Un falso di G. Belli ed un autentico di Trilussa

Sta girando sul net un sonetto in romanesco adattabile ai nostri tempi, del quale viene data la paternità a di Giuseppe Gioachino Belli (1791 -1863), sostenendo che sia sato scritto 150 anni fa.

La paternità del Belli è la bufala di un bravo bontempone, come viene ben argomentato qui, e il sonetto non è stato di certo scritto 150 anni fa; tuttavia è carino e ve lo propongo.

A NOI CE SARVERANNO LE MIGNOTTE

Mentre ch’er ber paese se sprofonna
tra frane, terremoti e innondazzioni,
mentre che so’ finiti li mijioni
pe turà un deficì de la madonna,

Mentre scole e musei cadeno a pezzi
e l’atenei nun c’hanno più quadrini
pe’ la ricerca, e i cervelli ppiù fini
vanno in artre nazzioni a cercà i mezzi,

Mentre li fessi pagheno le tasse
e se rubba e se imbrojia a tutto spiano
e le pensioni so’ sempre ppiù basse,

Una luce s’è accesa nella notte.
Dormi tranquillo popolo itajiano
A noi ce sarveranno le mignotte.

Trattando di mignotte e di dialetto romanesco è invece originale quella che segue, di Trilussa.

LA CECALA D’OGGI ( 1922 )

Una Cecala,che pijava er fresco
all’ombra der grispigno e de l’ortica,
pe’ da’la cojonella a ‘na Formica
cantò ‘sto ritornello romanesco:
– Fiore de pane,
io me la godo, canto e sto benone,
e invece tu fatichi come un cane.
– Eh!da qui ar bel vedé ce corre poco:
– Rispose la Formica –
nun t’hai da crede mica
ch’er sole scotti sempre come er foco!
Amomenti verrà la tramontana:
commare,stacce attenta…-
Quanno venne l’inverno
la Formica se chiuse ne la tana;
ma,ner sentì che la Cecala amica
seguitava a cantà tutta contenta,
uscì fòra e je disse: – Ancora canti?
ancora nu’la pianti?
– Io? – fece la Cecala – manco a dillo:
quer che facevo prima faccio adesso;
mo’ciò l’amante:me mantiè quer Grillo
che ‘sto giugno me stava sempre appresso.
Che dichi?l’onestà?Quanto sei cicia!
M’aricordo mi’nonna che diceva:
Chi lavora cià appena una camicia,
e sai chi ce n’ha due?Chi se la leva.

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4 risposte a Un falso di G. Belli ed un autentico di Trilussa

  1. Questo è il bellissimo ‘seguito della storia’ di Trilussa. Ecco, io avevo scritto il seguito del seguito della storia, basandomi su una barzelletta che circolava qualche anno fa:

    E’ inverno e la cicala, impellicciata
    bussa a la casa della formichella,
    che se sta a gode quarche mollichella
    de le provviste che s’è guadagnata.

    – Toc toc, ve so’ venuta a salutà,
    vado a Pariggi, paga tutto er grillo!
    Che ve riporto, che ne so, un gingillo,
    quarcheccosa de scicche da indossà?

    Magara un gioielletto de Cartié,
    un fulare, un profumo de Scianelle,
    ché invece de stà sempre in ciavattelle
    potreste uscì, elegante come me! –

    – Sora cicala mia – fa la formica –
    compratela pe’ voi sta robba bella!
    Pe’me vale de più ‘na pennichella,
    ché l’estate m’ammazzo de fatica.

    Però ‘na cosa c’è, sete cortese:
    si a Parigi fra inviti balli e cene
    incontrate quer tale, Lafontène,
    diteje che lo manno a quer paese!-

    (da ‘Misticanza’, http://www.feaciedizioni.it )

  2. NUNZIO FARETTA ha detto:

    SI è vero, ecco….ar volo :
    ANCHE SE PUR TANT’ANNI SO PASSATI,
    MINACCIOSO AVANZA ER BERLUSCONISMO.
    SOTTO MENTITE SPOGLIE DE BUONISMO,
    TORNA L’ESERCITO DE LACCHE’ E INDAGATI.
    La continuazione alla prossima occasione
    Zzio Nunzio.

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