Consigli pratici per contrarre un matrimonio nullo.

Volete contrarre un matrimonio che all’occorrenza possa essere dichiarato nullo?

Ecco come fare:
– Prendete un pezzo di carta
– Scriveteci su “la fedeltà nel nostro matrimonio è un optional”
– Dategli data certa anteriore al matrimonio (notaio o semplicemente timbro postale)
– Sposatevi in chiesa
– Dimenticatevene e siate fedeli
– Ma all’occorrenza tiratelo fuori e il matrimonio sarà dichiarato nulla, sia dalla Chiesa che dallo Stato.

Questo è il consiglio che potrebbe essere dato a seguito della recente sentenza numero 22677 della prima sezione civile della Suprema Corte di Cassazione.

Per la chiesa l’obbligo della fedeltà è un requisito esenziale del matrimonio e la Sacra Rota aveva dichiarato nullo un matrimonio, avendo accertato «l’esclusione da parte della moglie di uno dei “bona matrimoni” (appunto, l’obbligo della fedeltà) e a nulla era servito il fatto che «il marito era a conoscenza di detta riserva ».

Le Cassazione ha recepito in pieno il verdetto, perché non può essere che così in conseguenza del Concordato.

Questo perché le sentenze ecclesiastiche hanno anche efficacia civile nel nostro ordinamento, purché non siano contrarie all’ordine pubblico e siano state pronunziate in contraddittorio tra i coniugi.

E qui di contrarietà all’ordine pubblico non se ne intravvedono.

A nulla è servito il fatto che la donna sia poi sempre rimasta fedele. Questo perché la nullità di una atto comporta che l’atto è nullo fin dall’origine e quindi si deve considerare comemai avvenuto.

Attenzione però anche tutti i diritti conseguenti al matrimonio (esempio i diritti ereditari, gli assegni di mantenimento etc) non avranno valore.

Una domanda:

L’obbligo di fedeltà non è previsto per il matrimonio civile. Se mai avremo i matrimoni gay, l’obbligo della fedeltà avrà valore solo per le coppie etero?

Aggiornamento importante:

Chiedo scusa: in questo post, e soprattutto nei commenti, ho detto un sacco di cazzate.

Il nostro codice civile prevede espressamente l’obbligo di fedeltà per i coniugi all’art 143 che recita:

“Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.
Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione (Cod. Pen. 570).
Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia”

Sono stato tratto in inganno dagli articoli di stampa che affermavano che la Cassazione ha recepito il verdetto della Sacra Rota solo  perché non poteva fare diversamente in conseguenza del Concordato.

Non so valutare, a questo punto, se l’esclusione a priori, da parte della moglie, dell’obbligo della fedeltà, sia causa di nullità anche di un matrimonio civile, soprattutto nel caso in cui non ci sia stata alcuna successiva infedeltà; in ogni caso, dovevo documentarmi meglio.

Me ne dispiace, scusatemi.

 

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17 risposte a Consigli pratici per contrarre un matrimonio nullo.

  1. breather ha detto:

    Capito ancora in questo blog, rivedo ancora frasi sui gay scritte probabilmente senza aver prima riflettuto nemmeno un po’. Nel post lei chiede: “Se mai avremo i matrimoni gay, l’obbligo della fedeltà avrà valore solo per le coppie etero?” Domanda senza senso dal momento in cui lei sa perfettamente che, essendo i matrimoni tra gay dei regolarissimi matrimoni civili, gli obblighi dei contraenti sarebbero gli stessi di qualunque altra persona che contrae matrimonio. Se il matrimonio civile già ora non prevede l’obbligo della fedeltà, come lei riporta nel post, la sua mera estensione ai fidanzati dello stesso sesso non può in alcun modo comportare una situazione in cui l’obbligo della fedeltà riguarderebbe solo alcuni contraenti e non altri.
    PS: rispondo anche al post sul Papa e la contestazione gay (all’ingerenza del Papa)

    • frz40 ha detto:

      Scusi, ma il “senza aver riflettuto almeno un po’ ” se lo può anche tenere.

      Se allo stato attuale dell’arte l’obbligo della fedeltà non è elemento essenziale del matrimonio civile, bisognerà o cambiare la legge, o cambiare il Concordato, o ci sarà diaprità.

      • breather ha detto:

        @frz40, guardi che non intendevo urtarla… è solo che uno non può dire quelle cose se ci ha riflettuto un minimo sull’argomento.
        Scrive: “Se allo stato attuale dell’arte l’obbligo della fedeltà non è elemento essenziale del matrimonio civile, bisognerà o cambiare la legge”.
        Ecco… ma in questo che c’entrano i gay? Nulla.
        Scrive: “o ci sarà disparità”
        Tra chi contrae matrimonio civile e chi contrae matrimonio cattolico c’è sempre stata, c’è e sempre ci sarà disparità, poiché si tratta di due tipi di matrimonio differenti… l’uno è un legame laico e segue le disposizioni del Codice Civile, l’altro è un legame religioso che segue le disposizioni che dà la Chiesa cattolica e che solo per ‘trascrizione’ nei registri di stato civile ha anche effetti dal punto di vista legale.
        In questo i gay che c’entrano? Nulla.
        Ha tirato in ballo i gay e la loro libertà matrimoniale, attualmente calpestata qui in Italia, in un discorso che con loro non c’entra un fico secco.

      • frz40 ha detto:

        Lei deve aver la pelle sottile, caro breather. Ho tirato in ballo i gay senza nessun precocetto né insulto, nè allusione e visto che è un tema di cui si tratta, io mi son posto una semplice domanda. Non mi è consentito?

        Oggi per chi si sposa in chiesa e tarscrive non c’è alcuna differenza dal punto di vista civilistico, rispetto a chi contrae matrimonio civile. Domani o cambiano le leggi o le differenze ci saranno.

  2. breather ha detto:

    A me pare invece che lei non veda l’ora di andar contro i gay, anche con piccole domandine-frecciatine retoriche del tutto gratuite e fuori contesto come quella contenuta in questo post (messaggio implicito di questo post: i gay sono persone sessocentriche e infedeli che esigono un legame matrimoniale privilegiato). Io mi limito a scrivere quello che penso su tali affermazioni.
    Rispetto alle differenze legali tra matrimonio civile e cattolico trascritto, la legge italiana a quanto noto si limita a riconoscere quelle che sono le differenze intrinseche fra i due legami… se lei non concorda con queste differenze ha ragione a dire che la legge a suo parere dovrebbe essere cambiata. Ma… ripeto… in tutto questo, l’estensione del matrimonio civile ai fidanzati dello stesso sesso c’entra come i cavoli a merenda.

    • frz40 ha detto:

      Vede che ho ragione a dir che Lei deve aver la pelle fine? Fa diventare una semplice domanda una frecciatina retorica e gratuita e gli dà un messaggio implicito del tutto inesistente.

      Ascolti me, legga quel che c’è scritto e si fermi lì, che ci guadagna.

  3. breather ha detto:

    Ma su… è palese la cosa. Non si dipinga più di un’ingenuità di cui è privo.
    Ne guadagnerà in credibilità agli occhi di chi legge. Saluti

  4. Diemme ha detto:

    Beh, ero venuta qua come promesso, chiaramente animata di buone intenzioni, e mi è dispiaciuto vedere questo alterco.

    Caro Frz40, io non sono né gay né cattolica, ma se devo serenamente esprimere la mia opinione, l’allusione ai gay mi è sembrata poco pertinente. Da lettrice esterna, priva di qualsiasi pregiudizio, mi sono sinceramente chiesta: ma che c’entra?

    Cionondimeno anche breather mi ha stupito con il suo “messaggio implicito di questo post: i gay sono persone sessocentriche e infedeli che esigono un legame matrimoniale privilegiato”, è veramente un processo alle intenzioni ancora più fuori contesto di quanto puoi aver scritto tu.

    Ciò premesso, vengo al dunque: a me il Concordato è sempre sembrato molto ingiusto: che il matrimonio religioso risponda a dei criteri diversi rispetto a quello civile, mi sta bene, sono due istituti diversi, ispirati a principi diversi, ma se uno contrae entrambi, da entrambi derivano diritti e doveri diversi. Ora, perché lo scioglimento di un matrimonio religioso, perché si è contravvenuto a dei principi di fede, dovrebbe influire su quello civile, che è un contratto a tutti gli effetti, e a tutti gli effetti uguale a quello di chi ha contratto unicamente quello?

    Perché se un’altra religione concede lo scioglimento del matrimonio di due propri adepti, questo non ha effetti sulla loro unione civile, e di fronte allo Stato rimarranno sempre divorziati?

    Insomma, lo scioglimento del matrimonio religioso a fronte del dolo con cui è stato contratto è sacrosanto, ma il matrimonio civile segue altre regole, e la legge deve essere uguale per tutti. Ecco, questa è la disparità generata dal concordato, non si è tutti uguali davanti alla legge: un matrimonio civile si può annullare non ricorrendo a un tribunale civile, ma la possibilità di tale annullamento rimane un privilegio solo dei cristiani cattolici che lo abbiano contratto anche in Chiesa e a cui la Sacra Rota lo abbia concesso.

    Ma scusate, non siamo uno stato laico? I cittadini, non dovrebbero essere tutti uguali davanti alla legge? Lo stesso matrimonio contratto nello stesso stato, non dovrebbe obbedire alle stesse regole?

    La risposta è una sola: non siamo uno stato laico ma, di questo, abbiamo sempre avuto un vago sentore.

    • frz40 ha detto:

      Pubblico volentieri questo tuo sereno ed equilibrato commento al quale darò seguito,scusami, domattina, perché al momento sono troppo stanco.

      Grazie e a domani.

    • frz40 ha detto:

      Cara Diemme,

      Ti ringrazio per essere intervenuta perché questo mi offre la possibilità di chiarire il mio pensiero. A volte mi capita di esprimere le mie opinioni andando direttamente alle conclusioni e saltando qualche passaggio essenziale. Questa, me ne rendo conto, è stata una di quelle. L’incipit aggressivo del commento di ‘breather’ , con il quale ho già avuto altre vivaci discussioni sempre sullo stesso tema, ha fatto sì che, contrariamente a quanto cerco di solito di fare, la discussione prendesse la piega dell’alterco, piuttosto che quella del confronto.

      Cerco dunque ora di spiegarmi meglio.

      Lo scopo del mio post era quello di porre in evidenza la possibilità di ricorrere al trucchetto della rinuncia dall’obbligo di fedeltà qualora una coppia desideri precostituirsi una scappatoia, peraltro rischiosa, per sciogliersi in ogni momento dal vincolo del matrimonio, rendendolo nullo fin dall’origine.
      Ho precisato che tale “opportunità” sussiste solo per i matrimoni religiosi poiché solo la Chiesa pone tale obbligo e, per effetto del Concordato, lo Stato è obbligato a riconoscere la nullità del matrimonio se la Sacra Rota lo dichiara tale. Così ha confermato la sentenza della Cassazione che ho riportato.

      Questo crea, come giustamente sottolinei tu, una diseguaglianza tra cittadini dello stesso Stato.

      A questo punto, tra me e me, mi ero chiesto se fosse giusto che l’impegno alla fedeltà costituisca un pre-requisito del solo contratto di matrimonio religioso.

      La mia risposta è ‘no’ e penso che dovrebbe essere un pre-requisto di tutti i contratti di matrimonio. Questo perché ritengo che un matrimonio in senso pieno abbia come scopo fondamentale la procreazione all’interno della famiglia che si viene a costituire e che, quindi, quel pre-requisito sia fondamentale per tutelare non tanto l’amor proprio del coniuge tradito, bensì il diritto dei minori a crescere in un contesto il più stabile possibile, almeno nei presupposti.

      A questo punto avevo pensato al tema delle unioni gay del quale ho più volte discusso in questo bolg. La mia posizione è chiara in proposito:
      – Sì ai diritti civili e patrimoniali delle coppie gay
      – No all’adozione, ad affitti d’utero o inseminazione eterologhe, etc. per le coppie gay.

      Venendo quindi a mancare uno degli scopi fondamentali del matrimonio in senso pieno, quello della procreazione, viene a mancare la necessità di tutelare i minori dai rischi di infedeltà della coppia, e mi son chiesto se una normativa che regoli le unioni gay debba necessariamente prevedere il pre-requisito della fedeltà.

      Spero di essermi spiegato, senza con questo pretendere che tutti condividano il mio pensiero.

      • Diemme ha detto:

        Caro Franz, non sono sicura di aver capito bene ma, come dici tu stesso, siamo qui per chiarirci.

        Io sono una paladina della fedeltà, che è per me un elemento fondamentale ed essenziale del rapporto tra due persone, ma non mi è chiaro che c’entri questo con l’offire ai figli un contesto stabile, e non vedo perché l’amor proprio del coniuge (e la sua salute!!!) debbano essere di secondaria importanza.

        Ciò premesso, l’amor proprio del coniuge, il suo rispetto, la salvaguardia della sua salute, sono argomenti che riguardano coppie di fatto e ufficiali, sposate con rito civile, religioso o entrambi, etero o gay.

        Per il resto, condivido le tue posizioni, e anch’io sono contraria a giocare al piccolo chimico quando si parla di fecondazione.

      • frz40 ha detto:

        Partiamo da un punto fermo sul quale concordare, se no non ci capiamo: se manca a priori la volontà di essere fedeli al proprio partner, difficilmente un rapporto di coppia è destinato a rimanere armonioso e stabile nel tempo.
        E’ così?
        E allora, se la mancanza di tale volontà determinerà il fallimento di un rapporto, cosa diversa è se riguarderà le sole due persone interessate, oppure se toccherà i minori che la coppia avrà, nel frattempo, messo al mondo.
        La domanda a questo punto è; deve lo Stato, con le sue leggi, fregarsene del pre-requisito dell’impegno alla fedeltà nel mettere in piedi le regole di un rapporto di coppia che è normalmente destinato anche al mettere al mondo dei minori?
        Opterei per il ‘no’; tanto più se poi accetta l’essenzialità di tale requisito per i cittadini che hanno fanno ricorso ad un matrimonio religioso. Ne consegue che lo dovrebbe accettare anche per coloro che contraggono matrimonio civile, poiché da quel matrimonio possono nascere dei figli.
        E questo almeno fino a quando riconoscerà il Concordato.
        Oppure dica che l’impegno alla fedeltà non è un pre-requisito essenziale e disdica il Concordato.

  5. frz40 ha detto:

    Aggiornamento importante:

    Chiedo scusa: in questo post, e soprattutto nei commenti, ho detto un sacco di cazzate.

    Il nostro codice civile prevede espressamente l’obbligo di fedeltà per i coniugi all’art 143 che recita:

    “Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri.
    Dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione (Cod. Pen. 570).
    Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia”

    Sono stato tratto in inganno dagli articoli di stampa che affermavano che la Cassazione ha recepito il verdetto della Sacra Rota solo  perché non poteva fare diversamente in conseguenza del Concordato.

    Non so valutare, a questo punto, se l’esclusione a priori, da parte della moglie, dell’obbligo della fedeltà, sia causa di nullità anche di un matrimonio civile, soprattutto nel caso in cui non ci sia stata alcuna successiva infedeltà; in ogni caso, dovevo documentarmi meglio.

    Me ne dispiace, scusatemi.

    • Diemme ha detto:

      Io mi sono sposata civilmente taaaaaaaaanti anni fa, e ricordavo qualcosa del genere. Scherzi a parte, anche per il matrimonio civile è prevista la nullità, ma mi pare che poi non vi ricorra mai nessuno.

      Credo che uno dei motivi di annullamento sia l’errore sulla persona (per esempio, un uomo sposa una donna e scopre che ha le stesse caratteristiche di Eva Robins, oppure il coniuge ha precedenti penali, ha ucciso qualcuno e l’altro non ne era a conoscenza e così via), all’epoca del mio divorzio m’interessai alla questione, che forse vale la pena approfondire, se non altro per curiosità.

      Al momento ho rimosso tutta la questione, ma all’epoca m’incuriosì.

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