Made in Italy: vero o tarocco?

 

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Che ne dite di questa sentenza della Corte di Cassazione?

Si al “made in Italy” sui prodotti realizzati all’estero con materiali italiani

E’ di lunedì, 25 Ottobre 2010 e dice:

Legittimo il made in Italy anche se il prodotto, realizzato con materiali italiani, è stato di fatto confezionato all’estero.

Leggo che la sentenza si riferisce ad un imprenditore fermato nel porto di Genova con un carico di portafogli confezionati in Cina con impressa la dicitura ‘Vera Pelle Italy’ e, in un angolo, un piccolo bollino adesivo con la scritta ‘Made in P.R.C.’.

La Cassazione osserva che, in base alle norme vigenti “non esiste alcun obbligo per l’imprenditore di indicare il luogo di fabbricazione del prodotto”. Attualmente – prosegue la Cassazione – esiste un “obbligo di indicazione dell’origine estera del prodotto solo nell’ipotesi di uso del marchio con modalità tali da indurre il consumatore a ritenere che il prodotto sia di origine italiana. Ma anche in questo caso non è indispensabile l’indicazione del Paese di fabbricazione, essendo sufficienti altre informazioni sulla effettiva origine estera del prodotto”.

Come dire che in un  prodotto, in questo caso di delicata pelletteria, il trattamento, la lavorazione ed il confezionamento non contano nulla.

Vi sentite tutelati?

 

Via Bliz Quotidiano.it

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27 risposte a Made in Italy: vero o tarocco?

  1. quarchedundepegi ha detto:

    Le prese per il sedere non finiscono mai.
    Comunque, per usare una parola che utilizzi tu, l’essere “tutelati”, almeno nel nostro paese, funziona come l’essere rispettati.

  2. Giorgio ha detto:

    Lavorando da molti anni in un’azienda di abbigliamento ed accessori mi è ben chiaro l’inganno per il consumatore che si cela dietro il “made in Italy”.
    Ma…..sorpresa! Il vero inganno oggi è far credere che il made in Italy sia ancora garanzia di miglior qualità e produzione fatta rispettando le regole ed i diritti umani.
    Un’esempio: oggi la produzione di borsette e di abbigliamento avviene in Cina all’interno di fabbriche totalmente nuove, comperate “chiavi in mano” con tanto di tecnici e controlli qualità da Stati Uniti, Germania, Inghilterra, etc., con standard di qualità del prodotto e del rispetto del lavoratore che in Italia non abbiamo neanche mai visto. E’ ormai passato il tempo della tecnica “acquisisco mercato perchè costo meno”. I Cinesi, una volta conquistato il mercato, hanno capito che per tenerselo stretto devono puntare sulla qualità. Hanno, d’altronde, sia i mezzi economici sia le capacità tecniche per farlo.
    La produzione, invece, del “made in Italy” del settore avviene (salvo poche eccezioni, solitamente di “alta gamma”) negli scantinati di Napoli o di Bari e nei garage del Lombardo Veneto e della Toscana, con macchinari vecchi e lavoratori (spesso cinesi clandestini) con bassa capacità professionale, trattati come schiavi.
    D’altronde lo dicono i numeri: i distretti produttivi del settore “alla luce del sole” e non “in nero” non hanno la capacità produttiva necessaria ad immettere sul mercato quello che poi si vende con etichetta “made in Italy”. Per cui….dove li fanno?
    Detto questo, che ne dite: quale sarà il prodotto che per il consumatore varrà la pena di acquistare perchè di qualità? Il Made in Italy o il Made in China?

    • frz40 ha detto:

      E’ noto che non è tutto oro quel che luccica: c’è del Made in Italy che fa schifo e del Made i China di qualità. L’etichetta di per sé non è una garanzia, ma se almeno dicesse la verità sarebbe già qualcosa.

      Grazie per l’intervento, in ogni caso.

  3. Giorgio ha detto:

    Prego, ma….in realtà l’etichetta lo diceva.
    “Vera Pelle Italy” significa che la materia prima (la cosa più importante nell’abbigliamento e negli accessori) è, quantomeno, scelta e controllata in Italia (prodotta no, mucche non ne abbiamo più!).
    “Made in China” significa che il confezionamento è stato fatto in Cina.
    E’ vero che la normativa non è chiarissima in merito alla definizione di “Made In”, ma io direi che al di là di dove è fatto un prodotto sta a noi consumatori decidere se siamo disposti a pagare un certo prezzo per una qualità che, in tutti i casi, non viene certo garantita dal fatto che il prodotto sia fatto o no in Italia.
    Questo in generale per tutti i prodotti di consumo, ma soprattutto per l’abbigliamento e gli accessori (scarpe, borse, cinture…).
    Ciao e grazie a te per lo spazio.

    • frz40 ha detto:

      Concordo, spetta a noi valutare la qualità dei prodotti e decidere se siamo disposti a pagare quel certo prezzo.
      Il punto è che spesso non abbiamo la competenza per giudicare a prima vista, e della cattiva qualità ce ne accorgiamo solo dopo averlo pagato.

      Un’etichetta chiara e precisa aiuterebbe.

      Grazie a te e quando vorrai intervenireancora le porte saranno sempre aperte.

  4. Quarchedundepegi ha detto:

    Allora d’ora in avanti dovremmo cercare prodotti Made in China e disprezzare il Made in Italy.
    Ma mi si faccia il piacere! Dobbiamo impinguare quei “mostri” che non sanno cosa sia la democrazia!

    • frz40 ha detto:

      Caro amico mio,

      Capisco il tuo disappunto che è anche il mio, ma con quel mondo ci dobbiamo confrontare. Ce lo impone il mercato e non possiamo farne a meno.

      Che ci piaccia o no. E farlo con chiarezza forse aiuta.

  5. Quarchedundepegi ha detto:

    Come quello che caduto da cavallo dice che voleva scendere.
    Volendo si può diminuire il danno.

  6. Giorgio ha detto:

    @frz40
    Hai perfettamente ragione, dal cavallo del mercato non si può proprio scendere.
    @Quarchedundepegi
    Pur concordando con te per quanto riguarda la democrazia (anche se potremmo discutere a lungo sul concetto di democrazia e della sua applicazione “reale”, anche qui da noi), con questo abbiamo a che fare.
    In Cina, come del resto in tutto il continente asiatico salvo rare eccezioni, il concetto occidentale di democrazia non c’è mai stato. D’altronde vi è una differenza fondamentale, in materia di “humus” culturale: di solito da noi viene messo al centro l’individuo, da loro il gruppo (famiglia, etnia, azienda, casta, Stato…).
    Ciò fa sì che da noi si parli di diritti umani (sempre del singolo individuo), da loro di diritto della collettività (anche a scapito dell’individuo) e che la democrazia come la intendiamo noi, secondo me, è difficile che possa attecchire a breve.
    Certo, nel nostro piccolo possiamo sempre darci da fare per migliorare il mondo, ma le cose cambiano e se vogliamo contribuire a cambiarle in meglio dobbiamo “tuffarci” nel cambiamento, non tirarcene fuori.
    E poi….cerchiamo di non respingere in toto quello che può venire da fuori.
    Cerchiamo di prendere il meglio anche dai Cinesi, come abbiamo fatto spesso noi Italiani nella nostra storia con tanti altri popoli.
    Ad esempio, dal punto di vista economico, loro hanno fatto negli anni scorsi esattamente quello che ha fatto l’Italia negli anni 80 e 90 nelle piccole e medie aziende: svalutazione competitiva della moneta e grandi quantità prodotte con lavoro al limite dello schiavismo, con conseguente convenienza del costo del singolo prodotto in rapporto agli altri paesi ed export alle stelle.
    Questa semplice formula garantisce il boom economico, almeno in una prima fase e per i prodotti di “fascia bassa”.
    Poi, poichè c’è sempre qualcuno che produrrà in futuro a minor costo di te, una volta conquistate le quote di mercato, loro hanno investito in istruzione, impianti e qualità e si preparano all’inevitabile fase post industria di base.
    E noi? Noi pensiamo ancora di essere i più “fichi” del mondo e che basti il nostro passato (Made in Italy) a far sì che altri comprino i nostri prodotti e ci crogioliamo in questa (errata) convinzione.
    Invece dovremmo imparare da loro ed investire in istruzione ed innovazione.
    Così, ad esempio, il vestito sarà ideato in Italia, prodotto in Cina con tessuti fatti in Turchia con lana Argentina, ricamato in India, portato in Italia per controllarne la qualità ed infine venduto in tutto il mondo da strutture commerciali Italiane.
    Che dici? Meglio fare lo stilista, il tecnico di controllo qualità produttiva, l’impiegato commerciale o amministrativo, il dirigente, oppure fare l’operaio a 12 ore al giorno sabato compreso, a cucire abiti pagato una miseria a “pezzo”?
    Io, sinceramente, avendo visto e vissuto tutte e due le opzioni, scelgo la prima. 🙂

  7. quarchedundepegi ha detto:

    Se non si può scendere si può cercare di limitare i danni. Quando vado a fare degli acquisti cerco sempre di non comperare Made in China o Made in P.R.C.
    Basta considerare quello che è accaduto, e continua ad accadere, in Tibet per cercare di non osannare l’operato industriale di certi personaggi.

  8. Giorgio ha detto:

    Allora forse non dovresti comperare neanche la benzina, considerato quello che costa in termini di sfruttamento e di distruzione dell’ecosistema ai popoli dell’Ecuador o della Nigeria le perforazioni delle compagnie petrolifere (Eni compresa) oppure non comperare il gas Russo (vedi Cecenia e libertà di stampa) o men che meno Libico…….
    Io credo che sia giusto avere la “giusta” attenzione rispetto a questi temi ed usare tutte le armi di lotta civile e di pressione per cambiare le (terribili) condizioni di vita di persone meno fortunate di noi.
    Ma stiamo attenti….andare a senso unico non mi sembra una buona politica.
    Il nemico, per me, non è la Cina o il tal Paese.
    Il nemico vero, forse, l’abbiamo in casa: è dentro noi tutti.

  9. Giorgio ha detto:

    Altra piccola considerazione: premesso che ogni progresso dei popoli richiede tempo e crescita culturale, siamo poi così sicuri che all’operaio del paese “x” costretto a lavorare nelle condizioni che sappiamo ed in un sistema politico dittatoriale possa far piacere ritornarsene nella risaia o nella miniera perchè i prodotti della sua fabbrica non li compera più nessuno?
    E rinunciare così anche a quel poco di reddito in più che, faticosamente, gli permette di sognare un futuro migliore per i suoi figli, facendoli magari studiare?
    Perchè questo succede…..se diminuisce il reddito nazionale stiamo pur sicuri che a sentirne l’effetto non sono mai le classi dirigenti….sono sempre i poveri cristi.

    Ah, questa non è un’idea mia….qualche anno fa, in occasione di una permanenza in Bolivia, me l’ha suggerita un carissimo amico boliviano.
    E…non era la prima volta che lo sentivo, questo discorso….me l’aveva fatto anche mia madre, costretta ad iniziare a lavorare a 11 anni e mezzo: mi diceva “che cosa avrei dovuto fare? Se non l’avessi fatto, la mia famiglia sarebbe stata alla fame ed io non avrei potuto poi farti studiare e darti un futuro migliore del mio”.
    Non vediamola sempre con i nostri occhi “occidentali”.
    Non è detto che sia quello che gli “altri” vogliono.
    Certo i principi sono sacrosanti, ma, come si dice, Roma non è stata costruita in un giorno.
    Un caro saluto e scusate tutti per la lunghezza dei miei post.

    • frz40 ha detto:

      Lunghi? Ma no. Benvenuti, visto che hanno molte cose da dire.

    • elisabetta ha detto:

      Caro Giorgio, mi è piaciuto il tuo commento…. Non fa una grinza ed è anche il mio pensiero.

      Ci troviamo di fronte ad un’ascesa di un popolo come la Cina che punta a conquistare il mondo industriale dopo la sua rivoluzione culturale del ‘68 e lo fa usando un sistema che comporta fatica e rinunce per arrivare ad ottenere un giorno qualcosa in più per coloro che seguiranno, a spese di fatiche e rinunce a carico sempre dei più deboli.

      Così è stato anche per noi, così lo hanno visto e vissuto i nostri genitori e così, anche tua madre lo ha capito e percepito e te ne ha dato spiegazione e testimonianza.

      Nel dopoguerra, quando tutti gli italiani si dovevano risollevare dai danni e dai lunghi anni di distruzione e di paura, c’è stato un unanime risveglio delle coscienze e della buona volontà di rimboccarsi le maniche e da lì pian piano è riemerso un paese che negli anni ’60 ha avuto il suo massimo apice, chiamato allora “boom” (e… si, si era usato un termine anglosassone).

      Questo miracolo economico aveva favorito soprattutto le imprese industriali e le aziende artigiane e commerciali (insomma tutti coloro che si sono esposti in prima persona). Certo, i dipendenti di tali aziende non si sono arricchiti come i loro principali, ma lo stipendio era sicuro e bastava a mantenere una famiglia.

      Ma questo non andava bene, si doveva equilibrate il livello di vita, si dovevano distribuire più equamente le ricchezze, e così sono nati i sindacati che, dovevano tutelare i diritti dei lavoratori.
      Ma queste istituzioni (giuste nella forma, ma troppo severe nella realtà) hanno indebolito le industrie e poco alla volta fatto sparire quelle piccole aziende artigiane che erano il vero fiore all’occhiello di un’Italia sana e fiorente.

      Risultato?

      Industrie in crisi, artigianato morto, operai in cassa integrazione (a carico dello Stato e di tutti noi che lo manteniamo), impoverimento generale e arricchimento della classe politica e di quei sindacati (che sono pure dei politici) che avrebbero dovuto tutelate i più deboli ( quei deboli che sono poi gli stessi che un tempo potevano mantenere una famiglia ma che ora non arrivano a fine mese).

      Questo, caro Giorgio, è il mio modesto pensiero e la mia (forse semplicistica) visione di ciò che è accaduto in questi ultimi 50 anni.
      Pensiero e visione errata?
      Probabilmente, anzi sicuramente….
      Ma la politica è una materia che forse, nemmeno i veri politici sanno cos’è: se lo sapessero le cose andrebbero molto meglio.

      Conclusione: la Cina avanza, forse con prodotti non sempre di qualità, ma senz’altro di maggiore concorrenza e sappiamo tutti che la concorrenza da sempre la vittoria a chi vende a più bassi costi e, purtroppo l’Italia, così come è strutturata la produttibilità, con costi alti, è quindi nell’impossibilità di misurarsi con Paesi favorevolmente sgravati quindi più competitivi.
      E questo anche nonostante il divario tra “prodotto di qualità o prodotto scadente”, tra “etichetta made in Italy o made in Cina”.

      Eli

  10. Giorgio ha detto:

    @Quarchedundepegi
    A proposito, non era e non è mia intenzione “osannare” operati industriali, ma solo dare qualche informazione su come funziona oggi la produzione dei beni di consumo, soprattutto nel campo dell’abbigliamento ed accessori dove lavoro da 28 anni, oltre a qualche spunto di riflessione.
    Grazie ancora per la pazienza nel leggermi

  11. Pingback: Frz40's Blog

  12. Quarchedundepegi ha detto:

    Ho letto tutto quanto hai scritto e mi rendo conto che può esserci un tentativo, da parte dei cinesi, di diventare apparentemente più “potabili” per noi occidentali. Non mi sento asolutamente dalla parte dei più fighi; semmai mi considero fortunato se ho avuto la fortuna di essere nato nella meravigliosa Italia… e non sto scherzando.
    La Cina potrà sostituire in futuro (o l’India, o il Brasile) gli Stati Uniti come paese “trainante” a livello mondiale. Oggi però, come dicevo, basta considerare le violenze e i soprusi che vengono sopportati dai tibetani per “scomunicarla” e averne paura.
    Inoltre, su stampa neutrale e non lecchina si può leggere di “soprusi” su varie etnie dentro i confini cinesi.
    Apprezzo la tua fiducia nei cinesi che probabilmente conosci bene.
    Per fortuna ognuno è libero di acquistare i prodotti che desidera con la speranza di non essere tarroccato.
    Grazie a frz per l’ospitalità.

  13. Giorgio ha detto:

    @Quarchedundepegi
    Forse, nonostante io sia abbastanza “lungo” nei post, non mi sono spiegato bene.

    Non intendevo e non intendo dire che ho fiducia nei cinesi e non ritengo che i loro successi industriali possano in alcun modo mettere a tacere i crimini contro la vita, la dignità umana e l’ecosistema perpetrati dal loro governo.
    Volevo solo far presente che prima di esercitare il proprio (sacrosanto) diritto al boicottaggio di un prodotto bisognerebbe riflettere circa il danno che si infligge.
    Chi si colpisce? Il governo cinese? I ricchi proprietari cinesi dell’azienda? L’azienda italiana che distribuisce il prodotto?
    O piuttosto, in ultima analisi, l’operaio sfruttato e malpagato che viene alla fine licenziato e come unica alternativa ha il ritornarsene in risaia o in miniera?
    Solo questo.
    Se poi uno, liberissimo di farlo ovviamente, dice che non vuol comperare made in China per protesta contro la politica di quel governo, io credo, per coerenza, dovrebbe farlo con tutti i prodotti e le materie prime che provengono da paesi con governi altrettanto criminali.
    E dicevo, ad esempio: perchè allora non staccare anche il gas, che proviene dalla Russia (vedi crimini in Cecenia e giornalisti uccisi), dall’Algeria (dove vige un regime dittatoriale) e dalla Libia (qui tutti sanno di che stiamo parlando)?
    Ecco, volevo solo dare questi due elementi di riflessione/provocazione:
    1. chi paga alla fin fine il mancato acquisto di un prodotto?
    2. perchè prendersela solo con la Cina?
    Grazie.

    P.S.: a proposito, la Cina l’India ed il Brasile hanno GIA’ sostituito gli USA nel ruolo di paese trainante. E non solo….le riserve monetarie mondiali sono solo per il 25% nei paesi “occidentali”. Per il resto sono in Russia, Paesi Arabi, Cina ed India. Come a dire: i soldi li hanno già loro e noi…..non più.

  14. Quarchedundepegi ha detto:

    IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI; pare non l’abbia detto o scritto il Machiavelli. Purtroppo sovente questo detto viene applicato dalla “Ragion di Stato”.
    La Cina lo applica a discapito di molti del globo terracqueo.
    Quello che dice Giorgio ed Elisabetta può essere giustissimo, però, secondo me, questo “giustissimo” va a farsi benedire se c^è violenza, sofferenza, soprusi, disonestà, crudeltà, ecc.
    Ho vissuto la fine della guerra e il dopoguerra. C’era la battaglia della sopravvivenza. Già allora non ho mai sopportatato i soprusi e ho sempre combattuto, alla “don Chisciotte”, ma ho sempre combattuto.
    Di fronte al pericolo di utilizzare il gas algerino non posso andare a vivere in una caverna. Se non acquisto prodotti Made in China, ma acquisto prodotti europei, non credo che faro morire un cinese, ma sicuramente faro qualcosa di buono per il lavoratore europeo.
    Se avete tempo, ma soprattutto voglia, di andare un po’ a leggere il mio blog, potrete vedere che mi piacciono le cose giuste e non sopporto i “dritti”.

  15. Giorgio ha detto:

    @Quarchedundepegi
    Oramai posso affermare con certezza che non riesco a spiegarmi bene.
    IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI non lo sottoscrivo, chiunque l’abbia detto o scritto.
    Piuttosto, mi interrogo: I MEZZI PER RAGGIUNGERE IL FINE, LO RAGGIUNGONO VERAMENTE?
    E poi: SIAMO SICURI CHE IL NOSTRO FINE SIA CONDIVISO DAI BENEFICIARI?
    Con questo non credo di aver mai affermato che a te non piacciono le cose giuste o messo in dubbio il tuo passato ed il tuo diritto a condurre le battaglie nei modi che ritieni più opportuni.
    Anche a me piacciono le cose giuste e non i “dritti”, ma cerco, per quanto possibile, di capire le conseguenze dei miei comportamenti.
    Come? Soprattutto ascoltando. Ciò non significa rinunciare alle proprie convinzioni, ma porsi dei dubbi e talvolta, perché no?, cambiare anche idea.
    Mi sembra invece di aver colto dai tuoi scritti alcuni aspetti:
    1. le battaglie per i diritti devono andare a “senso unico”: facile prendersela con la Cina (non cambia nulla nella tua vita), più difficile prendersela con Russia, Algeria o Libia (“non posso andare a vivere in una caverna”: perché, l’alternativa all’uso del gas è solo quella? Mai sentito parlare di pannelli solari, stufe a pellet, etc.? Trovo banale riproporre la solita vecchia alternativa della “caverna”).
    2. Hai forse una tua personale classifica per la quale il tibetano vale di più del ceceno o dell’algerino o dell’ eritreo respinto dall’Italia e rimandato in Libia a morire? (io trovo classifiche di questo tipo non giuste).
    3. Hai, da quello che dici, una tua personale classifica per cui il lavoratore europeo è più importante di quello cinese. Parliamo di “diritti umani” o di “diritti europei”? E poi, sai tu che cosa vuole il lavoratore cinese? Io non sono del tutto sicuro che, almeno oggi, voglia democrazia e rispetto. Forse domani, chissà?

    Detto questo penso non sia il caso, da parte mia, di abusare ancora della cortesia e dell’ospitalità di Frz40 per continuare la nostra personale “querelle”. Abbiamo, credo, già detto tutto quello che c’era da dire.

    Cercherò di trovare il tempo (la voglia, ti assicuro, c’è) per visitare il tuo blog.
    Là spero potremo continuare a scambiarci opinioni,
    tu, con le tue granitiche convinzioni (“mi spezzo ma non mi piego”)
    io, con i miei dubbi ed i miei tatticismi (“mi piego ma non mi spezzo”)
    Un caro saluto

    @elisabetta
    Grazie, condivido in massima parte quanto da te scritto.
    Purtroppo ancora oggi la maggior parte degli italiani si affida ad una classe dirigente (politica, sindacale, professionistica ed imprenditoriale) che non ha altro obiettivo che perpetrare se stessa ed i propri privilegi.
    In che modo? In primis, come ci insegna da sempre la storia, additando come colpevole di tutti i mali un nemico (interno e/o esterno).
    Pertanto, oggi se siamo messi male è tutta colpa dei Cinesi e chi cerca di dire che forse non è del tutto così è amico e complice dei maledetti Cinesi! 😦 .
    Che, tra le altre cose, sono anche comunisti, antidemocratici ed imperialisti e schiacciano i propri cittadini e gli altri popoli (tibetani, uiguri, cristiani, seguaci di Falun Gong, etc.), sono chiusi al mondo, sono razzisti, sono anche, perché no?, bruttini, così giallini e piccolini. 😦 Perfetti! 🙂 🙂

    • frz40 ha detto:

      Il mio spazio è aperto sempre, Giorgio. Non te ne fare un problema.

      Mi pare, peraltro che, vi siate espressi entrambi benissimo e che, come spesso accade, le convinzioni siano ‘granitiche’ da netrambe le parti. Non succede quasi mai, in questi casi. che l’uno riesca a convincere l’altro; è però importante che entrambi ci abbiate riflettuto (ed io con voi). Magari anche solo per far diventare ancor più granitiche le vostre rispettive idee.

      Grazie ad entrambi per i Vostri interventi.

      • Giorgio ha detto:

        Grazie a te.
        Eh già, hai proprio ragione, sono granitico anch’io nella mia convinzione della necessità di essere elastici.
        Una contraddizione mica male, eh?
        Buona giornata.

  16. quarchedundepegi ha detto:

    @Giorgio
    Solo ora ho avuto tempo di leggere quanto hai scritto.
    Non è un problema di graniti. Ho fatto una diagnosi:
    Parliamo due lingue diverse. Probabilmente nessuno dei due sbaglia. Dipende dal punto di vista.
    Terapia? O io imparo la tua lingua (ma per ora non ne ho il tempo) o tu impari la mia… o si ritorna al detto del Manzoni.

    Alessandro Manzoni serenamente stava leggendo nel suo studio mentre la nipotina stava tranquillamente , per terra, giocando.
    Entra il giardiniere, che chiameremo Giovanni, il quale si lamenta perché la cuoca, che chiameremo Sofia, è stata sgarbata con lui, ecc. ecc.
Il Manzoni lo ascolta attentamente e, alla fine dice:”Hai ragione”.
    Giovanni se ne va tranquillamente e poco dopo arriva Sofia che, a sua volta si lamenta perché Giovanni si sarebbe comportato male con lei.
Il Manzoni la ascolta attentamente e, alla fine dice:”Hai ragione”.
    Sofia se ne va soddisfatta e, per qualche minuto nessuno fiata.
Poi, la nipotina che sembrava disinteressata, dice:”Ma nonno; prima è venuto Giovanni e gli hai detto che ha ragione, poi è arrivata Sofia e le hai detto che ha ragione. Com’è possibile che abbiano ragione tutt’e due?”
    E il Manzoni:”Hai ragione anche tu”.

  17. Giorgio ha detto:

    @Quarchedundepegi
    Hai ragione! 🙂

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