Luciana Littizzetto & C. – Ovvero: da che pulpito vien la predica.

Ovvero, ancora: quando le bambine, per essere spiritose a tutti i costi, finiscono col fare la pipì fuori da vasino.

Mi scuso se, a distanza di un sol giorno, affronto ancora un tema politico, ma prometto che per un po’ di tempo, poi, me ne asterrò. Chi non ama questo tipo d’argomenti salti pure questo post, tranquillamente.

Il fatto è che non posso sopportare che certe cose passino sotto silenzio e, magari, pure col sorriso stampato sulla faccia di qualcuno.

Far ridere a tutti i costi, lo capisco, è un mestiere difficile, ma qualche volta si finisce col fare la pipì fuori dal vasino. E’ capitato questa volta a Luciana Littizzetto che, domenica sera a “Che tempo che fa”,  si è scagliata,  e non è neanche la prima volta, contro la Chiesa, accusandola di scarso interesse per il problema dei poveracci che stanno sbarcando sul nostro Paese.

Premetto che non sono un cattolico praticante, non sono un bigotto, so benissimo che molte sono state in passato e altre sono tutt’ora le colpe della Chiesa, ma se c’è una cosa che le riconosco è proprio quella di adoperarsi per dar soccorso ed aiuto ai poveracci.

Vi riporto quindi i passi principali di un articolo di oggi, a firma Antonio Socci. che così commenta l’intervento della Littizzetto.

Prendo a simbolo un giovane prete, che chiamerò don Gianni, un bravissimo sacerdote che – fra le altre cose, insieme ad altri – si fa in quattro e dà letteralmente la vita, per aiutare immigrati, emarginati, “barboni” e tossicodipendenti.

[…]Domenica, parlando di Lampedusa, a un certo punto – senza che c’entrasse nulla – la Luciana si è lanciata in un attacco congestionato contro la Chiesa, a proposito dell’arrivo dei clandestini tunisini, e ha urlato ai vescovi «dicano qualcosa su questa questione». I vescovi, a suo parere, stanno sempre a rompere «e adesso stanno zitti… fate qualcosa! Cosa fanno?».

[..]Il quotidiano dei vescovi, “Avvenire”, ieri ha sommessamente obiettato alla Littizzetto che la Chiesa non ha taciuto affatto e che proprio la scorsa settimana il segretario generale della Cei, monsignor Crociata ha convocato una conferenza stampa per informare che 93 diocesi hanno messo a disposizione strutture capaci di ospitare 2500 immigrati, caricando sulla Chiesa tutte le spese.

Ma questa risposta di “Avvenire” è uscita in ultima pagina, sussurrata e con un tono benevolo, sotto il titolo: “Chissà se Lucianina chiede scusa”.  Fatto sta che attacchi come quelli della Littizzetto sono stati visti e ascoltati da milioni di telespettatori e ben pochi avranno letto la documentata risposta di “Avvenire”. [..]

C’è chi vorrebbe pretendere le scuse del direttore di Rai 3 e, soprattutto, il diritto di replica in nome dei tantissimi sacerdoti, suore e cattolici laici che in questo Paese da sempre, 24 ore al giorno, sputano sangue per servire i più poveri ed emarginati e che poi si vedono le Littizzetto e tutta la congrega di intellettualini e giornalisti dei salotti progressisti che, dagli schermi tv, impartiscono loro lezioni di solidarietà.

[..] Visto che sia la Littizzetto che Fazio – il quale ha assistito a questa filippica sugli immigrati senza obiettare, facendo ancora la spalla – mi risulta siano ben retribuiti e non vivano affatto nell’indigenza, vorrei sapere, da loro due, di quanti immigrati si fanno personalmente carico. Quanti ne ospitano a casa loro?

Quanto danno o sono disposti a dare, dei loro redditi, per accogliere e spesare tunisini, libici e altri clandestini?

Considerata l’invettiva della Littizzetto e il suo pretendere che altri (la Chiesa) ospitino gli immigrati a casa loro, non posso credere che lei per prima non faccia altrettanto. Sarebbe veramente una spudoratezza inaccettabile. Vorrebbe allora – gentile signora Luciana – mostrarci la sua bella casa piena di tunisini che lei avrà sicuramente ospitato?

La Chiesa non ha certo bisogno delle lezioni di “Che tempo che fa” per spalancare le sue braccia a chi non ha niente. Lo fa da duemila anni. E dà pure per scontato che il mondo non se ne accorga e neanche la ringrazi. Ma che addirittura debba essere bersagliata dalle lezioncine è inaccettabile, soprattutto poi se a farle fossero persone che non muovono dito per i più poveri.

Intellettuali, comici e giornalisti dei salotti progressisti che spesso schifano l’italiano medio (e anzitutto i cattolici), che stanno sempre sul pulpito, col ditino alzato, a impartire lezioni di morale, di solito non vivono nell’indigenza. Molti di loro trascorrono le giornate fra gli agi, in belle case e al riparo di cospicui conti in banca. Qualcuno – come si è saputo di recente – si avventura pure in investimenti sbagliati. Temerari.

Io non so come vivano loro la solidarietà. Ma a me personalmente non è mai capitato di trovarne uno che fosse disposto a coinvolgersi in iniziative di solidarietà e di carità verso i più infelici quando le ho proposte loro. Ce ne saranno, ma io non ne ho mai trovati. Prima di impancarsi a maestri e censori degli altri, non sarebbe il caso che anzitutto testimoniassero ciò che fanno loro personalmente?Noi cattolici educhiamo i nostri figli alla carità come dimensione vera della vita. Mio figlio di 14 anni trascorre il sabato mattina con altri coetanei, insieme a don Andrea, a portare generi alimentari a barboni e famiglie indigenti. E a far loro compagnia. Don Andrea educa i suoi ragazzi portandoli anche con le suore di Madre Teresa che vanno a cercare i clochard, se ne prendono cura, li lavano, li medicano, li rifocillano.

Io non ho mai visto un solo intellettuale di sinistra lavare un barbone. Invece i preti, le suore e i cattolici che lo fanno sono tantissimi. Sono persone che fin da giovani hanno deciso di donare totalmente la loro vita, per amore di Gesù Cristo. Hanno rinunciato a una propria famiglia, vivono nella povertà (i preti, titolati con studi ben superiori alla media, vivono con 800 euro al mese) e servono l’umanità per portare a tutti la carezza del Nazareno.

La Chiesa sono questi uomini e queste donne. È di questi che straparlano spesso certi intellettuali da salotto. Non so quanto se ne rendano conto, soddisfatti e compiaciuti come sono di se stessi. Non so se sono ancora in grado di provare un po’ di vergogna. Ma so che questa sinistra intellettuale (quella – per capirci – che se la prende con i crocifissi e che sta sempre contro la Chiesa) fa davvero pena, fa tristezza. Certamente è quanto ci sia di più lontano dai cristiani.

Questo il link per l’intero articolo
Questo un mio precedente post su un altro articolo dello stesso Socci

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