Controcorrente: nella scuola servono quote azzurre.

Leggo dal Corriere di oggi:

Addio maestri: servono quote azzurre?

di Maria Luisa Villa

Prima l’educatrice del nido,  poi quella della materna, se c’è  qualche difficoltà la logopedista e la psicomotricista,  la tata, la vicina di casa,  la baby sitter …. A un certo punto, evviva,  si va a scuola.  E lì, dove finalmente i bambini e le bambine potrebbero incontrare una figura maschile di riferimento esterna alla famiglia, si trovano tante, tante maestre. Che fine hanno fatto i maestri? Alle elementari, a Milano, sono il 3,8 per cento.  Stipendio scarno,  carriera inesistente o quasi, considerazione sociale scarsa:  non è un mestiere da uomini. O non lo è più. Lode a tutte le brave maestre che educano con passione e competenza i nostri figli. Ma che cosa significa per i bambini rispecchiarsi in un modello prevalentemente femminile fino all’adolescenza?

Anche alle medie le cose sono sbilanciate, occorre aspettare le scuole superiori per conoscere, e rinosceresi, in un mondo adulto misto, fatto di maschi e di femmine.  Secondo l’articolo Sono maestro, e resisto di Elisabetta Andreis,  uscito sul Corriere, la femminilizzazione della scuola primaria procede inesorabile: nel 2000, sempre  a Milano, era il 94,8 %, nel 2009 il 96, 2%. Dobbiamo pensare alle quote azzurre nella primaria? Ma le quote rosa hanno lo scopo di  promuovere la presenza femminile là dove le donne non riescono ad arrivare, pur avendo preparazione e volontà. Qui è diverso: sono gli uomini ad aver abbandonato la scuola. Quei pochi che in nome della passione resistono, commentano: “se avessi figli, non potrei mantenere la famiglia”, oppure “il disprezzo delle istituzioni è un’arma efficace contro la passione per la scuola”. Eppure secondo Silvia Vegetti Finzi

“motivati, gli uomini possono essere  educatori eccellenti. E nei maestri gli scolari possono trovare una figura maschile che conferma, o compensa, quella del padre”.

Basti pensare alla gloriosa stirpe degli insegnanti che hanno educato gli italiani, dal maestro Manzi a Gianni Rodari passando per Mario Lodi e don Milani. Cercasi eredi, disperatamente. Ma come?

Fin qui l’articolo che mi pare meriti qualche coonsiderazione.

E’ un dato di fatto che la scuola sia ormai quasi tutta al femminile fino alle scuole medie e in buona parte sia tale anche nelle superiori ed è un dato di fatto che separazioni crescano in misura sempre maggiore relegando la figura del padre a ruoli sempre più marginali.

Ho riportato recentemente un articolo di qualche tempo fa che vede la scuola sempre più indirizzata alle caratteristiche femminili (LINK).

Psicologi e sessuuologi affermano che l’emergere repentino della figura femminile, la sua presa di potere è , in molti casi,  la causa della crisi interiore di molti maschi, che si sentono sempre più sotto pressione, hanno perso la fiducia in loro stessi e sono ossessionati dal pensiero di non essere più all’altezza della donna.

Ora mi chiedo: siamo sicuri che tutta quest’educazione al femminile sia proprio la cosa migliore per i nostri figli e nipoti?

via Addio maestri: servono quote azzurre? | La ventisettesima ora.

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