Contro le piazzate organizzate

Sui cannoni di un tempo si leggeva spesso, scolpita nel bronzo, la frase «ultima ratio regum». Significava che le armi erano l’ultimo, decisivo argomento di cui i re si sarebbero serviti per far valere le loro ragioni. Sui cannoni della moderna democrazia italiana dovrebbe leggersi invece che l’ultima ratio del governo, dell’opposizione e più generalmente di qualsiasi movimento politico, è la piazza, vale a dire una folla di cittadini radunati per sostenere il potere o per abbatterlo.

E’ queso l’incipit dell’editoriale odierno di Sergio Romano, per Il Corriere:

“Contino le aule non le piazze”

Attenzione. Le grandi manifestazioni popolari appartengono alla storia delle democrazie. […] servono soprattutto a protestare contro una legge particolare, a chiedere la revoca di un provvedimento, un salario decoroso, un migliore contratto di lavoro. Nella seconda repubblica italiana la ratio è diversa. La grande manifestazione è una specie di artifizio teatrale che trasforma la piazza in un grande studio televisivo. [..]

Quando è usata dall’opposizione e soprattutto dal governo, la piazza è davvero un’ultima ratio e presenta almeno tre gravi inconvenienti.

In primo luogo dimostra che ciascuno dei due maggiori pilastri della democrazia rappresentativa ha smesso di contestare l’avversario nei luoghi deputati della politica nazionale e ha deciso che il miglior modo per sopraffarlo è quello di sparare i suoi cannoni mediatici nelle piazze del Paese.

In secondo luogo deprezza il valore della rappresentanza democratica conquistata nelle urne. Per governare o battersi contro le leggi dell’esecutivo, la maggioranza e l’opposizione non hanno bisogno di portare la gente nelle piazze. Se lo fanno esercitano un loro sacrosanto diritto, ma dimostrano di non credere né all’utilità del confronto né alla propria legittimità democratica.

E in terzo luogo, infine, le piazze mediatiche trasmettono alla società il sentimento che il sistema non è più in grado di risolvere con gli strumenti della democrazia i problemi del Paese. Se centomila italiani scendono nelle strade per rispondere all’appello del loro schieramento preferito, altri italiani, molto più numerosi, giungeranno alla conclusione che le elezioni sono inutili e che il Parlamento, come è accaduto negli scorsi giorni, è soltanto un’altra piazza italiana, vale a dire un luogo dove si grida invece di parlare. Il governo e l’opposizione non si sorprendano quindi se non potranno più contare sulla fiducia e sulla stima del Paese.

via: Contino le aule non le piazze – Corriere della Sera.

Fin qui Sergio Romano.

Io ne aggiungo un quarto: ISTIGANO ALLA VIOLENA e penso con terrore a quel che succederà quando avremo “piazza contro piazza”. Lo vedremo presto, non manca molto.

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