Ancora sui matrimoni gay

Ho già trattato dei matrimoni gay in altro post. Mi riferisco adesso alla sentenza della Corte Costituzionale, di una decina di giorni fa, che ha dichiarato ”non competenza della Corte” il tema dei matrimoni gay e ha giudicato ”Inammissibile e infondato” il ricorso presentato da tre coppie gay contro la decisione del Tribunale di Venezia e della Corte d’Appello di Trento relativa alla richiesta di pubblicazione di matrimonio tra nubendi dello stesso sesso, rifiutata dall’ufficiale di stato civile.

Premetto che non si tratta qui di discutere se i matrimoni gay abbiano o meno una loro logica, o come e se siano comunque da tutelare i diritti delle coppie omosessuali, ma solo se siano previsti dalla nostra Costituzione.

Su questa sentenza è stato detto tutto e il contrario di tutto. C’è stato chi, ad esempio,  ha dichiarato che «È una sentenza che responsabilizza il Parlamento nel suo compito di legislatore» – Barbara Pollastrini (Pd) , chi ha dettp che «La Consulta ha ribadito che il diritto alla famiglia implica doveri tra genitori eterosessuali. Ogni altra pretesa è stata giudicata correttamente dalla Consulta come assolutamente priva di ogni fondamento» – Luca Volontè (Udc) , e chi ha affermato che «La decisione della Consulta salvaguarda quel principio, tanto laico quanto cattolico, secondo cui la famiglia composta da due individui di sesso opposto, così come il diritto naturale da cui noi deriviamo ci ha insegnato» -Alessandro Pagano, (Pdl),

A me sembra che, per capirne qualcosa, occorra leggere l’art 29 della Costituzione che recita: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.”

C’è chi sostiene che i padri fondatori della nostra costituzione, avendo scritto “naturale” e non avendo specificato, come altri hanno fatto, “tra persone di sesso diverso”, avessero in mente l’eventualità di estendere il matrimonio anche alle coppie omosessuali.

A me, questa sembra un’interpretazione molto forzata e penso che non abbiano allora precisato l’esigenza della diversità di sesso, solo perché, a quei tempi, era del tutto naturale che il matrimonio fosse quello tradizionale tra un uomo e una donna.

Vedremo, quando sarà pubblicato, se il dispositivo della sentenza ci fornirà maggiori chiarimenti.

Val la pena, comunque, di dare uno sguardo a come attualmente sono riconosciuti i diritti gay in Europa ed in alcuni paesi del mondo. Così ne riferisce La Stampa del 15 Aprile scorso. (LINK)

In Europa sono sei i Paesi nei quali le nozze gay sono legali. Molti Paesi del vecchio continente riconoscono comunque in una qualche forma le unioni fra omosessuali mentre coppie dello stesso sesso si possono sposare in cinque Stati USA. In particolare:

– GERMANIA: Dal 2001, il «contratto di vita comune» garantisce alle coppie omosessuali diritti simili a quelli del matrimonio.

– FRANCIA: Nel 1999 la legge francese ha adottato i Pacs, le unioni civili per le coppie etero e omosessuali. Non ammesse invece le eredità e le adozioni.

– REGNO UNITO: Dal 2005, il «partenariato civile» garantisce alle coppie gay diritti pressoché identici rispetto a quelle etero in materia d’eredità, impiego e pensioni.

– SPAGNA: Sì al matrimonio tra omosessuali dal 2005. È consentita anche l’adozione.

– PORTOGALLO: Da pochi giorni le persone dello stesso sesso possono sposarsi, ma, a differenza della vicina Spagna, non adottare figli.

– PAESI BASSI: Nel 2001 è stato il primo Paese a consentire il matrimonio tra omosessuali, riconoscendo loro diritti e doveri identici a quelli delle coppie etero.

– BELGIO: Gli omosessuali si possono sposare dal 2003, purché almeno uno dei due coniugi sia belga o risieda nel Paese.

– PAESI SCANDINAVI: La Danimarca è stato il primo Paese al mondo ad autorizzare, nel 1989, il matrimonio civile (partenariato registrato) tra omosessuali, che non possono però ricorrere all’inseminazione artificiale né adottare. Persone dello stesso sesso si possono sposare in Norvegia, Islanda, Finlandia e Svezia, in quest’ultimo Paese in Chiesa (unico al mondo).

– STATI UNITI: Cinque Stati Usa autorizzano il matrimonio gay: Iowa, Connecticut, Massachusetts, Vermont e New Hampshire.

– ITALIA: Il matrimonio tra omosessuali non è riconosciuto dalla legge.

– UNGHERIA: Le coppie dello stesso sesso sono riconosciute come «amanti», ma è esclusa l’adozione.

– SVIZZERA: Anche qui “partenariato registrato” dal 2005, ma è esclusa l’adozione.

– CROAZIA: «Reciproco sostegno» e diritto all’eredità sono garantiti alle coppie omosex da una legge adottata nel 2003.

– CANADA: Persone dello stesso sesso possono sposarsi e adottare dal 2005.

– NUOVA ZELANDA: La legge garantisce dal 2004 alle coppie omo gli stessi diritti di quelle etero. Ma per «matrimonio» si considera rigorosamente l’unione tra un uomo e una donna.

– AFRICA: In 38 su 53 Stati africani l’omosessualità è punita dalla legge. Solo il Sudafrica ha legalizzato dal 2006 le unioni civili tra omosessuali.

La mia posizione? Diritti tutelati, adozione esclusa, ma per «matrimonio» si consideri rigorosamente solo l’unione tradizionale tra un uomo e una donna, come in Nuova Zelanda.

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10 risposte a Ancora sui matrimoni gay

  1. breather ha detto:

    Ciao!
    Per come la vedo io occorrono alcune precisazioni:
    La prima è che la Corte Costituzionale si è trovata a emettere un giudizio in merito alla richiesta di dichiarare incostituzionale escludere le coppie di fidanzati dello stesso sesso dal matrimonio civile in nome degli articoli 2, 3, 29 e 117 della Costituzione. La Corte ha dissentito con questa visione delle cose e perciò ha rigettato i ricorsi. Le motivazioni di questo rigetto sono già state rese note… in esse si dice che appunto tali articoli non possono essere tirati in ballo per dichiarare incostituzionali perciò illegittime le norme che, per come sono ora interpretate, escludono gay e lesbiche dal matrimonio civile. I giudici hanno dato un’interpretazione restrittiva dell’art.29 dicendo che si riferisce solo alle nozze uomo-donna (un’interpretazione differente a loro avviso sarebbe “creativa”) e quindi non può per definizione obbligare lo Stato a permettere ai gay e alle lesbiche di convolare a nozze. La materia è stata di conseguenza rinviata totalmente alla discrezionalità del legislatore (il Parlamento) con libertà di fare un po’ quello che vuole, pure ignorare il tema (o, viceversa, affrontarlo anche modificando il Codice Civile di modo che esso abbia una nozione di matrimonio più ampia). I promotori dei ricorsi hanno emesso un comunicato in cui esprimono dispiacere per il rigetto ma anche soddisfazione per alcuni passaggi “importanti” della sentenza e per il fatto che la Corte abbia implicitamente confermato che il legislatore può, se lo vuole, permettere ai gay di unirsi in matrimonio civile; si può leggere qui:

    La seconda è che l’elenco dell’ANSA è assai impreciso. I Paesi europei che permettono a gay e lesbiche di unirsi in matrimonio civile sono SPAGNA, BELGIO, PAESI BASSI, NORVEGIA, SVEZIA e tra qualche settimana PORTOGALLO, LUSSEMBURGO, ISLANDA. Al di fuori del continente europeo vi sono CANADA, SUDAFRICA, STATO DELLA CITTA’ DEL MESSICO, 6 STATI USA (Massachusetts, Connecticut, Iowa, Vermont, New Hampshire e la riserva indiana Coquille) + la Capitale WASHINGTON DC. Altrettanti sono i Paesi che pur non permettendo a gay e lesbiche il matrimonio permettono loro una unione registrata corposa; tra di essi l’Inghilterra, che è anche stato il 1 grande Paese europeo a permettere alle coppie omosex di adottare bambini come qualsiasi altra coppia (vedi la legge Adoption and Children Act del 2002, adottata nel 2006 anche dall’autonomia di Scozia).

    • frz40 ha detto:

      Le interpretazioni sono tutte ovviamente di parte, tanto più lo è quella da lei citata.

      Ne potrei citare altre che sono di tutt’altro parere, per tutte (che richiamo solo per par condicio) questa (LINK)

      Il mio pensiero l’ho detto: con quel “naturale”, per la nostra Costituzione, le unioni gay possono essere tutto fuorchè “matrimonio”, indipendentemente dal fatto che il legislatore possa prevederne la regolamentazione e tutela dei diritti.

      Saluti.

  2. breather ha detto:

    Non mi trovo d’accordo, e sinceramente non capisco quel “tanto più”. Ammesso e non concesso che le interpretazioni siano tutte di parte, non si capisce come mai quella del quotidiano dei vescovi italiani, in prima linea nel fare pressione affinché l’Italia non consenta ai gay la libertà di sposarsi civilmente, sarebbe meno di parte di quella del comitato sì lo voglio. Avverto una certa diffidenza a senso unico.

    Che poi quel “naturale” non abbia quel significato che dice lei lo afferma la stessa Corte Costituzionale laddove ricorda che tale aggettivo ha la sola funzione di evidenziare il fatto che lo Stato non crea la famiglia ma la riconosce e la tutela. Dalle motivazioni della Corte: “La norma, che ha dato luogo ad un vivace confronto dottrinale tuttora aperto, pone il matrimonio a fondamento della famiglia legittima, definita ‘società naturale’ (con tale espressione, come si desume dai lavori preparatori dell’Assemblea costituente, si volle sottolineare che la famiglia contemplata dalla norma aveva dei diritti originari e preesistenti allo Stato, che questo doveva riconoscere).”
    La Corte Costituzionale ha difatti ricavato l’interpretazione restrittiva dell’art.29 unicamente sulla base del fatto che nella mente dei padri costituenti c’era solo il matrimonio uomo-donna. Dalle motivazioni della Corte: “I costituenti, elaborando l’art. 29 Cost., discussero di un istituto che aveva una precisa conformazione ed un’articolata disciplina nell’ordinamento civile. Pertanto, in assenza di diversi riferimenti, è inevitabile concludere che essi tennero presente la nozione di matrimonio definita dal codice civile entrato in vigore nel 1942, che, come sopra si è visto, stabiliva (e tuttora stabilisce) che i coniugi dovessero essere persone di sesso diverso. […] Questo significato del precetto costituzionale non può essere superato per via ermeneutica, perché non si tratterebbe di una semplice rilettura del sistema o di abbandonare una mera prassi interpretativa, bensì di procedere ad un’interpretazione creativa.”

    Dire però, come fa l’art.29, che la Repubblica riconosce il matrimonio uomo-donna non è esattamente la stessa cosa di dire che la Repubblica riconosce solo ed esclusivamente il matrimonio uomo-donna. Numerosi sono i passaggi in cui i giudici costituzionali ribadiscono la piena libertà del legislatore di fare quello che vuole. Dalle motivazioni della Corte: “Orbene, per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona […] In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale […] Ne deriva, dunque, che, nell’ambito applicativo dell’art. 2 Cost., spetta al Parlamento, nell’esercizio della sua piena discrezionalità, individuare le forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette”.

    Nulla quindi nella Costituzione vieta al Codice Civile di avere (se il legislatore lo vorrà) una nozione di matrimonio che, oltre ad assolvere all’obbligo costituzionale derivante dall’art.29, inglobi anche coppie che non sono omogenee alla concezione che si è sempre avuta finora di matrimonio (quindi che inglobi anche le coppie di fidanzati dello stesso sesso). La Corte si è limitata a dire che non ritiene che la Costituzione possa essere tirata in ballo per obbligare il legislatore a riconoscere per forza le coppie omosex in quanto matrimoni. Tutto qui.

  3. breather ha detto:

    Eheh di nulla. Non era mia intenzione farle cambiare opinione… ho ben presente che nessuna argomentazione può smuoverla dal suo “no” alla libertà matrimoniale di gay e lesbiche sebbene esso sia in qualche modo mitigato dal suo “sì” a unioni registrate avanzate come quelle in vigore in vari Paesi fra cui anche la Nuova Zelanda. Intendevo unicamente segnalare quella che ritengo l’infondatezza di varie frasi che ha scritto in merito al pronunciamento.

  4. vincenzo ha detto:

    Frz, permettimi il commento, ma non capisco quando su tale argomento entri in discussione.
    Tu non vuoi prendere in considerazione i ragionamenti di chi, con argomentazioni logiche dimostra la fragilità di certe tue affermazioni.
    Alle argomentazioni o tu rispondi con altrettante argomentazioni …. ma se la tua opposizione non è dialettica ma dogmatica “io la penso così” non c’è possibilità di “evoluzione del ragionamento” pertanto non esistendo le premesse di un confronto dialettico mi permetterei di suggerire di non entrare più in tale argomento.

    Con affetto
    Vincenzo

    • frz40 ha detto:

      Caro Vincenzo,

      Credo di essere meno sprovveduto di quel che pensi.

      Sul tema in oggetto ho letto, per diversi giorni, moltissime opinioni e commenti. Tutto quello che ho trovato, di tute le fonti e di tutti i colori. Tutti dicono tutto e il contrario di tutto; è materia molto opinabile e ne ho fatto cenno nel testo dell’articolo, riportando anche alcuni commenti, sia di chi l’ha vista un modo sia di chi l’ha vista in un altro.

      Io non ho la pretesa di possedere il Verbo, ma credo di avere tutto il diritto di esporre l’opinione che mi sono fatto, giusta o sbagliata che sia.

      Per onestà intellettuale e trasparenza, però, ho immediatamente dato spazio anche a chi ha voluto esprimere una diversa convinzione e non ho avuto problemi a riportare anche il link di un articolo di fonte radicale, a sostegno delle sue tesi, limitandomi a dire – citando il link de L’Avvenire – che c’era anche chi la pensava diversamente.

      Per me la discussione era finita lì, ma non ho avuto problemi a dare spazio, ancora, ad un’altra replica, sulla quale, peraltro, non ho creduto di dover protrarre le discussioni all’infinito e ho ribattuto solo che rimango della mia idea.

      Se tu ritieni che le sue argomentazioni siano “logiche e dimostrino la fragilità di certe mie affermazioni”, ne prendo atto; ma è una tua opinione che, probabilmente, io stesso ti ho fatto il buon servizio di rafforzare, proprio nel pubblicare il post ed i commenti che ci hai trovato.

      Io non penso che fossero così logiche e concludenti da meritare un ulteriore “confronto dialettico”. Gli articoli citati nei link sono più che esaustivi e sono, almeno per quanto mi riguarda, di maggior qualità e competenza.

      Non pretendo che tutti la pensino come me, né voglio convincere nessuno (tu, ad esempio, so che la pensi in altro modo e mi sta benissimo). Mi basta che chi legge abbia tutti gli elementi per riflettere e per farsi un’idea propria.

      Questo è il compito principale di questo blog e, mi spiace, ma non accetterò il tuo suggerimento “di non entrare più in tale argomento” (e probabilmente anche in altri su cui la pensiamo diversamente).

      Mi troverò tutti contro? Che posso farci. Io quel che penso lo dirò sempre e lo stesso.

      Con stima ed affetto, un abbraccio.

  5. vincenzo ha detto:

    Caro Frz, come la pensi io non l’ho scritto e non è rilevante ai fini del mio precedente intervento nè del presente.
    Ho letto le argomentazioni che Breather porta avanti ed ho apprezzato sia il suo garbo che le sue logiche. Non sostengo che abbia ragione perchè , come d’altronde tu stesso convieni. la materia è di una complessità senza fine.

    Da amico, e non potrebbe essere diversamente, ho notato che il tono delle tue risposte è inopinatamente brusco, lapidario e non giustificato se confrontato con quello del tuo interlocutore.
    Ciò denota disagio e insofferenza per le tesi a te contrapposte e questo stride con la tua persona ed il tuo solito garbo che tanto apprezzo.

    Ecco perchè sono intervenuto … non certo per entrare in lizza. Anch’io in materia sono molto perplesso… specie per quanto potrebbe riguardare le adozioni.

    Un abbraccio dal tuo amico
    Vincenzo

    • frz40 ha detto:

      Non sempre uno è di buon umore e a volte le risposte possono essere brusche e scortesi al di là delle intenzioni. Se questo è stato, me ne scuso con ‘breather’.

      La mia cortesia, comunque, credo di avergliela dimostrata nei fatti, pubblicando integralmente i suoi post, che gli hanno permesso di esprimere, credo, appieno la sua posizione. Tra l’altro, non so se l’hai notato, occupano più spazio i suoi commenti del mio articolo e dei miei commenti messi assieme.

      Proprio per la complessità del tema in argomento non sono, di fatto, mai entrato in discussione con lui, ma mi sono praticamente sempre limitato a dire che altri la pensano in modo diverso e a ribadire il mio pensiero in poche parole.

      Nesssun disagio e insofferenza per le tesi contrappostemi, quindi, ma solo il desiderio di non dar la stura ad una discussione per la quale credo che né lui né io abbiamo nulla da aggiungere a quanto altri, più esperti e competenti, almeno di me, hanno già fatto. E basta andarli a leggere.

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