Per la carità! Evitiamo carichi di lavoro ai poveri prof con i test Invalsi.


L’italiano ha un solo vero grande nemico: l’arbitro nelle partite di calcio, perché  emette un giudizio.

(Ennio Flaiano)

I professori, e con essi la scuola, ne hanno un altro, i test Invalsi. E per lo stesso motivo: emettono giudizi.

Non sugli studenti, come potrebbe apparire a prima vista, ma proprio sui prof, sulla scuola stessa e sulla loro capacità di insegnare.

Questo è l’unico e vero motivo dell’ostracismo nei confronti dei test e, nel caso che non li si valuti adeguati,  della mancanza di una qualsiasi proposta alternativa.

No, insomma, ad ogni e qualsiasi valutazione meritocratica dell’operato dei prof e della scuola.

Leggo dal blog dell’amica Marisa Moles, al quale rimando (questo è  il link) per una più completa dissertazione, che ancora una volta si levano le barricate ed è montato un gran dibattito contro la “somministrazione” del test adducendo, oltre ai soliti motivi, “Viene lesa la libertà didattica”,  quello che la correzione dei test comporterebbe un insostenibile “carico di lavoro in un periodo dell’anno in cui ce n’è fin troppo”.

Sono semplicemente inorridito.  Per come sono formulati i test, con 4 risposte standard A, B C e D, tipo quelle per la patente, per intenderci,  la correzione di un test non comporta, a mio avviso, più di un paio di minuti. Un’oretta di lavoro, insomma, per tutta una classe.  E questa oretta sconvolgerebbe  tutto l’impianto scolastico!!!!

Da non credere, povera scuola !!!

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22 risposte a Per la carità! Evitiamo carichi di lavoro ai poveri prof con i test Invalsi.

  1. Luca ha detto:

    Con gioia rispondo al tuo articolo riportando un sunto delle considerazioni scritte di getto sul sito di Marisa Moles (dove i lettori troveranno una più ampia trattazione).
    Ravviso, infatti, nelle tue parole un rancore di fondo nei confronti della classe insegnanti.
    Spero di riuscire ad addolcirne i toni per lo meno agli occhi di chi leggerà dopo di me.
    Volevo portare alla luce alcune incongruenze nel modo in cui i test sono svolti.
    Pochi di voi, infatti, sanno che i test INVALSI per altro anonimi sono il surrogato di iniziative europee realizzate con modalità diverse di somministrazione e correzione.
    Inoltre, nonostante siano anonimi dovrebbero essere corretti da scuole diverse o dagli stessi “ricercatori” dell’INVALSI che le hanno ideate. Perchè?
    Innanzitutto perchè questa era l’idea iniziale del progetto;
    poi perchè le scuole pur dovendo essere imparziali potrebbero nutrire interesse a far risultare che i propri alunni sono i migliori;
    ed in ultimo dubito che i test invalsi siano attendibili se realizzati attraverso test a risposta multipla (cioè prove strutturate) realizzate sulla base di un programma ministeriale che viene dall’alto e che talvolta può risultare molto più ampio di quello che un docente, visto il materiale umano con cui lavora, di anno in anno può adottare, riducendo, ampliando ecc.
    In molti tra i lettori a questo punto penseranno che un insegnante che non svolge il programma ministeriale nella sua interezza commette inadempienza o un errore. Niente di più fallace. In verità il programma ministeriale è solo una guida “per grandi linee”. Insegnare, infatti, non è una catena di montaggio ma equivale a cesellare un’opera d’arte partendo da marmo informe. Scegliendo i metodi ed i mezzi per comunicare dei concetti e farli apprendere. Pertanto trasmettere la conoscenza a qualcuno non è una banalità ed occorre passare attraverso i suoi vissuti, le sue basi, la sua famiglia, le proprie capacità intellettive. Ciò implica a volte ridurre il programma da una parte per ampliarlo dall’altra.
    Inoltre, visto che ultimamente, colpa anche dei tagli al personale ATA, la scuola pubblica è sovrasatura di lavoro (scartoffie varie) spesso impropriamente scaricato sugli insegnanti che invece dovrebbero fare didattica piuttosto che da segretari, perchè non allestire le prove invalsi attraverso siti web e far rispondere a, b, c, direttamente online ai ragazzi? La soluzione che qui suggerisco mi sembra semplice e non credo occorrano anni di studio per dedurla.

    Eppure il deus ex machina arriva sempre alla fine della sceneggiatura.. e raccoglie gli applausi, mentre ai semplici attori spettano solo le critiche.

    Scusate se è poco.

    • frz40 ha detto:

      Ti ringrazio molto per questo tuo commento e colgo l’occasone per darti il benvenuto su questo blog.

      Penso che qualche precisazione, peraltro, possa esserti utile per spiegare il mio pensiero.

      Per prima cosa voglio ribadire che ho gran rispetto per la categoria degli insegnanti e per i molti che svolgono con impegno e passione questa professione. Penso, peraltro, che con la diffusione della scuola di massa molti abbiano preso questa professione come un lavoro qualsiasi, tanto per portare casa uno stipendio.

      Lo dico sulla base di alcune esperienze personali, come allievo, prima, e come genitore, poi. Ma me lo confermano da un lato gli alti lai che provengono dalle Università che lamentano l’insufficiente preparazione di base di troppi studenti  e lo confermano le troppe bocciature nel primo biennio degli studenti che provengono dalla scuola secondaria di primo grado.

      Ancor più lo confermano i test OCSE-PISA nei confronti internazionali.

      E’ certamente sbagliato dar la colpa di questa situazione agli insegnanti. I genitori, più di loro, e il degrado della società, hanno le loro brave colpe. Ma la scuola deve fare la propria parte.

      E questo lo può fare solo andando a misurare la situazione sul campo,  mettendo in evidenza le sacche di inefficienza eliminandole o correggendole e, per contro, anche riconoscendo un premio a coloro che se lo meritano.

      Io conosco un solo strumento in grado di fare questo a tappeto ed in tempi brevi ed è proprio quello dei test. Quelli Invalsi sono inadeguati? Se ne propongano di migliori.  Sono i test uno strumento sbagliato? Se ne proponga un altro. Ma non si propone e non accade assolutamente nulla.

      Ed i motivi mi sembrano chiarissimi.

      Da un lato gli insegnanti bravi e appassionati contestano un metodo per sua natura impreciso, temendo, nonostante i tanti possibili correttivi,  di veder messo ingiustamente in discussione il proprio lavoro. Per loro la scuola va bene così com’è, tanta è la passione che ci hanno profuso e tanta è, giustamente,  la convinzione che più di così non avrebbero potuto fare.

      Dall’altro i mediocri temono che vengano messe, finalmente, in luce le proprie inefficienze. E sono proprio quelli che “barano” ai test, suggerendo le risposte e manipolando le correzioni.

      A tutto questo fanno da cassa di risonanza i sindacati che dallo scontento della base trovano la loro ragione d’essere e fondano il loro potere.

      Dici giustamente: «Insegnare non è una catena di montaggio ma equivale a cesellare un’opera d’arte partendo da marmo informe. Scegliendo i metodi ed i mezzi per comunicare dei concetti e farli apprendere. Pertanto trasmettere la conoscenza a qualcuno non è una banalità ed occorre passare attraverso i suoi vissuti, le sue basi, la sua famiglia, le proprie capacità intellettive. Ciò implica a volte ridurre il programma da una parte per ampliarlo dall’altra.» Gusto ! Ma quanti lo fanno? E quanti di quelli che lo fanno vedrebbero la loro opera messa in discussione da un test ben preparato. Nessuno!

      Proponi di allestire i test tramite siti web: giusto anche questo ma il test è valido solo se somministrato  a tutti nello stesso momento e in classe. Sono così ben attrezzate le nostre scuole?

      Quanto poi ai tagli al personale ATA e alle incombenze che sarebbero ricadute sugli insegnati, anche qui hai ragione. Ma dai!!!! Quell’oretta per correggere i test, volendo, proprio non la si trova?

      E tutto questo, ti assicuro, senza rancore.

      Grazie ancora, e ancora benvenuto.

  2. vincenzo ha detto:

    Anch’io in linea di massima propendo per le interpretazioni di Frz, sulle ragioni di resistenza ai test da parte di alcuni, probabilmente della maggioranza degli inegnanti….ahimè.
    Mi pongo qualche domanda.
    E’ vero che esistono scuole e insegnanti più efficienti e laboriosi di altri?
    La mia risposta, suffragata dalle mie esperienze, sia come allievo sia come genitore è si.
    Mia figlia frequenta una scuola pubblica di ottimo livello giudicata da tutti i test il primo liceo classico di Torino: il Cavour.
    Uno dei parametri per misurare il livello di validità di una scuola potrebbe essere la alta o bassa percentuale di riuscita nei primi anni dell’università, credo che questo metro di giudizio sia incontrovertibilmente il meno contestabile.
    Sarà lecito chiedersi, a questo punto, perchè questo dato vari sensibilmente da scuola a scuola?
    Non mi sembra un’illazione attribuire, almeno in buona parte, al corpo insegnanti la responsabilità o il merito di questi risultati.
    Ciò premesso, sarà mai possibile trovare un sistema che controlli anche gli insegnanti, sulla base dei risultati dei loro allievi?
    La cosa che preoccupa è questa levata di scudi da parte degli insegnnti che poi accampano tutta una serie di variabili, anche al tempo a loro disposizione, l’inutilità dei test.
    Onestamente credo che queste resistenze dicano molto di più rispetto alle argomentazioni sostenute.
    Vincenzo

  3. frz40 ha detto:

    Non  sono un sostenitore di un sistema di test piuttosto che di un altro sistema di misurazione dell’efficacia della scuola, ma credo che misurare sia la chiave per capire come intervenire.

    I test Invalsi e quelli Ocse/Pisa, peraltro, mi pare che abbiano detto delle cose piuttosto importanti e incontrovertibili. Ad esempio (link):

    -Che la nostra scuola è lontana dalle performaces di molte realtà internazionali, sia in Europa, che nei Paesi asiatici, che in Canada

    – Che in certe aree, del Nord in particolare, i risultati sono di buon livello Europeo, mentre in certe altre zone ne sono disastrosi.

    – Che le competenze in lettura degli studenti Italiani sono mediamente più vicine a quelle degli studenti europei, ma che sono influenzate negativamente dalla presenza di immigrati.

    – Che le competenze in matematica dei nostri studenti sono largamente inferiori rispetto a quelle degli studenti degli altri Paesi Europei e lontanissime da quelle degli asiatici.

    – Che le competenze dei ragazzi iscritti ai licei classici e scientifici sono di gran lunga superiori a quelle degli iscritti a Istituti tecnici e professionali.

    E se i nostri prof, anziché scavare ed approfondire frappongono delle resistenze, come in questo caso anche piuttosto ridicole, credo proprio che, come dici tu, «queste resistenze dicano molto di più rispetto alle argomentazioni sostenute».

  4. Luca ha detto:

    Alla luce delle considerazioni emerse, ammetto di essere stato convinto. Andrò a correggere i test anche se insegno alimentazione e matematica non è la mia materia.

    Tuttavia, ciò che più temo è che, proprio con la scusa che “quell’oretta si può trovare”, presto si finirà per considerarla “scontata” e quindi dovuta (al pari delle scartoffie burocratiche del personale ATA)… e magari in seguito si affermerà anche di essere riusciti a trovare il modo per alzare lo stipendio degli insegnanti!
    Purtroppo nel nostro Paese sembra funzionare il seguente assioma:
    “Chi più sà, più lavora, ma sempre per lo stesso stipendio” (o magari con 17,50 euro lordi FORFETTARI all’ora di straordinario nella migliore delle ipotesi).
    Forse è per questo che tanti miei colleghi si rifiutano di correggerli. Solo per evitare che col tempo passi tutto in cavalleria considerandolo scontato (perchè è sempre stato così).
    Vi segnalo uno stralcio di esperienza scolastica concreta:
    Ho chiesto informazioni per il CLIL verso gennaio ad un convegno e mi hanno riferito che non c’erano certezze di carriera e che mi conveniva studiare solo se mi andava di giocare d’azzardo investendo il mio denaro in corsi d’inglese privati.
    Un altro esempio:
    Presto si riapriranno le SISS riformate come laurea di II livello e dovrò tornare sui libri a studiare senza avere prospettiva di passaggio di carriera ma esclusivamente per garantirmi una continuità lavorativa sul mio stipendio attuale, poichè se non lavorerò con una classe di concorso avrò l’altra come alternativa su cui tentare.
    Esiste un analoga situazione in qualche altro mestiere? Ho chiesto in giro tanto per informarmi ed i miei amici mi hanno riferito che:
    I medici “studenti” che si specializzano (lo so perchè ho amici che studiano) prendono uno stipendio mensile che è già superiore allo stipendio normale di un insegnante affermato (specializzato e neoassunto) e non mi chiedete come si vince l’accesso alla specialistica per oculistica.. o per chirurgia.. ecc.

    Paragoni ne potrei fare tanti.. nel militare (come ho già fatto), nelle aziende.. (informatori scientifici, biotecnologi,..). Ogni mestiere ha le sue pecche e difficoltà.
    Ma a quei pochi che credono che insegnare sia una vocazione vorrei rispondere che se avessi avuto la vocazione mi sarei fatto prete…

    Tutti lavoriamo per guadagnare. Il mestiere ci può piacere, come nel mio caso (ed in quel caso siamo fortunati), ma la retribuzione o gli incarichi dovuti sono un’altra cosa e certo non dovrebbe mai essere lasciato nulla per scontato.

    • frz40 ha detto:

      Non posso che augurarLe nuovamente, come ho già fatto in altra sede, che una scuola migliore Le permetta di poter contare su una retribuzione migliore.

      Tutti i mestieri, mi creda, da sempre hanno comportato di trovarsi a dedicare gratuitamente tempo e fatica anche ad attività non strettamente correlate con la mansione. Per anni mia moglie mi ha chiesto se mi fermavo fino a tardi per far le pulizie. Non era così, ma non ci mancava molto. Il lavoro mi ha dato molto, come retribuzione, come carriera e, soprattutto, come rispetto dei miei collaboratori e superiori. Il pubblico impiego, probabilmente, non offre grandi opportunità, ma Le auguro di poterne comunque beneficiare. Anche correggendo i test Invalsi.

      Auguri.

      • Dora ha detto:

        Non so se vedrò mai una scuola migliore:sto dedicando qualche oretta come dice lei a tempo perso a correggere 26 copie di una prova e entro la fine del mese ne correggerò sempre a tempo ,non mi sto piangendo addosso…ma il rispetto che è dovuto alle categorie non è dovuto ai docenti? Quando ho scelto questo lavoro sapevo che non avrei guadagnato,ma non
        mi aspettavo di non vedere mai riconosciuto il mio lavoro.Grazie per l’attenzione

      • frz40 ha detto:

        Gentile Dora,

        Perchè dice a tempo perso? Io non ho mai detto questo. Ho il massimo rispetto per i molti insegnati che si dedicano al proprio lavoro con passione e serietà. La mia piccola polemica riguarda l’attegiamento di molti di loro contro i test Invalsi e, in questo caso, contro la scusa di non aver quell’oretta di tempo per la correzione dei medesimi. Mi piacerebbe vedere da parte dei docenti un atteggiamento più positivo e collaborativo nei confronti di questo strumento che ha una sua ragione d’essere e può contribuire a migliorare il sistema scuola, soprattutto la dove le pecche sono più evidenti.

  5. marisamoles ha detto:

    @ frz e Vincenzo

    Scusate se cerchiamo di difendere i nostri diritti – primo fra tutti quello di veder rispettato il contratto di lavoro – e di evitare che lo Stato continui a metterci i piedi in testa. Credo che questo sia legittimo da parte di tutte le categorie dei lavoratori, sia pubblici sia privati.

    Io, se insegnassi Italiano in seconda, non mi opporrei alla somministrazione dei test – anche perché, come ho scritto nel post, non è possibile – ma non li correggerei. Per principio, non certo per il tempo che perderei per la correzione. E visto che tante cose al di fuori della scuola non si sanno, vi spiego com’è nata la collaborazione tra MIUR e InValsi.
    Esiste da molti anni, in veste sperimentale. Più volte ho somministrato i test ma mai mi è stato chiesto di correggerli. Anche per le ragioni che Luca ha elencato molto bene, l’ente ha sempre provveduto alla correzione. Quando due anni fa la Gelmini ha deciso che si dovesse estendere a tutte le scuole la rilevazione InValsi, si è resa conto che non avrebbe potuto stanziare la somma – 20 milioni di euro, se non ricordo male – necessaria per attuare la somministrazione e la correzione dei test a carico esclusivo dell’InValsi, così come in origine stabilito. Tant’è che recentemente, nella circolare del 20 aprile, la dott.ssa Palumbo ha ribadito l’autonomia dell’InValsi rispetto alle istituzioni scolastiche. Allora è stato deciso che l’ente esterno avrebbe provveduto alla somministrazione e correzione solo nelle classi dette “campione” (che poi, se la prova è estesa nei vari ordini e gradi di scuole, la campionatura è assurda, fuori da ogni logica) e che la somministrazione fosse limitata solo ad alcune classi della primaria, della secondaria di I grado e di II grado. Costo: solo 8 milioni di euro. Un bel risparmio ottenuto restringendo la misurazione – il che risulta molto riduttivo – e scaricando sugli ignari docenti – ignari, sì, perché nessuno lo sapeva fino a poco tempo fa, anzi si credeva che la somministrazione dei test non fosse nemmeno obbligatoria – che di punto in bianco si ritrovano una bella patata bollente. Così almeno al ministero non si scottano le mani.

    Io sono del parere che le cose bisogna farle bene, senza rimaneggiamenti dell’ultima ora perché i soldi non ci sono. Bisogna pensarci prima e non fare i conti senza l’oste, cambiando le carte in tavola.
    Se noi siamo tenuti alla trasparenza e alla correttezza deontologica, non vedo perché al ministero possano fare “quei pasticciacci brutti di viale Trastevere”.
    Su questo, almeno, spero siate d’accordo. E smettetela di dire che le resistenze dicono più delle argomentazioni. Le argomentazioni sono più che valide.

    • frz40 ha detto:

      Cara Marisa,

      So quanta passione ci metti nel tuo lavoro, quanto tempo extra hai dedicato alla scuola senza riconoscimenti monetari e posso anche capire la tua impuntatura di fronte alla correzione dei test. Ma non la condivido.

      Soprattutto non condivido che i sindacati spingano i più giovani in questa direzione e che i giovani ci si lascino trascinare.

      Avrai certamente letto il mio ultimo commento rivolto a Luca e di li puoi capire il perché.

      Non è arroccandosi sulle posizioni e trincerandosi sulla stretta osservanza dei diritti e dei doveri contrattuali che si risolvono i problemi. Le resistenze non portano a nulla, anche se le argomentazioni sono più che valide e c’è chi se ne approfitta.

      Questo è il mio pensiero

      • marisamoles ha detto:

        Mi dispiace ma secondo me i sindacati non riescono a far leva più che tanto, né sui giovani né sui vecchi. Io sono apolitica e se sono iscritta ad un sindacato, l’ho fatto tanti anni fa per gratitudine nei confronti di un amico sindacalista che si era prodigato per farmi avere una cattedra a Udine, in assegnazione provvisoria, che il Provveditorato mi aveva negato. Da quel dì, e sono più di vent’anni, ho messo piede al sindacato solo un paio di volte.
        Credo che, come è capitato a me, molti si siano messi a riflettere con la propria testa, documentazione alla mano. E molti, come me, sono arcistufi di essere considerati l’ultima ruota del carro … anzi, del carrozzone, temine che a te piace di più.

        Se il ministero non sa come gestire i suoi programmi e progetti, significa che c’è qualcosa che non va. Questo lo si capisce anche senza bisogno di star a sentire i sindacati. Potrei farti l’elenco di tutti i ripensamenti, ma sarebbe troppo lungio e andrei off topic. Mi limito all’ultimo, quello relativo ai giorni di assenza che potrebbero escludere l’allievo dallo scrutinio finale, che risale a meno di un mese fa: ti pare giusto cambiare le carte in tavola a due mesi dalla fine delle lezioni? Mi sembra che ci sia poco rispetto anche per le famiglie e gli studenti, non solo per i docenti. E questo è inaccettabile.

      • frz40 ha detto:

        Sul fatto che ci sia una gran confusione ti seguo. Certamente anche il ministero e la politica tutta hanno le loro belle colpe.

  6. marisamoles ha detto:

    P.S. Quanto all’attendibilità dei test, pare che il “modello Finlandia” sia stato smontato. Questo per capire quanto siano inaffidabili, ma soprattutto manovrabili i test InValsi o affini. Visto che tu sei più portato di me per la Matematica, ti invito a leggere questo contributo di Giorgio Israel: http://www.ilfoglio.it/soloqui/8607

    • frz40 ha detto:

      L’ho letto, grazie, ma il punto non è esattamente questo. Se non vanno bene quei test se ne studino altri, se sono i test che non vanno bene si studi un altro strumento. Ma si misuri e si faccia qualcosa.

      • marisamoles ha detto:

        No, scusa, il punto è un altro: i risultati dei test, su cui si basano le indagini Ocse, sono inattendibili. Ne consegue che, al di là di ciò che appare, l’Italia non è proprio la cenerentola dei Paesi europei in fatto di cultura e istruzione. Semplicemente la didattica della scuola italiana è più seria e cerca di trasmettere una cultura a 360 gradi, in cui ci sia spazio per le conoscenze, ma anche per le competenze e abilità, per lo sviluppo dello spirito critico, per la deduzione e l’induzione, per la metacognizione, per il problem solving e per tutte quelle abilità che non trovano applicazione nei test a scelte multiple proposte dall’InValsi sulla falsa riga di quelli europei. Se, come pare, la scuola italiana è destinata a trasformarsi in un luogo di addestramento per superare i test, mi dispiace ma non migliorerà. Il destino è quello di veder peggiorare la sua qualità, anche se dalle indagini Ocse probabilmente risulterà ai livelli medi europei.

        E’ un prezzo che non vorrei mai si dovesse far pagare ad una scuola che, tranne rare eccezioni – e sottolineo rare – non è una catastrofe.

      • frz40 ha detto:

        Capisco il tuo punto di vista, ma non è vero che i test siano inattendibili. Sono grezzi, questo sì. Andrebbero meglio calibrati per il nostro tipo di scuola, forse. Ma già così mettono in evidenza situazioni critiche ben note e ne danno una misura, seppur approssimativa.

        Contesto il fatto che rispondere ad un test all’anno contrasti con quella che tu definisci cultura a 360°. Se cultura a 360° è, nessuna difficoltà ci sarebbe a rispondere ad un test. I meglio preparati a scuola meglio rispondono ai test, senza bisogno di alcuna preparazione specifica. Ci mancherebbe solo più che gli insegnanti si trasformassero in addestratori da test. E’ una bufala. Non è così all’estero. Si tratta solo di formulare i test in modo coerente coi programmi.

        Prova ne è il fatto che nelle regioni dove la scuola funziona meglio, i risultati dei test sono ampiamente migliori. Lo stesso dicasi da scuola a scuola.

        Se vogliamo far la politica dello struzzo, dicendo che il test non distingue le pagliuzze e quindi non distingue le foreste, facciamolo pure. Ma mentiamo a noi stessi.

        E comunque se la scuola disconoosce il test come strumento di misura, ne proponga un altro. Perché non lo fa?

        E poi, l’hai mai analizzato un test Invalsi? Cosa c’è di sbagliato? Cosa c’è che un normale studente è autorizzato a non sapere?

  7. marisamoles ha detto:

    Forse non mi sono spiegata.
    Per me i Test possono essere somministrati, non è questo il problema. Meglio sarebbe poterne elaborare di diversi, più in linea con la nostra didattica, ma è anche vero che l’unica possibilità di valutazione oggettiva e uguale per tutti è quella dei test a risposte chiuse. E già questo contrasta con la tipologia delle prove (strutturate ma anche e soprattutto semistrutturate, quindi anche con domande aperte o trattazione sinetetica di argomenti, che poi rispondono alla tipologia in uso nella terza prova scritta dell’Esame di Stato) più utilizzate da noi.

    Ma il problema è un altro e credevo ti fosse chiaro, anche dopo aver letto il post di Israle che ho linkato. Il problema è che i test Invalsi, com’è stato rilevato per la Finlandia, a livello statistico offrono una falsa immagine della preparazione degli studenti. Ovvero, non è detto che quelli che li superano siano bravi o comunque più bravi rispetto ad altre realtà europee. Da anni, infatti, nei paesi Ocse si sta procedendo ad un vero e proprio addestramento a superare i test, ciò che noi docenti italiani rifiutiamo. Le case editrici stanno sfornando testi su testi per allenare gli studenti a superare i test perché questa pare sia la direzione obbligata per arrivare a livelli accettabili nelle rilevazioni. Ti pare serio?

    I nostri studenti sono preparati evidentemente per rispondere ai quesiti, ma non significa che ciò basti a saggiare la loro preparazione. Anche se i colleghi di matematica dicono che gli argomenti trattati nei test spesso non si riescono a svolgere per mancanza di tempo. E allora cosa dovrebbero fare? Allenare gli allievi a superare il test per poi avere degli studenti ignoranti come sono risultati essere i finlandesi che non sanno, di fatto, la matematica?

    Mi stupisco che tu mi chieda: “l’hai mai analizzato un test Invalsi?” A parte che li ho somministrati per anni, come ho già detto, ma ti pare che starei qui a parlarne se non li conoscessi? Mi pare quasi un insulto alla mia professionalità.
    Comunque quelli di Italiano sono fattibili perché da anni i nostri testi si sono adeguati. Tuttavia, accanto ai quesiti a risposta chiusa, nell’apparato operativo dei manuali ci sono sempre altri tipi di esercizi, anche di approfondimento.

    • frz40 ha detto:

      No, non mi pare serio che le case editrici sfornino testi per allenare gli studenti a superare i test Invalsi e non lo credo nemmeno. Penso che questi testi siano rivolti più a superare gli esami d’ammissione a certi corsi Universitari o a certi concorsi pubblici. Adottare questi testi nell’ambito delle normali lezioni in classe mi sembra un’idiozia, voglio sperare che non siamo ancora arrivati a tanto e penso che i professori e i dirigenti scolastici avrebbero non solo il diritto, ma il dovere, di rifiutarli e proibirne l’uso in classe. Sarebbero bari, così come sono bari quelli che suggeriscono le risposte.

      Ciò detto, credo, e tu me lo confermi, che i test, pur migliorabili per meglio adattarli alla nostra linea scolastica, siano al momento l’unica possibilità di valutazione oggettiva e uguale per tutti. Per questa ragione non capisco l’ostracismo della scuola e dei docenti nei loro confronti. Danno risultati di indubbia validità. Gli studenti migliori, salvo eccezioni che confermano la regola, ottengono i punteggi più alti e sono ampiamente paragonabili a quelli delle migliori scuole europee.
      Le scuole migliori sono sempre le stesse, e non mi dirai che addestrano al test. Le peggiori sono sempre le stesse e i miglioramenti sono molto lenti. Le peggiori appartengono per la maggior parte a certe aree nelle quali le promozioni a pieni voti, con lode, per contro, abbondano. Il mondo del lavoro sa bene che certi voti non sono affidabili, e sono quelli delle aree nei quali i test sono sconfortanti.

      Ti ho chiesto provocatoriamente se avevi mai analizzato un est Invalsi. Mi scuso della provocazione, ma era solo per ribadire che nei test non c’è nulla di starno che un normale studente non dovrebbe sapere. Se poi sarebbe necessario avere più tempo, o integrarli con approfondimenti questo è proprio quello che gli insegnanti dovrebbero suggerire, per migliorarli.

      Invece si fanno resistenze assurde. “Non abbiamo il tempo di correggerli” (forse lo avremmo se ci pagassero gli straordinari…), “non sono significativi” (e invece lo sono, eccome!, anche se sono migliorabili) e “non vogliamo trasformarci in addestratori per test” (e chi glie l’ha chiesto?)

      Dicevo che non capisco l’ostracismo e invece lo capisco benissimo: la scuola e i prof rifiutano di essere valutati. E aggiungo di più. Mi stupisce che professori bravi ed appassionati accettino di vedere che altri regalino voti e borse di studio ad allievi meno bravi e che in tal modo accettino che certe scuole e certi insegnanti finiscano per andar per la maggiore, quando la loro è tutta fuffa.

  8. marisamoles ha detto:

    Replico solo a questa affermazione: «la scuola e i prof rifiutano di essere valutati». Se continui a sostenerlo, allora significa che il mio sforzo per spiegarti come stanno le cose è stato inutile. Con ciò non nego che qualche docente tema la valutazione, ma sono una minoranza. Perlopiù ci si oppone a quella che, ripeto, è una falsa immagine della scuola che ne verrebbe fuori.

    Visto che non ti fidi (metti persino in dubbio che i manuali per addestrare gli allievi esistano … io gli ho visti con i miei occhi e ho anche declinato l’offerta del propagandista, dicendo che non sono interessata a quel genere di didattica), passo nuovamente la parola a Giorgio Israel http://gisrael.blogspot.com/2011/04/la-scuola-ridotta-corso-di.html
    Lui, inoltre, è super partes, visto che è un docente universitario.

    • frz40 ha detto:

      Cara Marisa,

      Capisco bene la tua posizione nei confronti del test. E’ riassunta dal titolo dell’articolo del professor Georg Israeli che mi hai segnalato: La scuola rischia si essere ridotta a corso di addestramento.

      Lasciami ripercorrere quell’articolo per dirti cosa ne penso. Dice:

      Valutare la scuola per migliorarla: è un tema all’ordine del giorno da anni e su cui si sono infranti parecchi tentativi, anche per le resistenze corporative di molti docenti a farsi giudicare. [..] La modalità più semplice, largamente seguita all’estero, è quella dei test. [..] Non intendo affatto negare l’utilità dei test al fine di stabilire se esista un livello minimo di capacità in ortografia, grammatica, nozioni di base della matematica, ecc. Insisto sull’aggettivo “minimo”, perché se si pretende che con i test si possa valutare anche la capacità di uno studente di comporre un testo stilisticamente valido o di impostare correttamente un problema in termini matematici e risolverlo, allora siamo alla pura e semplice cialtroneria. Tuttavia, ripeto, si può concordare sull’utilità di base di test accuratamente pensati e verificati.

      E su questo concordo totalmente

      1. Esistono le resistenze corporative di molti docenti a farsi giudicare

      2. I test accuratamente pensati e verificati hanno un utilità di base che consiste nello stabilire se gli studenti abbiano acquisito quel livello minimo di capacità che non dovrebbe mai far difetto. Non per valutare diciamo le eccellenze.

      Poi aggiunge:

      Il vero problema è però quello accennato prima: e cioè che la didattica non si pieghi al fine del successo nei test. Questo significherebbe aprire la strada al famigerato “teaching to the test” – l’insegnamento completamente funzionale ai test – che ha fatto danni disastrosi laddove è stato applicato.

      E anche su questo concordo totalmente.

      3. NO al teaching to the test. E NO all’introduzione nelle aule scolastiche di testi a ciò dedicati.

      Ho scritto: adottare questi testi nell’ambito delle normali lezioni in classe mi sembra un’idiozia, voglio sperare che non siamo ancora arrivati a tanto e penso che i professori e i dirigenti scolastici avrebbero non solo il diritto, ma il dovere, di rifiutarli e proibirne l’uso in classe. Sarebbero bari, così come sono bari quelli che suggeriscono le risposte.

      Apprendo invece, e tu me lo confermi, che questo sta già avvenendo. Dice Israeli

      Quando ho paventato questo rischio sono stato accusato di catastrofismo. Era un timore riduttivo perché, dai segnali che arrivano, purtroppo ci siamo. In vista dei prossimi test Invalsi in molte classi si è smesso di insegnare per dedicarsi all’addestramento a superare i test. In altre classi gli insegnanti resistono e si rifiutano giustamente di smettere di insegnare Leopardi per dedicarsi ai test.

      4. Molti prof  stanno invece accettando di trasformarsi in teacher to the test

      E qui  bisogna tirar le fila di questo rebus: I test somministrati  in passato hanno posto in evidenza, soprattutto in certe regioni, le spaventose carenze della scuola e di molti prof. Attenzione: parliamo di carenze di base, carenze di capacità minime, non di eccellenze. Per nascondere queste carenze, che sono LORO carenze, molti prof prima hanno barato suggerendo le risposte, adesso barano ricorrendo ai libri che insegnano a rispondere ai test. Nel contempo si rafforza l’ostracismo ai test. Ma la domanda è: questi prof lo fanno, l’ostracismo, perché temono che la scuola possa ridursi a corso di addestramento o perché temono di essere giudicati. E la risposta chiarissima è la seconda, visto che non hanno nessuna remora a trasformarsi in teacher to the test.

      Non nego che il rischio della scuola addestratrice per i test possa esistere, ma per loro questo altro non è che la scusa buona, non per “insegnare finalmente Leopardi”, ma per eliminare i test.

      Se il rischio esiste, bisogna prevenirlo, vietare quei libri in classe, punire quei prof che i utilizzano, non cancellare i test che mettono in evidenza il problema. Sarebbe come dire non mi preoccupo di vedere se il malato ha la febbre, butto via il termometro.

      Credo che anche il professor Israeli su quesi concordi quando conclude:

      Di certo, sarebbe necessaria una parola chiara e forte da parte del Ministero: in nessun caso l’insegnamento può essere trasformato in un addestramento a superare i test. Altrimenti, alla scuola italiana potremo dare l’addio finale.

      5. Sì, è necessaria una parola chiara e forte: in nessun caso l’insegnamento può essere trasformato in un addestramento a superare i test. Altrimenti, alla scuola italiana potremo dare l’addio finale.

      Ma questa parola forte NON E’ CANCELLARE I TEST.

  9. marisamoles ha detto:

    Scusa frz, ma in questi giorni, oltre che dal lavoro, sono stata distratta dalla … Pippa ( 🙂 ), quindi ho dimenticato di rispondere al tuo commento. Chiedo umilmente venia, non è stata una mancanza intenzionale.

    Comunque, mi fa piacere che condividi, almeno nelle sue linee essenziali, il parere di Israel (più lo seguo e più mi pace, quest’uomo!). Certo, i miei dubbi rimangono, soprattutto sull’inconfutabilità delle statistiche (ma in generale io sono contraria alle statistiche, così come ai numeri 😀 ). In ogni caso i test si faranno nella maggior parte delle scuole. Nel mio liceo il D.S. non ha nemmeno fatto deliberare il C.D. sulla loro somministrazione. Li correggeranno? Non lo so. Ma probabilmente succederà, come sempre, che chi protesta alla fine, con la coda fra le gambe, non si sottrarrà a questo impegno.

    Il fatto è che quelli del ministero lo sanno e se ne approfittano. E’ per questo che la voce dei docenti rimane inascoltata: facciamo quel che vogliono, sempre e comunque.

    • frz40 ha detto:

      Eh lo so, Pippa comes fisrt. Ma non dovrebbe valere solo per i maschietti? 🙂

      Quanto ai docenti, lo so bene, quelli seri e appassionati, che sono la maggior parte, fanno quello che possono e anche di più e il diritto al mugugno, almeno quello, nessuno glie lo può togliere.

      Ma anche i poveri utenti un po’ di diritto al mugugno ce lo devono pur avere. 🙂

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