Uomini e donne non son la stessa cosa. Non solo per l’ RC auto

Che la bandiera anti discriminazione delle donne stia diventando ormai un specie di fobia alla moda mi pare che non sussistano più dubbi ed è così che sul suo altare si cavalca l’onda della demagogia, facendo più danni che altro.

Ne è un esempio, da ultimo, la decisione della Corte di di Giustizia Europea che ha mette al bando dall’assicurazione per la Rc auto le clausole sul sesso dell’assicurato conducente.

Leggo, a tal proposito, un articolo di fonte ADUC che dice:

“Prendere in considerazione il sesso dell’assicurato come un fattore di rischio nei contratti costituisce una discriminazione”, hanno affermato i giudici comunitari. Una pronuncia che va a chiudere definitivamente gli spazi lasciati aperti da una direttiva europea, che se formalmente vietava già queste clausole in realtà aveva consentito un loro mantenimento tramite alcune deroghe. L’unica concessione fatta dalla Corte Ue è stata un breve periodo di transizione: il divieto definitivo scatterà a partire dal 21 dicembre 2012.”

E’ una materia che conosco bene per i miei trascorsi di lavoro.

Un tempo l’assicurazione della propria automobile per i danni causati a terzi non era obbligatoria e solo la legge 24 dicembre 1969 n. 990 ne dispose l’obbligatorietà al fine di garantire a tutti il risarcimento dei danni provocati da autoveicoli e natanti.

Per diversi anni solo lo Stato ebbe il potere di determinare sia le condizioni generali di polizza sia il prezzo del prodotto assicurativo, che era unico per tutto il territorio nazionale i non teneva alcun conto della persona proprietaria del veicolo.

Solo a partire dal 1° luglio 1994, analogamente a quanto già avveniva in Europa, le compagnie di assicurazione furono libere di fissare autonomamente le proprie tariffe, in regime di libera concorrenza, e ciascuna di esse cercò di realizzare un sistema di tariffazione che offrisse condizioni più favorevoli a coloro che presentavano minori probabilità di rischio e tendesse a penalizzare coloro che presentavano probabilità di rischio più elevate.

I criteri di personalizzazione più utilizzati furono quelli dell’età, del sesso e della professione del conducente, nonché quello della abituale zona geografica di circolazione dell’autoveicolo.

Poiché le statistiche disponibili indicavano una minor sinistrosità per i veicoli di proprietà delle donne, a queste vennero concesse tariffe di miglior favore.

Con l’applicazione della norma della Corte di Giustizia Europea, tale condizioni andranno a farsi benedire ed è facile prevedere che le Compagnie d’Assicurazione non perderanno l’occasione per far pagare anche alle donne le più salate tariffe dei loro corrispondenti maschietti.

Ma questo non è che uno degli esempi di come, all’enunciazione di un demagogico principio di uguaglianza, si sacrifichino i reali interessi della società.

Io insisto nel dire che donne e uomini sono diversi tra di loro, sia per conformazione e forza fisica, sia per capacità e caratteristiche mentali. Sull’aspetto fisico credo che sia facile concordare; su quello mentale anche gli studi più recenti hanno confermato che il cervello delle donne è strutturalmente diverso da quello degli uomini e funziona in modo diverso.
(Si veda a tal proposito il pensiero della ricercatrice Luann Brizendine, neuropsichiatra e direttrice di una clinica di San Francisco,  dal quale riferisce argutamete la mia amica Marisa in questo suo post)

E’ lungi da me dire che gli uni siano superiori o inferiori alle altre.

Dico che sono diversi e che una società moderna dovrebbe smettere di fare battaglie di retroguardia, ma incominciare ad promuovere e sfruttare le specificità degli uni e delle altre in modo ottimale, in funzione della loro diversità e non in funzione di una improponibile uguaglianza.

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4 risposte a Uomini e donne non son la stessa cosa. Non solo per l’ RC auto

  1. marisamoles ha detto:

    Innanzitutto, grazie per la citazione del mio post. Poi volevo dire che, per quanto riguarda l’assicurazione Rc auto, a me non pare discriminante la differenziazione delle tariffe perché, nonostante il detto “donna al volante pericolo costante”, le donne causano davvero meno incidenti. Ciò non significa che guidino meglio, semplicemente guidano di meno (io all’anno faccio meno di 10mila km, mio marito ne fa 20mila, ad esempio). Così come trovo giustissima la differenziazione delle tariffe a seconda delle zone: al sud, tanto per fare un esempio, la percentuale di incidenti su strada è molto più alta che al nord, il che fa pensare che qualche sinistro sia montato … Poi, è anche corretto che i giovani paghino di più perché, in quanto neopatentati e generalmente più spericolati, costituiscono un rischio maggiore per le assicurazioni. Mentre non capisco perché i figli che vivono ancora a casa con i genitori abbiano la possibilità di assicurare la propria vettura nella stessa classe di merito dei genitori … quando si dice, le colpe dei padri ricadono sui figli … e anche i meriti, ovviamente. 🙂

    Come vedi sono un’esperta … non a caso sono vissuta a pane e assicurazioni, essendo i miei genitori entrambi degli agenti. 🙂

    Per il resto, concordo con te: uomini e donne sono diversi e la diversità non rimanda ad alcuna valutazione (chi è meglio o peggio), semplicemente ad un differente modo di vivere, di pensare, di affrontare le situazioni. E per fortuna siamo diversi! 😉

    P.S. Sarò anche figlia di assicuratori ma non ho mai capito perché la quota che devi versare per un’assicurazione è chiamata “premio” … per che caspita dobbiamo premiarli che ci prosciugano ogni anno sempre di più? 😦

    • frz40 ha detto:

      Beh, complimenti. Commento a livello tecnico di qualità.

      La verità è che la personalizzazione delle tariffe tra uomo e donna ha senso soprattutto nell’assunzione che la percorrenza chilometrica delle donne sia mediamente inferiore a quela degli uomini. Pare tuttavia anche che a parità di percorrenza le donne siano più prudenti. Non credo che a questa considerazione sia del tutto estraneo il fatto che la percentuale di donne che assumono droghe sia di gran lunga inferiore a quella degli uomini.

      Se di discriminazione si dovesse parlare, dunque, qui la discriminazione giocherebbe a favore delle donne e non contro. Ma mi stupisce molto il fatto che i giudici comunitari abbiano giustificato la decisione affermando che «Prendere in considerazione il sesso dell’assicurato come un fattore di rischio nei contratti costituisce una discriminazione» e mi pare che con questa parola si voglia ormai condannare al rogo chiunque parli di diversità tra uomo e donna. Credo invece, come ho detto nel post, che si dovrebbe prorpio puntare sulla diversità per far emergere le qualità dei due sessi nei campi a loro più congegnali.

      Sul termine “premio” credo che la parola derivi dal ciclo invertito del contratto assicurativo ed faccia riferimento al fatto che è il compenso (quindi il premio) che l’assicurato riconosce alla compagnia per essersi aggiudicata il diritto di assicurarlo a fronte di un determinato rischio.

  2. Antonymous ha detto:

    E’ difficile stabilire una specificità predefinita senza il rischio di stereotipare, anche se l’idea non è del tutto malvagia. Ma in fondo io mi identifico di più in certe donne che in alcuni uomini, e altre donne direbbero lo stesso.

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