Viva l’ Unità d’Italia.

C’è polemica.

E’ appena stata dichiarata la festività del prossimo 17 Marzo, quale 150/esimo anniversario dell’Unità d’Italia e anche la Confindustria la contesta.

La motivazione è abbastanza semplice: il 17 Marzo cade di Giovedì e si presta ad un bel ponte di Primavera.

Diciamocela tutta: la Confindustria non ha tutti i torti a chiedere che « venga celebrata senza che ciò comporti la perdita di preziose ore di lavoro»

Eppure questa ricorrenza  è forse la più importante del nostro Paese e  sono convinto che dovrebbe essere inserita stabilmente nel nostro calendario e non solo “una tantum” per i 150 anni.

Molti la contestano, da Nord e da Sud.  Ai nostalgici del Regno borbonico risponde bene Marcello Veneziani dalle colonne de Il Giornale di ieri. Dice:

«Un conto è dire che l’ Italia sia stata fatta male, un altro è dire che sia un male in sé,  e l’errore è ridurre l’Italia alla «conquista piemontese». Ma la l’idea e l’identità italiana – pur nelle differenze, e non solo tra nord e sud – è antica, nobilissima e si lega proprio alla tradizione. L’unità era giusta e necessaria».

E io aggiungo che all’Italia ci hanno creduto proprio le migliaia di giovani del Sud che si sono uniti, pagando con la loro vita, ai mille di Garibaldi; senza di loro non si sarebbe arrivati lontano.

Ma il rimedio c’è. Basterebbe festeggiare le ricorrenze nella Domenica più vicina alla data effettiva, come fanno molti Paesi esteri.

E questo dovrebbe valere per tutte le ricorrenze, non solo per i 150 anni dell’Unità d’Italia.

E’ tanto difficile?

L’articolo di Veneziani:Viva l’Italia. E chi ha avuto ha avuto – ilGiornale.it del 04-02-2011

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18 risposte a Viva l’ Unità d’Italia.

  1. marisamoles ha detto:

    Sinceramente queste polemiche (mi rifersico alla Marcegaglia) non le capisco. In fondo si tratta di una festa una tantum, anche se sono d’accordo con te che sarebbe anche il caso che diventasse una festa nazionale permanente … magari al posto del 25 aprile! 🙂

    A me personalmente dispiace perdere un giorno di scuola, visto che con la quinta da portare all’esame anche un solo giorno può essere prezioso. Ma è giusto che i ragazzi capiscano il valore di questa ricorrenza. Purtroppo, però, per loro è solo un giorno di vacanza in più e ancora più gradito perché del tutto inatteso.

    • frz40 ha detto:

      Il problema credo che sia il “rischio ponti”. Negli Stati Uniti l’hanno in parte eliminato fissando alcune festività il Venerdì o il Lunedì. Ad esempio: il Labor Day si celebra il primo lunedì di settembre; il Memorial Day nell’ultimo linedì di Maggio; e il President Day, in memoria di George Washington, il terzo lunedì di febbraio. Non mi sembra un cattivo esempio.

  2. alcoholictania@hotmail.com ha detto:

    SPERIAMO CHE TI LEGGA QUALCHE PARLAMENTARE FRZ ! E CHE SI PRENDA ESEMPIO DALL’AMERICA COME DICE MARISAMOLES !!!

  3. marisamoles ha detto:

    E ci si mette anche Calderoli:

    «Ho votato contro, a suo tempo, in Consiglio dei Ministri e sono e resto completamente contrario al fatto che l’attribuzione delle caratteristiche di festività nazionale, conferita alla data del 17 di marzo, comporti la chiusura di molti uffici pubblici. In un periodo di crisi come quello attuale appare paradossale caricarsi dei costi di una giornata festiva, un evento significativo quale il 150esimo dell’Unità d’Italia può essere celebrato degnamente lavorando e non restando a casa» (dal Corriere)

    Potevamo nutrire dei dubbi che un tale monito provenisse dalla Lega? Quella della crisi, ovviamente, è solo una scusa …

  4. Pluro ha detto:

    L’unita d’Italia. Si ha l’ipocrisia di festeggiare un evento scollato dalla realtà. Per i sudtirolesi è l’anniversario dello strappo da 1000 felici anni di governo austriaco. Trieste guarda con malinconia le rovine del porto creato da Maria Teresa, ed esita a commemorare quel 1951 che segna l’ufficialità italiana. I friulani festeggiano ancora oggi Checco Beppe. I veneti capiscono sempre meno le guerre d’indipendenza. L’Austria costruì il ponte che lega Venezia alla terraferma in tre anni. L’Italia, per raddoppiarlo, ne impiegò circa 20. Perfino i Siciliani iniziano a dire che i Borboni erano meglio.
    Ma non si poteva attendere i 200 anni?…
    E perchè non commemorare le illuminate opere che l’Austria ha realizzato per i nostri nonni? Quiz: si vive meglio a Roma o a Vienna?

  5. Pluro ha detto:

    Caro frz40, probabilmente sei convinto che le regioni a statuto speciale arraffino, alla fine, i soldi italiani. Forse per alcune hai ragione. Ti invito comunque a documentarti con maggiore cura. Per statuto, l’Alto Adige versa allo Stato il 10% delle imposte totali.
    Si accolla però qualsiasi spesa, dalla sanità ai trasporti alla scuola alle strade, alle centrali elettriche e via dicendo. Da Roma riceve solo il supporto per Polizia e Carabinieri. Niente altro. Se puoi citare altre province italiane che spendono cifre pari ai loro gettiti fiscali, senza apporti centrali, avanti!..
    Nello specifico del 17 marzo: un cittadino sudtirolese non ha alcun motivo per festeggiare la perdita della cittadinanza austriaca. Di certo però non obietta se i concittadini di cultura italiana vogliono farlo. Ricorda comunque che le due etnie sono oggi perfettamente integrate. Se tu, italiano, abitassi a Bolzano, avresti una visione delle cose diversa da quanto sembri dimostrare.

    • frz40 ha detto:

      Ti trascrivo il commento di una cara amica che vive a Bolzano, inviatomi ad un precedente post. Questa è la “perfetta integrazione”
      «Caro Franz, c’era un tempo che anche qui in Alto Adige arrivava gente dal sud ad occupare posti di lavoro. Eravamo abituati che negli uffici pubblici i nostri interlocutori fossero napoletani, siciliani, calabresi. I politici che governavano questa regione mal digerivano questa situazione e, dopo la ratifica del patto De Gasperi Gruber , nel 1972 si andò oltre. I rappresentanti del gruppo etnico tedesco che governano questa provincia, vollero competenze che nessuna minoranza etnica può vantare in uno stato libero. Dopo i vari ricorsi e controricorsi al tribunale dell’Aia, al gruppo etnico tedesco venne concesso il cosiddetto”pacchetto”. Un insieme di norme a tutela della popolazione di madrelingua tedesca. In primis la dichiarazione etnica a cui tutti i cittadini si devono sottoporre ogni 10 anni. Questa per accedere ai posti di lavoro e anche all’assegnazione degli alloggi popolari. Secondo la “proporzionale ” ovvero i posti di lavoro e le abitazioni vengono assegnati in proporzione agli eletti in consiglio provinciale. Poichè nella provincia il gruppo etnico tedesco raggiunge l’80% della popolazione i giochi sono presto fatti. Faccio un esempio: mia figlia fatto un concorso per ricoprire il posto di cancelliere in tribunale. Ebbene su 10 posti , 9 erano riservati al gruppo di madrilingua tedesca e 1 solo al gruppo di madrelingua italiana. Questo indipendentemente dalle capacità degli esaminandi. Se i partecipanti di madrelingua tedesca non riescono a superare l’esame non è automatico che il posto spetti al concorrente di madrelingua italiana. Deve essere convocata la commissione dei sei o dei dodici non so bene, la quale valuterà caso per caso. Di solito i concorrenti di madrelingua tedesca non ambiscono i posti nell’amministrazione pubblica e quin di
      può verificarsi il caso , come per mia figlia, che vengano assunti candidati di madrelingua italiana laddove quelli di madrelingua tedesca rinuncino.
      Negli anni 50 dunque si cercava di italianizzare questa terra con trasferimenti di professori italiani che giungevano da ogni dove. Tutto questo è finito. Giorno dopo giorno la classe politica tedesca ha roso il potere alla classse politica italiana . qui avevamo in genere 3 senatori che ogni tanto andavano a Roma a batter cassa. L’instabilità dei governi negli ultimi decenni, si trovava spesso nella necessità di mendicare voti. I cappelli piumati ottenevano tutto purchè si impegnassero a sostenare il governo. Qui sono arrivati soldi a palate ma la classe politica non era lo stesso tenera verso il governo. Anzi. Avendone capite le debolezze, ogni giorno avanzavano una proposta nuova. E noi “sissignore” sempre pronti a cedere. Un giorno volevano la Rai, un giorno volevano i fiumi e i torrenti, un giorno volevano la scuola e piano piano si sono presi tutto, non ci hanno lasciato nemmeno il rispetto.
      Io, mi spiace dirlo, non vado a votare alle provinciali. A che serve. Qualsiasi partito si voti, loro scelgono il partner di giunta che più gli aggrada indipendentemente dai voti che questo partito ha preso. Allora a che pro andare a votare? Qui fanno, il gruppo di madrelingua tedesca, il bello e il cattivo tempo. Si alzano un giorno e decidono di cambiare i nomi delle vie e di metterli tutti in tedesco non ottemperando a precise disposizioni di legge. Interviene il commissariato e dice diripristinare anche la lingua italiana. Ma intanto il danno è fatto. Ci hanno provato. Oggi tolgono i cartelli tedeschi, domani li rimettono e avanti così, in spregio alla nostra Repubblica che qui manda una montagna di soldi. Nel corso della csampgna elettorale di qualche anno fa, il gruppo estremo quello rappresentato dalla Eva Klotz, ha affisso per le strade un manifesto con disegnato un gabinetto dove la carta era la bandiera italiana. Gli italiani scandalizzati hanno rumorosamente protestato ma i nostri rappresentanti politici si appellavano alla”pacifica convivenza”. Poi è stata la volta che presso un museo >>( non ricordo quale ) è stato commissionato un lavoro a due artiste milanesi , certe Chiara e .. – non ricordo- le quali a titolo artistico hanno messo il nostro Inno nazionale a mò di sciacquone del water. Ogni qualvolta si apriva la porta di questo museo, scrosciava l’acqua dello scqiacuone al suono dell’Inno. I nostri politici a minimizzare, che sarebbero da prendere a calcioni nel sedere. “Artistico” lo definivano. L’arte si prende così come è. L’arte non va censurata…… Ma andate al diavolo ….. ruffiani! Qui nessuno sfila con la fascia tricolore . Al massimo il collare che non è cosi visibibile! qui niente parla dell’Italia. Prima la lingua tedesca, anche nei documenti ufficiali, poi quella italiana. A scuola, sugli autobus, all’ospedale. Anche i nost documenti sono di colore diverso. Mai e poi mai con quei fascisti di Italiani dicono. E perchè loro che cosa erano?
      Nazisti. Noi dobbiamo espiare i tort che abbiamo loro fatti subire. Ah si, e loro che hanno sterminato gli innocenti, rinchiusi nei campi di concentramento ?. E poi ci dicono : di che vi lamentate? state bene. In effetti è cosi. Che governi la destra, che governi la sinistra, che governi il bianco o il nero per noi non cambia nulla. Stiamo bene. Tutto è in ordine, lindo e pulito ma in noi ogni passione politica è spenta. Il 25 aprile qui tutti lavorano. Non è la festa della liberazione.
      In municipio a Bolzano il vicesindaco tedesco è arrivato a dire che la liberazio ne per loro è l’8 settembre.
      Che volete che rappresenti qui il 2 giugno? D’altro canto diciamocelo: se costruisci sull’argilla , prima o poi la casa crolla.
      Io comunque adoro il nostro Inno Nazionale. Quando lo sento mi si accappona la pelle.
      Voi neppure immaginate come qui gli italiani, amministrati da tedeschi, amino l’Italia!
      Bella o brutta che sia, è casa mia. A tutti i miei connazionali, il più cordiale saluto. Paola»

  6. Pluro ha detto:

    Caro frz40, potrei aggiungere a quanto la tua amica dichiara i vari attentati, le bande di schutzen e quant’altro. Ma vogliamo riferirci ad oggi oppure ai decenni scorsi? Forse, più che una signora, certamente anziana e toccata negli interessi personali, converrebbe tener d’occhio la stampa attuale o, ribadisco, soggiornare una settimana in Alto Adige.
    Il mio commento comunque voleva contestare la tua affermazione circa i “quattrini arraffati agli italiani”. Se invece vuoi spostare i paletti, allora cominciamo ad esaminare la vicenda da quando il Duce impose in Sudtirolo popolazioni del tutto eterogenee. Potremmo anche dare uno sguardo all’anschluss austriaco, o a quanto accadde nell’italiana Istria.
    Per fortuna la storia è tale, e la vita di tutti i giorni normalizza gli eventi del passato. Anche in Sudtirolo.

    … comunque sia, carissimo frz40, il nostro battibecco, del tutto casuale, è una lampante testimonianza di quanto sia reale l’unità del nostro Paese.

    Buon festeggiamento!

    • frz40 ha detto:

      Non c’era bisogno di questo battibecco per testimoniare che l’Italia fosse un accrocchio di genti e di culture. E’ da tempo che lo sostengo e lo avrebbe potuto vedere anche Lei se avesse letto qualche altro post sull’argomento. Ma proprio per questo sarebbe ora di smetterla con le divisioni e unirsi sotto un’unica bandiera.

      Non capisco, comunque, perché Lei debba sminuire il parere delle “anziane signore”. Dà fastidio? Non torna comodo? Non rappresenta forse la realtà ATTUALE di tutti gli Italiani che convivono con gli amici crucchi in quel di Bolzano e dintorni?
      Quanto ai paletti, non intendo affatto spostarli. Leggo, ad esempio, da questo post (LINK) che La Provincia di Bolzano si tiene in tasca il 90% delle tasse. Ma lo capisco e lo davo per scontato; mi stupirebbe molto che oltre che crucchi i bolzanini fossero pure fessi e non traessero vantaggi economici dalla loro posizione privilegiata.
      Detto tutto ciò, devo dire il tema di fondo di questo mio post non è quello di non riconoscere i diritti delle minoranze etniche e di costringerle a far festa di una cosa che non sentono (probabilmente anche con valide ragioni storiche). Ma è quello di richiamare gli Italiani, quelli con la “I” maiuscola, ad abbandonare i conflitti storici sul “come è stata fatta l’Italia” per concentrarsi almeno una volta l‘anno sul “come esaltarne i valori” ed essere orgogliosi di appartenere a questo grande Paese che tanto ha dato al mondo intero.

  7. marisamoles ha detto:

    @ frz

    Ci si mette anche la Gelmini:

    «”Penso che il 17 marzo le scuole debbano restare aperte”. Per il suo annuncio Mariastella Gelmini sceglie il Consiglio dei ministri: dopo Confindustria, la Lega ed il presidente dei garanti per le celebrazioni Giuliano Amato, anche lei si schiera per una festa dei 150 anni dell’unità nazionale passata al lavoro. “La ricorrenza – dice – potrà essere celebrata in classe durante l’orario normale dedicando una particolare attenzione a quel momento storico così importante. Un modo per dare più valore a questo appuntamento, altrimenti si correrebbe il rischio di considerarlo solo un giorno di vacanza in più”. Per questo il ministero dell’Istruzione sta preparando una circolare che spiegherà alle scuole come comportarsi.»

    Noi a scuola abbiamo già cominicato la festività. C’è da scommetterci che contestualmente le famiglie avranno già prenotato l’albergo per il ponte, specie quelle degli allievi che non hanno lezione al sabato.
    Ora, quando gli diremo che si deve venire a scuola, sai cosa succederà? Che alle lezioni dedicate a “questo momento storico così importante” assisteranno delle classi semideserte a cui poco interessa, comunque, questa celebrazione.
    E mettersi d’accordo prima no?

    @ Pluro

    Io vivo nel Friuli – Venezia Giulia, sono nata a Trieste e vivo da venticinque anni a Udine. Non so, né m’interessa saperlo, come vivranno i miei corregionali questa festa. Da parte mia, sono italiana e sento l’evento degno di celebrazione. Poi, ci saranno certamente quelli che rimpiangono Checco Beppe ma in un Paese in cui, grazie all’immigrazione, si va sempre più perdendo l’identità, ritengo sia doveroso educare i giovani al rispetto per le vicende travagliate che hanno portato all’unificazione italiana e a celebrare questa festa. Di esempi di disgregazione e odio ne hanno fin troppi davanti agli occhi. Esempi che, purtroppo, provengono da chi, invece, dovrebbe rappresentare la stessa unità dell’Italia.
    Molto, poi, dipende dalle famiglie. Spesso il disinteresse parte da lì e c’è poco da fare, poco contano le lezioni ad hoc, perlopiù improvvisate e spesso slegate dal contesto delle varie discipline.

    Io sono sempre dell’avviso che piuttosto andrebbe tolto il 25 aprile.

    Via: Il Corriere

  8. Pingback: 150 DELL’ITALIA: FESTA SÌ, FESTA NO « Marisa Moles's Weblog

  9. frz40 ha detto:

    @tutti

    Mi scuso per il ritardo nel pubblicare i Vostri commenti, ma sono stato costretto a questo black out da un disservizio di Infostrada.

  10. Pluro ha detto:

    In generale, senza voler polemizzare.
    Già ai tempi del liceo i miei prof lamentavano l’ipocrisia della nostra società. A noi sembrava, (fine ani 60) un’affermazione eretica. Oggi, tanto di cappello. Perchè abbiamo trascinato nei decenni ricordi tipo resistenza o deportazioni, che hanno inevitabilmente creato differenze di ogni tipo? Lo dico senza preferenze politiche. Certi ottocentismi sono socialmente criticabili. La bandiera può anche essere un simbolo, e allora ricordiamola, simbolicamente, senza calcare la mano con celebrazioni liturgiche. Senza creare vittime ed eroi. I libri di storia già dicono tutto.
    Questo Paese potrebbe festeggiare con maggior enfasi personaggi della cultura (e sono tanti) non con cerimonie, ma con cicli documentaristici sui vari media. Sicuramente una comunione culturale rappresenta il miglior cemento di unità sociale.
    La mia critica al 17 marzo: trovo infelicemente inopportuna la scelta (perchè non aspettare i 2 secoli?..) di forzare i festeggiamenti proprio in una contingenza che trova il nostro Paese in ebollizione. Negli anni del boom sarebbe andata benissimo, oggi no. Non ho paura di smentite, visto che anche questo blog non ci sarebbe se la festa, anzichè unificare, non avesse girato il coltello nella piaga della divisione. Anzi: ci sentiamo più divisi di quanto probabilmente siamo, indotti ad estrarre da bauli polverosi indumenti dimenticati da decenni.
    Vogliamo proprio festeggiare?… allora evitiamo lo stucchevole carosello di vuotismi che i nostri politici ci propinano, sempre uguali, ad ogni ricorrenza ufficiale.
    Rimpiazziamoli con concerti dedicati, con opere teatrali tipiche delle varie regioni, o altro, stimolando, insomma, quell’amore per la nostra civiltà, antica e moderna, che
    tutti noi conserviamo, magari distrattamente, nel nostro profondo.

    • frz40 ha detto:

      Questa volta devo dirle che ho molto apprezzato il suo commento, che accantona ogni polemica e propone una critica anche in parte condivisibile su questo benedetto 17 marzo.

      Veda, caro amico, il problema sta nel significato che vogliamo dare ad una ricorrenza e a l termine festeggiare.

      Ora io concordo con Lei che sarebbe pura ipocrisia far credere che si fa festa perché siamo un esempio di unione e di fratellanza. Non è così. In questo senso non ci sarebbe nulla da festeggiare Ma pur nell’accrocchio di genti e di culture che ci caratterizza siamo un grande Paese, con una grande storia e grandi uomini che l’hanno caratterizzata.

      Il problema è far in modo di trasformare questo accrocchio di contrapposizioni in un caleidoscopio di colori. E cosa di meglio che dedicare un giorno all’anno a questo fine? E non è forse quel giorno quello che ricorda il momento nel quale i cocci di questo caleidoscopio sono stati rimessi insieme, pur con una serie di errori e col sacrificio di tante vite?

      Ora io concordo con Lei. Festeggiare è sbagliato nel senso letterale che si dà a questo termine, ma è giusto dedicare un giorno di riflessione a quella ricorrenza; magari proprio evitando le gite al luna park e «il carosello di vuotismi che i nostri politici ci propinano, sempre uguali, ad ogni ricorrenza ufficiale. Rimpiazziamoli con concerti dedicati, con opere teatrali tipiche delle varie regioni, o altro, stimolando, insomma, quell’amore per la nostra civiltà, antica e moderna, che
      tutti noi conserviamo, magari distrattamente, nel nostro profondo
      ».

      Proprio così.

      Ma facciamolo, e facciamolo almeno una volta l’anno. Non si è mai fatto per due secoli? E’ stato un errore. Rimediamo.

      E le assicuro che questo blog si sarebbe unito volentieri alla festa, come ha fatto con molte altre ricorrenze della nostra tradizione.

      La saluto, qua la mano !!!

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