Eutanasia e soffocamento delle opinioni

Lo prometto: per questa settimana no parlerò più di Vieni Via con me, della sua liturgia e della sua voluta faziosità, ma questa me la dovete ancora lasciar passare, se non altro per confermarvi che non tutti si uniscono al coro dei peana. In particolare chi da certi drammi è toccato da vicino.


Uno di questi è Antonio Socci, che sul suo blog, Lo Straniero, posta due toccanti articoli dei quali vi raccomando la lettura.

Il primo titola: “Notizie su Saviano e Caterina…”

E’ del 19 novembre e inizia così:

Caro Roberto,

vieni via con me e lascia i tristi a friggere nel loro odio. Questo è un invito pieno di stima: vieni a trovare mia figlia Caterina.

Ti accoglierò a braccia spalancate e se magari ne tirerai fuori l’idea per un articolo, potrai devolvere un po’ di diritti alle migliaia di bambini lebbrosi che sto aiutando tramite i miei amici missionari i quali li curano nel loro lebbrosario (lo trovate qui)

Il secondo titola: Serra e compagni: vergogna!

E’ del24 novembre 2010 e nel corpo dice:

Purtroppo ieri, lui che è uno degli autori di “Vieni via con me”, ha liquidato col ditino alzato la richiesta di molte persone affette da gravi malattie, che lottano per vivere e per vivere in condizioni migliori, di potersi raccontare in quel programma così come, nello stesso programma, è stata raccontata la storia di Welby e degli Englaro. (lo trovate qui)

Il tema dell’eutanasia è particolarmente delicato e non ho un idea ferma e precisa, anche se in certi casi mi sembra che non se ne possa precludere il diritto, tanto più che chi ne ha i mezzi basta che attraversi la frontiera.

Dove l’idea ben precisa ce l’ho è sul soffocamento. Quello delle idee che chiedono spazio a chi non lo vuol dare, ma ne ha parlato. E qui Antonio Socci ha certamente tutte le ragioni.

(la foto riproduce la copertina di un suo libro, credo che mi autorizzi a farlo, grazie)

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5 risposte a Eutanasia e soffocamento delle opinioni

  1. elisabetta ha detto:

    Ho letto con molto interesse tutto l’articolo di Socci che hai evidenziato e l’ho trovato, non solo umano e commovente, ma pacato e ragionevole e stride al confronto dei monologhi senza possibilità di contradditorio o peggio ancora dei dibattiti sulle reti televisive politicamente schierate che non lasciano mai completo spazio alle risposte o dichiarazioni della parte avversa.

    Non me ne intendo di politica, ma per quello che vedo mi sono resa conto che il termine POLITICA non è più quello che viene descritto nel nostro dizionario: “ARTE E SCIENZA DI GOVERNARE UNO STATO”

    Mi pare che per quando riguarda l’ARTE: è quella di una lotta gli uni contro gli altri, per GOVERNARE: è il “non lasciar governare” ma mettere sempre i bastioni tra le ruote dell’avversario di partito, per STATO: sono i numerosi (forse troppi) gruppi che stanno insieme solamente per puro interesse: stipendi (e ci metto dentro anche gettoni di presenza, diarie di trasferimento e mensa da VIP), privilegi (auto blù, scorte personali, mezzi di trasporto) e inoltre benefici pensionistici dopo soli pochi anni di attività (mentre per i comuni mortali ci vogliono lunghi decenni).

    Il mondo che Antonio Socci ci vuol ricordare è il mondo per il quale Qualcuno è morto in croce, è il mondo di Caterina che non parla ma piange all’ascolto della Laude cinquecentesca “Cristo al morir tendea” è un mondo che non ci appartiene più o meglio non appartiene più ad un presente fatto solo di odi mal celati e di aggressività manifeste.
    Il mondo di Socci è una utopia, ma è una utopia che molti di noi ancora nutrono e serbano con infinita speranza nei loro cuori.

    eli

  2. marisamoles ha detto:

    Caro frz, ho letto, commovendomi fino alle lacrime, l’articolo di Socci cui rimandi. Posso solo dire che invidio chi, come lui e molti altri che si stringono attorno a lui per fargli coraggio, riesce a trovare nella fede la forza per affrontare situazioni difficili. Lo invidio perché nelle avversità spesso capita di perdere la fede, perché viene spontaneo chiedersi “Perché, Dio mio?”, “Dove sei, dov’eri Dio mio?”. E’ più facile e comodo perderla quella fede e te lo dico perché ho vissuto in prima persona un evento del genere: a una mia cara amica, che aveva perso la madre appena cinquantaduenne, pochi mesi dopo il lutto era stato diagnosticato un cancro ai polmoni (allora aveva solo venticinque anni). Forse la sua non era una fede convinta ma da allora, pur essendo scampata alla malattia, non ha più creduto in Dio perché, secondo lei, l’aveva abbandonata.

    Io credo che la fede non si possa imporre né si può, dal punto di vista di semplici osservatori, biasimare chi, di fronte ai casi drammatici della vita, la perde, la rinnega. Per questo ho sempre appoggiato la decisione di Englaro e, attraverso numerosi articoli pubblicati sul blog, mi sono spesso scontrata con chi la pensava diversamente, con chi, per il solo fatto di aver appoggiato la decisione di un padre ormai senza speranza e senza fede, mi ha scambiata per radicale. E mi sono indignata soprattutto perché in situazioni del genere la politica, secondo me, non c’entra un fico secco, eppure c’è chi ce la fa entrare con la forza, c’è chi si permette di interpretare un pensiero altrui come se fosse indispensabile avere una sola ottica e, quindi, chi non la pensa allo stesso modo è da disprezzare perché, politicamente, appartiene allo schieramento sbagliato.

    Io ho semplicemente appoggiato la decisione di Englaro perché ritengo che ciascuno debba essere libero di agire autonomamente, senza farsi condizionare da quello che è il sentire comune o la tendenza prevalente. Ciò non significa che io sia radicale e atea. Anche se, per vari motivi, la mia fede ultimamente sembra vacillare, non me la sento di puntare il dito contro chi vive la sua esistenza seguendo la stella polare della religione. Ma credo fermamente che a tutti debba essere concesso difendere le proprie ragioni senza essere giudicati, né dal punto di vista politico né tanto meno etico. Ognuno ha una coscienza e con quella deve fare i conti.

    Scusa se sono andata “fuori tema”, ma era da molto tempo che queste cose me le tenevo dentro.

  3. frz40 ha detto:

    Cara Marisa,

    Il problema della fede è uno tra i più complessi che si possano immaginare.

    Non posso certo definirmi uomo di chiesa, ma apprezzo molto chi ce l’ha e se ne fa una ragione di fronte alle avversità della vita. Ho un amico, tra l’altro, che ha una figlia diventata mamma un anno fa che dopo infinite traversie sta morendo di cancro: è ormai diffuso anche al cervello e non può più nemmeno muoversi né parlare col suo bambino.

    Immagina la tristezza della situazione. La fede lo sta aiutando molto.

    Come ho detto nel post non saprei bene che posizione assumere in un caso di questo tipo ma ritengo semplicemente delittuoso non dar voce a chi sostiene il diritto alla vita, dopo aver sostenuto quello all’eutanasia.

  4. Pingback: Luciana Littizzetto & C. – Ovvero: da che pulpito vien la predica. | Frz40's Blog

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