Zittire i vivi e anche il silenzio dei morti.

“Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo”.

Pare che questo pensiero di Evelyn Beatrice Hall, apparso nel 1906 in The Friends Of Voltaire, la biografia del celebre filosofo, non sia proprio più di moda.

Ora pare che sia molto più abituale arrogarsi il presunto diritto di mettere a tacere chi la pensa in altro modo. Siamo arrivati anche a far tacere il silenzio dei morti in uno stadio di calcio, quello di Milano, in ben due occasioni (Inter-Roma e Milan-Juventus) dove i fischi hanno coperto quel minuto di raccoglimento che “il nemico” aveva voluto per onorare un uomo, Francesco Cossiga.

Ma non è tutto. Siamo già agli squadristi organizzati.

E’ stata, dapprima, la volta, il 30 agosto scorso, di Marcello Dell’Utri, impossibilitato a presentare a Como, gli inediti “diari di Mussolini” che lo stesso Dell’Utri avrebbe recentemente ritrovato.

E’ stata, ieri, a Torino, la volta del Presidente del Senato, Renato Schifani, invitato alla festa del PD ma lungamente fischiato e spesso interrotto dal grido di “schifati da Schifani, vattene”.

Sarà probabilmente, oggi, la volta di Gianfranco Fini a Mirabello (FE.)

Intendiamoci, niente di particolarmente nuovo, era già accaduto in passato, ma temo che tre volte nella stessa settimana siano davvero troppe.

Deve temerlo anche il Presidente Giorgio Napolitano che ha definito l’attacco a Schifani una «gazzarra intimidatoria».

Se n’è accorto persino Fassino che non ha esitato a battezzare col termine di “squadristi” la quarantina di persone di prevalente matrice ‘viola’ e ‘grillina’ che hanno gettato nel caos la festa del PD.

La cosa, invece, pare che stia benissimo a Beppe Grillo che ha dichiarato “Siamo solo all’inizio” e, prima ancora a Tonino di Pietro che aveva dichiarato: “Iniziamo a zittire quelli come Marcello Dell’Utri in tutte le piazze d’Italia, perché non è lì che dovrebbero stare, ma in galera… I fischi sono segnali positivi. Se personaggi come Dell’Utri vengono cacciati a suon di fischi dalle piazze, forse il risveglio sociale non è poi così lontano. C’è ancora un’Italia capace di indignarsi”.

Ora che a Beppe Grillo riesca molto meglio fare il comico che il politico non ci sono molti dubbi, ma che Antonio Di Pietro continui ad assumere toni e a pronunciare sentenze che vanno molto al di là del normale dibattito politico, non mi sta proprio bene.

Già in passato avevo stigmatizzato certe uscite del nostro Tonino ritenendo che certi toni e sentenze possano indurre alla violenza della caccia all’uomo da parte di uno squilibrato o di quadristi di piazza.

Vedo ora, con piacere, che una grande firma del giornalismo di sinistra, Gianpaolo Pansa, si dichiara molto preoccupato per le stesse mie ragioni. Non se la prende con i burattini di piazza ma con i burattinai che stanno dietro e ne muovono le fila, e dice:

«Ben più grave è quel che è accaduto dopo l’assalto di Como. A salire sulla ribalta è stato Antonio Di Pietro. Attenzione: non sto parlando di un facinoroso abituato alle scazzottate nelle strade. Bensì del signor leader di un signor partito, l’Italia dei Valori, che aspira a governare il Paese. Tonino non ha perso tempo. E ha subito diffuso un proclama gonfio di violenza. Invitando a iniziare la caccia al mostro Dell’Utri.

[..] Qualcuno potrà osservare:sono soltanto parole, Di Pietro è un politicante abituato a spararle grosse. Ma io non la vedo così. Spesso le parole, come i fischi, diventano pietre. O petardi.

[..] Certo, si può fare finta di niente. Però sarebbe un errore fatale. Tutte le guerre civili iniziano con la caccia a un uomo solo, eretto a bersaglio esemplare. Di solito, però, non si fermano lì.

[..] Grazie a Dio, di squadre armate pronte a sparare non se ne vedono ancora in Italia. Ma questo non significa che non ne esistano. Ci sono, onorevole Di Pietro, stia pur certo che ci sono. E non si tratta degli squadristi che, a sentire gli Sherlock Holmes di Fini, la ministra Brambilla avrebbe già pronti per guastare la festa futurista di Mirabello. Sono tipacci rossi e neri. In grado di far apparire lo squadrismo verbale una pagliacciata da politicastri.
Di Pietro dovrebbe meditare di più, prima di lanciare proclami. Ma deve farlo subito. E dopo aver meditato, si calmi. Prima che sia troppo tardi. Anche per lui, un apprendista stregone che spesso non ci azzecca.»

Non aggiungo altro.

L’articolo è questo: “L’Intolleranza dei Valori – Di Pietro è rimasto l’ultimo squadrista”

Lo trovate qui.

Aggiornamento:
Leggo da Il Corriere del 6 settembre:

“Arlacchi lascia l’Idv :«Di Pietro insegue Grillo e fa il cattivo maestro»”

«Ho deciso di autosospendermi dal partito. Così non si può andare avanti»
(…. vedi il mio commento per il seguito).

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6 risposte a Zittire i vivi e anche il silenzio dei morti.

  1. marisamoles ha detto:

    Per quanto riguarda Di Pietro, credo che il “detto” che gli calza a pennello sia: “Perdonalo, Padre, perché non sa quello che dice”.

  2. vincenzo ha detto:

    Caro frz,
    La frase “Disapprovo quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto a dirlo” non è un pensiero di Evelyn Beatrice Hall, biografa di Voltaire, ma, credo, di Voltaire stesso.
    Hai ragione quando dici che Voltaire non è più di moda.
    Mi permetterei di suggerire tra le numerosissime sue opere, (per chi non avesse nè voglia nè tempo di approfondire) il “solo” “Dizionario filosofico” dove su argomenti sempre attuali, malgrado lo scorrere dei secoli, si possono trarre grandi stimoli argomentati da una mente lucidissima, brillante e razionale …. ossigeno per la mente!

    Un caro saluto
    Vincenzo

    • frz40 ha detto:

      No, Vincenzo. Da quanto ho potuto verificare, queste parole vengono solitamente attribuite a Voltaire, ma non risulta da alcuna parte che le abbia effettivamente pronunciate. Sono state usate per la prima volta da Evelyn Beatrice Hall che, con lo pseudonimo di Stephen G. Tallentyre, ne ha scritto la biografia nel 1906, interpretandone, con esse. il pensiero.

  3. frz40 ha detto:

    Leggo da Il Corriere del 6 settembre:

    “Arlacchi lascia l’Idv :«Di Pietro insegue Grillo e fa il cattivo maestro»”

    «Ho deciso di autosospendermi dal partito. Così non si può andare avanti». Lo ha dichiarato Pino Arlacchi a margine della contestazione a Renato Schifani avvenuta sabato alla Festa nazionale del Pd, per le dichiarazioni rilasciate subito dopo da Antonio Di Pietro a sostegno dei manifestanti.
    «La sua deriva estremista mi preoccupa da tempo, ma questa sua ultima presa di posizione mi ha spinto ad autosospendermi».
    Fino a che non ci saranno prove certe emerse da procedure democratiche e nel pieno rispetto dei suoi diritti costituzionali, Schifani non può essere etichettato e additato al pubblico ludibrio come mafioso e non può essere né insultato né zittito.
    «Questo nuovo metodo di farsi giustizia da sé è un’autogiustizia primitiva e inaccettabile».
    E su Di Pietro dice: «Il rischio è che diventi un cattivo maestro. I partiti hanno una responsabilità nell’educazione politica alla quale non ci si può sottrarre. Invece Di Pietro non lo riconosco più. Mani pulite è stato un altro grande esempio di democrazia che si è fatta sentire. Però i processi non si sono mai svolti su Facebook e sui giornali ma nei tribunali».
    «Per questo mi autosospendo. E finché non vedo un’inversione di rotta non torno indietro

    ….
    Io dico bravo a Pino Arlacchi per la sua scelta e spero che lo seguano in tanti. Due soli appunti alle sue parole.: ‘mani pulite’ non è stato un grande esempio di democrazia, ma solo un mezzo per assurgere al protagonismo. Se fosse stata democrazia avrebbe colpito tutti i colori della politica di quei tempi, e non solo quelli che hanno fatto più comodo. E non speri nei cambiamenti di rotta:cattivi maestri non si diventa, ma si nasce.

  4. vincenzo ha detto:

    Caro Frz,
    Voltaire non ha certo bisogno di una mia difesa d’Ufficio, alcune fonti attribuiscono quelle parole a Voltaire, altre , alla Evelyn Beatrice Hall che come dici tu, ne ha interpretato il pensiero, chi ha ragione?
    La sostanza sostanzialmente non cambia … l’eccellenza di quel pensiero vola sopra ogni controversia.
    Un abbraccio 🙂
    Vincenzo

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