La tortura esiste anche da noi?

Leggo l’ editoriale, “La colonna Infame” e i problemi attuali”, a firma Franzo Grande Stevens per La Stampa del 17 novembre.

Ha per oggetto l’uso della tortura per la formazione della prova e si chiede, in particolare, se la carcerazione preventiva, “tenuto conto anche delle condizioni delle carceri italiane, non possa consistere in una forma di tortura”.

Tangentopoli è stata creata così. Oggi questo tipo di tortura continua ad essere ampiamente praticato.

Dateli un’occhiata, lo trovate qui.

Io ve lo riporto.

Un’importante Casa editrice ripropone per i licei la lettura de «La Colonna Infame» di Alessandro Manzoni. Com’è noto, nella Milano spagnola del ‘600 taluno attribuì la causa dell’immane flagello della peste a due persone che, per prime, l’avrebbero diffuso spalmando un unguento sulle porte delle case. La credenza si diffuse, gli «untori» furono accusati, incarcerati, torturati finché, come si voleva che facessero, si confessarono colpevoli, condannati a morte, la loro casa rasa al suolo ed al suo posto eretta la «colonna infame».

La rilettura dell’opera manzoniana rende pensosi. Perché molti dei problemi che essa mette in luce continuano ad essere attuali.

Le garanzie del processo, la tortura quale mezzo per formare la prova, l’influenza determinante dell’opinione pubblica sulla conduzione e l’esito del processo, la pena di morte (persino con lapidazione) fra le sanzioni irrogabili: sono tutte questioni tremende da affrontare, che sappiamo non risolte unanimemente e completamente nel mondo di oggi.

La tortura è ovviamente bandita (artt. 5 Dichiarazione, 3 Convenzione e 13 n. 4 Costituzione). Ma è sempre così da parte degli Stati che hanno sottoscritto le Convenzioni internazionali? Non solo i noti casi eclatanti (ad esempio Abu Ghraib, Guantanamo ecc.) ma l’adozione, meno appariscente ma diffusa, dell’uso della carcerazione preventiva (che non è una sanzione ma deve essere soltanto una precauzione) utilizzata per indurre un accusato a parlare: non può assumere le caratteristiche di una forma di tortura? Purtroppo l’adozione di questo strumento a questi fini è un dato di fatto; ammesso, talora, persino da magistrati.

(Segue in seconda pagina.)

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2 risposte a La tortura esiste anche da noi?

  1. elisabetta ha detto:

    Tortura: derivante dal verbo torcere, volgere, piegare, tormentare.
    Pena per far confessare misfatti o per ottenere informazioni.

    Questo è ciò che si legge nel vocabolario sotto il soggettivo TORTURA.

    Generalmente quando si parla di tortura si pensa a una pena fisica, inflitta con strumenti o maltrattamenti (è la più crudele e spero che possa un giorno non esistere più), ma esiste anche una tortura, meno dolorosa per il corpo ma altrettanto penosa moralmente o psicologicamente.

    Tu parli di tortura nell’applicazione del regolamento del carcere preventivo: io penso che sono soprattutto i tempi di tale regolamento che sono da rivedere, ma con le nostre leggi sulla giustizia, purtroppo è una piaga che sarà difficile aggiustare.

    Comunque se di tortura parliamo, non pensiamo solamente alla legge e a coloro che ne hanno, loro malgrado, dovuto subirne le conseguenze…

    La tortura è nella vita di tutti i giorni, basta saper guardare: la vediamo lungo i marciapiedi delle nostre città nel trascinarsi lento e faticoso di anziani soli, nei supermercati dove in molti cercano i prodotti più a basso costo per riuscire a far bastare il misero stipendio o la minima pensione, nei mercati ortofrutticoli dove nelle cassette abbandonate si vedono poveri che frugano per trovare qualche ortaggio o frutto ancora sano da portarsi a casa, negli ospedali dove i malati spesso vengono lasciati ad attendere ore per avere l’assistenza richiesta, negli asili dove le mamme ignare lasciano i bimbi in balia spesso di assistenti crudeli, nei nostri stessi sentimenti, quando non siamo abbastanza sereni e non teniamo in considerazione la sensibilità altrui….

    Tutto è pena, quindi tortura.

    Una tortura spesso nascosta, spesso svalutata, spesso dimenticata, ma che è purtroppo realtà.

    eli

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