Si jeunesse savait, si vieillesse pouvait….

Si jeunesse savait, si vieillesse pouvait” , se i giovani sapessero, se i vecchi potessero, è il vecchio proverbio francese che Giovanni Sartori, nel suo editoriale odierno per Il Corriere, “Giovanilismo e rottamazione”, riscrive con le parole “gioventù è energia senza sapere, anzianità è sapere senza energia “.

Sartori fa riferimento a due aspetti della vita politica dei nostri giorni: quello dell’ascesa degli astri nascenti Matteo Renzi (35 anni, sindaco di Firenze) e Nicchi Vendola (52 anni, governatore della Puglia) nell’ambito della sinistra post-comunista, e quello dei giovani si battono contro la riforma dell’Università.

Del primo mi interessa assai poco, salvo a sottolineare l’incipit dell’editoriale che dice “Se Berlusconi non ride (perlomeno sino al 15 dicembre) la sinistra di Bersani e dintorni può solo piangere”. Anche noi, aggiungo io.

Del secondo invece mi interessa molto di più e non posso non rilevare queste sue considerazioni: “È una riforma senza soldi, e questo è il suo più grave limite. Ma, soldi a parte, la riforma Gelmini non è una cattiva riforma. Ed è una riforma necessaria perché affronta le insensatezze legislative e gli abusi «baronali » degli ultimi decenni. [..] i giovani di oggi che si battono contro la riforma universitaria Gelmini si battono a proprio danno e per il proprio male”.

Aggiunge Sartori:” Il giovanilismo non dura. È così per forza, perché i giovani diventano vecchi. Ma è anche bene che sia così. I giovani apportano un elemento — l’energia — che gli anziani non hanno più, mentre gli anziani apportano l’elemento che i giovani ancora non hanno, e cioè esperienza e conoscenze. Insomma, gioventù è energia senza sapere, anzianità è sapere senza energia. Le civiltà decadono per senescenza e quando diventano gerontocrazia. Però, nessuna civiltà è mai emersa da una paidocrazia, dal potere dei giovani.”

E conclude: “Non so se la generazione in agitazione sia, come scrive Barbara Spinelli su Repubblica, una «generazione bruciata». Ma è certamente una generazione allevata dalla promessa insensata delle «aspettative crescenti». Sì, i giovani di oggi avranno una vita dura. Ma fu dura anche la vita dei giovani che si trovarono, dopo la fine dell’ultima guerra, con un Paese distrutto e un avvenire che sembrava senza avvenire. Noi, i giovani di allora, ce la siamo cavata”.

Che dire di più? Speriamo che se la cavino anche loro, ma mi sembra dura.

Sarò troppo vecchio?

Questo l’editoriale di oggi sul Corriere.it

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2 risposte a Si jeunesse savait, si vieillesse pouvait….

  1. marisamoles ha detto:

    Giuste le osservazioni di Giovanni Sartori, ma mi permetto di farne una anch’io: alle proteste contro la riforma Gelmini è stato dato troppo spazio, a livello “scenico” (nel senso che fanno più scena che altro), senza prestare attenzione ai numeri. Secondo il MIUR solo uno studente su cento protesta, il resto è in mano ai centri sociali che nulla hanno a che vedere con l’università. Detto questo, non mi pare che ai giovani manchi almeno quel minimo di criterio per distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Diciamo che alcuni sono disorientati e che, quindi, seguono la massa, non avendo altri punti di riferimento. Il loro futuro è incerto, non si discute, ma la loro energia sarà utile per rialzarsi in futuro, a patto che le conoscenze a supporto siano quelle giuste. Se si faranno influenzare da “quel che si dice” senza preoccuparsi di informarsi e di valutare la situazione con i propri occhi, allora sì che sarà solo “gioventù bruciata”. A me, però, non sembra che sia questo il caso.

    • frz40 ha detto:

      Sei più vicina ai giovani di quanto non lo sia io e mi auguro che tu abbia ragione.

      A giudicare da quanto ci fanno vedere, però, la sensazione è diversa e pare proprio che i burattinai e i tettaioli influenzino oltre misura una massa non trascurabile di “idioti”, per dirla alla Gianpaolo Pansa (qui).

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