Scuola: ancora sul test Invalsi.

Mi fa piacere segnalare questo articolo: “Test Invalsi: insegnanti sotto esame” a firma ANDREA GAVOSTO, Direttore della Fondazione Giovanni Agnelli, per La Stampa di oggi, che ripropone i temi da me sollevati con questo precedente post.

A proposito del test, dice:

«Si tratta di un passaggio e di un segnale importanti per la scuola italiana. Le stesse prove vengono, infatti, proposte a tutti i ragazzi in contemporanea e la loro struttura permette valutazioni standardizzate, cioè, confrontabili in modo ragionevolmente oggettivo. È quindi possibile valutare i risultati di una singola classe all’interno della scuola, di un singolo istituto all’interno di un territorio, di una singola regione all’interno del Paese. In un’Italia in cui i divari territoriali negli apprendimenti sono drammatici, conoscere i punti di debolezza del sistema è il primo passo per correggerli.»

Ne approva il contenuto e la sostanza, dicendo:

«si vede come la grande maggioranza dei quesiti richieda la comprensione di un testo oppure la capacità di analizzare e risolvere un problema, spesso formulato nei termini della vita quotidiana (ad esempio, sapere leggere un grafico su un giornale). Per affrontarli con successo servono, dunque, null’altro se non una buona conoscenza delle regole base dell’italiano e dei rudimenti dell’algebra e della geometria, ciò che ci si dovrebbe potere attendere dopo otto anni o più di scuola. Ma, prima di tutto, serve un minimo di capacità logica. Spesso, infatti, le risposte sono – letteralmente – già contenute nelle domande: basta leggerle con attenzione e, appunto, ragionarvi sopra. Ma forse è proprio ciò che la scuola non abitua i nostri ragazzi a fare, limitandosi a un’accumulazione di nozioni, che – parafrasando il filosofo – senza il ragionamento sono cieche»

Però aggiunge

«Nel momento in cui le prove Invalsi diventano la consuetudine in tutte le scuole e in diversi snodi cruciali del percorso scolastico, è necessario garantirne l’effettiva oggettività e confrontabilità. Sappiamo dagli esperimenti passati che talvolta gli insegnanti – di nuovo, in maniera diversa a seconda dell’area geografica – tendono a aiutare i ragazzi, falsando così gli esiti delle prove standardizzate. Rafforzare il controllo esterno è necessario, anche se comporta costi non indifferenti.»

E’ così: con questo test sotto esame non sono gli allievi, ma la scuola, ogni singolo istituto all’interno di un territorio, di una singola regione all’interno del Paese.
E ogni singolo insegnante.

Ben venga dunque il test, come propone la Gelmini, anche per gli studenti all’esame di maturità. Anche se sono contrario a questo esame e preferirei che il test facesse storia a parte.

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