La Nazionale e i Managers, secondo Gramellini

Tutti CT della Nazionale, ma c’è anche chi coglie la palla al balzo per far di peggio.

Ecco: due brutti pareggi e tutti pronti a saltare sul carro della peggior critica e tutti pronti a dire quale sarebbe stata la ricetta vincente. Tanto che c’è da perderci? Se anche la terza partita dell’Italia andrà male o se, passato il turno, sarà subito eliminata, si farà la bella figura di dire”Io l’avevo detto”. E se per caso andrà un po’ più avanti si sarà sempre in tempo a dire”Finalmente! E’ bastato cambiar qualcosa”.

Le critiche sono ormai tutte uguali; tanto uguali da non avere nemmeno il merito della fantasia. Tutti certi che con quella ricetta le cose sarebbero andate molto meglio, nessuno che dubita che potevano andare anche peggio. Nessuno capace di guardare con obiettività alla realtà del nostro calcio, dove se una nostra squadra è riuscita a far bene in Europa, dopo tanti anni, è perché è stata formata da 10 o 11 stranieri sugli undici in campo, e dove quasi tutti i nostri migliori calciatori sono solo più le controfigure di quel che erano quattro anni fa.

E così piovono le critiche facili.

Capisco che queste possano essere le chiacchiere da bar dei tifosi, comuni mortali delusi; capisco anche che i giornalisti sportivi debbano acquisire facili meriti e far vendere le proprie testate; non lo capisco quando sono altre le firme che si mettono ad occuparsi di cose che forse immaginano, ma non fanno parte del loro mestiere. O forse invece lo capisco quando vedo un Massimo Gramellini che scrive che in nostro CT avrebbe

«assemblato la sua mestissima Nazionale privilegiando i sudditi ai condottieri»

Esattamente così come sarebbero usi fare

«Dirigenti d’azienda, titolari di negozi e responsabili di «risorse umane» che sul lavoro privilegiano la fedeltà al talento, l’affidabilità all’estro e il passo del pedone alla mossa del cavallo. Intervistati, risponderebbero anche loro come Lippi: «Non abbiamo lasciato a casa nessun fenomeno». Ma è una bugia autoassolutoria che accomuna quasi tutti (sic! QUASI TUTTI, leggete bene, scrive proprio : QUASI TUTTI) coloro che in Italia gestiscono uno spicchio di potere e lo usano per segare qualsiasi albero possa fargli ombra: è così rassicurante passeggiare splendidi e solitari in mezzo ai cespugli, lodandone l’ordine perfetto e la silente graziosità.»

E prosegue:

«L’abbattimento di ogni personalità dissonante viene chiamato «spirito di squadra».Ma è zerbinocrazia. Tutti proni al servizio del capo, è così che si vince»

Poi entra nel tecnico e dice:

« Averli avuti ieri in panchina, certi vecchi! Contro i goffi neozelandesi sarebbe servito più un quarto d’ora di Totti o di Del Piero che una vita intera di Iaquinta, Pepe e Di Natale, tre bravi figli che, con tutto il rispetto, se hanno giocato anni e anni nell’Udinese, una ragione ci dovrà pur essere. I pochi campioni veri, da Buffon a Pirlo, sono zoppi. Oppure vecchie glorie che si rifiutano di andare in pensione, come l’imbarazzante Cannavaro che ha più o meno l’età di Altafini e forse avrebbe fatto meglio a presentarsi in Sudafrica anche lui nelle vesti di commentatore.

C’è, naturalmente, anche la questione dei giovani. La follia antistorica di questa Nazionale e di questa Nazione non consiste tanto nel continuare a lasciar fuori i Cassano, ma i Balotelli»

Seguono le lodi a Balotelli e pure il riferimento al colore della sua pelle (applauso!), ma poi ritorna ai Managers e ai Capi Ufficio concludendo con

« Ma il successo rende sordi al buonsenso. Ci si illude di poter vincere meglio da soli, muovendo pedine inerti sulla scacchiera. Poi quelle pedine si rivelano di burro e alla fine ci si ritrova soli, con un po’ di unto fra le dita».

Non so quanto Gramellini ne sappia dei poveri Iaquinta, Pepe e Di Natale, che tanto bistratta, o dell’«imbarazzante Cannavaro», ma non riesco a capire quanto ne sappia dei Dirigenti d’azienda, titolari di negozi e responsabili di «risorse umane» colpevoli da privilegiare, sul lavoro, “gli smunti replicanti” ai fuoriclasse.

Però capisco che il populismo fa premio. Che tira applausi. Che farebbe vincere al televoto.

Complimenti Massimo Gramellini !

QUESTO l’articolo citato

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