Politica e baci gay

bacio gay

Facendo riferimento al caso dei due ragazzi gay redarguiti da un bagnino sulla spiaggia di Ostia perché si baciavano, Irene Tinagli, astro nascente, pare , della politica italiana, scrive per La Stampa del 12 Agosto un articolo che titola “Il nuovo pudore che la politica non sa capire”.

Prendendo in esame alcuni “casi” venuti all’onore delle cronache negli ultimi dodici mesi, la Tinagli afferma che i cittadini sono ormai arrivati ad una sensibilità pubblica tanto esasperata da finir, talvolta, per sfociare in atti di intolleranza e di aggressività.

Ci spiega che Siamo arrivati fin qui perché la politica ha perso lungimiranza e coraggio ed è sempre più latitante sui temi che riguardano la crescita e l’evoluzione della nostra società, che riguardano la vita, i sentimenti, le idee, e i valori dei cittadini. [..]La crescita di un Paese – dice giustamente – è anche e soprattutto una crescita culturale e sociale, e rimpiange i tempi in cui c’era la consapevolezza di una società che cambiava, di nuove regole di convivenza civile alle quali occorreva adeguarsi.

Sarebbero questi i tempi  di trent’anni fa quando la politica aveva saputo, assai più di oggi, occuparsi dei temi legati ai grandi cambiamenti sociali allora in atto: il divorzio, l’aborto, il ruolo delle donne nella società e la parità di diritti. I partiti non si tiravano indietro di fronte alle grandi battaglie civili, e si prendevano la briga innanzitutto di informare e formare opinione, di impegnarsi in un’attività divulgativa che bene o male aiutava i cittadini a capire i cambiamenti in atto e orientarsi. E poi si preoccupavano di agire e legiferare avendo a riferimento un’idea della società che pensavano di costruire nel lungo periodo.

Lamenta infine che Oggi la politica sembra invece aver abdicato a questo ruolo. Le grandi questioni sociali e civili che hanno scosso le nostre comunità negli ultimi anni sono diventate «temi sensibili», rischiosi, difficili, e i politici hanno preferito evitarli oppure assecondare e cavalcare le paure e i dubbi ad essi collegati per cercare consenso facile, anziché aprire dibattiti seri ed informati. Un atteggiamento miope e opportunista che ha saputo solo acuire disagi e attriti, facendoci trovare oggi di fronte ad un Paese paralizzato su questioni di grande rilevanza come quella del testamento biologico, dell’omofobia, o del ruolo e del rispetto delle donne, che continuano ancora oggi a subire violenze inaudite – come ci dimostra la cronaca, che quasi ogni giorno ci offre storie di mogli ed ex fidanzate perseguitate, picchiate e uccise. In questo vuoto politico ogni malumore, ogni frustrazione, ogni paura rischia di prendere la strada della chiusura, dell’intolleranza, della diffidenza, della protezione fai da te.

Fin quì l’articolo che ho cercato di sintetizzare ma che potete trovare con questo LINK.

Francamente mi sembra una gran forzatura collegare tra i fatti che la Tinagli assume a riferimento per denunciare, secondo lei, un’eccessiva «esasperazione della sensibilità pubblica tanto da finir, talvolta, per sfociare in atti di intolleranza e di aggressività».

Premesso che quando si parla di casi specifici occorrerebbe aver avuto una diretta conoscenza per giudicare, vediamo di cosa si tratta:

– «i docenti di educazione sessuale denunciati perché spiegano il sesso a ragazzi già adolescenti chiamando le cose col proprio nome anziché ricorrere alla metafore delle api, come è successo qualche mese fa a Treviso».  Da sempre sostengo l’opportunità dei corsi di educazione sessuale nelle scuole, però con la dovuta gradualità e professionalità dei docenti. Nel caso specifico pare che si sia trattato di una specie di fulmine a ciel sereno per il quale bambini e bambini di prima media si son sentiti improvvisamente parlare di  “sesso orale”, “sesso anale”, “trans” e “vibratori”. Ora a me pare che, trattandosi di un corso sperimentale, sarebbe stata necessaria una preventiva informazione ai genitori del taglio che si voleva dare al corso, lasciandoli liberi di iscrivere i propri figli al corso stesso o di non iscriverli e, magari, di essere presenti in aula. Di fronte a tanta leggerezza e prevaricazione dei ruoli non vedo alcuna «esasperazione della sensibilità pubblica» nella reazione dei genitori.

– le mamme che allattano i propri figli in pubblico. Di questi casi mi pare che ne sia venuto all’onore delle cronache uno solo; quello di una signora che allattava nella hall di un grande albergo a Madonna di Campiglio. Alla seconda volta pare che le sia stato chiesto di chiesto  di spostarsi con la piccola in una saletta, a lato del ristorante. Non mi sembra un grave insulto, anche se ritengo che si sia trattato di un intervento sbagliato. Una donna che allatta è un’immagine stupenda. Se qualcuno si sente a disagio di fronte a questa immagine va messo in cura. Non c’entra nulla l’«esasperazione della sensibilità pubblica».

– il caso della ragazza sulla spiaggia di Anzio in topless, con una bella quarta di seno, denunciata per atti osceni, dopo  un violento alterco, da una vicina d’ombrellone madre di due figli di 12 e 14 anni, meriterebbe davvero di essere stato vissuto in loco; se non altro per lo spettacolo. Pare che lo scandalo sia derivato dal modo col quale la ragazza si spalmava sul seno la crema solare. L’ha fatto in modo volutamente provocante? Io se fossi al posto del magistrato che dovrà giudicare chiederei una dimostrazione dal vivo…. Battute a parte mi sembra più una stuzzicante disputa tra galline padovane che un caso di costume causato dall’«esasperazione della sensibilità pubblica».  Che le donne, poi, rispetto a trent’anni fa abbiano deciso di non mostrare più le tette, ma di mettere ben il mostra il culo, mi sembra soprattutto un fatto di moda e, per molte di buon gusto, visto quel che esibivano.

– e veniamo al punto clou, quello dei due ragazzi gay redarguiti per un bacio. A differenza del precedente questo credo che non avrebbe proprio meritato di essere vissuto in loco. Si è svolto a  Ostia, dove un dipendente dello stabilimento balneare ha chiesto loro di smetterla e di allontanarsi perché segnalati da tre bagnanti che si ritenevano infastiditi dalle loro effusioni. I due ragazzi, risentiti, hanno chiamato la polizia che ha raccolto le testimonianze. Le versioni, ovviamente, differiscono. «Semplici baci, comportamento omofobico» per gli uni. «Stavano entrambi su un solo lettino Si erano spinti ben oltre il bacio e la decenza» per gli altri. Ora, lo confesso, mi vien più da credere ai secondi che ai primi, stante il fatto che lo stabilimento balneare è quello del “Settimo Cielo” che è pubblicizzato  sulle guide gay internazionali  e  che, quindi, di bacetti omosex chissà quanti ne avrà già visti. Il fatto poi che sia stati loro a chiamare la polizia mi puzza di cosa studiata a tavolino.

E ritorniamo a Irene Tinagli .

Cosa vuole quando chiede che i partiti «si prendano la briga innanzitutto di informare e formare opinione, di impegnarsi in un’attività divulgativa che bene o male aiutava i cittadini a capire i cambiamenti in atto e orientarsi»?

Per ottenere che cosa? La crescita e l’evoluzione della nostra società verso una situazione di tolleranza che consenta di vedere sulle spiagge tenere effusioni a lingua in bocca e qualcos’altro in mano, da parte di coppie gay o etero che siano?

Non pensa che la gente comune, sia esasperata si, ma proprio del contrario? Di essere cioè stata super informata di queste cose e che ne abbia abbastanza?

La politica sì occupi, sì,  dei grandi temi: del testamento biologico, dell’omofobia, o del ruolo e del rispetto delle donne. Ma in termini seri e costruttivi e non come oggetto di facile propaganda.

I cittadini sanno benissimo da che parte orientarsi sui temi sociali, e non sono deficienti se non si orientano dalla parte da lei voluta.

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