La pagnotta o il paradiso?


Ho partecipato recentemente, su altro blog,  alla discussione di un tema interessante che, non avendo lettori in comune, vi propongo:”Se e fino a che punto un lavoratore dipendente deve accettare di eseguire disposizioni che contrastano con la propria coscienza?”

Faccio qualche esempio banale, solo per capirci.

–        Il cameriere che serve  cibi che sa essere riciclati, o non genuini,  o che vi riporta la birra dopo aver tolto la classica mosca.
–        L’operatore del call center che vi propone un servizio peggiore di quello che avete o quello che segue un evidente percorso pilotato per rispondere evasivamente alla Vostre proteste per un cattivo servizio.
–        La commessa che non vi avvisa che quel cappotto il giorno dopo sarà in saldo o che ha una piccola falla, invisibile per il momento, ma che apparirà dopo poco tempo.
–        La commessa che fa il peso mettendoci sistematicamente anche un po’ di tette (è successo, leggete qui)

Sono casi tutto sommato abbastanza banali, probabilmente anche voi ne avete molti da raccontare, ma possono esservene anche altri ben più gravi, come ad esempio:

–        Il venditore di una concessionaria d’auto che vi rifila un’auto nuova ma con difetti perché accidentata, oppure un usato tarocco.
–        Chi progetta il prodotto finanziario di una banca o di una compagnia d’assicurazione sapendo che sarà una bidonata.
–        Chi sa di compiere, per l’azienda in cui lavora, atti od operazioni che si tradurranno in evasioni fiscali.
–        La segretaria del celebre chirurgo che non vi avvisa che lui non è più in grado di operare come un tempo o, più semplicemente che, seguendo le istruzioni del suo capo,  vi indirizza alla clinica meno attrezzata e più costosa.


Credo che di casi simili ce ne sia una varietà pressoché infinita, molti dei quali che possono anche mettere in pericolo i vostri soldi, la vostra salute o il bene pubblico.

Tutti noi, credo, una volta o l’altra ci siamo trovati di fronte all’alternativa di salvare la pagnotta o meritarci il paradiso? Ma la domanda è: c’è un limite al di sotto del quale la pagnotta vien prima del paradiso e fa diventare accettabili tante cose?

A voi.

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9 risposte a La pagnotta o il paradiso?

  1. Vincenzo ha detto:

    Secondo me il limite c’è e come!
    In tutti i casi in cui un silenzio assenso può generare o favorire danni al prossimo.
    Non posso per ovvi motivi fornire riferimenti ma ho compromesso irreparabilmente gli ottimi rapporti con la Proprietà quando da direttore generale di una azienda del centro Italia, azienda che dirigevo da oltre cinque anni e con soddisfacenti risultati operativi, scoprii che determinati scarichi nocivi venivano a mia insaputa deviati nel ciclo delle acque reflue per alleggerire il carico di un impianto preposto alla bonifica ed al conseguente smaltimento secondo le norme di legge.
    Protestai minacciando di mettere per scritto la mia dissociazione da questa scellerata scelta (nella mia veste ne avrei risposto penalmente).
    Naturalmente le cose furono subito regolarizzate ma i rapporti con l’amministratore delegato divennero così conflittuali che nel volgere di pochi mesi decisi di dimettermi.
    Non ho scritto questo fatto nè per meritare medaglie nè per ricevere consensi ma non ho mai dimenticato una frase tratta dal Cyrano de Bergerac quando, ormai vecchio, malato e in povertà gli si chiese cosa gli restasse dopo tutte le lotte e i duelli condotti in prima persona contro l’ingiustizia, i soprusi e l’arroganza del potere ….. e la sua indimenticabile risposta fu : ma panache! … Il mio pennacchio! …. In altre parole la propria dignità.
    Vincenzo

  2. elisabetta ha detto:

    L’onestà, la moralità e il rispetto di se stessi dovrebbe essere la prima cosa da prendere in considerazione.
    Perciò, la risposta immediata al tuo articolo (molto provocatorio) sarebbe quella che ognuno di noi palesemente darà.
    Ma saremmo tutti completamente sinceri?
    La “pagnotta” non sta a cuore a tutti???
    E allora? Come si può dare una risposta se non ci si trova in uno dei contesti elencati?

    Personalmente, fortunatamente, non mi è mai capitato di dover fare una tale scelta e se si fosse presentata, con i miei concetti morali e onesti, avrei fatto come Vincenzo, anche a costo di rimetterci.

    Ma sarebbe proprio quello che veramente avrei fatto???? Ne sono così certa? Oppure in un
    tale momento avrei tradito quei sentimenti?….

    Con tutta sincerità non mi sento più così sicura….
    Che volete, anche il mio dubbio è sincero e c’è in esso quella onestà di cui vado fiera.

    eli

  3. Vincenzo ha detto:

    Cara Elisabetta, dando prova di grande onestà hai toccato un tasto che non darà mai risposte certe: quello del dubbio.
    Caro Frz, per rispondere alla tua domanda io penso che il pennacchio, per quel che rappresenta, vale la “faccia” ….tutte le mattine ci facciamo la barba …. fino ad ora non ho mai dovuto sputare contro lo specchio.
    🙂 Vincenzo

  4. Marins ha detto:

    Concordo con tutti sulla faccia, l’onore, la dignità ma cambierei un attimo l’ottica
    Se sono un imprenditore e vendo un prodotto marcio, ho le leve per decidere di non farlo ed è tutto sotto il mio controllo
    Se sono un dipendente ed ho bisogno della pagnotta fare in modo che la birra la beva il mio capo, che il capo di abbigliamento si rovini all’istante, che il cliente educato e intelligente capisca da sè che le cose non quadrano

    Sicuramente oggi non potrei lavorare in un call center, lì non riuscirei a rimettere le cose a posto, dopo un paio di telefonate sarei licenziato ma negli altri posti tutti hanno la possibilità di fare la “cosa giusta” anche se talvolta per fare la cosa giusta ne fai un ingiusta, ma dov’è la giustizia ?
    Noi siamo fatti di bene e di male, siamo arbitri di tutte le situazioni e le leggiamo tutti in maniera diversa
    Quello che conta alla fine è avere il coraggio di essere se stessi

    Buona settimana a tutti
    Marins

    • elisabetta ha detto:

      “Quello che conta alla fine è avere il coraggio di essere se stessi”

      Giusto e ben detto….

      Ma sai una cosa Marins, “essere se stessi” a volte non è questione di coraggio, ma di riconoscersi davvero….. senza barare… e a volte si bara, anche se si è convinti (o si riesce a convincerci) di non farlo.

      eli

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