Alina.

Io farei un monumento alla donna.

Vorrei avere una penna molto più valida della mia per descrivere quello che provo quando leggo le storie di queste grandi, grandissime nostre compagne di vita, spesso vittime di una società egoista, ingrata e crudele.

Penso a quanto siano grandi nelle loro decisioni estreme, nelle quali sono spesso oggetto di critiche e di superficiali condanne.

Mi riferisco al contenuto di un articolo a firma Flavia Amabile per La Stampa: “Abortire in Vaticano”. (LINK).

E’ la storia di Alina, una donna rumena di 34 anni, immigrata clandestina che è ricorsa, per abortire ad un farmaco usato per curare l’ulcera gastrica e duodenale, noto soprattutto, però, perché ha lo stesso principio della seconda pillola somministrata nel protocollo della Ru486, quello che provoca l’espulsione definitiva .

Il farmaco è pericoloso. Le donne lo sanno. Ma quando sono disperate ricorrono anche a quello.

Le sudamericane ne sono fra le più grandi consumatrici, lo hanno ribattezzato l’aborto-express. Le cinesi lo usano in quantità industriali e ne arrivano casse intere nel nostro Paese nascoste tra altre merci. In Italia costa 13,90 euro e si vende in tutte le farmacie ma proprio per evitare abusi bisogna presentare una prescrizione di un medico di famiglia non ripetibile e nominale. Sul mercato nero è reperibile, al doppio o triplo del prezzo e senza garanzie di qualità.

L’aricolo pone l’accento sul fatto che Alina ha acquistato questo farmaco in una farmacia del Vaticano e pure con lo sconto.

Dice: “Alina sa che cosa significa assumere questo farmaco. Basta uno sbaglio minimo nelle dosi ed è spacciata. Pensa ai suoi figli, si fa il segno della croce e posa 14 euro sul bancone. Una farmacista dal capello liscio e lo sguardo lontano apre un cassetto, prende una scatola e gliela porta. “La prescrizione del medico? Può tenerla? E ecco il resto”. Alina conta i soldi, pensa ad un errore, ma rispetto alle farmacie italiane in Vaticano l’aborto-express non solo è libero ma costa un euro e settanta centesimi in meno.”

Non è il fatto, seppur molto discutibile, che questo farmaco sia più o meno liberamente venduto proprio in Vaticano, che deve far notizia.

E’ il coraggio delle tante donne come Alina che deve far notizia e soprattutto FAR RIFLETTERE.

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3 risposte a Alina.

  1. vincenzo ha detto:

    L’unica cosa che mi viene in mente è “benvenuta la RU486” !

    Vincenzo

  2. uniroma.tv ha detto:

    Al seguente link http://www.uniroma.tv/?id_video=15717 potrete visualizzare il video “La Storia di Irene Vilar”,
    sconvolgente storia della donna statunitense che nell’arco di 17 anni ha abortito 15 volte.

    Ufficio Stampa di Uniroma.TV
    info@uniroma.tv
    http://www.uniroma.tv

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