Contestare tutto e tutti. Ma con quale diritto?

A lineup of the Grande Torino.

Image via Wikipedia

Ormai pare che sia diventato normale e lecito contestare tutto e tutti e non passa giorno che una qualche contestazione non dia fiato alle cronache di ogni tipo.

Fanno la parte del leone quelle di contenuto politico, di ogni colore, ma, da ultimo mi ha colpito quella che è andata in onda ieri, 4 maggio, da parte di un numeroso gruppo di tifosi granata, nei confronti del Presidente del Torino Urbano Cairo.

L’occasione è stata una quelle che più fuori luogo non di potesse immaginare: la funzione religiosa in commemorazione del 62° anniversario della tragedia di Superga, che vide la scomparsa del Grande Torino.

Oltre che fuori luogo, la contestazione pare che abbia assunto caratteristiche di vera e propria violenza, se è stato necessario l’intervento di una sessantina tra poliziotti, carabinieri e Digos per proteggere un uomo, il patron granata, dall’assalto di un centinaio di ultrà, Il tutto, verosimilmente, con il beneplacito di  duemila presenti.

Non sono un tifoso granata e non so quali colpe possa avere il Presidente Cairo, se non quelle di aver forse sbagliato certe scelte sportive o di aver personalmente dilapidato troppo poco del suo denaro, ma ancor meno riesco a capire con quale diritto un gruppo di imbecilli possa permettersi di infangare un luogo e un momento di raccolta nel ricordo di 31 caduti.

Ma tant’è.

E mi chiedo per l’ennesima volta dove potrà portare l’escalation di violenza che ogni giorno non possiamo non constatare e che pervade ogni settore d’attività.

Via: La Stampa –  tensione e insulti a Superga. Aggressione dei tifosi a Cairo

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2 risposte a Contestare tutto e tutti. Ma con quale diritto?

  1. vincenzo ha detto:

    Caro Frz,
    Neanche io sono tifoso del Torino, ma ricordo con grande emozione la drammatica scomparsa di quei campioni, perchè, e va sottolineato, erano proprio dei campioni.
    Per’altro il nucleo delle tifoserie, specie quelle calcistiche, racchiude da sempre elementi che starebbero meglio in galera.
    Ricordo che, io juventino, tempo addietro saltuariamente andavo a vedere la partita prendendo posto nei “distinti centrali” ben lontano dalle “curve”, storicamente violente.
    Ebbene pur tra tifosi della stessa “fede” sportiva, sentivo esclamazioni e improperi rispetto ai quali io, sportivo, provavo sdegno e furore dentro di me!
    I termini più “leggeri” erano del genere razzista “negro di m ++++!” e via così.
    Alla fine decisi di disertare sistematicamente gli stadi e di vedere le partite per televisione.
    Anche qui, nell’ultima partita Lazio-Juventus, durante il minuto di raccoglimento in memoria di, almeno credo, un calciatore, mentre la telecamera inquadrava i giocatori della Lazio, visibilmente commossi, qualcuno di essi con le lacrime agli occhi, si udivano cori Juventini del genere “Lazio Lazio vaff’………”.
    Persino il presentatore commentò la cosa adeguatamente sdegnato ….. e parlo del “minuto di raccoglimento”quando un rispettoso silenzio dovrebbe essere scontato!
    Come vedi ho descritto solo comportamenti di tifosi della mia squadra del cuore!
    Ritornando al caso Cairo, c’è da stupirsi se gentaglia del genere si comporti in modo barbaro? Io non mi stupisco più di nulla!
    Credo comunque che, nella fattispecie, e mi riferisco sempre al caso Cairo, questa violenza che tu attribuisci al clima politico attuale, nasca proprio dall’ambiente delle tifoserie in genere che è di livello infimo.
    Caro Frz, è la mancanza di cultura e solo quella la vera causa di tutti i mali.
    Un caro saluto a tutti.
    Vincenzo

    • frz40 ha detto:

      Non lo giustifico ma lo stadio, da sempre, è stato il luogo per le esternazioni più becere. Per i tifosi di tutti i colori, nessuno escluso. Anche le contestazioni sotto le sedi delle società sportive non sono mai mancate. Mi sembra un po’ più anomala questa per il luogo di culto davanti al quale si è manifestata e per l’occasione alla quale si riferiva.

      Quel che più mi preoccupa, tuttavia, è la frequenza con la quale avvengono le contestazioni, è la violenza crescente e è il contesto sociale e politico che le circonda. E non credo che dipenda solo dalla mancanza di cultura, né, più semplicamente, dalla mancanza d’educazione. C’è di più. C’è ad esempio che trovano sempre chi le giustifica, per non dire di chi le appoggia. Raramente sono oggetto di un’unanime condanna.

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