Fatema, una donna afghana.

Riporto integralmente il post: “Who Will Stop The Crimes?” di Shogofa, tradotto dall’inglese a Elena Intra, per La Stampa tratto dal blog collettivo Afghan Women’s Writing Project, progetto coordinato in USA dalla scrittrice Masha Hamilton e centrato su produzioni letterarie e altri interventi originali di donne afghane. (LINK)

Afghanistan: chi fermerà la violenza contro le donne?

Dopo due anni vissuti a Kabul, ho deciso di tornare a Mazar-i-Sharif. Erano cambiate molte cose, ma ancora di più lo ero io. Non vedevo più il mondo come una bambina. Ho rivisto Fatem,a la mia compagna di giochi. Nei miei ricordi, era sempre così viva e allegra. Ma adesso era sempre triste. E la mia gioia nel rivedere un’amica dell’infanzia si è trasformata in tristezza.

Fatema viveva felice, non sposata, con la famiglia, ma aveva superato i venticinque anni. Prima di quell’età la maggior parte delle donne afghane sono già sposate. La madre aveva combinato i matrimoni dei due fratelli e delle due sorelle. E poi aveva deciso di prendersi cura di Fatema. Così la diede in sposa a un vedovo abbastanza anziano da essere suo padre. Così facendo, distrusse il sogno di Fatema di studiare e sposare qualcuno di cui fosse innamorata.

«Hanno distrutto il mio futuro per via della mia età,» mi ha raccontato Fatema. «Pensavano che facendomi sposare un uomo ricco, questi mi avrebbe reso felice e mi avrebbe dato tutto quel che volevo. Ma si sbagliavano. La mia felicità non dipendeva dai soldi.»

Soffro nel vedere la mia amica in questo stato e non poter far niente per aiutarla perchè sono una donna. Sono preoccupata per le donne dell’Afghanistan. Giorno dopo giorno, la violenza contro di noi aumenta. Siamo vittime della nostra cultura. Io posso condividere qui la vicenda di Fatema, ma ci sono altre donne e ragazze che non possono raccontare le loro storie perché hanno paura.

Fino a quando le donne dovranno soffrire ed essere vittime della tortura? Fino a quando dovranno nascondere le loro lacrime di dolore? Fino a quando verranno date in matrimonio in cambio di denaro? È giusto che non abbiamo voce nel decidere il nostro futuro? Speravamo che un nuovo governo potesse cambiare la situazione in Afghanistan, ma è rimasto tutto come prima. Le donne vivono ancora in gabbie come schiavi. Devo raccontare il dolore della nostra gente e il dolore delle nostre donne. Ma è possibile spiegarlo a parole?

Dopo aver lasciato la casa di Fatema, ho visto una bambina che cercava di pulire un’automobile. La gente per strada rideva di lei. Ho pensato: perché questa bambina si trova per strada? Perchè invece non va a scuola? Come posso farla uscire da quel vicolo cieco? So che da sola non posso far nulla, ma come popolo dobbiamo iniziare da capo. Non dobbiamo permettere che nessuna ragazza sia vittima della sua famiglia. Dobbiamo dare alle donne il coraggio di far sentire le proprie voci e affermare il proprio valore. Non dobbiamo ignorare le donne quando parlano dei loro diritti.

Chi fermerà questi crimini contro le donne? Chi ascolterà le nostre voci? Chi ci prenderà per mano per condurci fuori da una via senz’uscita? Chi potrà capire il significato delle nostre lacrime? Chi porterà pace alle ragazze che stanno mendicando in strada?

Per tutte queste domande, ho una sola risposta. Il nostro Paese è uno dei più poveri al mondo perchè le donne vivono come schiave e non hanno parte attiva nella società. In quanto popolo ci siamo dimenticati di considerarci l’un l’altro come essere umani. Siamo tutti uguali. Le nostre mani insieme possono distruggere o costruire la nostra nazione. Se non ci proviamo noi, non ci sarà nessuno ad aiutarci.

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2 risposte a Fatema, una donna afghana.

  1. vincenzo ha detto:

    Questo grido di dolore che tocca il cuore di chi abbia un minimo di sensibilità è il termometro di una cultura medioevale che purtroppo caratterizza più o meno tutto il mondo Islamico.
    Io l’ho già scritto in altro Post di questo stesso Blog :
    “La donna islamica sta vivendo una realtà che oramai si scontra per mille motivi con la cultura occidentale e tanto più le donne islamiche saranno “attrezzate” grazie all’istruzione occidentale, tanto più, malgrado le lacrime ed il sangue, saranno loro a “picconare” (non mi viene in mente un termine più adatto) gli usi e costumi Islamici.

    I Paesi islamici, come si sà, per loro natura adottano leggi Coraniche e pertanto non sono possibili modifiche in quanto il Corano, essendo stato scritto da Maometto, non prevede in sè “dispositivi” di cambiamento, col bel risultato che le regole sono le stesse di oltre quattrocento anni fà.

    In un tale contesto solo la ribellione potrà sovvertire le regole…. immaginiamoci a che prezzo!

    Solo le donne , perchè troppo hanno da perdere vivendo così soggiogate, sono l’unica speranza
    per un sovvertimento ma, ripeto, a che prezzo!!!!!

    Vincenzo.

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