Scuola: “Docente dell’anno”, ma a spasso.

Mi riferisco al caso di Luca Piergiovanni, ha 37 anni, così come riportato dall’articolo “Prof migliore d’Italia: disoccupato” a firma Francesco Moscatelli per La Stampa LINK

A Luca Piergiovanni è stato riconosciuto dall’’Anp (l’Associazione nazionale Dirigenti e Alte professionalità della Scuola), il premio “Docente dell’anno”», per il suo « impegno nell’innovazione didattica attraverso l’uso delle tecnologie».

Tuttavia pare che gli sia scaduto l’ennesimo contratto a termine e che, conseguentemente, sia senza un nuovo incarico.

Per la verità dalla lettura dell’articolo ci sono cose che non mi tornano – ad esempio cosa c’entri la docenza dell’italiano nelle medie con l’uso avanzato di tecnologie – ed altre che mi piacciono poco – l’attività di dj alle feste cubane e quel piercing sotto il labbro – anche se posso capirle.

Ma è uno che merita o no?

E se sì, un premio di quel tipo non vale nulla?

Chi mi spiega qualcosa?

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2 risposte a Scuola: “Docente dell’anno”, ma a spasso.

  1. marisamoles ha detto:

    Caro frz,

    il premio di cui parli non è istituzionale, ovvero non è riconosciuto a livello ministeriale e, ovviamente, non dà alcun diritto a chi lo vince di essere assunto a tempo indeterminato, qualora fosse precario. Si tratta di un semplice concorso cui si può partecipare con le proprie esperienze; molti concorrono ma la maggior parte dei docenti preparati non lo fanno, semplicemente perché presentare un proprio lavoro richiede molto tempo e, specie alla fine dell’anno scolastico, ce n’è poco e, onestamente, c’è anche poca voglia di affrontare un ulteriore impegno solo per vincere un premio che rimane una soddisfazione personale e nulla di più.
    Molto meglio partecipare alla selezione Gold dell’Indire che, almeno, è un’istituzione paraministeriale (non so se si può dire così, ma rende l’idea!). Io sono stata selezionata qualche anno fa, ho vinto un premio in denaro su cui ho pagato regolarmente le tasse (in pratica ho intascato il 50% dell’importo), ma il lustro è arrivato alla scuola in cui insegnavo.

    Quanto al legame tra insegnamento dell’Italiano attraverso le nuove tecnologie, non so che dire, ma non è una novità. Già nel 1986 nella scuola in cui avevo avuto il posto di ruolo c’era chi utilizzava il computer per insegnare Italiano. Io non ne ho mai visto l’utilità ma per i ragazzi è uno stimolo in più. Quanto ai risultati, non credo siano superiori a quelli che si ottengono attraverso i metodi tradizionali. Ma io, ahimè, ormai mi sento di appartenere alla “vecchia generazione” di insegnanti che assume un atteggiamento critico nei confronti dei giovani che credono di spaccare il mondo.

    Ben vengano, comunque, i giovani docenti con il loro entusiasmo e le loro energie. Peccato, però, che ormai la classe insegnante ha un’età media di 50 anni e per i giovani ci siano poche speranze di essere nominati di ruolo … anche perché, mandando le donne in pensione a 65 anni (e sappiamo che le “quote rosa” nella scuola costituiscono la maggioranza!), le prospettive per i neolaureati sono davvero scarse … anche per i “migliori docenti dell’anno”. 😦

    P.S. Questi i links ai miei precedenti posts sull’argomento:

    qui e qui parlo della mia esperienza con Gold

    e qui si parla della partecipazione al concorso “docnete dell’anno”.

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