Comprano un bimbo, arrestati. Comprano un utero: tutti felici!

La notizia è de Il SecoloXIX di oggi.

Dice:

“Comprano un bimbo, arrestati imprenditori”

Avevano appena comprato un bambino di 2 anni, e lo tenevano il più possibile nascosto in casa per evitare di essere scoperti: per questo sei persone sono state arrestate dai carabinieri di Cassino, in provincia di Frosinone.

Tra le persone finite ai domiciliari ci sono i due “genitori”, la madre naturale del bimbo (una donna di origine ucraina), e anche un avvocato residente in zona.

L’inchiesta è incominciata ad aprile quando, in un paese vicino a Cassino. i carabinieri hanno notano due imprenditori, marito e moglie, che passeggiavano con un bambino molto piccolo, che si sospettava non potesse essere figlio loro, che da tempo provavano ad avere figli, ma senza riuscirvi. Poi è arrivata la denuncia di un medico, che durante una visita ha avuto altri sospetti sulla reale paternità della coppia. Da qui è partita l’indagine, che si è conclusa questa mattina con l’emissione di sei ordinanze di custodia cautelare firmate dal tribunale

Giusto. Ma mi domando? E molto diverso comprare un utero? Mi riferisco al caso di Elton John, con il quale pare che tutto il mondo si sia congratulato.

via:  Comprano un bimbo, arrestati imprenditori| italia| Il SecoloXIX.

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6 risposte a Comprano un bimbo, arrestati. Comprano un utero: tutti felici!

  1. Giorgio ha detto:

    @frz
    sai già che non posso che pensarla come te.

    In una frase: si compera un oggetto, non un essere umano, men che meno se assolutamente indifeso come può essere un bambino.

    Ma…non è forse stato sempre così? Chi ha i soldi può permettersi qualsiasi cosa, anzi, comperare essere umani o l’uso momentaneo del loro corpo o delle loro coscienze sembra rientrare nel normale esercizio dei loro diritti di censo.
    Ed il resto della gente?
    Invidia, ammira ed applaude, più forte è il potente di turno e più forte applaude!
    Che tristezza… 🙂

    Per fortuna (e qui vien fuori il mio ottimismo) il mondo è grande e ci sono ancora luoghi e persone dove la fiamma della speranza che le cose possano cambiare viene tenuta accesa.

    Prima o poi (forse più poi che prima 🙂 ) queste persone saranno vincenti, ne sono convinto. 🙂

    Un abbraccio

    • frz40 ha detto:

      Caro Giorgio,

      Dici cose sante! Ma non capisco perchè dici che non la pensi come me. Io condanno l’utilizzo dei soldi sia per l’acquisto di un bambino sia per l’acquisto di un utero. Analogamente condanno chi mette in vendita il proprio corpo a questi fini. Non l’assolvo, ma forse, tra tutti, riesco solo a capire la disperazione di quella mamma che ha rinunciato al suo bambino, probabilmente con la speranza di garantire a lui, almeno a lui, un futuro migliore.

      Mi ero forse espresso male? Forse ti sei fermato al titolo del pezzo, che è volutamente provocatorio.

      Ricambio l’abbraccio.

    • frz40 ha detto:

      Scusaaaaaaaaaaa !!!! Sono io che ho letto male. Mi ero perso un “che” nella tua prima frase,

      OK, è stata l’occasione per dire due parole ancora sul mio pensiero.

      Scusa ancora.

  2. Giorgio ha detto:

    @frz
    figurati,
    sono io che devo scusarmi.
    Mi esprimo in maniera alquanto “contorta”! 🙂
    Chissà che voto mi darebbe Marisa! 🙂
    Per fortuna non devo più andare a scuola 🙂 🙂 🙂
    Ciao.

    • frz40 ha detto:

      No, avrei dovuto farci più attenzione. Ti segnalo, anche se sono cose che certamente sai, questo articolo di Flavia Amabile per La Stampa del 17 gennaio

      Venditori di bambini

      Accade in Italia, grazie al falso riconoscimento del futuro padre

      La più decisa è Melita Cavallo, presidente del Tribunale dei Minori di Roma e una lunga carriera a occuparsi di bambini e giustizia. «Le vendite di bambini? Casi isolati, non un fenomeno diffuso come venti o trenta anni fa». In quegli anni era presidente del Tribunale dei Minori di Napoli e ricorda bene quello che accadeva. «A vendere i bambini negli anni Ottanta erano donne anche istruite e non in condizioni di disagio economico come accade ora», spiega. Ad essere cambiate negli anni successivi sono molte cose. «Innanzitutto le donne. Ora è molto più difficile che si trovino in una condizione sociale e psicologica tale da arrivare a vendere i propri bambini. E poi è il risultato dell’attività investigativa decisamente ben organizzata».

      Il trucco, da anni, è sempre lo stesso. In gergo tecnico viene definito «riconoscimento non veridico». Una donna va a partorire in ospedale da sola. Al momento della registrazione all’anagrafe un uomo va a riconoscere il figlio, lo inserisce nel suo nucleo familiare e se lo porta anche a casa. E nessuno può dirgli nulla perché ne è il legittimo padre. Dopo qualche tempo anche la moglie dell’uomo – diversa dalla donna che ha partorito – accoglie il bambino come se si trattasse di una scappatella perdonata. E il gioco è fatto.

      I casi emersi in questi ultimi anni si contano sulla punta delle dita ma questo non vuol dire che il fenomeno debba essere sottovalutato, spiega Barbara Forresi del Centro studi di Telefono Azzurro. «Nel 2007 sono state 270 le persone denunciate in Italia per tratta di minori. All’interno di questa tipologia rientrano molti tipi di sfruttamento: dall’accattonaggio al lavoro, fino alla vendita di organi ma anche i casi di vendita a coppie senza figli: E 270 denunce l’anno non sono poche, poichè si tratta solo della punta dell’iceberg. Il resto, quello che resta sommerso è la parte più consistente ma riuscire a quantificarla è impossibile perché i minori non ne parlano, un po’ perché sono sotto minaccia, un po’ perché non vogliono che si sappia, a volte perché essi stessi non lo sanno perché si tratta di episodi avvenuti quando erano troppo piccoli».

      Nel 2008 l’organizzazione Save The Children ricordò nel suo rapporto due casi emersi. «Da ricerche e indagini giudiziarie come quella condotta dalla Squadra Mobile della Questura di Pordenone nel 2004 e che ha portato alla luce una compra-vendita illegale di neonati tra Bulgaria ed Italia, o la più recente operazione ‘Ladri di bambini’ grazie alla quale è stata bloccata la vendita, già pattuita, di una neonata di venti giorni ad una coppia italiana, a scopo di adozione illegale». Nel caso dell’operazione ‘Ladri di bambini’ «le donne venivano a partorire in Italia e con il solito trucco del finto riconoscimento avveniva il passaggio legale», ricorda Raffaela Milano, responsabile dei Programmi Italia di Save The Children. «Per questo motivo – aggiunge – siamo convinti dell’importanza della residenza anagrafica dei bambini a livello internazionale. E’ l’unico modo per seguire il percorso e lo sviluppo dei bambini ed evitar eche si perdano nel nulla».

      Per Roberta Lerici, capo Dipartimento Infanzia e famiglia dell’Idv e responsabile del Movimento Infanzia Lazio, «il fenomeno esiste ed è anche ben radicato. Basti ricordare quanti genitori si erano autodenunciati per aver acquistato un bambino all’epoca dell’inchiesta ‘Ladri di bambini’. C’è anche un altro aspetto di questo traffico meno noto e di cui anche in questo caso non esistono cifre, quello dei minori sottratti ingiustamente alle loro famiglie dai tribunali e affidati alle case-famiglia da cui poi vengono dati in affido ad altre coppie. Pur essendo convinta che la gran parte degli operatori è attenta e svolge con grande professionalità il proprio lavoro c’è anche una certa quantità di loro che approfitta di genitori non abbienti o di basso livello culturale, in particolare quando ci sono dei bambini inferiori ai quattro anni. Anche su questo è necessario vigilare da parte della magistratura e degli operatori sociali».

  3. quarchedundepegi ha detto:

    Leggo oggi. Chissà che fra un po’ non si possa comperare la bambola di gomma con utero elettronico! Avrai letto da qualche parte che hanno “creato” la vita in laboratorio!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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