Ditemi che non è vera, ditemi che non è tutto!

Agghiacciante! Questa storia è riportata da Il Quotidiano e la trovate qui

Viveva con soli 500 euro al mese e per questo motivo le avevano consigliato di abortire, ma lei ha deciso di portare avanti lo stesso la gravidanza. Da quando la bimba è nata però, lo scorso luglio, la figlia non l’ha mai potuta tenere in braccio nè vedere, perchè il Tribunale dei Minorenni le aveva subito da sospeso la potestà genitoriale in quanto troppo povera.
Ora i giudici hanno dichiarato adottabile la piccola.
La storia arriva da Trento e la denuncia l`avvocato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale Associazione avvocati matrimonialisti italiani che dice:«Anche in questa vicenda si intuisce che i servizi sociali orami siano sempre più incidenti nelle decisioni dei giudici minorili, avendo spesso stravolto il loro compito di limitarsi a ‘fotografare’ una determinata situazione senza ergersi a consulenti né, tanto meno, a suggerire ai magistrati l`adozione di provvedimenti giurisdizionali»

Ma come è possibile una cosa simile? Ditemi che non è vera, ditemi che non è tutto! Ditemi che c’è qualcos’altro sotto che nessuno dice!

———

Aggiornamento del 10 settembre.

Leggo dal Corriere di oggi:

“Non ci sono droghe, né condanne, né casi di dissolutezza nel passato di Anna (nome di comodo). C’è solo una vita complicata. E una personalità, come dice il suo legale, «fragile, immatura, ma con tante risorse».

Uscita di casa giovanissima, la ragazza si è sposata con un tunisino dal quale ha avuto un primo figlio. Le difficoltà sono cominciate subito e Anna, mentre il rapporto con il marito si faceva sempre più rarefatto, ha deciso di dare il piccolo in affido condiviso, pur continuando a vederlo periodicamente.

Poi ecco arrivare la seconda gravidanza. Nelle condizioni peggiori: il marito era tornato in Tunisia e Anna, persa la casa, era ospite di una struttura. Unico lato positivo, il coinvolgimento in un progetto d’avviamento al lavoro che le garantisce una prospettiva (e 500 euro al mese).”

Anna ha solo vent’anni e si era anche dichiarata disponibile ad un affido condiviso. Niente da fare.

Che triste storia! Di certo ne sapiamo troppo poco per giudicare.

Povera Anna, povero chien perdu sans collier. Qualcuno mai si prenderà cura di lei?

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9 risposte a Ditemi che non è vera, ditemi che non è tutto!

  1. lorettadalola ha detto:

    Speriamo ci siano reali e seri motivi che la stampa non conosce che giustifichino una decisione simile, comunque se la colpa della madre è solo il vile denaro non sarebbe umanitario e caritatevole darle un aiuto? Vivere con poco oggi è molto difficile e mette a dura prova l’equilibrio psicologico (i soldi non fanno la felicità ma danno una grande mano) ma non darle neanche la possibilità di accudire la piccola mi sembra esagerato!

  2. MammaDolce ha detto:

    Questi casi sono sempre più numerosi in Italia, anche con parametri diversi da questo e che non destano preoccupazioni per il nuovo nato! Bisogna domandarsi e domandare . Cosa c’è esattamente dietro queste “sottrazioni”, è lecito domandarselo?
    Ad esempio potete leggera la storia di questa madre, Milano Katia! (la trovate qui)
    Ma vi assicuro che di queste situazioni ve ne sono tantissime, e ne conosco personalmente tante!
    Tutto il mio sostegno a questa MAMMA e un 0=&$% (interpretate voi a piacere) a chi ha preso questa decisione aberrante!
    Buona giornata a tutti voi.

    • frz40 ha detto:

      Sì, val la pena di leggere anche questa storia e anch’io sono convinto che di casi simili ce ne siano molti, anche se, su ognuno di essi è sempre difficile esprimere opinioni, non conoscendo l’intera vicenda.

      Certo è che in molti casi sull’operato dei servizi sociali e dei vari periti verrebbe veramente da dubitare.

  3. vincenzo ha detto:

    Ci sono delle volte che viene voglia di urlare e questa è una di quelle!
    La madre, secondo la legge, può addirittura lasciare il figlio in ospedale, senza conseguenze, se non intende occuparsi del neonato. Ma questa giovane donna ha deciso di tenerlo, di portare a termine la gravidanza e non l’ha abbandonato in ospedale. E’ una madre e la nostra Costituzione (oltre che la nostra morale) considera la maternità un grande valore da tutelare. Vien voglia di chiedersi che cosa pensino di fare, come si attivino i tanti sedicenti comitati o associazioni “per la vita” in un caso come questo.. ma silenzio, si strepita solo quando si ha risonanza mediatica, questo è un caso che non interessa.
    Dare un aiuto a questa donna, questo dovrebbe fare uno Stato che tutela la maternità, questo dovrebbero precipitarsi ad offrire i comitati per la vita, non toglierle la sua creatura. I provvedimenti dei giudici minorili, poi, spesso sono frutto di supponenza e di ignoranza legale e morale, non è certo la prima volta che certe pronunce appaiono incomprensibili ed inaccettabili ai nostri occhi di cittadini normali, ma non ignoranti nè del diritto nè della morale.

    Co produzione
    Raffaella e Vincenzo

    • frz40 ha detto:

      Grazie per l’intervento e, se mi permetti, benvenuta a Raffaella che, esordisce tra i commenti di questo blog.

      Non sappiamo quale sia il reale stato psico fisico di questa mamma e c’è da sperare che si sia agito con motivazioni serie. Però concordo con voi: prima di arrivare a provvedimenti tanto drastici uno Stato degno di questp nome avrebbe dovuto attivare un programma di aiuto. Anch’io penso che i “sedicenti Comitati per la vita” dovrebbero essere i primi a muoversi, proprio in casi come questi, a sostegno di chi la vita l’ha voluta ad ogni costo.

  4. Quarchedundepegi ha detto:

    Dopo aver letto ed essere rimasto di stucco mi sono ricordato di una chiaccherata fatta anni fa con una signora protestante.
    Non riusciva a capire perchè non si permette ai preti cattolici di sposarsi. Diceva giustamente che se un uomo (prete) ha una famiglia può meglio assistere i problemi di una famiglia.
    Analogamente se un legislatore (o chi dovrebbe far applicare le leggi) avesse una conoscenza più approfondita dello “spirito” o dell’animo femminile collegato alla maternità, probabilmente aiuterebbe anzichè distruggere una “Famiglia”. Il nucleo familiare va aiutato! Una madre e un figlio collegati dall’amore sono già un piccolo nucleo familiare.
    Chi prende certe decisioni, se la situazione è come sembra, è la classica persona che ha dimenticato di “collegare” il cervello o non capisce nulla di Famiglia (come il prete senza moglie)… o ha un Quoziente Intellettivo molto molto basso.

    • frz40 ha detto:

      Il celibato ecclesiastico divenne effettivamente vincolante solo con il Concilio di Trento (1545-63), che ne sancì, in forma inequivocabile, l’obbligo.

      Una delle principali motivazioni: troppe raccomandazioni per figli e parenti.

      Ciò detto, hai ragione: la famiglia è un istituto fondamentale dellla nostra società, ma pare che stiano diventando sempre più di moda i “pacchi postali” 😦

  5. Pingback: Frz40's Blog

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