere anche quando lo si dovrebbe fare… e forse tutto ciò è davvero successo (ma che “sfiga”).
      Perciò per il futuro, se ancora ci sarà un’altra spedizione in Congo per portare aiuti a Chiara Castellani e ai suoi protetti, state bene attenti e
      studiate bene ogni dettaglio….
      Non credere che io sia completamente insensibile ai bisogni di chi ha poco, o meglio niente, nel mio piccolo (ma non certo come fai tu) cerco sempre di aiutare chi ha bisogno, è poca cosa lo so, ma anche il poco serve.
      Purtroppo le grosse organizzazioni di aiuti umanitari molte volte ci hanno delusi e gli aiuti alla fine arrivavano alla mèta, molto, molto inferiori a quelli che si erano raccolti e questo ci ha reso tutti diffidenti….
      Ma so che non è giusto abbandonare la carità cristiana e si deve andare avanti lo stesso….
      Complimenti Tania, tu sai essere superiore e non ti arrendi…. e questo, come ho detto prima, ti fa onore e ti rende grande merito…
      Un bacione con tanto affetto… ti voglio bene
      Eli 🙂
      ——————————————————————————–

      • frz40 ha detto:

        Credo che i viaggi in quei Paesi siano delle vere e proprie imprese e che non sia sempre facile prevedere lo stato delle strade. Probabilmente con quel camion “ci hanno tentato”, forse con un po’ troppo ottimismo, spinti dalla voglia di ben fare, anche se nell’impossibilità di disporre di un altro mezzo più idoneo.

        Non volgiamogliene e non dimentichiamo che hanno pure rischiato la pelle, non tanto per le strade, quanto per i brutti incontri.

  2. paola ha detto:

    Tania cara, c’è luce dove ci siete Voi. Bacione Paola

  3. tania ha detto:

    GRAZIE PAOLA CARA , VORREMMO RIUSCIRE AD ACCENDERE UN PICCOLA LAMPADINA CIAO CARA TI VOGLIO BENE CIAO CIAO

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