Donne: un passato che è ancora presente

Riporto testualmente questo aricolo pubblicato dall’ADUC (LINK)

Donne in famiglia. Quel che resta del passato

di Claudia Moretti 14 luglio 2010

Racconto un colloquio che ho avuto con una cliente che si e’ recata nel mio studio legale per un caso di separazione personale. Non tanto perche’ la sua vicenda abbia tratti particolari, ma al contrario, perche’, nella sua banale semplicita’, la storia e’ agghiacciante. Almeno al giorno d’oggi, almeno per me che ho da poco passato i trent’anni, che ho un lavoro, una casa, una vita.
La Sig.ra A e il sig. B sono sposati da circa venticinque anni. Si sono conosciuti quando lei aveva 22 anni e lui poco meno. Lei all’epoca lavorava come commessa in un negozio, dopo aver frequentato, senza pero’ terminarlo, il liceo artistico. Dopo pochi anni di fidanzamento, lei lascia il lavoro. “Per la gelosia di lui”, dice. Si sposano, in regime di separazione dei beni, e vanno a vivere nella casa di proprieta’ dei genitori di lui. Nascono C e D, due gemelli maschi. Il marito lavora aprendo una ditta individuale a proprio nome, la moglie sta a casa dietro ai ragazzi che nel frattempo crescono, studiano, diventano ventenni d’oggi. Ogni tanto trova occupazioni occasionali come badante, a nero.
Qualche anno fa il marito comincia ad avere storie adulterine con altre donne, lei ritiene di non poter far nulla, sopporta. Non ha nulla di suo: non una professione, non un mestiere, non un’inclinazione, un progetto, nessuna cosa intestata a suo nome, nessun conto corrente, un bancomat, nulla di nulla. Non ha denaro contante proprio. Racconta che quando va a fare la spesa, attende, a volte mezz’ore intere, che il marito arrivi e con la carta di credito paghi la spesa. I figli sono “adulti” e piu’ o meno si mantengono da soli, non avranno bisogno di essere “affidati”, “mantenuti”, “educati”.
Alla mia richiesta su quanto guadagna il marito risponde: dichiara al fisco poco, ma non so quanto guadagni in realta’, ha un buon tenore di vita e mi da’ pochi euro alla volta per i miei bisogni. Io personalmente non mi compro un vestito da anni.
“Pero’ mi voglio separare. Non ne posso piu’. La relazione e’ finita, la convivenza impossibile, lui mi tradisce e non mi ama piu’. Lui e’ d’accordo anche a separarsi, purche’ paghi tutto (!) io e me ne vada io…”
Tutto questo racconto e’ accaduto alla presenza del figlio ventiduenne che, mentre io e la madre parlavamo, visibilmente annoiato, spippolava il proprio videogioco senza interruzione. Alla mia richiesta se non fosse il caso di parlare privatamente senza il figlio, la signora dolcemente rispondeva: “no non si preoccupi, lo vede com’e’, lui non gliene frega nulla, non ascolta, non dice nulla”.
Dopo averla consigliata in merito agli aspetti preparatori della separazione, e avvertita delle difficolta’ del suo caso, la sig.ra A mi guarda con aria contrita e mi dice: “ma la cosa peggiore lo sa qual’e’? E’ l’altro mio figlio (ventidue anni)… sa, non l’ha presa bene la separazione. Non si da’ pace che mi voglia separare dal padre! Che devo fare?”
“Deve cominciare a pensare a se stessa”. Rispondo io.
Quante donne ancora si trovano in situazioni del genere?
Quanti ragazzi ancora crescono in un ambiente familiare simile?

Sono le stesse domande che mi faccio io, ma ne aggiungo una: quanti sono i cosiddetti uomini (?) che si approfittano di una donna un questo modo indegno?

Questa voce è stata pubblicata in Donne, vita quotidina e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

4 risposte a Donne: un passato che è ancora presente

  1. marisamoles ha detto:

    È una storia triste, forse banale, nel senso che cose del genere capitano spesso, più spesso di quanto pensiamo, ma rimane sempre dolorosa.
    Anch’io ho conosciuto una giovane donna che, con grande coraggio e determinazione, ha fatto i bagagli e se n’è andata, per giunta con una bambina piccola. Suo marito, molto più grande di lei, non le aveva mai permesso di fare l’unico lavoro che le interessasse, quello per cui aveva studiato. Ma lei si è sempre data da fare: lavoretti di ogni genere, per sbarcare il lunario. Quando si è rotta la lavatrice, per mesi ha lavato i panni a mano, nella doccia perché il bagno non aveva la vasca. È rimasta senza televisione, senza luce, senza telefono … perché lui non pagava le bollette. Non aveva un conto in banca, né un bancomat o la carta di credito. I soldi li spendeva per la bambina e non pensava mai a se stessa. Orgogliosa, non ha mai voluto che i suoi genitori l’aiutassero, forse perché voleva evitare di sentirsi dire “te l’avevamo detto”.
    Poi un giorno se n’è andata, l’ha lasciato, gli ha lasciato pure la casa, quella in cui era cresciuto. Non voleva procurargli un dispiacere, separarlo dai beni che gli appartenevano, visto che non era stato possibile comperare nemmeno un mobile nuovo, tranne la cameretta della piccola. Gli ha lasciato anche quella perché la bambina potesse avere un posto dove dormire quando doveva stare con il padre. C’è stata poco, in realtà, perché lui non ha mai rispettato le decisioni del giudice: vedeva sua figlia quando voleva e solo se la ex moglie gliela portava e l’andava a riprendere. Manco fosse un pacco.
    Dall’ex marito non ha mai avuto l’assegno per il mantenimento, ma quando lui ha avuto bisogno e si è ammalato, l’ha assistito e l’ha mantenuto. Perché, diceva, era pur sempre il padre di sua figlia.
    È stata fortunata solo perché, subito dopo la separazione, ha trovato ospitalità a casa dei genitori che hanno anche fatto da baby-sitter quando lei lavorava. Perché lei, alla fine, ce l’ha fatta ad avere il posto che sognava. Ce l’ha fatta ad avere una casa, dei mobili nuovi, ad andare in vacanza, a trovare un nuovo compagno … peccato che poi sia stata lasciata a sua volta: tanto coraggio aveva avuto lei ad andarsene, così poco ne ha avuto il suo uomo a lasciarla sola. Ma anche allora lei si è rialzata e ha ricominciato a vivere, per sua figlia e per il suo lavoro piuttosto che per se stessa.

    Una storia banale anche questa, la storia di tante donne che credono di aver trovato la felicità. Ma la felicità è solo un’idea, un’immagine mentale che ci creiamo per avere l’illusione di vivere come vogliamo. Poi, magari, ci svegliamo dal letargo mentale e, nei pochi sprazzi di lucidità che rimangono, ci rendiamo conto che la vita è anche dolore. Basta sapersi rialzare … con dignità.

    • frz40 ha detto:

      Un’ altra storia amara.

      Momenti di felicità e di passione a cui fanno seguito anni di solitudine e di dolore. Figli che crescono senza il calore di una vera famiglia e che forse, a loro volta, mai sapranno cosa significhi questo calore.

      Perché? Non credo che ci sia una risposta. E comunque non una sola e mai la stessa.

      Hai parlato di dignità. Forse è proprio quello che è mancato, in questi casi agli uomini, in altri casi alle donne. Ma forse è proprio il vero punto da cui cercare sempre di ripartire.

      Grazie per questo tuo commento, Marisa.

  2. frz40 ha detto:

    Propio oggi l’ISTAT comunica i dati relativi a separazioni e dei divorzi nel nostro paese.
    Sono in continua crescita: nel 1995 si verificavano 158 separazioni e 80 divorzi ogni mille matrimoni, nel 2008 si arriva a 286 separazioni e 179 divorzi

    La durata media del matrimonio, al momento della separazione, è di 15 anni mentre per i divorzi di 18 anni. Non è più quindi la classica crisi del settimo anno e mi colpisce che l’età media alla separazione (via via è aumentata negli anni anche a causa della posticipazione delle nozze) sia di 45 anni per i mariti e di 41 per le mogli; in caso di divorzio raggiungono rispettivamente 46 e 43 anni.

    A livello regionale si va da un valore minimo di 186,3 separazioni per mille matrimoni che caratterizza il sud ad un massimo osservato nel nord-ovest con 363,3. Più di una su tre, dunque al Nord.

    Nel 70,8% delle separazioni e nel 62,4% dei divorzi si è trattato di coppie con figli. Nemmeno più la loro presenza, dunque, serve a cementare il matrimonio.

    Le crisi coniugali coinvolgono sempre più unioni di lunga durata: le separazioni oltre i 10 anni di matrimonio sono più che raddoppiate dal 1995 ad oggi, quelle oltre i 25 anni quasi triplicate. Questo – sottolinea l’Istat oggi nel rapporto sulle separazioni e divorzi nel 2008 – fa sì che in termini relativi sia diminuita la quota di separazioni prima del quinto anno di matrimonio (dal 24% del 1995 al 17% del 2008). L’incremento a separarsi avviene in un contesto in cui i matrimoni diminuiscono e quindi, per l’Istat, sono imputabili ad un effettivo aumento della propensione alla rottura dell’unione coniugale.

    Un ben triste panorama dunque, a mio parere

  3. patrizia ha detto:

    é la forza delle donne cadere e ricominciare siamo troppo forti e il
    bisogno ci fa strisciare x terra ma riusciamo sempre ad alzarci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...