Una democrazia in mancanza di meglio

Ho pubblicato, qualche giorno fa, un post dal titolo “Le lezioni degli altri”. Lamentavo la scarsa attitudine del nostro Paese ad essere una vera Nazione.

Molto meglio di quanto ho saputo fare io, tratta dello stesso argomento Ernesto Galli della Loggia sul Corriere del 9 Maggio in un articolo dal titolo.

LO STILE DI UN PAESE SENZA IDENTITA’

Fa riferimento alle nozze reali di William e Kate e alla folla americana in festa dopo l’annuncio dell’uccisione di Bin Laden e commenta il significato comune, per noi interessante, che hanno racchiuso le immagini dei due avvenimenti.

“Nel caso del Royal Wedding non si tratta della cerimonia in quanto tale (analoga a tante altre di quel tipo) ma di un suo  particolare. Il fatto cioè che tutto il suo corso è stato punteggiato dal canto di inni religiosi  a cantare i quali — e qui sta il punto— non era solo il coro ufficiale della cattedrale o il clero, bensì la grande massa degli spettatori. Che  però, come si sa, non erano spettatori qualsiasi: erano né più né meno che i ranghi compatti della classe dirigente inglese. Ebbene: l’immagine che suggeriva quel canto comune, a cui tutti partecipavano convinti, e di cui tutti sembravano in effetti conoscere le parole (pochissimi erano coloro che le leggevano) era quella di un gruppo sociale straordinariamente compatto e unito nei valori di fondo. È presumibile che anche lì increduli e miscredenti non mancassero, naturalmente, e di sicuro c’erano conservatori e laburisti, ma lo spettacolo offerto testimoniava di qualcosa capace di superare ogni diversità d’idee: e cioè la conoscenza e l’identificazione in una storia divenuta tradizione. Una tradizione costruita a partire da cose ormai spaventosamente fuori moda come Dio e il Re (o la Regina), ma che ancora dura e si mostra a suo modo vitale servendo a dare identità, a tenere insieme, a fornire il necessario sfondo simbolico a questo stare insieme, a dargli un’adeguata consistenza stilistica insegnando ai suoi membri i comportamenti ogni volta adeguati.

Per capire quel che significhi tutto ciò basta ricordare lo spettacolo che solitamente offre l’élite italiana (politica ma non solo) allorché è obbligata ad assistere a una qualunque cerimonia pubblica. Nessuna forma, nessuna etichetta, noia trattenuta ma evidentissima sul volto di tutti, nessuno sa che cosa deve fare, come deve muoversi, e se magari ci si trova in chiesa per un funerale di Stato, nessuno, neppure i cattolici, osa aprire bocca in una preghiera; dovunque, infine, molti non si trattengono mai dallo sbirciare gli sms sul cellulare, e tutti, in ogni circostanza, mostrano chiaramente di non vedere l’ora che sia finita per poter tornarsene agli affari propri. Il ritratto perfetto, insomma, di un Paese che fatica moltissimo a trovarsi unito in un sentire collettivo, che non poggia su alcun patrimonio ricevuto di ritualità e di forme pubbliche consacrate, la cui classe dirigente non si considera vincolata a nessuna regola, muovendosi così sempre sull’orlo della catastrofe stilistica: tra la fuga a Pescara e i quadri nascosti in cantina del cavalier Tanzi.

E vengo alla seconda immagine di questi giorni: gli americani in festa per la morte di Bin Laden. È l’immagine eloquente di una società che non si fa scrupolo di cercare con ogni mezzo la vendetta, quando la vendetta è su chi aggredisce a tradimento i suoi cittadini con il proposito di farne strage. Di una società orgogliosamente sicura di sé e della bontà dei suoi principi, che ha l’audacia di rallegrarsi apertamente della morte dei propri nemici.

Ancora una volta, che differenza rispetto a noi. Rispetto alla cautela perbenistica del nostro discorso pubblico, alla nostra ostentazione di umanitarismo legalitario ogni piè sospinto, alla nostra eterna incertezza morale nel riconoscere il bene e il male sulla scena del mondo. Il sistema politico è lo stesso, certo, ma qui da noi la democrazia è costretta a vivere priva di una classe dirigente tenuta insieme da valori comuni; si mostra incapace di suscitare qualunque sentimento forte d’identità e d’appartenenza in grado, per esempio, di misurarsi anche con l’ostilità assoluta; è l’espressione in una società civile che perlopiù non crede in nulla e si vergogna del proprio  Paese, ed è retta da un sistema di partiti che oltre le elezioni e Montecitorio non riescono a pensare e a trasmettere più nulla.

È in tutto ciò che stanno le ragioni per cui alla fine l’Italia si ritrova sospinta sempre più ai margini, conta sempre meno, suscita sempre minore fiducia e ormai, mi pare, anche sempre minore simpatia. Ogni giorno di più diamo l’impressione di non sapere che cosa ci stiamo a fare, non riusciamo a consistere più in nulla. Incapaci di rappresentare una vera democrazia del popolo, delle élite e dei valori, ci stiamo rassegnando ad essere, miserevolmente, una «democrazia in mancanza di meglio».”

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15 risposte a Una democrazia in mancanza di meglio

  1. vincenzo ha detto:

    Sottoscrivo dalla prima all’ultima parola l’articolo scritto magistralmente da Galli della Loggia.E poi? Andiamo a votare i soliti noti che ci salvano dal comunismo che è alle porte?
    Per l’ennesima volta, sottolineo, non parteggio per questa opposizione ma ….. un bel ricambio!
    Si destabilizzerebbe almeno una situazione di immobilismo che non ci sta portando da nessuna parte … il così conclamato “Governo del fare” tranne i propri interessi per l’Italia ha fatto ben poco … anche la Mercegaglia lo sta ripetendo forte e chiaro … che sia comunista anche lei?
    Meditiamo.
    Vincenzo

    • frz40 ha detto:

      Ti vedo armato di fieri propositi. Io non lo sono altrettanto. La Nazione non è, forse, mai nata e, comunque, non è mai stata costruita né da quelli al governo né da quelli che tu auspichi per un ricambio.

  2. vincenzo ha detto:

    Caro Frz,
    Dal momento che non intravvedo “rischi eversivi” di nessuna natura, auspico semplicemente un cambiamento anche se improbabile ….. sono disarmatissimo e senza fierezze di natura politica … ci mancherebbe.
    Se devo proprio essere sincero, e questo lo si diceva stamane con mia moglie, se avessi vent’anni di meno probabilmente ce ne andremmo a vivere all’estero. Amo ed amerò sempre il mio Paese, ma con una Lega sempre più forte ed un Governo dove allignano solo amici, amiche e compari siamo un pò disgustati.
    Per inciso, io auspico un ricambio in quanto equivarrebbe ad un cambiamento che per definizione muterebbe qualcosa ma NON mi riconosco in nessun partito.

    Vincenzo

    • frz40 ha detto:

      Disgustato lo sono anch’io, anche per le ragioni a cui fai cenno. Detesto le posizioni della Lega, e non amo un Governo fatto di cumparuzzi. Ma non è sempre stato così? Dal 1945 non abbiamo mai saputo esprimere un governo stabile: la DC, che per anni è stata il partito di maggioranza relativa, è sempre stata schiava di partiti minori con i propri interessi che dovevano prevalere. I compromessi non sono mancati nemmeno con i comunisti. I governi Prodi, poi, hanno subito a loro volta l’ingerenza delle sinistre. Tutti si son sempre fatti i loro interessi, con leggi e leggine ad hoc, per non parlare delle tangenti bianche, rosse e nere.

      E così, tutti insieme hanno mandato il Pese a schifio.

      Sarebbe auspicabile rimettere il Paese in mano a chi lo ha economicamente rovinato?

      Datti tu una risposta e vota per chi vuoi, ma la puzza sotto al naso, come la chiamava Montanelli, è insopportabile, qualunque colore, e fetore, essa abbia.

  3. vincenzo ha detto:

    Mi sembra inutile ribattere se non ci si rende conto che il nostro Paese dal dopo guerra in poi è cresciuto come democrazia ed in tutti i settori e questo lo dobbiamo ai governi che si sono succeduti democraticamente malgrado errori od omissioni.
    Ci sono stati momenti terribili durante il terrorismo delle BR, ma sia la destra che la sinistra, sindacati compresi, hanno isolato e avuto ragione di questi gruppi eversivi interpretando la volontà popolare di un’intera nazione,
    Caro Frz, non tutto quello che è stato è da buttare: l’Italia era molto più coesa di ora.
    Per contro ora assistiamo ai continui tentativi di demolizione delle Istituzioni ed in nome di una maggioranza elettorale non c’è più nessun rispetto verso chi non asservisca uin certo personaggio.
    Tutto ciò nuoce pesantemente al Paese, alle sue istituzioni, e all’immagine rispetto agli altri Paesi democratici.
    E qui mi fermo.
    Vincenzo

    • frz40 ha detto:

      Io questa grande crescita in democrazia non riesco proprio a vedrela, se non nei primi anni del dopoguerra. Mi sembra, per contro, che ci sia una grossa crescita dell’anarchia. Si contesta tutto e tutti, esclusivamente per partito preso, nelle piazze, nelle scuole, alla tv, e con sempre maggior violenza.

      Sui momenti terribili delle BR non sono assolutamente d’accordo con te. Ti rimando a questo mio post “Io, quei giorni me li ricordo bene” nel quale riporto, in particolare, un pezzo di Giapaolo Pansa da cui stralcio questo paragrafo «Verso la fine del 1970, la Fiat era diventata una gabbia di matti, ben rappresentata dallo stabilimento di Mirafiori. Lì non esisteva più nessun potere ordinato, ma soltanto un potere anarchico, sempre difeso dal sindacato. I piccoli capi venivano di continuo minacciati. Si sentivano dire: capo non rompere, sei un bastardo, un fascista, ti faremo sparare alle gambe e dovrai venire in fabbrica sulla carrozzina degli invalidi. Quindi si passava al corteo interno a Mirafiori. Perché fosse utile ai violenti della fabbrica, alla testa doveva vedere uno dei capi intermedi. Dopo averlo catturato in qualche reparto, lo costringevano a marciare davanti al gruppo. Con la bandiera rossa in mano, sputacchiato, vilipeso, malmenato»

      Certo che non è stato tutto da buttare, ma i mali gravi di oggi risalgono tutti a coloro che hanno governato negli ultimi 60 anni; questi (ne avevamo parlato qui “Se gli stranieri ridono di noi“) sono i veri mali che ridicolizzano la nostra immagine e tutti hanno un denominatorre comune: il disinteresse per lo sviluppo economico di chi ci ha governato per tutto questo tempo.

      E quelli di oggi sono gli stessi di allora.

  4. vincenzo ha detto:

    Caro Frz,
    Non sono vissuto in una campana di vetro, io, durante gli anni del terrorismo, lavoravo già a buoni livelli e viaggiavo non poco, sempre per lavoro. Ricordo ad esempio che soggiornavo alcuni giorni ogni mese a Milano che, come Torino ed altre città, alla sera erano deserte.
    Tutti i locali chiusi: erano i tempi degli “anni di piombo” a causa delle BR e di “Prima Linea” (e poi si scoprì che in alcuni casi alle loro spalle manovravano Servizi segreti così detti, a posteriore, “deviati”).
    Alla FIAT infiltrati di estrema sinistra compirono nefandezze, vi furono gambizzazioni alla scuola di Amministrazione Industriale dell’Università, uccisioni di giornalisti e magistrati etc. etc.
    Ricordo altrettanto bene però la netta presa di distanza di CGIL, CISL e UIL da quei fatti; e se le forze eversive, furono sconfitte fu proprio per l’isolamento in cui furono relegate da parte di tutto il Paese.
    In quanto alla crescita democratica ricordo per brevità solo tre cose: lo Statuto dei lavoratori e i referendum su aborto e divorzio, a parer mio tre grosse conquiste democratiche.
    Caro Frz, c’ero anch’io.
    Cambiando discorso, quando i Guru che spesso citi, attribuiscono i problemi dell’Italia ad una elencazione di cause: mafia, instabilità politica, debolezza strutturale etc. etc. non nego che questa pedissequa elencazione sia condivisibile, ma non vedi in essa un’abile strategia per focalizzare l’attenzione su errori/problemi non risolti in passato e la volontà di sorvolare su quello che oggi non va o non si fa? Attribuire queste cause al passato, quasi come fossero mali da accettare perchè nessun governo precedente li ha sconfitti, equivale ad assolvere il governo attuale (malgrado maggioranze sicure) per l’ineluttabilità delle conseguenze da essi derivanti.
    Tu, che ad ogni piè sospinto deplori come leitmotiv la violenza delle parole perchè potrebbe generare situazioni ben più gravi, come mai davanti a dichiarazioni pesantissime contro la magistratura o comportamenti scorrettissimi, vedi Moratti, taci?
    Un abbraccio,Vincenzo

    • frz40 ha detto:

      Sulla netta posizione dei sindacati ho tanti dubbi; non di facciata, ma di sostanza. Per un lungo periodo hanno tutelato e protetto gli estremisti che operavano all’interno delle fabbriche impedendo, di fatto, che fossero isolati e sbattuti fuori. Non aggiungo altro.

      Ma veniamo al tema della democrazia. Se vuoi dirmi che la democrazia è la miglior forma di governo, sfondi una porta aperta, anche se «È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle forme che si sono sperimentate fino ad ora.» (Winston Churchill).

      Occorre, quindi, valutare se la nostra democrazia abbia avuto particolari meriti rispetto ad altre democrazie o se non ha fatto altro che confermare l’affermazione di Indro Montanelli secondo cui «La democrazia è sempre, per sua natura e costituzione, il trionfo della mediocrità».

      Tu citi tre conquiste sociali attribuendone il merito alla nostra democrazia. Due di esse, aborto e divorzio, mi paiono un passaggio obbligato dei nostri tempi, senza che la nostra Democrazia abbia avuto meriti particolari. Sulla prima delle due, peraltro, io, pur approvandola, qualche remora ce l’ho e mi chiedo se non si sarebbe potuto far di meglio. Sulla terza, invece, lo Statuto dei Lavoratori, credo che alcuni vincoli previsti delle norme abbiano determinato una eccessiva rigidità nel mercato del lavoro e che, di conseguenza, si siano rivelati essere una delle principali cause del regresso del nostro Paese.

      In ogni caso non credo che di Democrazia si debba discutere, ma del sistema dei partiti che l’hanno gestita e qui torno a ripetere che non abbiamo mai, né ora, né in passato, saputo esprimere dei governi in grado di dare credibilità al nostro Paese.
      Venendo alla seconda parte del tuo commento la mia risposta è no: quei problemi sono i veri problemi del Paese e imputarne la colpa a chi li ha causati non è un ’abile strategia per focalizzare l’attenzione su errori/problemi non risolti in passato per sorvolare su quello che oggi non va o non si fa. E’ la domanda di fondo alla quale si deve rispondere per valutare se e chi potrà mai essere in grado di risolverli in futuro. Questo, e solo questo, è il problema.

      Quanto all’ultima parte del tuo commento, scusami, ma credo di aver spesso stigmatizzato i comportamenti di un po’ tutte le parti. Non ho mai nascosto la mia contrarietà per certi comportamenti del premier, dei personaggi di governo ed in particolare di quelli della Lega. Non condivido certo né i manifesti di Lassini, né l’uscita della Moratti, ma ben più gravi e, soprattutto, diretti alla violenza contro una specifica persona mi sono sembrati quelli di certa opposizione. Non ultimo, se proprio vogliamo dirla tutta, quello inscenato il 25 aprile scorso, in piazzale Roma a Venezia (lo trovi qui) dal titolo “La decapitazione” di Berlusconi, con motosega. “Solo un gioco” per la CGIL. Che giocherelloni!!!

      Ecco, Norberto Bobbio ha detto: «La democrazia è il più grande tentativo di organizzare una società per mezzo di procedure non violente». Forse questo è stato un merito particolare della nostra democrazia. Speriamo che tenga.

  5. vincenzo ha detto:

    A parte punti di vista diversi sugli argomenti trattati e su cui ritengo pertanto inutile insistere, volevo, nella parte finale del mio intervento, farti più o meno sottilmente notare una certa tua tendenza alla censura specie verso le sinistre … per’altro tu, mutatis mutandis, potresti quasi specularmente farmi lo stesso appunto.
    Elisabetta direbbe: uno a uno … palla al centro.
    Concordo sulla definizione di democrazia data da Indro Montanelli che evidentemente risente dei suoi studi economici e precisamente, sono quasi sicuro, si riferisce a Stuart Mill che definì la democrazia la “dittatura del proletariato”.
    In sintesi quel sistema politico per cui una maggioranza, mediamente più ignorante, condizionerebbe nelle scelte una minoranza di persone istruite.
    Verissimo nella seconda metà dell’ottocento e crudelmente attuale.
    Caro Frz, malgrado le nostre divergenze ideologiche, ti abbraccio di cuore e mi auguro di averti compagno di gioco domani e ancora tantissime altre volte!
    un caro saluto a tutti.
    Vincenzo

  6. elisabetta ha detto:

    Visto che sono stata citata e tirata in ballo, voglio esprimere anch’io il mio parere.

    Riguardo all’articolo di Galli Della Loggia che fa da sfondo a questi vostri personali scambi di idee, desidero anch’io esprimere la mia ammirazione all’autore e la mia condivisione a quanto dice.

    Ho anche letto i vostri commenti che, come in un contraddittorio, danno seguito a questo argomento: tutti ben scritti e con personali convinzioni che rispetto ma dalle quali emergono quelle posizioni personali e incondizionatamente radicate per le quali difficilmente potrete trovare un incontro se non quello dell’amicizia e della condivisione (almeno in questo) della comune passione per il GOLF.

    Riguardo al discorso sul significato Democrazia, penso che un nome valga l’altro, quando in un Paese il Governo governa in modo efficiente e senza personali egoismi e interessi dei suoi governanti, sia essa chiamata Democrazia, Sinistra o Destra, non ha importanza: l’importanza sta in ciò che si riesce a concretizzare e a come mantenere unito quel senso di patriottismo, fratellanza, unione e condivisione di ideali, quel senso umanitario e quel desiderio di unità di difesa contro chi parla male del nostro Paese, e tutto ciò mi piacerebbe chiamarlo “ITALIANITA’ “

    Questo, purtroppo, fa parte di un passato di ideali che proprio quest’anno compie il suo 150° anniversario, ma che nonostante i numerosi festeggiamenti e inneggianti citazioni non trova riscontri emulativi e ci allontana sempre più gli uni dagli altri…

    eli

  7. vincenzo ha detto:

    Cari Elisabetta e Frz,
    ieri ho accompagnato mia figlia all’OGR dove è allestita la principale mostra di Torino per celebrare il 150° anniversario dell’unità dì Italia.
    In una sala adibita a teatro si sono esibiti studenti (tra i quali mia figlia) delle scuole superiori di Torino e provincia.
    Canti risorgimentali e musiche in tema patriottico si avvicendavano a racconti di famiglia tratti da memorie scritte da alcuni di questi ragazzi provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero (polacchi, rumeni, onduregni etc. etc) oramai integrati in Piemonte.
    Sono emerse tutte le difficoltà iniziali vissute da questi emigrati, le umiliazioni subite, i traumi iniziali …. il faticoso inserimento …. confesso che in non pochi casi chi raccontava si fermava per non cedere al pianto… , anche noi spettatori provammo grande commozione; alla fine questi ragazzi cantarono l’inno di Mameli a dimostrazione di avere riconosciuta come loro questa seconda patria che, anche se attraverso tante difficoltà di inserimento, aveva offerto nuove opportunità di una vita migliore.
    Anche questo “bagno” di gioventù istruita, consapevole e vogliosa di riuscire, gioventù entusiasta per quello che stavano facendo e sicuramente con tanti sogni nel cassetto, mi ha fatto sperare in un domani non così disperato come in questo delicato momento ai miei occhi un pò scettici e disillusi appare.
    Che gli vada bene!
    Vincenzo

    • frz40 ha detto:

      Sì, possiamo sperare nei giovani….., perchè noi vecchi…… !!!

    • elisabetta ha detto:

      Caro Vincenzo, anch’io spero e punto sui giovani, sono coloro che dovranno affrontare e far proseguire il cammino per una Italia migliore di come ora sia….
      Apprezzo ciò che, in quel Teatro allestito dall’OGR, è stato programmato e prodotto e spero tanto che ciò che hai elencato,

      “Canti risorgimentali e musiche in tema patriottico si avvicendavano a racconti di famiglia tratti da memorie scritte da alcuni di questi ragazzi provenienti da ogni parte d’Italia e dall’estero (polacchi, rumeni, onduregni etc. etc) oramai integrati in Piemonte”

      non faccia parte solo di uno spettacolo, ma venga veramente ricordato e assimilato dai giovani presenti, che quella malcelata commozione non sia stato solamente un momento emotivo, poi già l’indomani dimenticato e che questo “bagno di gioventù” con quei “sogni nel cassetto” sia, non solo per te, ma per tutti, non una speranza, ma una voglia infinita di certezze.

      eli

  8. vincenzo ha detto:

    Cara Eli,
    Anche se noi non ne sapevamo nulla è da settimane che convengono scuole anche da altre regioni d’Italia e partecipano a canti o spettacoli di ordine patriottico.
    Queste manifestazioni non esauriscono certo la funzione educativa, ma io penso che quando un ragazzo, nel ricordare le vicissitudini trascorse dai propri genitori o proprie, chiude la narrazione con le lacrime mal trattenute (sono svolgimenti non studiati a memoria ma letti dagli stessi protagonisti) emozionandosi per avere reso pubblica la propria storia di vita, ben difficilmente se ne dimenticherà.
    Alla fine della rappresentazione a noi, parlo di me e mia moglie, fece molta tenerezza vedere in alcuni casi scambi di abbracci consolatori…. specie tra le ragazze stesse … finalmente si poteva dare libero sfogo a lacrime liberatorie.
    Ripeto, penso proprio che se ne ricorderanno tutta la vita.
    E’ vero, tutto è spettacolo, ma quando il coinvolgimento emotivo raggiunge alti livelli, non essendo attori di professione ma narratori di sè stessi, il termine “spettacolo” si addice più agli spettatori … molto meno, in questo caso, a chi sta sul palco.
    Un caro saluto.
    Vincenzo

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