Grazie a Marchionne, per quel che ha detto, ma ancor più per quello che non ha detto.

Marchionne da Fazio–24 ottobre 2010–prima parte
Marchionne da Fazio–24 ottobre 2010–seconda parte

 

Marchionne da Fazio–24 ottobre 2010 – terza parte

Sergio Marchionne non è un grande oratore, uno se ne rende conto subito, però dice delle cose importanti. E ancor più importanti sono quelle che non dice. Ma prima ascoltatelo.

Su questa intervista ho letto di tutto; per la maggior parte le solite critiche populistiche e demagogiche.

A me ha colpito quel 118esimo posto su 139 Paesi, in termini di efficienza del lavoro che, peraltro, non è una novità. Poiché i costi diretti di un prodotto sono costituiti da due componenti fondamentali, il costo del lavoro e il costo delle materie prime vi lascio immaginare cosa questo voglia dire in termini di competitività internazionale, stante che il prezzo delle materie prime è pressoché uguale per tutti.

E vengo  a quello da tempo sostengo e che Marchionne non dice, perché per ovvie ragioni non lo può dire: l’Italia attuale è un Paese morto e sepolto.

Ne soffro.

Ma ne soffro ancor di più nel vedere che la gente non lo capisce.

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3 risposte a Grazie a Marchionne, per quel che ha detto, ma ancor più per quello che non ha detto.

  1. Vincenzo ha detto:

    Io l’ho sentito in diretta ieri sera e credo e mi auguro che le tue conclusioni siano troppo pessimistiche mentre la tua sorpresa sullo stato del Paese invece non mi ha detto nulla di nuovo.
    Marchionne che non si pùò che stimare ed apprezzare anche per la sua cultura di base (la sua prima laurea è in filosofia), ha parlato della disponibilità ad investire in Italia (20 MLD) ad una condizione che sintetizzo: la pace sociale ed il rispetto di accordi che con CISL e UIL sono già sul tappeto, non così con la FIOM.
    Non si può investire in un paese dove l’assenteismo (fino al 50% in certe giornate) in occasione di eventi sportivi o quant’altro, obbliga a ridurre la produttività.
    Determinati accordi sugli orari di pausa lavoro sono già stati ottenuti nello stabilimento di Mirafiori a Torino ed operanti, mentre al sud ci sono ancora resistenze da parte FIOM.
    Malgrado il sistema Italia sia malato e questo credo sia sotto gli occhi almeno di qualcuno, l’italia ha un grosso potenziale: si tratta di creare le condizioni e lo scenario adatto affinchè un colosso come è oramai la Fiat possa creare ricchezza attraverso gli investimenti ed il lavoro.
    E chi può non essere d’accordo? Io credo ed auspico che alla fine si riesca a trovare una quadra con le parole del compianto Totò : a da passà a nuttata! ( mi auguro che si scriva così)
    Non credo che si voglia correre il rischio di perdere questa irripetibile opportunità per il Mezzogiorno e per l’intero sistema Italia.
    Vincenzo

    • frz40 ha detto:

      Che posso dire Vincenzo? Posso auspicare che tu abbia ragione, ma non lo penso proprio.

      Non ti dice nulla il fatto che nessun investitore estero da anni non rischi più il becco di un quattrino in Italia e che molti di quelli che l’avevano fatto hanno preferito accollarsi le perdite pur di scappare in tempo per fermare l’emorragia? Non ti dicono niente le tute blu della Fiom che invadono Roma e inducono Epifani a dire: “Adesso lo sciopero generale”? Non ti dicono niente i giudici che reintegrano al lavoro tre sabotatori che bloccano quello di 1,200 operai? Non ti dice niente un Fini, ormai in piena sua campagna elettorale, che oggi dichiara: «Se la Fiat è un grande colosso lo deve al fatto che è stato per grandissimo tempo il contribuente italiano, lo Stato, a impedire alla Fiat di affondare»? E quale sarebbe secondo te la parte politica in grado di creare le condizioni e lo scenario adatto per far crescere la Fiat e l’industria Italiana? Quella che non può far a meno dei voti della FIOM e di Di Pietro?

      No caro Vincenzo. Questa è una “nuttata” che dura ormai da più di quarant’anni e durerà per quanti altri ancora. E’ ormai una tomba, non una nottata.

  2. frz40 ha detto:

    E tanto per cambiare, con riferimento alle reazioni dei nostri politici e dei nostri media, mi pare molto significativo questo titolo che Il Corriere riporta, non a pag.1 (per la carità!), ma nell’interno a pag. 11:

    Il giorno dopo di Sergio: discutono di tutto meno che della sostanza”

    Come si può sperare che le cose cambino? Utopia !!

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