Scienza e politica. Miopia.

E’ della scorsa settimana questo articolo di Francesco Alberoni: “La neutralità della scienza e la partigianeria della politica”, per la rubrica “Pubblico & Privato” pubblicata ogni lunedì dal Corriere (LINK) e dice:

Nel corso della storia i politici, fossero essi re, imperatori, nobili, generali, presidenti o ministri, sono sempre stati al vertice del potere, della fama e della gloria, ma anche dei complotti, degli intrighi e degli inganni. Nei Paesi democratici devono conquistarsi il favore del pubblico con promesse che spesso non possono mantenere e non passa giorno che non debbano affrontare uragani di critiche e di accuse dai loro avversari. E devono a loro volta accusare e criticare in una continua, incessante battaglia dove il vero si mescola al falso, la buona alla cattiva fede, dove ciascuno, comunque, deve sempre dire di essere dalla parte della verità e della giustizia e mostrare che il nemico invece è sempre dalla parte della menzogna e dell’infamia. Il politico militante, anche il più saggio, il più equilibrato, è sempre partigiano.

All’opposto troviamo lo scienziato, che invece ha una mentalità che lo porta a cercare una verità obbiettiva e perciò è disposto a rinunciare alla sua teoria se un altro scienziato gli dimostra che ha sbagliato. E può anche adottare il punto di vista opposto quando si rende conto che spiega i fenomeni in modo migliore. Non importa se l’altro scienziato appartiene al suo partito o a quello avversario, alla sua nazione o a quella nemica. Nel clima di odio feroce della Prima guerra mondiale Eddington, inglese, ha dimostrato la fondatezza della teoria di Einstein, tedesco.

Spesso la politica e l’ideologia sono riuscite a cancellare la neutralità della scienza. Pensiamo al nazismo che ha condannato quella che chiamava «scienza ebraica» e al comunismo sovietico che ha mandato Vavilov in carcere perché colpevole di seguire la «genetica capitalista». Oggi queste cose le consideriamo delle aberrazioni e lo scienziato può tenersi al di fuori delle dispute politiche. Ma se sfiora il campo delle scienze umane, storiche e sociali, i gruppi politici intervengono con pesanti discriminazioni e ostracismi.

Nel profondo, infatti, la politica è una passione totale come l’amore, come la droga, come il gioco. Il suo oggetto è la collettività stessa di cui il politico si sente a un tempo il padrone, lo strumento e il servitore. E ne ricava una energia smisurata, una sicurezza assoluta che lo porta a dire qualsiasi cosa, a giustificare qualsiasi mezzo, a resistere a ogni affronto. Occorrono uno straordinario equilibrio e autocontrollo per non farsene travolgere. Ammesso che sia possibile.”

Giiusto e rifletto in particolare su due passaggi.

Il primo, quando dice: ” Il politico militante, anche il più saggio, il più equilibrato, è sempre partigiano” e aggiunge: “la politica è una passione totale come l’amore, come la droga, come il gioco , e ne ricava una energia smisurata, una sicurezza assoluta che lo porta a dire qualsiasi cosa, a giustificare qualsiasi mezzo, a resistere a ogni affronto”.

Il secondo, quando dice: ” lo scienziato, che invece ha una mentalità che lo porta a cercare una verità obbiettiva e perciò è disposto a rinunciare alla sua teoria se un altro scienziato gli dimostra che ha sbagliato”.

Non v’è dubbio alcuno che sia così.

Ma mi son sempre chiesto quale sia la ragione per cui, spesso, in ciascuno di noi, e non solo nel politico militante, certe idee si radicalizzino al punto di arrivare ad assumere vere e proprie posizioni conflittuali nei confronti del prossimo di chiudere la porta al dialogo, di tradursi in incomunicabilità  e spesso degenerare addirittura nella violenza.

La sete di potere?  La necessità di autostima? Il desiderio dell’uomo di prevalere sull’uomo?

Non lo so.

Tutti dovremmo però renderci conto che la politica non è scienza, non è verità obiettiva,  e sol per questo non dovremmo credere di possedere il Verbo e farci travolgere da miopi passioni ideologiche indimostrabili nel tempo e nello spazio.

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2 risposte a Scienza e politica. Miopia.

  1. elisabetta ha detto:

    Gli articoli di Alberoni sono sempre interessanti, ben espressi e saggi.

    Spiegare le motivazioni che portano l’uomo (qui si parla del politico ma il soggetto può essere anche più generale) sono quelle che l’articolo, in modo così semplice elenca.
    L’uomo, come dice Alberoni, non è disposto a cambiare le proprie opinioni e io aggiungo che è talmente innamorato di se stesso e del proprio pensiero che anche quando l’evidenza gli da torto, cerca sempre di giustificare la sua posizione: e se infine ammette la sua ingiustificata caparbietà lo fa con la convinzione di aver fatto un gesto generoso che va in parte a gratificare ancora una volta la sua auto considerazione per cui si sente lui il vittorioso e non il perdente.

    Politici, non si nasce ma si diventa e un po’ politici lo siamo tutti….
    Purtroppo però, tutti quasi sempre all’opposizione….
    Così il politico guida si trova a non poter governare secondo i suoi programmi ed è questo il vero problema ….
    Ogni proposta, idea o programma, se va bene per 100 non va bene per gli altri 80 anche se la proposta o l’idea è buona: solo per spirito contradditorio viene bocciata, così diventa sempre più difficile andare d’accordo….

    Nella scienza invece, come nella matematica credo sia più difficile demolire quello che emerge dalle sperimentazioni: la scienza sta nella logica anche se esce dall’intelligenza e dall’esperienza di chi la elabora e la studia….
    Diciamo che è come negare che 1+1 fa 2 e su questo nessun politico potrebbe aver nulla da obiettare (o forse si?).

    Detto ciò…. Grazie per il bell’articolo che ho letto con molto interesse….

    Bravo Alberoni (come sempre).

    eli

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