La pubblicità – da: Il Manuale di conversazione

E’ la volta de La Pubblicità!!! Ed eccovi i simpatici luoghi comuni del  “Manuale si Conversazione” (Come fare bella figura in salotto senza necessariamente sapere quello che si dice), di Andrea Ballarini, per “Il Foglio

E’ la cosa più interessante della tv.

– Ce n’è troppa: su Rete 4 un film dura circa tre ore.

– La pubblicità è fondamentale per ogni televisione, pubblica o a privata, altrimenti ci faremmo tutti la pipì addosso.

– Le star della televisione e del cinema negli ultimi anni nascono spesso a seguito di uno spot di successo. Farlo notare vi qualifica come sagaci osservatori del costume e dei media.

Deprecare il modello femminile veicolato dalla pubblicità: modelle semianoressiche, mignotte, madri apprensive, casalinghe maniache dell’igiene e mogli raffreddate, col ciclo o con il mal di testa.

– Citare il libro “I persuasori occulti” di Vance Packard, ancorché piuttosto datato, attesta una solida preparazione culturale, nonché una probabile vicinanza alla sinistra intellettuale.

– I creativi pubblicitari nei film italiani hanno il volto di Raoul Bova, Stefano Accorsi o Fabio Volo, lavorano guardando il soffitto con espressione vacua e quando gli viene l’idea hanno un sussulto e dicono “Geniale!”.

– Dire che chi controlla la pubblicità controlla anche l’informazione suggerisce una visione disincantata della realtà.

– Stigmatizzare l’abuso da parte dei pubblicitari di termini inglesi, sintomo di provincialismo. Eventualmente polemizzare con la velleità di tradurre parole universalmente usate in inglese: ricordare il mussoliniano arlecchino al posto del cocktail.

– Alcune centinaia di pubblicitari di mezz’età precarizzati sono quel che è rimasto degli anni ’80, per rispondere alla domanda del noto cantautore Raf.

– Adorare “Mad men”. Soprattutto rilevare quanto si fumasse e bevesse in quell’epoca ingenua e felice. Rimpiangerla.

La pubblicità è il commercio dell’anima. (Marcello Marchesi)

Fare a gara nel rievocare i caroselli della propria infanzia crea una complicità simile a quella che accomuna i reduci della grande guerra.

– Negli anni Sessanta si chiamava réclame, negli Ottanta advertising, oggi chiamarla solo pubblicità comunica un lieve senso di miseria e di recessione.

– Calimero è di gran lunga più famoso del prodotto che reclamizzava.

– Avere sempre trovato l’idea di chiamare la pubblicità consigli per gli acquisti un’irritante cazzata.

– Carosello veniva trasmesso tutti i giorni tranne il venerdì santo e il 2 novembre. Non meravigliarsi che in Italia la laicità dello stato non si sia mai pienamente affermata.

– Nei film americani se il protagonista usa un personal computer si tratta invariabilmente di un Mac. Concluderne che dal marketing non ci si salva.

– Essersi sempre chiesto chi abbia inventato le televendite e perché siano recitate così male.

– Trovare le vecchie pubblicità choc di Oliviero Toscani per Benetton più efficaci di un elzeviro. Vale anche aborrirle perché la pubblicità non è un elzeviro.

– A lungo insuperato, il nonsense “Chi Vespa mangia le mele” è stato eclissato dallo “strategismo sentimentale” dello spot per il libro “Labirinto femminile” di Alfonso Luigi Marra. Segnalare l’intensa interpretazione di Manuela Arcuri.

– Ammirare incondizionatamente chi ha creato i nomi delle sorprese degli ovetti Kinder. Apprezzare in particolare le Tartallegre, i Coccodritti e gli Squalibabà.

La pubblicità – [ Il Foglio.it › Manuale di conversazione ].

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Una risposta a La pubblicità – da: Il Manuale di conversazione

  1. marisamoles ha detto:

    «Essersi sempre chiesto chi abbia inventato le televendite e perché siano recitate così male»
    Almeno le réclame di Carosello erano recitate da grandi attori e cantanti. Si può dire che i bambini li conoscevano proprio grazie alle loro interpretazioni pubblicitarie, che è esattamente il contrario rispetto a «Le star della televisione e del cinema negli ultimi anni nascono spesso a seguito di uno spot di successo». Poi, però, ci sono sempre i casi fortunati ed eccezionali: Stefano Accorsi e Cristiana Capotondi devono al Maxibon la loro carriera e non sono malvagi come attori.

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