Cassazione: commette reato la prof che dice “ignorante e presuntuoso”

Secondo una sentenza della quinta sezione penale della Corte di Cassazione (sentenza n.23693/2010) commette reato di ingiuria l’insegnante che in risposta a un alunno che si limita a criticare in modo corretto e pacato la sua condotta contestandole una mancanza di trasparenza nelle sue valutazioni, risponde pronunciando l’espressione “non sei una persona perbene, sei presuntuoso e ignorante“, parole che non solo violano norme deontologiche, ma anche norme di diritto penale.

Questo poiché dalle testimonianze esaminate non c’è stato modo di ricavare alcun comportamento offensivo da parte del ragazzo che, come rappresentante di classe, aveva legittimamente espresso una critica alla prof.

Concorso sul fatto che certe frasi non dovrebbero mai essere pronunciate.

Ma mi chiedo: E’ mai possibili che la prof. abbia perso le staffe per nulla? Mhhhhh…… E la Cassazione ha visto una foto o ha visto un film? Ed inoltre: è mai possibile che una vicenda simile vada a finire in Cassazione?

Ma tant’è.

Un tempo, “noi che se la maestra ci dava un ceffone, la mamma a casa ce ne dava due”, adesso vita dura per le insegnanti…. Ma la scuola ci ha guadagnato?

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2 risposte a Cassazione: commette reato la prof che dice “ignorante e presuntuoso”

  1. Vincenzo ha detto:

    In effetti, e a prescindere dal contesto, dire a qualcuno “non sei una persona per bene”, proprio per la genericità dell’ insulto che implica una valutazione su tutta la sfera morale, mi sembra piuttosto censurabile.
    Diverso, secondo me, dire a qualcuno “sei ignorante” (sarebbe consigliabile aggiungere “in materia”) che implica una non conoscenza su qualcosa di specifico, il che nei confronti dell’allievo potrebbe essere qualche volta giustificabile.
    A tal proposito io non dimentico il mio maestro delle Elementari.
    Malgrado fosse persona manesca e particolarmente ignorante (il Far-West era “una città”! Mentre “l’elmo di Scipio” era,quest’ultimo, un materiale particolarmente resistente!) i miei genitori mai contestarono ceffoni e/o punizioni.
    La scuola, mi sentirei di sostenere, probabilmente è passata da un regime (parlo dei miei tempi, immediato dopo guerra) di arroganza e autoritarismo ad un sistema molto, forse troppo, democratico.
    Sicuramente il ’68 ha messo in luce la “pancia molle” del sistema scolastico perchè all’autoritarismo precedente, molto diffuso in tutti gli ordini scolastici, si passò addirittura ad un atteggiamento di “captatio benevolentiae” da parte di un corpo insegnante che, salvo rare eccezioni, usava il “tu” come “moneta di scambio” con gli allievi, ponendo di fatto sullo stesso piano allievi e insegnanti, per giungere ora, almeno per le conoscenze in mio possesso, ad un più equilibrato e rispettoso comportamento da entrambe le parti.
    Anche qui naturalmente, non mancheranno eccezioni.

    • frz40 ha detto:

      Credo che quel che dici sia uno specchio abbastanza fedele di quanto è accaduto.

      Ma insegnare e imporre una disciplina, in queste condizioni, dev’essere veramente una fatica di Sisifo.

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